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La cosa più difficile… e più potente che puoi fare

Introduzione

L’importanza del perdono cristiano: cuore del Vangelo e via di santità

Il perdono è uno dei pilastri fondamentali della fede cristiana. Non si tratta soltanto di un atto morale o di una scelta personale, ma di un vero e proprio comandamento che nasce dall’amore di Dio e trova la sua espressione più alta nella vita e nelle parole di Gesù Cristo. Il perdono, nel cristianesimo, non è debolezza: è forza trasformante, capace di guarire il cuore umano e di ricostruire relazioni spezzate.

Il perdono nel Vangelo

Il perdono nel Vangelo

Il messaggio evangelico è profondamente radicato nel perdono. Gesù stesso insegna ai suoi discepoli a perdonare senza limiti:

“Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Matteo 18,22).

Con queste parole, Gesù invita a superare ogni logica umana di misura e calcolo. Il perdono deve essere continuo, gratuito, radicale, proprio come quello che Dio offre all’umanità.

Ancora più potente è l’esempio che Cristo offre sulla croce:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

In questo momento estremo, Gesù non solo predica il perdono, ma lo vive fino in fondo, mostrando che l’amore può vincere anche l’odio più violento.

Nel Padre Nostro, la preghiera per eccellenza del cristiano, il perdono occupa un posto centrale:

“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12).

Qui emerge una verità profonda: il perdono ricevuto da Dio è strettamente legato alla nostra capacità di perdonare gli altri. Gesù lo ribadisce con forza:

“Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi” (Matteo 6,14).

Il perdono nella vita dei santi

La storia della Chiesa è costellata di uomini e donne che hanno vissuto il perdono in modo eroico, spesso in situazioni estreme.

Sant’Agostino, riflettendo sulla misericordia divina, afferma:

“Nulla rende l’uomo così simile a Dio quanto il perdono.”

Per Agostino, perdonare significa partecipare alla natura stessa di Dio, diventando riflesso della sua misericordia.

Santa Teresa di Lisieux, con la sua spiritualità semplice e profonda, scrive:

“La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, nel non meravigliarsi delle loro debolezze.”

Nel suo monastero, Teresa imparò a perdonare nelle piccole cose quotidiane, trasformando ogni difficoltà in un atto d’amore.

Testimonianze concrete di perdono

Molti santi hanno offerto testimonianze vive e toccanti di perdono, mostrando che è possibile amare anche nelle situazioni più difficili.

San Giovanni Paolo II

Dopo l’attentato del 1981, San Giovanni Paolo II compì un gesto che fece il giro del mondo: incontrò in carcere il suo attentatore e lo perdonò personalmente. Questo atto dimostrò che il perdono cristiano non è teoria, ma una realtà concreta e possibile, anche di fronte alla violenza più grave.

Santa Maria Goretti

Santa Maria Goretti, una giovane martire italiana, è uno degli esempi più forti di perdono. Prima di morire, dopo essere stata ferita mortalmente, disse:

“Per amore di Gesù, lo perdono… e voglio che venga con me in Paradiso.”

Il suo aggressore, colpito da queste parole, si convertì profondamente. Il perdono di Maria non solo liberò il suo cuore, ma trasformò anche quello di chi le aveva fatto del male.

Santo Stefano, primo martire

Negli Atti degli Apostoli troviamo la figura di Santo Stefano, il primo martire cristiano. Mentre veniva lapidato, pregava:

“Signore, non imputare loro questo peccato” (Atti 7,60).

Queste parole ricordano quelle di Gesù sulla croce e mostrano come il perdono sia stato fin dall’inizio una caratteristica distintiva dei cristiani.

San Francesco d’Assisi

San Francesco visse il perdono come stile di vita. Invitava i suoi frati a non giudicare mai e a rispondere al male con il bene. Diceva:

“Dove è odio, fa’ che io porti amore.”

Per Francesco, perdonare significava diventare strumenti di pace in un mondo ferito.

Santa Faustina Kowalska

Apostola della Divina Misericordia, Santa Faustina ha trasmesso al mondo un messaggio centrale:

“Più grande è il peccatore, più grande è il diritto che ha alla mia misericordia” (Gesù a Faustina, Diario).

Il perdono, secondo questa spiritualità, non ha limiti: Dio non si stanca mai di perdonare, e l’uomo è chiamato a fare lo stesso.

Il perdono come cammino spirituale

Perdonare non è sempre facile. Richiede umiltà, coraggio e spesso un lungo percorso interiore. Non significa dimenticare il male subito o giustificarlo, ma scegliere di non lasciare che esso abbia l’ultima parola.

Il cristianesimo insegna che il perdono è una grazia: nasce dall’incontro con Dio e si alimenta nella preghiera.

Chi perdona:

  • si libera dal peso del rancore;
  • ritrova la pace interiore;
  • costruisce relazioni nuove;
  • diventa testimone credibile del Vangelo.

Al contrario, il rancore e l’odio imprigionano il cuore e impediscono una vera libertà spirituale.

Conclusione

Il perdono cristiano è molto più di un gesto etico: è un atto di fede e di amore che riflette il cuore stesso di Dio. Attraverso le parole del Vangelo e l’esempio luminoso dei santi, comprendiamo che perdonare significa entrare in una logica nuova, quella della misericordia.

In un mondo segnato da conflitti, divisioni e ferite profonde, il perdono rimane una delle testimonianze più potenti della presenza di Dio tra gli uomini. È una via esigente, ma profondamente liberante, capace di trasformare non solo chi lo riceve, ma soprattutto chi lo dona.

Il perdono, in definitiva, è il linguaggio dell’amore cristiano: un amore che non si arrende, che ricomincia sempre, e che apre le porte alla speranza.

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Quando l’anima piange: La tristezza e la depressione nello sguardo dei Santi

Introduzione

Di fronte al dolore interiore, la fede non offre soluzioni magiche, ma una compagnia sicura.
Spesso si pensa che la santità sia riservata a persone immuni dalla sofferenza, sempre gioiose e serene.
La storia della Chiesa, tuttavia, racconta una verità diversa:
molti dei più grandi santi hanno attraversato valli di tristezza profonda, aridità spirituale e quella che oggi chiameremmo depressione. Il loro insegnamento non cancella il dolore, ma offre una mappa per attraversarlo senza perdersi.
Attingendo principalmente dall’Introduzione alla vita devota (Filotea) di San Francesco di Sales, dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, dagli scritti di San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila e dalle testimonianze moderne come quella di Madre Teresa di Calcutta, possiamo tracciare un percorso di luce nell’oscurità.

Che cos’è la tristezza? Il discernimento di San Francesco di Sales

San Francesco di Sales, dottore della carità e della dolcezza, dedica un’attenzione chirurgica alla tristezza nella Filotea (Parte IV, capp. XI-XII). Il suo monito è celebre:
La tristezza è l’arma di Satana.”
Ma il Santo precisa subito: non tutta la tristezza è negativa. Egli distingue due tipi:
La tristezza secondo Dio: Nasce dal dolore per il peccato commesso. Spinge alla conversione e alla speranza. È santa.
La tristezza del mondo: Nasce dall’amor proprio ferito, dalla delusione o dall’angoscia senza motivo.
Questa “opera la morte” (2 Cor 7,10), perché paralizza l’anima, toglie il gusto della preghiera e apre la porta alla disperazione.
Per Francesco di Sales, il nemico usa la tristezza per scoraggiare i buoni, facendo sembrare la virtù pesante e noiosa, mentre rende il peccato allegro e leggero.
La tristezza negativa “toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata”.

La “Notte Oscura” e la Desolazione: non sei abbandonato

Mentre Francesco di Sales parla di tristezza morale, altri mistici affrontano l’aridità spirituale profonda:
Sant’Ignazio di Loyola: Le regole della desolazione
Ignazio definisce la desolazione come “oscurità d’anima, turbamento, mancanza di fede, senza speranza, senza amore”. Il suo consiglio fondamentale è controintuitivo:
Non cambiare decisione: Nella desolazione, non modificare le scelte fatte quando eri in consolazione.
Non agire d’impulso: L’inquietudine offusca il giudizio.
Resistere: Intensificare la preghiera e la pazienza, sapendo che la prova è temporanea.


San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila
Entrambi parlano della “Notte Oscura“. Non è una punizione, ma una purificazione. Dio ritira le consolazioni sensibili (il “gusto” nella preghiera) per insegnare all’anima ad amare Lui per Sé stesso, e non per i benefici che ne riceve.
Come scrive Teresa d’Avila: “Dio guarda il desiderio, non il gusto”. Anche se la preghiera sembra asciutta, se c’è la volontà di stare con Dio, la grazia è presente.

La testimonianza di Madre Teresa di Calcutta
Le lettere private di Madre Teresa hanno rivelato al mondo una “notte” durata quasi 50 anni. Scriveva: “Quando cerco di elevare i miei pensieri al Cielo, c’è un vuoto così convincente… che feriscono la mia anima”.
Eppure, non si fermò. La sua vita insegna che la fede non è un sentimento, ma una scelta di amore e servizio anche nel buio più totale.

La “Farmacia Spirituale”: Rimedi concreti dai Santi

I santi non si limitano alla teoria. Offrono strumenti pratici per combattere la tristezza paralizzante. Ecco una sintesi dei rimedi proposti:
🙏 1. La Preghiera, anche breve
Quando mancano le forze per lunghe meditazioni, San Francesco di Sales consiglia invocazioni brevi e fiduciose: “Gesù, sii Gesù per me”, “O Dio di misericordia”. Sant’Ignazio suggerisce di pregare di più proprio quando si ha meno voglia, per contrastare il nemico.
🍞 2. I Sacramenti: Eucaristia e Confessione
La Santa Comunione è definita “farmaco di immortalità”. Anche se ricevuta senza consolazione sensibile, nutre l’anima oggettivamente. La confessione aiuta a liberarsi dal peso della colpa che spesso alimenta la tristezza.
⚔️ 3. Agire contro l’inerzia
La tristezza invita all’isolamento e all’immobilità. I santi consigliano di:
Variare le occupazioni: Dedicarsi a opere esteriori o caritative per distrarre l’animo dal rimuginio.
Compiere atti esterni di fervore: Baciare un crocifisso, alzare le mani, cantare un inno. Il corpo può aiutare lo spirito a risollevarsi.
👥 4. Non isolarsi: la direzione spirituale
“Se hai la possibilità di scoprire l’inquietudine a colui che dirige l’anima tua, certamente non tarderai a tranquillizzarti” (Francesco di Sales). La tristezza vive nell’ombra; portarla alla luce di una guida fidata ne riduce il potere.
🩺 5. Integrazione con la cura medica
Un punto cruciale, sottolineato anche da San Giovanni Paolo II e dalla tradizione recente (es. Santa Dinfna, patrona delle malattie mentali), è che la grazia non esclude la medicina.
La depressione clinica può avere cause biologiche e psicologiche che richiedono l’intervento di specialisti. Come diceva Santa Teresa d’Avila: “Dio ci ha dato le mani per lavorare”. Cercare aiuto medico è un atto di responsabilità e non di mancanza di fede.


La Chiesa offre anche intercessori specifici per chi lotta contro il dolore interiore:
San Francesco di Sales: Per ansia, scrupoli e tristezza spirituale.
Santa Dinfna: Patrona delle malattie mentali e della depressione.
San Giovanni di Dio: Fondatore di ospedali psichiatrici, patrono dei malati di mente.
Madre Teresa di Calcutta: Per chi vive la fede nell’oscurità e nel silenzio di Dio.

Conclusione

Coraggio, la notte non è la fine
Leggere le vite di questi santi ci libera da un falso senso di colpa: la tristezza non è peccato. È parte della condizione umana, e talvolta una via misteriosa attraverso cui Dio purifica e avvicina a Sé.
Il messaggio comune che emerge dalla Filotea, dagli Esercizi Spirituali e dalle lettere di Madre Teresa è uno solo: non sei solo. Anche quando il cielo sembra di bronzo e il cuore di pietra, la presenza di Dio non dipende dai tuoi sentimenti.
Come scrive San Francesco di Sales:
“Mettiti nelle mani di Dio, rassegnato e pronto a soffrire in pace… e abbi per certo che Dio, dopo averti provato, ti libererà.”
La notte oscura non è una tomba, ma un grembo. Da essa, con pazienza, preghiera e gli aiuti opportuni, può nascere un’aurora di pace più profonda di prima.

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Perché il tuo libretto cattolico è un “piccolo missionario”

Introduzione


In un mondo dove siamo sommersi da notizie che corrono veloci sui cellulari, spesso confuse, inutili, sensazionalistiche o cariche di pessimismo, c’è uno strumento antico eppure modernissimo che Dio ha messo nelle nostre mani: la stampa cattolica.
Molti pensano che diffondere un libro religioso, un foglietto parrocchiale o un giornale cattolico sia un “hobby” per pochi appassionati. In realtà, è una vera e propria missione, un comando che arriva da lontano e che riguarda ognuno di noi.

Un ordine che viene da Dio

Se apriamo la Bibbia, scopriamo che Dio non ha solo parlato, ma ha voluto che le Sue parole fossero scritte. Già nell’Antico Testamento diceva a Mosè e ai profeti:

“Scrivi questo per ricordo nel libro” (Esodo 17,14)

e

“incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro” (Isaia 30,8).

Perché scrivere? Perché la voce passa, ma lo scritto resta. La stampa è come un’eco della voce di Dio che sfida il tempo e arriva a chi oggi è lontano. Persino Gesù, nell’Apocalisse, ordina a Giovanni:

“Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese”.

La scrittura è il mezzo scelto da Dio per far arrivare la Sua carezza e il Suo ammonimento a tutti i suoi figli.

Un’arma di bene nelle nostre case

I santi hanno capito questa verità molto prima di noi. San Giovanni Bosco, un uomo che sapeva parlare ai giovani e al popolo, diceva chiaramente:

“Bisogna opporre stampa a stampa”.

Don Bosco sapeva che il male usa i giornali per confondere le persone; per questo noi dobbiamo usare la buona stampa per difendere e diffondere la verità.

Egli diceva una cosa bellissima che ci riguarda da vicino:

“Un buon libro entra nelle case dove il sacerdote non può entrare”.

Pensateci: un libro cattolico o una rivista lasciata sul tavolo può essere letta da un figlio che non va più in chiesa, da un vicino curioso o da un malato che cerca conforto. Non si offende se viene messo da parte; resta lì, in attesa, come un piccolo missionario silenzioso.

La “Chiesa” che non ha mura

Anche il Beato Giacomo Alberione, che ha dedicato tutta la vita a questo, ci ha insegnato che la macchina da stampa e la libreria sono come un nuovo “pulpito”. Non si tratta di fare commercio, ma di predicare. Per lui, diffondere la Parola attraverso la carta stampata è come dare Dio alle anime.

E non dimentichiamo il coraggio di San Massimiliano Kolbe. In un’epoca di grandi errori, lui fondò una vera “Città dell’Immacolata” con rotative giganti. Diceva:

“Se non usiamo la stampa per il bene, saremo dei traditori della causa di Dio”.

Per lui, ogni copia di una rivista cattolica era un soldato di Maria inviato a portare luce nelle tenebre.

Cosa possiamo fare noi oggi?

Oggi siamo chiamati a non lasciare il campo libero a chi diffonde solo valori contrari al Vangelo. La stampa cattolica ha bisogno di “gambe”: le nostre.

Fare apostolato di stampa è semplice:

  1. Leggere per formarsi: non si può donare ciò che non si ha.
  2. Sostenere e diffondere: sostenere l’apostolato di stampa, regalare un libro, un opuscolo, un pieghevole che ci ha fatto bene o lasciarlo in una sala d’attesa.
  3. Condividere la Verità: In un’epoca di sovrabbondanza di informazione inutile e fuorviante dalle verità ultime che danno senso a tutta l’esistenza terrena, la stampa cattolica ci aiuta a guardare il mondo con gli occhi di Dio.

Conclusione

Come diceva il Concilio Vaticano II, è necessario che esista una stampa che informi e giudichi gli avvenimenti con “spirito cattolico”. Non è solo carta: è un pezzetto di cielo che entra nelle case degli uomini.

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Ciò che i Padri della Chiesa e sant’Alfonso Maria de’ Liguori hanno detto sull’abuso della Divina Misericordia

Introduzione

La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa insegnano con chiarezza che Dio è infinitamente misericordioso, ma anche infinitamente giusto. Quando la misericordia viene separata dalla conversione e dal timore di Dio, essa viene trasformata in una falsa sicurezza che conduce l’uomo alla rovina. Questo pericolo è stato denunciato con forza da Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo e, in epoca più recente, da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Sant’Agostino: la speranza che diventa presunzione

Sant’Agostino affronta il tema della praesumptio, ovvero la falsa speranza che induce a peccare confidando nel perdono futuro. Nel suo celebre Sermone 351, mette in guardia chi rimanda la penitenza:

“Non dire: la misericordia di Dio è grande, egli perdonerà la moltitudine dei miei peccati. […] Perché la sua misericordia e la sua ira sono vicine, e la sua collera si riversa sui peccatori.”
(Sermo 351, 5, 12; PL 39, 1542)

Egli ribadisce che la misericordia è un rifugio per chi fugge dal peccato, non un’autorizzazione a commetterlo:

“Guai a chi spera nella misericordia per peccare.”
(Enarrationes in Psalmos, Salmo 50, 14)

Infine, nel Sermone 87, pronuncia una delle sue massime più famose sul tempo della conversione:

“Dio ha promesso il perdono a chi si pente; non ha promesso il domani a chi pecca.”(Sermo 87, 11, 14)

San Giovanni Crisostomo: l’inganno della falsa pietà

San Giovanni Crisostomo, nelle sue omelie, sottolinea come l’idea di una misericordia che “scusa” il peccatore impenitente non venga da Dio, ma sia una strategia del male per rendere l’uomo audace nel vizio.

Nella sua Omelia 22 sul Vangelo di Matteo, spiega:

“Il diavolo ci promette la misericordia di Dio per farci peccare, e dopo il peccato ci mostra la sua giustizia per farci disperare” (In Matthaeum, Hom. 22, 1).

Inoltre, parlando della giustizia divina nelle Omelie ad populum Antiochenum, precisa che non si può guardare a un solo attributo di Dio ignorando l’altro:

“Non dire: Dio è buono, dunque non punirà. È buono, certo, ma è anche giusto; se non punisse, non sarebbe più giudice” (De Statuis ad populum Antiochenum, Hom. 3, 3).

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la sintesi pastorale

Sant’Alfonso raccoglie l’eredità dei Padri e la organizza in un sistema ascetico di rara efficacia, specialmente nella sua opera più diffusa, le Massime Eterne.

“Dice il peccatore: ‘Dio è di misericordia’. Rispondo: ‘Chi lo nega?’. Ma con tutto che Dio è misericordioso, quanti ogni giorno ne manda all’inferno! Dio è misericordioso, ma è ancora giusto” (Le Massime Eterne, Cap. VIII, 1).

Nel trattato Apparecchio alla morte, egli chiarisce che l’abuso della grazia è il peccato che più allontana dalla salvezza:

“Chi pecca confidando nella misericordia di Dio abusa della misericordia stessa, e chi offende la giustizia può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la misericordia, a chi ricorrerà?” (Apparecchio alla morte, Considerazione XVIII, 2).

Conclusione: L’ordine corretto della vita spirituale

L’insegnamento dei tre santi definisce un “ordine del tempo” fondamentale per il cristiano:

  1. Prima del peccato: deve regnare il timore della giustizia, per evitare la caduta.
  2. Dopo il peccato: deve regnare la speranza nella misericordia, per ottenere il perdono.

Come conclude Sant’Alfonso citando implicitamente Agostino: la misericordia è promessa a chi teme Dio, non a chi si serve di essa per disprezzarLo.

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Perché la Chiesa non accetta i Vangeli apocrifi ma, in qualche modo, li utilizza?

La questione dei Vangeli apocrifi è più complessa e affascinante di quanto possa sembrare a prima vista. Dire semplicemente che la Chiesa “non li accetta” rischia di essere riduttivo. In realtà, la Chiesa non li riconosce come testi ispirati da Dio per la fede pubblica e universale della Chiesa, ma non li ignora, né li considera automaticamente falsi o inutili.
Il termine apocrifo deriva dal greco apókryphos, che significa nascosto. Sotto l’etichetta di “apocrifi” non troviamo testi tutti uguali. Gli studiosi e la Chiesa li distinguono in base alla loro natura, origine e attendibilità.

Le principali categorie di Vangeli apocrifi

1. Apocrifi dell’Infanzia

Sono testi nati per colmare i “silenzi” dei Vangeli canonici sulla nascita e l’infanzia di Gesù e di Maria.
Spesso contengono elementi favolistici, simbolici o leggendari.
Esempi principali: Protovangelo di Giacomo, Vangelo dell’infanzia di Tommaso.
Da questi scritti derivano tradizioni molto amate, come: i nomi dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna)il bue e l’asinello nel presepe.

2. Apocrifi Gnostici

Questi testi presentano un Gesù diverso da quello dei Vangeli canonici:
non tanto il Figlio di Dio incarnato e sofferente, ma un maestro di conoscenze segrete riservate a pochi “iniziati”. Spesso negano la vera umanità di Cristo, minimizzano o rifiutano la sua sofferenza reale
Esempi: Vangelo di Tommaso (copto), Vangelo di Maria Maddalena, Vangelo di Giuda.

3. Apocrifi Giudeo-Cristiani

Sono testi molto vicini alla tradizione ebraica delle prime comunità cristiane.
Ci sono giunti solo in forma frammentaria, ma sono importanti per comprendere le origini del cristianesimo.
Esempi: Vangelo dei Nazarei, Vangelo degli Ebrei.

Perché la Chiesa non li ha inclusi nel Canone?

La Chiesa cattolica non ha escluso gli apocrifi per censura arbitraria, ma attraverso un lungo e rigoroso processo di discernimento, basato su tre criteri fondamentali:

  • Origine apostolica: Il testo doveva risalire agli Apostoli o ai loro diretti collaboratori. Gli apocrifi sono quasi sempre tardi (dal II secolo in poi), quando i testimoni diretti non erano più in vita.
  • Ortodossia (Regola della Fede): Il contenuto doveva essere coerente con l’insegnamento di Gesù trasmesso dalla Tradizione viva della Chiesa. Molti apocrifi contenevano dottrine incompatibili con la fede cristiana.
  • Uso liturgico universale: I testi canonici erano già letti nelle celebrazioni liturgiche delle comunità cristiane di tutto il mondo conosciuto. Gli apocrifi, invece, erano spesso limitati a gruppi ristretti o a correnti particolari.

Il valore degli apocrifi oggi

Pur non essendo “Parola di Dio”, gli apocrifi non sono inutili. Aiutano a comprendere cosa pensavano i cristiani dei primi secoli, quali domande e sfide teologiche affrontavano. Hanno plasmato profondamente l’immaginario cristiano, l’arte sacra, la pietà popolare. L’esempio del ramo (o bastone) fiorito di San Giuseppe è emblematico.
Questo episodio non si trova nei Vangeli canonici, ma proviene dal Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del II secolo.
Secondo questo racconto, per individuare lo sposo di Maria, i sacerdoti chiesero ai pretendenti di presentare un bastone: quello di Giuseppe fiorì miracolosamente, segno della scelta divina.
Questo simbolo è diventato così potente da entrare stabilmente:

  • nell’iconografia cristiana
  • nella scultura e pittura sacra
  • nella devozione popolare

Anche nell’opera mistica di Maria Valtorta, il prodigio del bastone fiorito viene narrato con grande ricchezza di dettagli, mostrando come questa tradizione abbia continuato a vivere nella spiritualità cristiana, pur restando fuori dal Canone biblico.

Conclusione

La Chiesa considera i Vangeli apocrifi testi umani, talvolta ricchi di intuizioni, poesia e tradizioni antiche, ma privi della garanzia divina necessaria per fondare la fede di tutti i credenti. Per questo non li accoglie nel Canone, ma li studia, li distingue e, quando opportuno, ne riconosce il valore culturale e spirituale.
Il ramo fiorito di San Giuseppe ne è un esempio perfetto: non dogma, ma simbolo vivo di una tradizione che ha parlato al cuore dei fedeli per secoli.

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La Confessione che ritorna: perché il sacramento più “dimenticato” parla profondamente all’uomo di oggi

Negli ultimi decenni la confessione è diventata uno dei sacramenti meno praticati, spesso percepito come superato, imbarazzante, o addirittura inutile. Eppure, proprio nell’epoca della solitudine digitale, dell’autoterapia e dell’ansia diffusa, la riconciliazione cattolica sta rivelando una sorprendente attualità. Ciò che sembrava fuori moda torna ad essere un punto di riferimento nella ricerca di autenticità, guarigione e misericordia.

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Il valore della vita e la cultura dello scarto

La sfida del nostro tempo

Negli ultimi decenni il Magistero della Chiesa ha rivolto un’attenzione crescente al tema del valore della vita umana e alla denuncia di quelle dinamiche sociali che riducono la persona a strumento, merce, numero. Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium (Esortazione apostolica, 24 novembre 2013), parla apertamente di “cultura dello scarto”, una mentalità che emargina i più fragili e considera inutili coloro che non rientrano nei criteri di efficienza del mondo contemporaneo.

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L’amore speciale di papa Orsini per Cervinara e la Valle Caudina

Pasquale Maria Mainolfi, papa Orsini un pastore santo

Abbiamo già scritto che in questo 2024 ricorre (il 14 febbraio) il 330° anniversario del primo monte frumentario fondato a Benevento da Vincenzo Maria Orsini e ( il 29 maggio) il terzo centenario della sua elezione a pontefice col nome di Benedetto XIII. Ma il 14 febbraio ricorrono anche 330 anni dalla consacrazione della chiesa di S. Adiutore, mia parrocchia di origine, in Cervinara, da parte del cardinale Orsini.

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POLITICI “CATTOLICI” PRO ABORTO E DIRITTO CANONICO. UN CASO DI NON AMMISSIONE ALLA COMUNIONE EUCARISTICA?

Stretta di mano massonica

La Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi, incontra il papa a Roma e nonostante le sue posizione pro aborto riceve la comunione a San Pietro.

Cerchiamo di capire cosa insegna la Chiesa a proposito dell’accesso alla comunione dei politici pro aborto.

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Quando un commento chiarificatore sulle parole del papa ríschia di fare più danno della mistificazione

Tra tanti commenti fatti in difesa di papa Francesco ho trovato interessante quello di Martina Pastorelli. Donna bella di aspetto e fine di mente. Sebbene mi senta di consigliare ai miei lettori di  guardare il suo video commento (vedere qui sotto), consíglio altrettanto di preméttere alla visione la mia seguente crítica nella quale esporrò i punti forti e déboli del suo commento.

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Papa Francesco: le persone omosessuali hanno diritto a formare una famíglia

Dopo l’ennésima affermazione di papa Francesco, che getta nella confusione piú totale il mondo cattòlico (basti vedere la disparità di reazioni alle sue parole), la verità su questo nostro papa, che vuole piacere al mondo a costo di dispiacere a Gesú, il cui vangelo ― ricordiàmolo ― è segno di contraddizione per il mondo (vd. Lc 4,21-30), è ormai nota a tutti quelli che vògliono seguire Gesú.

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Papa Francesco: “I fedeli devono essere per il vescovo ciò che il vitello è per la mucca”

Molti miei lettori, scandalizzati dalla situazione attuale della chiesa cattolica, mi hanno domandato se fosse lecito per un cattolico far presente la propria critica ai sacerdoti, ai vescovi e finanche al papa. È una domanda che mi è stata posta dai più con dolore e disagio, alla quale è giusto rispondere. La risposta a questa domanda è: “certo che sì”. Il Codice di Diritto Canonico vigente, infatti, regola questo diritto/dovere con le seguenti parole:

«In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone» (CIC 212, §3)

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Riflessione di Antonio Livi su Amoris Laetitia

Analisi del filosofo e teologo cattolico Antonio Livi sull’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (19 marzo 2016), pubblicata il 4 aprile 2016 sul sito di informazione online La Nuova Bussola Quotidiana. La ripresentiamo perché alla luce dei successivi sviluppi delle posizioni di papa Francesco in merito all’argomento[1], si può apprezzare ancor di più la sua precisione e l’afflato profetico. Continua a leggere Riflessione di Antonio Livi su Amoris Laetitia

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Criteri basici per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia e la lettera di papa Francesco

Mentre i dubia di quattro porporati — Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner — nei confronti di alcuni númeri dell’Esortazione apostòlica post-sinodale Amoris laetitia non erano ancora stati indirizzati al pontefice (19 settembre 2016), papa Francesco aveva già dato indirettamente una risposta con una lèttera indirizzata ai véscovi della regione pastorale di Buenos Aires il 5 settembre 2016 in risposta al documento da loro promulgato intitolato “Criteri bàsici per l’applicazione del capítolo VIII di Amoris laetitia[1]. In essa papa Francesco approva la loro decisione di concèdere i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia a chi continua a vivere una situazione matrimoniale irregolare, cioè in una situazione oggettiva di peccato grave. La lèttera originale è in língua castillana ed è stata pubblicata dapprima nel sito Vaticano e poi negli Acta Apostolicae Sedis (AAS), la Gazzetta ufficiale della Santa Sede, nella sola língua originale.

Credo sia opportuno presentare a tutti i lettori italiani una mia traduzione in língua italiana dei due testi. Come si potrà constatare la lèttera di papa Francesco avvalla l’interpretazione dei véscovi argentini del capítolo VIII di Amoris laetitia, interpretazione in contraddizione con il magistero precedente di san Giovanni Pàolo II espresso nella Familiaris Consortio e in una lèttera[2] della Congregazione per la Dottrina della Fede. Eppure papa Francesco ha voluto che la sua lèttera fosse considerata “magistero autèntico”, il quale, pur non essendo infallibile, richiede comunque a tutti i cristiani «un religioso ossèquio dell’intelletto e della volontà» (CIC 752) anche se non pròprio un assenso di fede .

Il neretto nei due testi seguenti è mio.

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La necessaria coerenza del magistero con la Tradizione. Gli esempi della storia

Di Claudio Pierantoni[1]

In questo intervento, esamineremo brevemente la vicenda di due Papi dell’antichità, Liberio e Onorio, i quali, per diversi motivi, furono accusati di deviare dalla Tradizione della Chiesa, durante la lunga controversia trinitaria e cristologica, che impegnò la Chiesa dal IV fino al VII secolo. Continua a leggere La necessaria coerenza del magistero con la Tradizione. Gli esempi della storia

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Il Card. Joseph Ratzinger e la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati

Al fine di offrire a tutti i lettori i necessari strumenti critici idonei  a renderli capaci di valutare se l’apertura alla ricezione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati contenuta nel capitolo VIII dell’esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia di papa Francesco sia in continuità o in rottura con il precedente magistero ecclesiastico, pubblichiamo un importante testo a firma dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Card. Joseph Ratzinger. In esso l’autorevole autore presenta il punto della discussione teologica inerente la disciplina matrimoniale e risponde a tutte le obiezioni contrarie al magistero riportando non  una sua opinione personale, magari animata da quel relativistico “discernimento” avulso dalla tradizione teologica cattolica tanto oggi sbandierato, ma riportando l’autentico magistero della Chiesa. Dando prova di essere un servitore della Parola e non un suo utilizzatore per i propri fini ideologici. Continua a leggere Il Card. Joseph Ratzinger e la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati

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No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía

Conferencia del Dr. Antonio Caponetto, historiador argentino, en la cual presenta su libro titulado “No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía” sobre papa Francisco.  Se trata de la continuación de su anterior obra “La Iglesia traicionada” – publicada antes de que el Card. Bergoglio ejerciera el ministerio petrino -, obra profética donde las haya porque denunciaba, con el mismo dolor y amargura que nos embargan a todos los católicos de verdad, sus traiciones, falsedades y renuncias.  Continua a leggere No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía
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Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro

Fonte: Corrispondenza Romana

Sabato 8 aprile a Deerfield (Illinois) su invito di Catholic Family News e lunedì 10 aprile a Norwalk (Connecticut), ospite di The Society of St Hugh of Cluny, il prof. Roberto de Mattei ha parlato sul tema Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro. Riportiamo il testo della sua conferenza, con leggere modifiche e abbreviazioni.

Ci troviamo di fronte a uno dei momenti più critici che la Chiesa abbia conosciuto nella sua storia, ma sono convinto che la vera devozione alla Cattedra di San Pietro ci può offrire le armi per uscire vittoriosi da questa crisi. Continua a leggere Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro

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La “plenitudo potestatis” del Romano Pontefice

Fonte: Corrispondenza Romana

La relazione di Sua Eminenza il cardinale Raymond Leo Burke al convegno Dove va la Chiesa?, svoltosi il 7 aprile a Roma, costituisce un importante contributo al dibattito sull’attuale pontificato. Il tema trattato dal cardinale americano è quello della plenitudo potestatis, la tradizionale formula con cui i canonisti esprimono la pienezza del potere del Romano Pontefice. Qual’è la natura di questo Primato? E come si armonizza la dottrina secondo cui il Papa esercita un potere supremo, pieno, immediato e universale su tutta la Chiesa, con la possibilità, ammessa dalla buona dottrina, che egli possa cadere in errore, o persino in eresia,? La risposta del cardinale, ampia e documentata, si basa, oltre che sul Vangelo, sull’insegnamento dei teologi e soprattutto dei canonisti. Continua a leggere La “plenitudo potestatis” del Romano Pontefice

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Catechesi di Pedro Regis: chi è il “re tolto dal trono” e lo “xino”

Chi segue le “presunte” apparizione mariane di Anguera [1](Brasile) ricevute dal veggente Pedro Regis molto probabilmente avrà letto due messaggi del 2005 nei quali compaiono due figure enigmatiche: “il re tolto dal trono” e lo “xino”.

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Testimonianza di veggenti su papa Francesco

Molte voci profetiche all’interno della chiesa cattolica si sono levate per indurre i cattolici ad allontanarsi dal “falso” papa Francesco e il loro intento è andato a buon fine in molti cuori. È bene sapere, però, che non tutte le voci profetiche sono concordi. Evidentemente non hanno la medesima origine. Nel video seguente sono presentate alcune di queste voci favorevoli a papa Francesco.

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Lettera aperta di Gloria Polo

Fonte: Sito italiano di riferimento dedicato a  Gloria Polo

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno […] Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,51.54).

Sono ormai passati oltre venti anni da quella mia bellissima esperienza che, come regalo di Dio lungo il mio itinerario esistenziale, mi diede la possibilità  di abbracciare la fede della Chiesa Cattolica. Quanto mi dolgono quegli anni anteriori nei quali ero una cattolica dietetica; rendo ora grazie a Dio per mia madre, la Chiesa Cattolica.
Amo profondamente il papa, i miei sacerdoti e le mie religiose. Obbedisco loro ciecamente perché Cristo, nostro Signore, mi diede quest’ordine, quando mi concedette di ritornare.
Nella mia esperienza di adorazione del Santissimo io, miserabile serva, ho trovato i diletti, la pace e l’amore, anticipo di Paradiso.
Prima di parlare male della Chiesa Cattolica, fratelli vi invito tutti a conoscerla, a sperimentare l’adorazione eucaristica. Chi visita quotidianamente Gesù sacramentato, infatti, non sarà mai confuso perché Lui stesso imprimerà dentro le sue creatura in adorazione l’amore e la gratitudine per la Santa Madre Chiesa Cattolica.
Vi amo nell’amore di Cristo Gesù.
Gloria Polo

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