L’apostolato della buona stampa come gesto di prossimità

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Introduzione

Viviamo in un tempo nel quale molte persone sono circondate da parole, immagini e messaggi, eppure si sentono profondamente sole. Non sempre chi soffre ha qualcuno accanto. Non sempre chi è in difficoltà sa a chi rivolgersi e non sempre una persona che ha smarrito il senso della propria vita possiede gli strumenti per orientarsi nelle proprie scelte, nella propria coscienza e nella propria vita morale.

In queste situazioni, un cattolico può fare molto anche quando non può essere fisicamente presente.

Regalare una buona lettura

Può mettere nelle mani di una persona un Vangelo, un libro, una rivista cattolica, una meditazione, una testimonianza di fede. Può offrire una parola che accompagni, illumini e incoraggi. Può diventare prossimo anche attraverso una pagina.
Nel Vangelo, Gesù racconta la parabola del buon Samaritano per spiegare che cosa significhi veramente amare il prossimo. Un uomo viene aggredito, derubato e lasciato mezzo morto lungo la strada. Altri passano oltre, ma un Samaritano si ferma, si avvicina, cura le sue ferite e si prende cura di lui. Gesù conclude con una domanda semplice e decisiva:

«Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo?» (Lc 10,36).

Il prossimo non è soltanto colui che incontriamo casualmente. È colui al quale decidiamo di avvicinarci. E qualche volta possiamo farlo con la nostra presenza. Altre volte possiamo farlo con una telefonata, con una parola, con un gesto concreto. E altre ancora, quando le distanze o le circostanze non ce lo permettono, possiamo farlo attraverso una lettura che lasciamo nelle mani di qualcuno. Una buona pubblicazione può diventare una forma silenziosa di prossimità. Non sostituisce l’incontro umano, ma può prepararlo. Non risolve da sola i problemi di una persona, ma può offrirle una luce nel momento in cui ne ha più bisogno.

Una parola può diventare luce

«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105).

Quante persone camminano oggi senza sapere quale direzione prendere?

Ci sono persone che devono affrontare decisioni difficili. Persone che hanno ferite interiori che non sanno raccontare. Persone che hanno smarrito il senso del bene e del male, non perché siano cattive, ma perché nessuno ha mai insegnato loro a guardare la propria vita alla luce del Vangelo.

Ci sono giovani confusi, adulti stanchi, anziani soli. Ci sono persone che hanno commesso errori e pensano di non poter più ricominciare. Ci sono uomini e donne che, dopo una delusione, un lutto, un fallimento o una sofferenza, si domandano: «Perché continuare? Qual è il senso della mia vita?» In questi momenti, una parola buona può essere preziosa.
Una pagina può far nascere una domanda. Una testimonianza può far comprendere che non si è gli unici ad avere paura. Una meditazione può aiutare a riconoscere un errore e a trovare il coraggio di cambiare. Una pagina del Vangelo può ricordare che Dio non abbandona chi si è smarrito.

Gesù cerca proprio chi si è perduto

L’apostolato della stampa nasce da una convinzione semplice: il Vangelo deve poter raggiungere anche chi è lontano.

Gesù stesso non aspetta soltanto che le persone vadano da Lui. È Lui che va incontro alle persone. Cerca Zaccheo, incontra la Samaritana, ascolta Bartimeo, si ferma davanti a chi soffre.
Dice:

«Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
(Lc 19,10)

Queste parole dovrebbero essere anche un programma per ogni cristiano:

  • cercare chi è perduto;
  • non giudicare chi è caduto;
  • non abbandonare chi non sa più quale strada prendere;
  • non pensare che chi vive lontano dalla fede non abbia bisogno di Dio.

Spesso è proprio chi si è allontanato che ha maggiormente bisogno di incontrare una parola capace di riaccendere la speranza. E quando non possiamo raggiungerlo personalmente, possiamo almeno mettere una buona parola sul suo cammino.

La buona stampa può aiutare una persona a fermarsi e a pensare

Viviamo immersi in una comunicazione velocissima. Ogni giorno riceviamo centinaia di messaggi, immagini e opinioni. Ma non tutto ciò che raggiunge i nostri occhi nutre la nostra anima. San Paolo invita i cristiani a non lasciarsi modellare passivamente dalla mentalità del mondo:

«Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).

Una buona lettura può offrire proprio questo: uno spazio per fermarsi. Può aiutare una persona a riflettere prima di scegliere. Può dare parole a ciò che sta vivendo. Può proporre una diversa prospettiva davanti a una difficoltà. Soprattutto, può ricordare che la vita non è soltanto ciò che accade in superficie. Esiste una dimensione spirituale della persona che ha bisogno di essere nutrita.
Come il corpo ha bisogno di pane, anche il cuore ha bisogno di una parola che lo sostenga. Gesù dice:

«Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

Aiutare chi non ha gli strumenti per orientarsi

Non tutti hanno ricevuto una formazione cristiana. Non tutti hanno avuto una famiglia capace di trasmettere la fede. Non tutti hanno incontrato persone disponibili ad ascoltare le loro domande.
Eppure ogni persona porta dentro di sé una coscienza che cerca la verità. L’apostolato della stampa può essere un aiuto concreto per chi non sa ancora come orientarsi. Un testo ben scelto può spiegare con semplicità il significato del perdono, della responsabilità, della libertà, della preghiera, della dignità umana, della famiglia, della sofferenza e della speranza. Può aiutare una persona a comprendere che vivere moralmente non significa semplicemente rispettare delle regole, ma imparare a vivere nella verità e nell’amore. Gesù non ci ha lasciato soltanto dei precetti. Ci ha mostrato una strada. E quella strada è Lui:

«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).

Per questo una buona pubblicazione cattolica non dovrebbe mai essere semplicemente un insieme di informazioni religiose. Dovrebbe aiutare una persona a incontrare, conoscere e seguire Cristo.

Quando una persona ha perso il senso della vita

Forse uno dei servizi più importanti che possiamo offrire oggi è ricordare a qualcuno che la sua vita ha ancora un significato. Ci sono momenti nei quali una persona non vede più un futuro. Tutto sembra inutile. Gli errori del passato sembrano troppo grandi. La sofferenza sembra non avere una risposta. Proprio allora è necessario ricordare le parole di Gesù:

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

Il cristianesimo non annuncia una vita senza difficoltà. Annuncia qualcosa di più grande: che la nostra vita non è priva di senso, nemmeno quando attraversa la sofferenza. E la Parola di Dio ci ricorda:

«Io conosco i progetti che ho fatto per voi — oracolo del Signore — progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11).

Una persona che legge queste parole potrebbe non cambiare immediatamente la propria vita.Ma potrebbe fermarsi.Potrebbe respirare.Potrebbe pensare: forse non è tutto finito.E a volte il primo passo verso una vita nuova è proprio questo: tornare a sperare.

La stampa come seme

Gesù paragona la Parola di Dio a un seme.

«Il seminatore uscì a seminare» (Mc 4,3).

Il seminatore non può sapere esattamente dove cadrà ogni seme e quale sarà il suo destino. Semina. Anche l’apostolato della buona stampa è, in fondo, un’opera di semina. Regaliamo un libro senza sapere sempre che cosa accadrà. Lasciamo una rivista a una persona senza sapere se la leggerà subito. Mettiamo un Vangelo nelle mani di qualcuno senza poter prevedere quale pagina toccherà il suo cuore.
Ma il nostro compito non è controllare il risultato. Il nostro compito è seminare il bene. San Paolo lo ricorda con parole incoraggianti:

«Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere» (1Cor 3,6),

Questa è una grande consolazione anche per chi fa apostolato. Noi possiamo offrire.Possiamo accompagnare.Possiamo pregare.Possiamo seminare. È Dio che fa crescere. Gesù ci ha lasciato un compito semplice e grande:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15)

Non tutti possiamo andare in ogni luogo.Ma possiamo aiutare il Vangelo a raggiungere luoghi nei quali noi non arriveremo mai.Possiamo mettere una buona lettura nelle mani di chi è solo.Possiamo offrire una parola a chi è confuso.Possiamo seminare speranza nel cuore di chi non riesce più a trovarla.
E possiamo farlo con umiltà, senza aspettarci riconoscimenti, affidando tutto a Dio. Perché a volte basta una pagina per cominciare un cammino. E forse, proprio quella pagina che oggi scegliamo di regalare, domani potrebbe diventare per qualcuno una luce nel buio.

«Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14).

"

Chi dona un libro buono,
non avesse altro merito
che destare un pensiero di Dio,
ha già acquistato un merito
incomparabile presso Dio
(San Giovanni Bosco)

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