Il destino eterno dei bambini innocenti in Maria Valtorta: tra Limbo e Paradiso

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Molte volte vedo citato dai pro-vita cattòlici il seguente brano valtortiano, da loro riferito erroneamente ai feti abortiti e privi di battesimo:

Dice Gesù:
«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.

Oh! i padri e le madri non profanino, con le loro imprecazioni, l’olocausto innocente dei loro fiori stroncati! Sappiano i padri e le madri che non una lacrima dei loro piccini, non un gemito di questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo, ché non differiscono per nulla dai loro lontani fratellini, uccisi da Erode in odio a Me. Anche questi sono uccisi dai biechi Erodi, custodi di un potere che Io ho dato loro perché lo usassero in bene e di cui mi dovranno rendere conto.
Per tutti Io verrei. Ma specie per questi, testé nati alla vita, dono di Dio, e già strappati alla vita dalla ferocia, dono del demonio. Però sappiate che per lavare il sangue contaminato che insozza la Terra, che è versato con astio e maledizione in astio e maledizione di Me che sono l’Amore, ci vuole questa rugiada di sangue innocente, l’unico che ancora sappia sgorgare senza maledire, senza odiare, così come Io, l’Agnello, versai il mio sangue per voi. Gli innocenti sono i piccoli agnelli dell’èra nuova, gli unici il cui sacrificio, raccolto dagli angeli, sia completamente gradito al Padre mio.
Dopo vengono i penitenti. Ma dopo. Poiché anche il più perfetto fra essi trascina nel suo sacrificio scorie d’imperfezioni umane, di odii, di egoismi. I primi nella schiera dei nuovi redentori sono i pargoli i cui occhi si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo»1.

Perché il messaggio non è applicabile ai feti abortiti privi di battesimo

Gesù, nel dare il messaggio sopra riportato, prende le mosse da un fatto di cronaca bellica e dal dolore che esso avevo provocato in Maria Valtorta, e cioè il bombardamento del 26 aprile 1943 della città toscana di Grosseto. L’incursione aerea statunitense, che non venne preceduta dal suono delle sirene di allarme, non lasciò scampo a molti civili che a quell’ora si trovavano all’aperto, soprattutto bambini che giocavano nelle giostre allestite fuori Porta Vecchia. Come è evidente, Gesù si riferisce ai “bimbi”, ai “pargoli”, ai “bambini” “testé nati alla vita” e battezzati che rimasero vittima del bombardamento. Non si riferisce ai concepiti abortiti, non ancora nati2 al mondo con il parto e alla grazia con il battesimo. Sono i bambini battezzati e non i feti abortiti non battezzati ad essere chiamati martiri, il cui sacrificio è “completamente gradito al Padre”, eco di quanto suor Lucia di Fatima aveva appuntato in una sua lettera pochi anni prima, il 21 gennaio 1940, quando scrisse:

la guerra finirà solo quando il sangue versato dai martiri sarà sufficiente a placare la Giustizia Divina3.

Infine, è per sostenere il lutto dei genitori di questi bambini battezzati e non dei loro feti abortiti che Gesù dice quale è il loro destino eterno:

“non un gemito di questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo. […] (I loro occhi) si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo” (vd. messaggio sopra).

L’applicare, quindi, il messaggio sopra riportato ai feti abortiti privi di battesimo è travisare le parole di Gesù presenti nell’opera valtortiana.

Il destino eterno dei feti abortiti nell’opera valtortiana

Nell’opera valtortiana il destino dei bambini innocenti battezzati è distinto da quello dei feti abortiti e privi battesimo perché su questi ultimi, pur essendo innocenti, grava ancora il peccato originale che impedisce loro l’ingresso in paradiso. All’epoca dello scritto valtortiano, che presenterò qui di seguito, nella chiesa si ipotizzava per i feti abortiti un destino eterno differente dal paradiso: il limbo. Lo scritto valtortiano seguente, però, si scosta da questa ipotesi senza negarne i fondamenti teologici (necessità del battesimo). Leggiamo:

Non si può pensare che Dio, Carità perfetta che ha creato tutte le anime, predestinandole alla Grazia, escluda dal suo Regno quelli che, non per propria causa, non hanno ricevuto il Battesimo. […] Sono responsabili i neonati, morti nel nascere, di non essere battezzati? […] (Eppure) per secoli e millenni quelle anime di innocenti vengono separate da Dio, in uno stato non di pena, ma neppur di gaudio […] Quando non sarà più questo mondo, ma vi sarà un nuovo mondo, […] anche coloro che furono uniti soltanto all’anima della Chiesa avranno la loro dimora in Cielo»4.

Per i feti abortiti è assicurato, quindi, il paradiso, ma l’ingresso in esso è differito alla fine dei tempi. Dopo la morte si entrano nel limbo è godono di una piena felicità naturale, ma non della visione beatifica soprannaturale (gaudio). Comprendiamo, dunque, che il danno temporaneo inferto a questi innocenti con l’aborto non riguarda solo la vita fisica, ma anche quella spirituale. È giustizia e amore nei confronti di queste anime presentare correttamente il loro destino eterno.

Brevissimo excursus teologico magisteriale sul destino eterno degli innocenti morti senza battesimo

In merito al destino eterno degli innocenti ― tra cui i feti abortiti ― morti senza battesimo sacramentale o di desiderio, l’ipotesi teologica più accreditata nella Chiesa Cattolica fino a oltre la metà del XX secolo era quella del Limbo «eterno». Quest’ipotesi, pur non essendo magisteriale, venne accolta al n. 100 del Catechismo della Dottrina Cristiana (detto di San Pio X) del 1912. Il Limbo «eterno» era inteso come condizione ultraterrena definitiva di gioia naturale, ma non soprannaturale (cioè paradisiaca), poiché tali anime continuavano a essere gravate dal peccato originale, che impediva loro di entrare in paradiso. Da dopo gli anni cinquanta si fa, però, strada l’idea che

«è sempre possibile ammettere che Dio provveda alla salvezza di tanti bambini morti senza battesimo, attraverso vie straordinarie, che solo Lui conosce… Certamente Dio ama questi bambini molto più di noi»5.

Dal 1971, poi, vengono menzionate nel nuovo rituale delle Esequie le messe in favore dei bambini morti senza battesimo. La Chiesa Cattolica, dunque, spera e implora la salvezza di queste anime (vd. CCC 1261, 1283). L’attuale ipotesi teologica ufficialmente sostenuta dalla Chiesa Cattolica ritiene che vi siano:

«seri motivi teologici e liturgici per sperare che i bambini, che muoiono senza Battesimo, saranno salvati e potranno godere della visione beatifica. Sottolineiamo che si tratta qui di motivi di speranza nella preghiera e non di elementi di certezza»6.

Il testo appena citato, sebbene inviti a sperare che i bambini morti senza battesimo saranno salvati, non può dire, però, «quando» questi bambini potranno godere della visione beatifica (paradiso). Potrebbe colmare tale lacuna teologica il messaggio che la mistica cattolica Maria Valtorta affermò di aver ricevuto da Gesù nel 1950 e che ho riportato precedentemente.

Conclusioni

La distinzione operata da Maria Valtorta tra i bambini battezzati e i concepiti non nati è teologicamente coerente con la tradizione cattolica del suo tempo e, al contempo, anticipa la prospettiva di speranza successivamente maturata nella riflessione ecclesiale. I bambini morti senza battesimo, pur innocenti, non sono esclusi dall’amore divino: in essi continua a vibrare l’attesa di una piena comunione con Dio, che avverrà «quando non sarà più questo mondo». Applicare rettamente le parole valtortiane non solo restituisce fedeltà al testo, ma onora la verità del mistero di giustizia e misericordia che accompagna ogni anima, fin dal suo concepimento.


Note

  1. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 1 maggio 1943, CEV ↩︎
  2. Nella lingua italiana con il termine “nascita” e il verbo “nascere” riferito all’essere umano si intende il “venire al mondo, sia con preciso riferimento all’evento fisiologico del parto sia con significato più ampio e generico, come inizio dell’esistenza di un essere umano: la capacità giuridica si acquista dal momento della n. (affermazione con cui ha inizio il Codice civile ital.). ↩︎
  3. Per un’esegesi di questa lettera, rimando al mio libro Cuore Immacolato di Maria. ↩︎
  4. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV 1985, p. 576. ↩︎
  5. Mons. Roberto Masi, in Rivista Euntes docete, XVIII, 1964. ↩︎
  6. Commissione Teologica Internazionale, La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo, Città del Vaticano, 19 gennaio 2007. ↩︎
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Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio
(San Giovanni Bosco)