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Perché il tuo libretto cattolico è un “piccolo missionario”

Introduzione


In un mondo dove siamo sommersi da notizie che corrono veloci sui cellulari, spesso confuse, inutili, sensazionalistiche o cariche di pessimismo, c’è uno strumento antico eppure modernissimo che Dio ha messo nelle nostre mani: la stampa cattolica.
Molti pensano che diffondere un libro religioso, un foglietto parrocchiale o un giornale cattolico sia un “hobby” per pochi appassionati. In realtà, è una vera e propria missione, un comando che arriva da lontano e che riguarda ognuno di noi.

Un ordine che viene da Dio

Se apriamo la Bibbia, scopriamo che Dio non ha solo parlato, ma ha voluto che le Sue parole fossero scritte. Già nell’Antico Testamento diceva a Mosè e ai profeti:

“Scrivi questo per ricordo nel libro” (Esodo 17,14)

e

“incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro” (Isaia 30,8).

Perché scrivere? Perché la voce passa, ma lo scritto resta. La stampa è come un’eco della voce di Dio che sfida il tempo e arriva a chi oggi è lontano. Persino Gesù, nell’Apocalisse, ordina a Giovanni:

“Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese”.

La scrittura è il mezzo scelto da Dio per far arrivare la Sua carezza e il Suo ammonimento a tutti i suoi figli.

Un’arma di bene nelle nostre case

I santi hanno capito questa verità molto prima di noi. San Giovanni Bosco, un uomo che sapeva parlare ai giovani e al popolo, diceva chiaramente:

“Bisogna opporre stampa a stampa”.

Don Bosco sapeva che il male usa i giornali per confondere le persone; per questo noi dobbiamo usare la buona stampa per difendere e diffondere la verità.

Egli diceva una cosa bellissima che ci riguarda da vicino:

“Un buon libro entra nelle case dove il sacerdote non può entrare”.

Pensateci: un libro cattolico o una rivista lasciata sul tavolo può essere letta da un figlio che non va più in chiesa, da un vicino curioso o da un malato che cerca conforto. Non si offende se viene messo da parte; resta lì, in attesa, come un piccolo missionario silenzioso.

La “Chiesa” che non ha mura

Anche il Beato Giacomo Alberione, che ha dedicato tutta la vita a questo, ci ha insegnato che la macchina da stampa e la libreria sono come un nuovo “pulpito”. Non si tratta di fare commercio, ma di predicare. Per lui, diffondere la Parola attraverso la carta stampata è come dare Dio alle anime.

E non dimentichiamo il coraggio di San Massimiliano Kolbe. In un’epoca di grandi errori, lui fondò una vera “Città dell’Immacolata” con rotative giganti. Diceva:

“Se non usiamo la stampa per il bene, saremo dei traditori della causa di Dio”.

Per lui, ogni copia di una rivista cattolica era un soldato di Maria inviato a portare luce nelle tenebre.

Cosa possiamo fare noi oggi?

Oggi siamo chiamati a non lasciare il campo libero a chi diffonde solo valori contrari al Vangelo. La stampa cattolica ha bisogno di “gambe”: le nostre.

Fare apostolato di stampa è semplice:

  1. Leggere per formarsi: non si può donare ciò che non si ha.
  2. Sostenere e diffondere: sostenere l’apostolato di stampa, regalare un libro, un opuscolo, un pieghevole che ci ha fatto bene o lasciarlo in una sala d’attesa.
  3. Condividere la Verità: In un’epoca di sovrabbondanza di informazione inutile e fuorviante dalle verità ultime che danno senso a tutta l’esistenza terrena, la stampa cattolica ci aiuta a guardare il mondo con gli occhi di Dio.

Conclusione

Come diceva il Concilio Vaticano II, è necessario che esista una stampa che informi e giudichi gli avvenimenti con “spirito cattolico”. Non è solo carta: è un pezzetto di cielo che entra nelle case degli uomini.

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Ciò che i Padri della Chiesa e sant’Alfonso Maria de’ Liguori hanno detto sull’abuso della Divina Misericordia

Introduzione

La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa insegnano con chiarezza che Dio è infinitamente misericordioso, ma anche infinitamente giusto. Quando la misericordia viene separata dalla conversione e dal timore di Dio, essa viene trasformata in una falsa sicurezza che conduce l’uomo alla rovina. Questo pericolo è stato denunciato con forza da Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo e, in epoca più recente, da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Sant’Agostino: la speranza che diventa presunzione

Sant’Agostino affronta il tema della praesumptio, ovvero la falsa speranza che induce a peccare confidando nel perdono futuro. Nel suo celebre Sermone 351, mette in guardia chi rimanda la penitenza:

“Non dire: la misericordia di Dio è grande, egli perdonerà la moltitudine dei miei peccati. […] Perché la sua misericordia e la sua ira sono vicine, e la sua collera si riversa sui peccatori.”
(Sermo 351, 5, 12; PL 39, 1542)

Egli ribadisce che la misericordia è un rifugio per chi fugge dal peccato, non un’autorizzazione a commetterlo:

“Guai a chi spera nella misericordia per peccare.”
(Enarrationes in Psalmos, Salmo 50, 14)

Infine, nel Sermone 87, pronuncia una delle sue massime più famose sul tempo della conversione:

“Dio ha promesso il perdono a chi si pente; non ha promesso il domani a chi pecca.”(Sermo 87, 11, 14)

San Giovanni Crisostomo: l’inganno della falsa pietà

San Giovanni Crisostomo, nelle sue omelie, sottolinea come l’idea di una misericordia che “scusa” il peccatore impenitente non venga da Dio, ma sia una strategia del male per rendere l’uomo audace nel vizio.

Nella sua Omelia 22 sul Vangelo di Matteo, spiega:

“Il diavolo ci promette la misericordia di Dio per farci peccare, e dopo il peccato ci mostra la sua giustizia per farci disperare” (In Matthaeum, Hom. 22, 1).

Inoltre, parlando della giustizia divina nelle Omelie ad populum Antiochenum, precisa che non si può guardare a un solo attributo di Dio ignorando l’altro:

“Non dire: Dio è buono, dunque non punirà. È buono, certo, ma è anche giusto; se non punisse, non sarebbe più giudice” (De Statuis ad populum Antiochenum, Hom. 3, 3).

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la sintesi pastorale

Sant’Alfonso raccoglie l’eredità dei Padri e la organizza in un sistema ascetico di rara efficacia, specialmente nella sua opera più diffusa, le Massime Eterne.

“Dice il peccatore: ‘Dio è di misericordia’. Rispondo: ‘Chi lo nega?’. Ma con tutto che Dio è misericordioso, quanti ogni giorno ne manda all’inferno! Dio è misericordioso, ma è ancora giusto” (Le Massime Eterne, Cap. VIII, 1).

Nel trattato Apparecchio alla morte, egli chiarisce che l’abuso della grazia è il peccato che più allontana dalla salvezza:

“Chi pecca confidando nella misericordia di Dio abusa della misericordia stessa, e chi offende la giustizia può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la misericordia, a chi ricorrerà?” (Apparecchio alla morte, Considerazione XVIII, 2).

Conclusione: L’ordine corretto della vita spirituale

L’insegnamento dei tre santi definisce un “ordine del tempo” fondamentale per il cristiano:

  1. Prima del peccato: deve regnare il timore della giustizia, per evitare la caduta.
  2. Dopo il peccato: deve regnare la speranza nella misericordia, per ottenere il perdono.

Come conclude Sant’Alfonso citando implicitamente Agostino: la misericordia è promessa a chi teme Dio, non a chi si serve di essa per disprezzarLo.