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“Cercare il Volto del Signore” senso e attualità di una festa dimenticata

Introduzione

Nel cristianesimo il tema del “volto” non appartiene alla sfera del sentimento religioso, ma a quella della rivelazione. Parlare del volto di Cristo significa affermare che Dio, nell’Incarnazione, si è reso realmente conoscibile, assumendo una fisionomia storica e personale. Il volto non è un dettaglio accessorio, ma il segno concreto della presenza del Figlio nel mondo, luogo visibile di una rivelazione che resta trascendente ma non più invisibile.

Fondamenti biblici e tradizionali

La Sacra Scrittura attesta un lungo itinerario teologico che conduce dalla ricerca del volto di Dio alla sua manifestazione definitiva in Gesù Cristo. Nell’Antico Testamento il “volto” designa la presenza viva e salvifica di Dio, desiderata ma non ancora pienamente accessibile. Il salmista esprime questo movimento fondamentale della fede quando proclama:

«Il mio cuore ripete il tuo invito: “Cercate il mio volto!”. Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8).

Il volto di Dio è qui oggetto di ricerca, promessa di comunione, ma non ancora visione compiuta.

Questa tensione è confermata dal racconto di Esodo 33, dove Mosè chiede di vedere la gloria di Dio, ma riceve come risposta il limite costitutivo della condizione umana:

«Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33,20).

Il volto di Dio rimane segno di una prossimità reale ma velata, che si manifesta come benevolenza e benedizione:

«Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia» (Nm 6,25).

Nel Nuovo Testamento questa attesa trova il suo compimento cristologico. San Paolo afferma in modo decisivo:

«Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2Cor 4,6).

Il volto di Gesù non è più semplice simbolo, ma luogo reale della rivelazione: in esso si rende visibile la gloria divina. Per questo l’Apostolo può definire Cristo «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), fondando teologicamente la possibilità stessa di una contemplazione del Volto.

Questa rivelazione è confermata dalle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni:

«Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9).

Non si tratta di una identificazione figurativa, ma personale: nel volto del Figlio si manifesta la relazione eterna con il Padre. La tradizione ecclesiale ha custodito con attenzione questa consapevolezza, evitando di ridurre il Volto a un semplice oggetto iconografico e riconoscendolo invece come segno teologico della Persona di Cristo, reso accessibile dall’Incarnazione e orientato alla fede.

La dimensione riparatrice

Lo sviluppo moderno della devozione al Santo Volto si inserisce nel quadro della spiritualità della riparazione. Il Volto oltraggiato di Cristo diventa simbolo eloquente del rifiuto dell’uomo verso Dio e, al tempo stesso, testimonianza silenziosa della perseveranza dell’amore redentivo. In questa prospettiva, la devozione non introduce novità dottrinali, ma richiama con forza la serietà del peccato e la centralità della Passione nella vita cristiana.

Il riconoscimento liturgico della Chiesa

Con l’istituzione della festa del Santo Volto nel 1958, sotto il pontificato di Pio XII, la Chiesa ha ricondotto questa devozione all’interno dell’alveo liturgico. La collocazione immediatamente precedente alla Quaresima non è casuale: essa orienta il fedele alla contemplazione del Cristo sofferente, preparando il cammino penitenziale con una prospettiva autenticamente cristologica e non emotiva.

Criterio ecclesiale e vigilanza teologica

La festa del Santo Volto non vincola a identificazioni materiali né legittima derive devozionali incontrollate. Essa chiede piuttosto una contemplazione sobria, radicata nella liturgia e nella dottrina della Chiesa. Il Volto di Cristo non è oggetto di curiosità, ma mistero da adorare; non strumento apologetico, ma richiamo alla verità della Redenzione e alla serietà della fede.

Conclusione

La dimensione devozionale del Santo Volto si innesta in modo coerente sul fondamento biblico e dottrinale, senza costituire un livello parallelo o alternativo alla teologia. Nei secoli moderni, essa ha assunto forme concrete soprattutto come risposta spirituale al mistero della Passione, ponendo al centro non l’immagine in quanto tale, ma la Persona di Cristo umiliata e glorificata.

In questo contesto si colloca la devozione promossa da Leone Dupont, che interpretò il Volto di Cristo come appello alla riparazione morale e alla conversione, in continuità con la grande tradizione penitenziale della Chiesa. Tale linea spirituale troverà un ulteriore sviluppo nel XX secolo attraverso l’esperienza di Maria Pierina De Micheli, la cui proposta devozionale fu accolta e regolata dall’autorità ecclesiastica, evitando derive visionarie o sensazionalistiche.

Il riconoscimento liturgico della festa del Santo Volto, voluto dalla Chiesa, ha definitivamente chiarito il criterio interpretativo corretto: la devozione è autentica solo quando resta ordinata alla liturgia, subordinata alla fede della Chiesa e orientata alla contemplazione del mistero redentivo. In tal senso, il Santo Volto non è oggetto di appropriazione privata, ma linguaggio ecclesiale che rimanda al cuore della Passione di Cristo e alla serietà della risposta cristiana.

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San Valentino: vero amore o opportunismo?

Introduzione


In un mondo che spesso riduce San Valentino a una corsa frenetica tra fiori, cioccolatini e cene costose, si nasconde una domanda scomoda: stiamo celebrando l’amore o semplicemente recitando una parte scritta dal mercato?

Un giovane, preoccupato per il portafoglio vuoto, confessa: «Se uno passa San Valentino da solo, poi Cupido scappa per tutto l’anno!». Dietro questa battuta ironica si cela un’ansia diffusa: la paura di non corrispondere a un copione sociale che identifica l’amore con il gesto eclatante, il regalo costoso, l’apparenza perfetta. Ma questa logica nasconde una trappola: confonde il romanticismo effimero con la sostanza dell’amore autentico.

La memoria perduta di un santo coraggioso

Pochi sanno che dietro questa festa non c’è Cupido con il suo arco, ma il volto di un martire. San Valentino fu un sacerdote romano del III secolo che, in un’epoca di persecuzioni, osò celebrare matrimoni tra giovani cristiani quando l’impero li proibiva.
Non scoccava frecce magiche: costruiva ponti tra cuori con il cemento della fede e del coraggio. Fu Papa Gelasio I, verso la fine del V secolo, a istituire ufficialmente la sua memoria liturgica proprio per offrire un’alternativa cristiana alle “Lupercalia“, antiche celebrazioni pagane caratterizzate da rituali licenziosi e privi di quel rispetto per la dignità della persona che il Vangelo esige.
La Chiesa non voleva semplicemente sostituire una festa con un’altra: intendeva trasformare radicalmente la concezione stessa dell’amore di coppia, strappandola dalla sfera dell’istinto per innalzarla a dimensione spirituale.

Quando l’amore va in bancarotta

La crisi delle relazioni odierne — fragilità degli impegni, superficialità degli incontri, solitudine anche in coppia — non è solo un problema sociale: è il sintomo di un vuoto antropologico. Quando non mettiamo Dio nella nostra vita, le nostre relazioni interpersonali e sociali vanno in bancarotta. Quando l’amore viene separato dalla sua fonte trascendente, diventa merce soggetta alle fluttuazioni del desiderio, dell’interesse, dell’emozione passeggera. Senza un orizzonte più alto che ne orienti la direzione, ogni rapporto rischia di trasformarsi in un contratto revocabile al primo segno di difficoltà.

I Tre Pilastri dell’Amore Cristiano

Celebrare degnamente San Valentino oggi significa riscoprire tre virtù spesso dimenticate: giustizia, purezza e coraggio.

La giustizia come “Sì” quotidiano alla Vocazione: la giustizia non intesa solo come uno sforzo di volontà, ma come la risposta continua a una chiamata. Per una coppia, significa trasformare l’emozione passeggera in una scelta spirituale da compiersi, se fidanzati, o da mantenere, se già sposi. È la decisione di edificare una “piccola chiesa domestica” o un progetto di vita solido, dove la stabilità non dipende dall’entusiasmo del momento, ma dalla volontà di custodire il bene dell’altro, riflettendo la fedeltà instancabile di Cristo verso l’umanità.

La purezza come custodia dell’altro: lungi dall’essere solamente l’espressione del divieto enunciato nel sesto comandamento, la purezza è la virtù che permette di vedere l’altro con gli occhi di Dio. Significa riconoscere che la persona amata non ci appartiene, ma è un tempio dello Spirito Santo con una dignità inviolabile. La castità, che si esprime nell’astinenza durante il fidanzamento e nell’esercizio ordinato al bene della coppia e alla procreazione nel coniugio, trasforma il modo di amare: insegna a rifiutare ogni forma di possesso o egoismo per mettersi al servizio della bellezza dell’anima e del corpo dell’altro, riconoscendovi il riflesso di un amore più grande, quello di Dio. È l’amore che si fa accoglienza dell’altro, trasformando l’attrazione in un dono totale, gratuito e rispettoso.

Il coraggio della testimonianza e della fecondità: Il coraggio è l’eredità più preziosa di San Valentino: in un’epoca che idolatra il “monouso” e la gratificazione istantanea, osare di porre le basi per un legame indissolubile o combattere per mantenerlo è un atto profetico. Per i fidanzati e gli sposi, il coraggio significa difendere la stabilità del proprio legame contro la cultura del provvisorio perché questo è il bene della coppia voluto da Dio. La vera libertà non sta nel cambiare rotta a ogni tempesta, ma nel gettare l’ancora in un amore che aspira all’eternità, certi che la grazia divina sostiene ogni passo del cammino comune.

Un San Valentino indimenticabile

Un San Valentino veramente indimenticabile non si misura dal costo del regalo o dalla perfezione della scenografia. Si riconosce dalla profondità dello sguardo con cui ci si incontra, dalla sincerità con cui ci si chiede: «Sto amando come Cristo ha amato?». Non è il giorno in cui si finge di essere galanti per paura della solitudine, ma l’occasione per rinnovare un proposito: vivere ogni rapporto con quella fedeltà che trasforma il tempo in eternità, il gesto quotidiano in sacramento, l’incontro tra due persone in eco dell’incontro con l’Amore stesso.

Conclusione

San Valentino, il santo, non ci invita a comprare di più, ma ad amare meglio: con impegno che non teme la fatica, purezza che rispetta l’altro, coraggio che sfida la cultura dello scarto. E forse, solo allora, Cupido — o meglio, la grazia — non scapperà per tutto l’anno, ma abiterà stabilmente nei cuori che hanno scelto di amare senza condizioni.

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Perché il tuo libretto cattolico è un “piccolo missionario”

Introduzione


In un mondo dove siamo sommersi da notizie che corrono veloci sui cellulari, spesso confuse, inutili, sensazionalistiche o cariche di pessimismo, c’è uno strumento antico eppure modernissimo che Dio ha messo nelle nostre mani: la stampa cattolica.
Molti pensano che diffondere un libro religioso, un foglietto parrocchiale o un giornale cattolico sia un “hobby” per pochi appassionati. In realtà, è una vera e propria missione, un comando che arriva da lontano e che riguarda ognuno di noi.

Un ordine che viene da Dio

Se apriamo la Bibbia, scopriamo che Dio non ha solo parlato, ma ha voluto che le Sue parole fossero scritte. Già nell’Antico Testamento diceva a Mosè e ai profeti:

“Scrivi questo per ricordo nel libro” (Esodo 17,14)

e

“incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro” (Isaia 30,8).

Perché scrivere? Perché la voce passa, ma lo scritto resta. La stampa è come un’eco della voce di Dio che sfida il tempo e arriva a chi oggi è lontano. Persino Gesù, nell’Apocalisse, ordina a Giovanni:

“Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese”.

La scrittura è il mezzo scelto da Dio per far arrivare la Sua carezza e il Suo ammonimento a tutti i suoi figli.

Un’arma di bene nelle nostre case

I santi hanno capito questa verità molto prima di noi. San Giovanni Bosco, un uomo che sapeva parlare ai giovani e al popolo, diceva chiaramente:

“Bisogna opporre stampa a stampa”.

Don Bosco sapeva che il male usa i giornali per confondere le persone; per questo noi dobbiamo usare la buona stampa per difendere e diffondere la verità.

Egli diceva una cosa bellissima che ci riguarda da vicino:

“Un buon libro entra nelle case dove il sacerdote non può entrare”.

Pensateci: un libro cattolico o una rivista lasciata sul tavolo può essere letta da un figlio che non va più in chiesa, da un vicino curioso o da un malato che cerca conforto. Non si offende se viene messo da parte; resta lì, in attesa, come un piccolo missionario silenzioso.

La “Chiesa” che non ha mura

Anche il Beato Giacomo Alberione, che ha dedicato tutta la vita a questo, ci ha insegnato che la macchina da stampa e la libreria sono come un nuovo “pulpito”. Non si tratta di fare commercio, ma di predicare. Per lui, diffondere la Parola attraverso la carta stampata è come dare Dio alle anime.

E non dimentichiamo il coraggio di San Massimiliano Kolbe. In un’epoca di grandi errori, lui fondò una vera “Città dell’Immacolata” con rotative giganti. Diceva:

“Se non usiamo la stampa per il bene, saremo dei traditori della causa di Dio”.

Per lui, ogni copia di una rivista cattolica era un soldato di Maria inviato a portare luce nelle tenebre.

Cosa possiamo fare noi oggi?

Oggi siamo chiamati a non lasciare il campo libero a chi diffonde solo valori contrari al Vangelo. La stampa cattolica ha bisogno di “gambe”: le nostre.

Fare apostolato di stampa è semplice:

  1. Leggere per formarsi: non si può donare ciò che non si ha.
  2. Sostenere e diffondere: sostenere l’apostolato di stampa, regalare un libro, un opuscolo, un pieghevole che ci ha fatto bene o lasciarlo in una sala d’attesa.
  3. Condividere la Verità: In un’epoca di sovrabbondanza di informazione inutile e fuorviante dalle verità ultime che danno senso a tutta l’esistenza terrena, la stampa cattolica ci aiuta a guardare il mondo con gli occhi di Dio.

Conclusione

Come diceva il Concilio Vaticano II, è necessario che esista una stampa che informi e giudichi gli avvenimenti con “spirito cattolico”. Non è solo carta: è un pezzetto di cielo che entra nelle case degli uomini.

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Ciò che i Padri della Chiesa e sant’Alfonso Maria de’ Liguori hanno detto sull’abuso della Divina Misericordia

Introduzione

La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa insegnano con chiarezza che Dio è infinitamente misericordioso, ma anche infinitamente giusto. Quando la misericordia viene separata dalla conversione e dal timore di Dio, essa viene trasformata in una falsa sicurezza che conduce l’uomo alla rovina. Questo pericolo è stato denunciato con forza da Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo e, in epoca più recente, da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Sant’Agostino: la speranza che diventa presunzione

Sant’Agostino affronta il tema della praesumptio, ovvero la falsa speranza che induce a peccare confidando nel perdono futuro. Nel suo celebre Sermone 351, mette in guardia chi rimanda la penitenza:

“Non dire: la misericordia di Dio è grande, egli perdonerà la moltitudine dei miei peccati. […] Perché la sua misericordia e la sua ira sono vicine, e la sua collera si riversa sui peccatori.”
(Sermo 351, 5, 12; PL 39, 1542)

Egli ribadisce che la misericordia è un rifugio per chi fugge dal peccato, non un’autorizzazione a commetterlo:

“Guai a chi spera nella misericordia per peccare.”
(Enarrationes in Psalmos, Salmo 50, 14)

Infine, nel Sermone 87, pronuncia una delle sue massime più famose sul tempo della conversione:

“Dio ha promesso il perdono a chi si pente; non ha promesso il domani a chi pecca.”(Sermo 87, 11, 14)

San Giovanni Crisostomo: l’inganno della falsa pietà

San Giovanni Crisostomo, nelle sue omelie, sottolinea come l’idea di una misericordia che “scusa” il peccatore impenitente non venga da Dio, ma sia una strategia del male per rendere l’uomo audace nel vizio.

Nella sua Omelia 22 sul Vangelo di Matteo, spiega:

“Il diavolo ci promette la misericordia di Dio per farci peccare, e dopo il peccato ci mostra la sua giustizia per farci disperare” (In Matthaeum, Hom. 22, 1).

Inoltre, parlando della giustizia divina nelle Omelie ad populum Antiochenum, precisa che non si può guardare a un solo attributo di Dio ignorando l’altro:

“Non dire: Dio è buono, dunque non punirà. È buono, certo, ma è anche giusto; se non punisse, non sarebbe più giudice” (De Statuis ad populum Antiochenum, Hom. 3, 3).

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la sintesi pastorale

Sant’Alfonso raccoglie l’eredità dei Padri e la organizza in un sistema ascetico di rara efficacia, specialmente nella sua opera più diffusa, le Massime Eterne.

“Dice il peccatore: ‘Dio è di misericordia’. Rispondo: ‘Chi lo nega?’. Ma con tutto che Dio è misericordioso, quanti ogni giorno ne manda all’inferno! Dio è misericordioso, ma è ancora giusto” (Le Massime Eterne, Cap. VIII, 1).

Nel trattato Apparecchio alla morte, egli chiarisce che l’abuso della grazia è il peccato che più allontana dalla salvezza:

“Chi pecca confidando nella misericordia di Dio abusa della misericordia stessa, e chi offende la giustizia può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la misericordia, a chi ricorrerà?” (Apparecchio alla morte, Considerazione XVIII, 2).

Conclusione: L’ordine corretto della vita spirituale

L’insegnamento dei tre santi definisce un “ordine del tempo” fondamentale per il cristiano:

  1. Prima del peccato: deve regnare il timore della giustizia, per evitare la caduta.
  2. Dopo il peccato: deve regnare la speranza nella misericordia, per ottenere il perdono.

Come conclude Sant’Alfonso citando implicitamente Agostino: la misericordia è promessa a chi teme Dio, non a chi si serve di essa per disprezzarLo.

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Perché la Chiesa non accetta i Vangeli apocrifi ma, in qualche modo, li utilizza?

La questione dei Vangeli apocrifi è più complessa e affascinante di quanto possa sembrare a prima vista. Dire semplicemente che la Chiesa “non li accetta” rischia di essere riduttivo. In realtà, la Chiesa non li riconosce come testi ispirati da Dio per la fede pubblica e universale della Chiesa, ma non li ignora, né li considera automaticamente falsi o inutili.
Il termine apocrifo deriva dal greco apókryphos, che significa nascosto. Sotto l’etichetta di “apocrifi” non troviamo testi tutti uguali. Gli studiosi e la Chiesa li distinguono in base alla loro natura, origine e attendibilità.

Le principali categorie di Vangeli apocrifi

1. Apocrifi dell’Infanzia

Sono testi nati per colmare i “silenzi” dei Vangeli canonici sulla nascita e l’infanzia di Gesù e di Maria.
Spesso contengono elementi favolistici, simbolici o leggendari.
Esempi principali: Protovangelo di Giacomo, Vangelo dell’infanzia di Tommaso.
Da questi scritti derivano tradizioni molto amate, come: i nomi dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna)il bue e l’asinello nel presepe.

2. Apocrifi Gnostici

Questi testi presentano un Gesù diverso da quello dei Vangeli canonici:
non tanto il Figlio di Dio incarnato e sofferente, ma un maestro di conoscenze segrete riservate a pochi “iniziati”. Spesso negano la vera umanità di Cristo, minimizzano o rifiutano la sua sofferenza reale
Esempi: Vangelo di Tommaso (copto), Vangelo di Maria Maddalena, Vangelo di Giuda.

3. Apocrifi Giudeo-Cristiani

Sono testi molto vicini alla tradizione ebraica delle prime comunità cristiane.
Ci sono giunti solo in forma frammentaria, ma sono importanti per comprendere le origini del cristianesimo.
Esempi: Vangelo dei Nazarei, Vangelo degli Ebrei.

Perché la Chiesa non li ha inclusi nel Canone?

La Chiesa cattolica non ha escluso gli apocrifi per censura arbitraria, ma attraverso un lungo e rigoroso processo di discernimento, basato su tre criteri fondamentali:

  • Origine apostolica: Il testo doveva risalire agli Apostoli o ai loro diretti collaboratori. Gli apocrifi sono quasi sempre tardi (dal II secolo in poi), quando i testimoni diretti non erano più in vita.
  • Ortodossia (Regola della Fede): Il contenuto doveva essere coerente con l’insegnamento di Gesù trasmesso dalla Tradizione viva della Chiesa. Molti apocrifi contenevano dottrine incompatibili con la fede cristiana.
  • Uso liturgico universale: I testi canonici erano già letti nelle celebrazioni liturgiche delle comunità cristiane di tutto il mondo conosciuto. Gli apocrifi, invece, erano spesso limitati a gruppi ristretti o a correnti particolari.

Il valore degli apocrifi oggi

Pur non essendo “Parola di Dio”, gli apocrifi non sono inutili. Aiutano a comprendere cosa pensavano i cristiani dei primi secoli, quali domande e sfide teologiche affrontavano. Hanno plasmato profondamente l’immaginario cristiano, l’arte sacra, la pietà popolare. L’esempio del ramo (o bastone) fiorito di San Giuseppe è emblematico.
Questo episodio non si trova nei Vangeli canonici, ma proviene dal Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del II secolo.
Secondo questo racconto, per individuare lo sposo di Maria, i sacerdoti chiesero ai pretendenti di presentare un bastone: quello di Giuseppe fiorì miracolosamente, segno della scelta divina.
Questo simbolo è diventato così potente da entrare stabilmente:

  • nell’iconografia cristiana
  • nella scultura e pittura sacra
  • nella devozione popolare

Anche nell’opera mistica di Maria Valtorta, il prodigio del bastone fiorito viene narrato con grande ricchezza di dettagli, mostrando come questa tradizione abbia continuato a vivere nella spiritualità cristiana, pur restando fuori dal Canone biblico.

Conclusione

La Chiesa considera i Vangeli apocrifi testi umani, talvolta ricchi di intuizioni, poesia e tradizioni antiche, ma privi della garanzia divina necessaria per fondare la fede di tutti i credenti. Per questo non li accoglie nel Canone, ma li studia, li distingue e, quando opportuno, ne riconosce il valore culturale e spirituale.
Il ramo fiorito di San Giuseppe ne è un esempio perfetto: non dogma, ma simbolo vivo di una tradizione che ha parlato al cuore dei fedeli per secoli.

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Centenario dell’apparizione di Pontevedra a suor Lucia

“Il 10 dicembre 1925, la diciottenne Dolores (Lucia), che dal 25 ottobre era divenuta una postulante coadiutrice nel convento delle suore dorotee a Pontevedra, Galizia (Spagna), ebbe una nuova visione. La Santissima Vergine, apparendole nella sua stanza con Gesù bambino, le rivelò la nuova devozione al Cuore immacolato di Maria e le diede l’ordine di diffonderla” (Flaviano Patrizi, Cuore Immacolato di Maria. Storia del complesso fenomeno di Fatima. Antidoto contro la sua letteratura sensazionalistica e scandalistica, Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2025 p. 83).

Introduzione al docufilm

Per il centenario dell’apparizione di Pontevedra presentiamo il docufilm Fatima, l’ultimo mistero .
Al di là del titolo sensazionalistico, a cui molta letteratura fatimita ci ha purtroppo abituato, facendoci porre l’attenzione sull’inutile a scapito dell’utile dell’apparizione di Fatima, il docufilm è abbastanza accurato.
È un valido stimolo ad iniziare un serio approfondimento di questa importantissima apparizione . La sua conoscenza imprecisa, infatti, ci priva del supplemento di discernimento necessario per saper correttamente valutare i fenomeni mistici contemporanei, visto che quasi tutte le apparizioni contemporanee si rifanno a Fatima, ma solo quelle autentiche lo fanno in modo proprio. Chi, dunque, di Fatima  e della storia del XX secolo ha solo una conoscenza limitata si destina imprudentemente ad essere facile preda dei falsi profeti.

Approfondimento

Per continuare ad approfondire questa specifica apparizione del ciclo cordimariano fatimita metto a disposizione le pagine 83-89 del mio libro Cuore Immacolato di Maria. Storia del complesso fenomeno di Fatima. Antidoto contro la sua letteratura sensazionalistica e scandalistica (clicca sull’immagina qui a lato).

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La Confessione che ritorna: perché il sacramento più “dimenticato” parla profondamente all’uomo di oggi

Negli ultimi decenni la confessione è diventata uno dei sacramenti meno praticati, spesso percepito come superato, imbarazzante, o addirittura inutile. Eppure, proprio nell’epoca della solitudine digitale, dell’autoterapia e dell’ansia diffusa, la riconciliazione cattolica sta rivelando una sorprendente attualità. Ciò che sembrava fuori moda torna ad essere un punto di riferimento nella ricerca di autenticità, guarigione e misericordia.

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La carità di lucrare l’indulgenza giubilare per i purganti

Nella bolla di indizione dell’anno giubilare che stiamo vivendo (24 dicembre 2024 – 6 gennaio 2026) papa Francesco scriveva:

“l’indulgenza giubilare, in forza della preghiera, è destinata in modo particolare a quanti ci hanno preceduto, perché ottengano piena misericordia” (Spes non confundit, 22).

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Il valore della vita e la cultura dello scarto

La sfida del nostro tempo

Negli ultimi decenni il Magistero della Chiesa ha rivolto un’attenzione crescente al tema del valore della vita umana e alla denuncia di quelle dinamiche sociali che riducono la persona a strumento, merce, numero. Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium (Esortazione apostolica, 24 novembre 2013), parla apertamente di “cultura dello scarto”, una mentalità che emargina i più fragili e considera inutili coloro che non rientrano nei criteri di efficienza del mondo contemporaneo.

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La fede nell’epoca dell’indignazione

Viviamo in un tempo in cui l’indignazione è diventata un linguaggio universale. Ogni giorno, tra social network, notizie in tempo reale e discussioni pubbliche accese, siamo immersi in un flusso costante di stimoli emotivi che richiedono una presa di posizione immediata. Tutto sembra urgente, tutto sollecita un giudizio, tutto invita a reagire.

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Le emozioni che feriscono l’anima e invecchiano il cervello

Esistono emozioni capaci di consumare lentamente il cervello, facendolo invecchiare più di quanto non farebbe il semplice scorrere del tempo. Si insinuano dentro di noi senza rumore e non solo si posano sull’anima come una polvere sottile che ne altera la limpidezza, ma lasciano nel cervello un’impronta biologica1. Quando un’emozione negativa resta attiva troppo a lungo, il corpo entra in modalità allerta e rilascia cortisolo, l’ormone dello stress, che danneggia i neuroni e compromette memoria, concentrazione e apprendimento.

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Il destino eterno dei bambini innocenti in Maria Valtorta: tra Limbo e Paradiso

Il destino eterno dei bambini innocenti in Maria Valtorta: tra Limbo e Paradiso_HImmel edizioni

Molte volte vedo citato dai pro-vita cattòlici il seguente brano valtortiano, da loro riferito erroneamente ai feti abortiti e privi di battesimo:

Dice Gesù:
«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.

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Gv 6,53 e la salvezza dei non cattolici secondo l’esperienza di Gloria Polo

Il versetto di Giovanni in cui Gesù afferma:

«In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita» (Gv 6,53. Versione CEI 2008)

è uno dei passaggi più profondi e misteriosi del Vangelo. Mangiare e bere il Figlio dell’uomo significa certamente, come oggi si tende a sottolineare privilegiando una lettura figurata, accogliere la rivelazione del suo sacrificio e credere in lui; ma tale lettura figurata va intesa come complementare alla comprensione del significato reale e sacramentale, con cui l’intero capitolo sesto è stato letto lungo i secoli nella Chiesa cattolica e che resta il criterio normativo della Chiesa. Mangiare e bere il Figlio dell’uomo richiama dunque il dono dell’Eucaristia, il Corpo e il Sangue di Cristo come fonte di vita eterna. Da questa interpretazione nasce spontanea una domanda circa il ruolo della Chiesa nella salvezza dei non cattolici, coloro che non ricevono la Comunione eucaristica.

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«Il peccato offende Dio, ferisce l’anima e ci rende schiavi di satana»

In questa sintesi tratta dalla lettera di padre Pio a Raffaelina Cerase (vd. Epistolario, vol. III, p. 77) vediamo la forza della spiritualità di padre Pio: il peccato non è trattato come un concetto astratto, ma come un dramma reale che coinvolge Dio, l’anima e la lotta spirituale contro il maligno.

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Il Rosario secondo Fulton Sheen: la preghiera che unisce corpo, mente e spirito

Il venerabile vescovo cattolico statunitense Fulton J. Sheen dedica l’intero capitolo V, “The Rosary”, del suo libro The World’s First Love: Mary, Mother of God (McGraw-Hill 1952; Ignatius Press 1996), alla spiegazione profonda di questa preghiera tanto semplice quanto potente. Per Sheen, il Rosario non è una ripetizione meccanica di parole, ma un atto che coinvolge tutto l’essere umano: le dita scorrono i grani, la voce recita le Ave Maria e la mente contempla i misteri della vita di Cristo. Come scrive lo stesso autore:

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La pace di chi appartiene solo a Dio: una pagina dal diario di santa Faustina

Santa Faustina, nel 1934, riscrivendo per obbedienza le parti del suo diario che aveva bruciato, appunta un ricordo relativo ai giorni successivi il suo pronunciamento dei voti perpetui (1 maggio 1933):

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Sant’Alfonso Maria de Liguori e il cuore di Gesù

Il dottore della Chiesa sant’Alfonso Maria de Liguori scrisse spesso sul cuore di Gesù, soprattutto nelle Meditazioni sulla passione di Gesù Cristo. Leggiamo insieme tre citazioni tratte dal testo menzionato. In esse il cuore di Gesù è presentato come luogo dei suoi dolori interiori e del suo amore e troviamo un invito a ricambiare con amore, gratitudine e unione. Si noti che nel testo sant’Alfonso si rivolge a Gesù con il “Voi”.

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La Beata Vergine Maria accenna alla sua natività con la beata Edvige Carboni

«Sognai la S. Vergine. Si avvicinò dicendomi:
“Oggi, 8 Settembre, festa della mia nascita.
Figlia mia, confidate in me: tutte le grazie passano nelle mie mani. La giornata di oggi è la più odiata dal nemico infernale, perché colla mia nascita doveva venire la salvezza del genere umano. Giorno senza notte è il giorno della mia nascita! Ma il mondo poco o niente capisce tali misteri.
Te, assieme a Paola, pregate oggi molto molto; pregate per tutti quelli che non mi conoscono, oppure mi conoscono, ma non mi amano, anzi mi oltraggiano con le più orrende bestemmie”
»

(dal Diario spirituale della beata Edvige Carboni).

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Gloria Polo: invito alla costanza nella recita del Rosario per arginare il piano di Satana e dei suoi accoliti

Siccome sta girando un video su Youtube intitolato “MESSAGGIO URGENTE di Gloria Polo: PROFEZIA ATTACCO DEL MALIGNO durante l’anno santo 2025” mi vedo costretto a scrivere un chiarimento. Vi prego di divulgare quanto scrivo: Gloria mi ha fatto sapere che il video pubblicato sul canale Youtube “Cuore di Cristo Prayer” è una mistificazione di un suo audio-messaggio.

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Obbedire ai “veri” sacerdoti, pregare e soffrire per gli altri

La seguente riflessione mariana riguardante l’obbedienza da dare ai “veri” sacerdoti e la preghiera da offrire per gli altri è tratta dall’opera di Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato ed è posta a commento dell’episodio nel quale la neo-mamma Maria e san Giuseppe obbediscono con sacrificio al consiglio di non ritornare al loro paese natio Nazareth e di rimanere a Betlemme, consiglio datogli dal sacerdote Zaccaria, che era venuto a trovarli dalla sua città di Hebron, dopo aver avuto notizia della nascita di Gesù.
Maria Santissima, prendendo spunto dal consiglio di Zaccaria, consiglio fondato solo sul suo limitato buon senso umano per il quale era stato già punito dall’angelo dopo l’annuncio del concepimento di suo figlio Giovanni, dice a tutti noi:

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Padre pio e la Madonna di Pompei

Padre Pio, al sècolo Francesco Forgione1 è uno di quei santi che per tutta la vita, pur rimanendo quasi sempre nello stesso luogo, ha attirato a sé il mondo come il suo seràfico Padre San Francesco, con il suo volto fenomènico che manifestava il buòn paesano di orígini contadine, viso simpàtico, composto, sereno, ravvivato da due occhî dolci e profondi che tutti conquistàvano e spesso sconcertàvano. Lo sconcerto poi era moltiplicato delle sue mani stimmatizzate che egli copriva gelosamente.

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«Fratelli miei, vòglio mandarvi tutti in Paradiso». Il Perdono di Assisi

«Fratelli miei, vòglio mandarvi tutti in Paradiso». Cosí diceva il 2 agosto 1216 San Francesco a quanti èrano convenuti alla Porziúncola per il Perdono di Assisi. A distanza di otto sècoli da quel giorno, la tradizione dell’indulgenza, che dalla Basílica di Santa Maria degli Àngeli si estende a tutte le chiese parrocchiali e francescane, si ripete.

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Florinda Romano De Santis e il Volto Santo di Gesú

Florinda Romano De Santis nacque nel 1899 (l’atto di Battesimo riporta la data del 25 gennaio, ma altrove è indicata quella del 17) nel popolare Borgo Sant’Antonio Abate di Napoli, seconda figlia delle quattro nate dalla relazione tra Francesco Romano e Fortuna Dattilo, poi regolarizzata alla morte del marito di lei, affetto da una malattia mentale.

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Messaggî di Gesú sul suo Santo Volto alla veneràbile madre Maria Pia Mastena

Madre Maria Pia Mastena nacque a Bovolone (VR) il 7 dicembre 1881 da una famíglia in cui la devozione al Santo Volto aveva già una tradizione, tradotta in pràtiche religiose símili a quelle del Sacro Cuore di Gesú. La bambina, che allora si chiamava Teresa, iniziò fin d’allora l’esercizio della mortificazione e della contemplazione, tanto da anelare al martirio e a darsi penitenze cruente, per riparare le colpe degli altri e sue che vedeva riflesse nel Volto di Gesú, la cui immàgine pendeva da una parete della sua cameretta.

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Messaggî di Gesú sul suo Santo Volto alla serva di Dio Maria Concetta Pantusa

Accenni biogràfici

La serva di Dio Maria Concetta Pantusa (3 febb 1894 – 27 mar 1953) da fanciulla ebbe non poco a soffrire per il duro trattamento del padre, che la condusse con sé in Brasile dove si recava in cerca di lavoro. Qui Concetta andò sposa al giovane ferroviere Vito De Marco che morí nella guerra del 1915-’18.

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Alexandrina Maria da Costa apòstola dell’Eucaristia

La cooperatrice salesiana e apòstola dell’Eucaristia Alexandrina Maria da Costa (Balazar, 30 marzo 1904 – Balazar, 13 ottobre 1955), beatificata da Giovanni Pàolo II il 25 aprile 2004, rifulge tra i santi «che nell’Eucaristia hanno trovato l’alimento per il loro cammino di perfezione. ¡Quante volte essi hanno versato làcrime di commozione nell’esperienza di cosí  grande mistero ed hanno vissuto indicíbili ore di giòia “sponsale” davanti al Sacramento dell’altare!» (Mane nobiscum 13).

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La “Ora della Desolata” dettata da Maria Santíssima a Maria Valtorta

Per chi non conoscesse questa pia devozione dell’Ora della Desolata, consíglio di iniziare la lettura dall’Introduzione. A premessa vorrei solo aggiúngere che la meditazione (fondata sui nostri pensieri o su quelli presi in prèstito dallo scritto di un autore), costituendo la fase iniziale della preghiera, la fonte da cui quest’última dovrebbe sgorgare, è già preghiera anche quando non è ancora diàlogo diretto con Dio. La pràtica della meditazione ci insegna che pregare è prima di tutto e soprattutto ascoltare. Solo cosí impariamo a chièdere in preghiera ciò che non potrà mai èsserci rifiutato.

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Offerta delle pròprie sofferenze per i purganti

Dice Gesú:

Il venerdí sia per coloro che vívono la loro crocifissione spirituale nel Purgatòrio cercando Dio e non potèndolo ancora avere.

Tu sai, come Io so, cosa vòglia dire sentirsi separati da Dio[1]. Io so, tu non sai, il giúbilo che rapí in un túrbine di amore i giusti quando lo apparii un lontano venerdí[2] e dissi: “L’attesa è finita. Venite a possedere Iddio”.

Perché ogni venerdí i miei àngeli pòssano dire a molti spíriti purganti questa parola, soffri e offri ogni venerdí. I beati sono le gemme nate dal Sàngue che ho sparso sino all’estrema stilla il venerdí di Parasceve pasquale. Aprire ad un’ànima il Regno e introdurla nella beatitúdine è rèndermi ciò che è mio. Giustízia dunque e amore per Me.

Brano tratto da Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29.5, CEC, Isola del Liri, p. 394-395.


Note

[1] Per la scrittrice: a partire dal 9 aprile, p. 320ss. Per Gesú: Matteo 27,46; Marco 15,34.

[2] Quello della morte e discesa agli ínferi di Gesú.

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Offerta delle pròprie sofferenze per il sacerdòzio

Dice Gesú:

La doménica, il lunedÍ e martedÍ (offri le tue sofferenze) per il Sacerdòzio. Nel Sacerdòzio includo tutti i consacrati di ogni gènere e categoria. ¿Perché tre giorni per loro soli? Perché, per il bisogno che ne hanno, non basterébbero tutti e sette.

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Offerta delle pròprie sofferenze per i peccatori

Dice Gesú:

Il sàbato è il giorno della Mamma, ed Ella ti ha già chiesto di soffrire per i peccatori. Sia dunque ogni tuo sàbato un fàscio di spine che ti serri sul cuore perché s’infiori di rose da offrire a Maria. Ogni peccatore che torna a Dio è una rosa che tu deponi ai piedi della Madre, una rosa con cui Ella si deterge il pianto che le sgorga dal cíglio da quando la feci Madre dell’umàn gènere così a Me nemico.

E per, te? La settimana è finita e il píccolo Giovanni non ha avuto un’ora di libertà per pensare a sé.
A te ci penso lo. Io e la Mamma. E mentre tu fai quello che puoi, come puoi, malamente nonostante il tuo buòn volere, Io e la Mamma facciamo per te, come Noi sappiamo. Se tu logorassi la vista, le labbra, le ginòcchia e il cuore a pregare, a lavorare per te, non ti faresti che uno stràccio di veste rispetto a quella regale che ti tesse Maria e che il tuo Gesú fa di porpora nel suo sàngue; perché ti amiamo e vediamo che ci ami.

Brano tratto da Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29.5, CEV, Isola del Liri, p. 394-395.

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Introduzione alla passione e morte di Gesú

Dice Gesù:
«Ed ora vieni. Per quanto tu sia questa sera come uno prossimo a spirare, vieni, ché Io ti conduca verso le mie sofferenze. Lungo sarà il cammino che dovremo fare insieme, perché nessun dolore mi fu risparmiato. Non dolore della carne, non della mente, non del cuore, non dello spirito. Tutti li ho assaggiati, di tutti mi sono nutrito, di tutti dissetato, fino a morirne.

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Benevento terra di streghe e di santi

Benevento fu terra di streghe

La leggenda delle streghe si diffuse nel capoluogo sannita durante il regno del Duca longobardo Romualdo negli anni 680-683, quando l’imperatore bizantino Costante teneva in assèdio la città. La saga, antica per tradizione, fu recepita dal pòpolo che, suggestionato, credeva nel suo potere màgico. Romualdo, preoccupato della situazione che peggiorava dràmmaticaménte in città, si consultò con il prete Barbato e questi, di caràttere risoluto, dialogò con Costante che desistette dal suo progetto di conquista, ma pretese che Romualdo e il suo pòpolo si convertíssero al cristianésimo. I longobardi si convertírono. Barbato fu acclamato véscovo di Benevento. Il nuovo Pastore sconfessò ogni forma di superstizione spécie quella degli àlberi ai quali i longobardi appendévano pelli di animali sacrificati, abbattendo l’àlbero sacrílego prescelto come símbolo del culto idolàtrico: il noce.

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Crocifissione e morte di Gesú

Lettura drammatizzata tratta da Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, vol. X, cap. 609, CEV, Isola del Liri, 2000.
Colonna sonora: John Debney, Lisa Gerrard, Rachel Portman, Gingger Shankar, The passion of the Christ.

Per ascoltare la lettura drammatizzata, clicca sul símbolo bianco del play, posto in basso a destra nel riquadro soprastante.

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Gesú: Riflessioni sulla Passione di Gesú e di Maria e sulla con-passione di Giovanni

Dice Gesù[1]:

«Tu lo hai visto quanto costi essere Salvatori. Lo hai visto in Me ed in Maria. Le nostre torture le hai tutte conosciute ed hai visto con che generosità, con che eroismo, con che pazienza, con che mitezza, con che costanza, con che fortezza le abbiamo subite per la carità di salvarvi.

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Come ottenere il perdono di Dio?

La risposta alla domanda Come ottenere il perdono di Dio? ce la offre il capitolo 28 del libro biblico sapienziale del Siracide. L’autore biblico si rivolge ad un popolo che ancora non ha ricevuto il sacramento della riconciliazione, ma la sua risposta è validissima anche per noi cristiani perché ci indica la necessaria disposizione per ricevere il perdono sacramentale. Continua a leggere Come ottenere il perdono di Dio?

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Sui messaggi apparentemente cristiani corredati da presunte promesse divine

Chiunque utilizzi uno smartphone per comunicare tramite sms, Wathsapp o qualsiasi social network ha ricevuto almeno una volta uno di quegli innumerevoli messaggi apparentemente cristiani corredati da presunte promesse divine che circolano in rete. Poiché tali messaggi purtroppo mischiano pericolosamente verità e menzogna, desidero ad essi dedicare una breve riflessione.

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L’effetto della benedizione sacerdotale

Gesù parlò dell’effetto della benedizione sacerdotale alla stigmatizzata cattolica tedesca Teresa Neumann (Konnersreuth, 8 aprile 1898 – Konnersreuth, 18 settembre 1962), donna da Lui già scelta per essere testimone vivente del sacramento eucaristico. Teresa, infatti, per 36 anni si cibò unicamente dell’Eucaristia quotidiana. Continua a leggere L’effetto della benedizione sacerdotale

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Gesù e Maria ci offrono una meditazione per il Natale

In preparazione al prossimo Santo Natale vi segnalo due messaggi che la mistica cattolica Maria Valtorta ricevette il 25 dicembre 1946. Nel primo Gesù ci parla della semplicità e nel secondo la Vergine Maria ci insegna cosa è necessario perché in noi viva Cristo come in lei. La lettura ci aiuta a saper ben valutare le intenzioni di fondo che animano le nostre azioni e se stiamo camminando verso la vera luce. Continua a leggere Gesù e Maria ci offrono una meditazione per il Natale

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Lettera di Dio agli sposi

Il progetto originario di Dio sugli sposi è stupendo. Per tutti coloro che hanno ricevuto la chiamata al matrimonio, Dio da tutta l’eternità ha pensato un essere simile, di sesso opposto che fosse “carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen 2,23)  da  affidarci e al quale affidarci. Ha progettato una comunione di amore che potrebbe essere immagine della Santissima Trinità (cfr. Ef 5, 20-33), la quale è infinito amore reciproco, traboccante di gioiosa fecondità. Ho scritto “potrebbe”, perché il condizionale è d’obbligo visto che Continua a leggere Lettera di Dio agli sposi

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Nuova versione del Padre nostro: un’alterazione delle parole di Gesù?

Come tutti sapranno, la Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) ha sottoposto alla Santa Sede il testo della nuova edizione del Messale Romano per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del “Padre Nostro” e del “Gloria”.

In particolare, a mutare sarà la formula del Padre nostro “e non indurci in tentazione”, che sarà sostituita da “e non abbandonarci alla tentazione” e nel Gloria si passerà dalla formula “pace in terra agli uomini di buona volontà” a “pace in terra agli uomini amati dal Signore”.

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La devozione al Santo Volto e i suoi frutti

L’apòstola della devozione al Santo Volto, la beata madre Maria Pierina (Giuseppa Maria) De Micheli, religiosa della Congregazione delle figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, ebbe il privilegio di ricevere dei messaggi da Gesù e dalla Madonna. Da persona diligente e altruista appuntava nel suo diario le sue esperienze mistiche. Sotto la data del 31 maggio 1938 scrisse:

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La grande promessa del Sacro Cuore di Gesù

Breve storia del culto al Sacro Cuore

Il culto al Sacro Cuore di Gesù si può dire che segni il suo inizio il giorno del Venerdì Santo. Gesù, in quel giorno solenne, manifesta il suo Cuore e l’offre come oggetto di culto alle anime buone.

È vero che la Santa Chiesa, nei primi secoli, non ha avuto un culto diretto al Sacro Cuore di Gesù, un culto liturgico, ma essa ha ricordato sempre l’amore infinito del Salvatore che è, poi, l’oggetto principale del culto liturgico, sorto più tardi. Continua a leggere La grande promessa del Sacro Cuore di Gesù

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Ejercisios espirituales por la Pentecostés dictados por Jesús a santa Faustina Kowalska

En vista de la fiesta liturgica de Pentecostés proponemos los ejercisios espirituale de tre dias que Hesús dictó a santa Faustina Kowalska apóstol de la Divina Misericordia, en preparación para el Pentecostés del 5 de junio de 1938. Cuando la santa transcribió bajo la fecha del 2 de junio de 1938 éstos Ejercicios espirituales, se encontraba hospitalizada desde unos seis meses en el sanatorio Pradnik, cerca de Cracovia, para curarse de la tuberculosis. Así lo señaló en su diario: “Bajo la dirección del Maestro, Jesús.  Él Mismo me ordenó hacer estos ejercicios espirituales y Él Mismo estableció los días para hacerlos, es decir tres días antes de la venida del Espíritu Santo y Él Mismo los dirigió “. Continua a leggere Ejercisios espirituales por la Pentecostés dictados por Jesús a santa Faustina Kowalska
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Gesù: è necessario evangelizzare diffondendo i libri cristiani

Nella sua ultima cena, Gesù disse ai suoi apostoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,12-15). Continua a leggere Gesù: è necessario evangelizzare diffondendo i libri cristiani
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Esercizi spirituali per la Pentecoste dettati da Gesù a santa Faustina Kowalska

In vista della festa liturgica di Pentecoste proponiamo gli esercizi spirituali di tre giorni che Gesù dettò  a santa Faustina Kowalska, l’apostolo della Divina Misericordia, per prepararla alla Pentecoste del 5 giugno 1938. Quando la santa trascrisse sotto la data del 2 giugno 1938 questi esercizi spirituali, si trovava ricoverata già da circa sei mesi presso il sanatorio di Pradnik, vicino a Cracovia, per curarsi dalla tubercolosi. Continua a leggere Esercizi spirituali per la Pentecoste dettati da Gesù a santa Faustina Kowalska
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DALLA MAGIA A GESÙ. Testimonianza di Franco Antonelli

Il 19 maggio 2018, presso la parrocchia di San Biagio a Montecatone (BO), avrò il piacere di accompagnare il signor Franco Antonelli che, accogliendo l’invito rivoltogli dal GRIS della diocesi di Imola nella persona di don Fabio Arlati, darà la sua prima testimonianza orale pubblica intitolata: “Dalla magia a Gesù”.

Avendo scritto la sua biografia ( “Verso il mio splendore. Biografia di Franco Antonelli: un’autentica liberazione dal maleficio”), conosco molto bene Franco Antonelli e la sua timidezza. Questo tratto della sua personalità ha così inciso nel suo carattere da indurlo a tacere la sua vicenda per lunghissimi anni persino con i suoi famigliari. So perciò quanto gli costi esporsi pubblicamente. Mi rallegro, perciò, di questa sua scelta che esprime il lavorio della sua volontà nell’assecondare la grazia divina che lo sprona a vincersi per essere di aiuto a qualcuno. Continua a leggere DALLA MAGIA A GESÙ. Testimonianza di Franco Antonelli

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Perché 13 milioni di italiani cadono vittima della magia?

Un tempo, nel tracciare l’identikit della persona che cadeva vittima di culti e spiritualità magiche, si tendeva a caratterizzarla come tendenzialmente ignorante o comunque di bassa cultura. Siccome la magia e l’occultismo erano considerate frutto di superstizione ― intesa questa nell’accezione di atteggiamento irrazionale dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce erroneamente a cause occulte o a influenze soprannaturali alcuni avvenimenti, per lo più negativi, che in realtà hanno semplici cause naturali ―, pareva logico pensare che solo i sempliciotti e gli ignoranti vi cadevano. Nulla di più lontano dalla realtà. Basti pensare che è proprio durante l’Illuminismo, la cosiddetta “Età della ragione”,  che «diventa pratica diffusa l’occultismo, e nascono società legate all’esoterismo. Quegli stessi pensatori che di giorno predicavano la razionalità, di sera si dedicavano a pratiche oscure»[1]. In Italia sono circa 13 milioni i cittadini italiani che ogni anno almeno una volta si rivolgono a maghi, astrologi, cartomanti e veggenti[2]. Continua a leggere Perché 13 milioni di italiani cadono vittima della magia?
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Nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno

Il 18 marzo 2018 la veggente Mirjana ha reso pubblico il presunto messaggio della Vergine Maria dai lei ricevuto. In esso vi è una frase che per alcuni è sembrata scorretta. È la seguente:  “Sappiate che nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno”. In realtà è una frase corretta e ben lo sanno tutti coloro che, ricordandosi cosa Gesù disse nell’ultima cena, sanno anche cosa significhi appartenere a Dio, e cioè: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Giovanni 15,14).

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L’Ora santa di Gesù: IV. “Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”

«“Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”[1].

Io scendo in voi e mi faccio cibo vostro. Ma, come Centro che Io sono, a Me vi aspiro. “Voi vi nutrite di Me, ma con più ragione Io mi nutro di voi. Le due fami sono insaziabili e continue. La vite nutre i suoi polloni. Ma sono i polloni che fanno la vite. L’acqua nutre i mari, ma sono i mari che nutrono l’acqua, risalendo in evaporazione per scendere di nuovo. Perciò voi dovete rimanere in Me come Io in voi. Divisi, non Io, ma voi morreste.

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L’Ora santa di Gesù: III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”

«“Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”[1].

Dalla cuna alla croce. Da Betlem al monte Oliveto, vi ho amati.
Il freddo e la miseria della prima mia notte nel mondo non mi ha impedito di amarvi collo spirito mio e, annichilendo Me stesso sino a non poter dirvi, Io Verbo: “Vi amo”, vi ho detto quelle parole con lo spirito mio, inscindibile da quello del Padre e con Esso operante in una attività inesausta.

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L’Ora santa di Gesù: II. “Uno di voi mi tra dirà”

« “Uno di voi mi tradirà”[1].

Uno di voi! Sì, nella proporzione di uno a dodici, uno di voi mi tradisce.
Ogni tradimento è più penoso di una lanciata. Guardate l’Umanità del vostro Redentore. Dalla testa ai piedi è tutta una ferita. La flagellazione fa inorridire chi la medita e agonizzare chi la prova. Ma fu strazio di un’ora. Voi che mi tradite mi flagellate il Cuore. Sono secoli che lo fate.

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L’Ora santa di Gesù: I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”

Introduzione

L’Ora santa ha sempre avuto una grande importanza nella devozione cattolica al Cuore di Gesù. Il papa Pio XI l’ha lodata e raccomandata nella Enciclica “Miserentissimus Redemptor”.

Origine dell’Ora santa

L’origine di questa pratica è dovuta a Gesù stesso che, apparendo nella cosiddetta terza apparizione del 1674, domandò a santa Margherita Maria Alacoque di partecipare, tutte le notti tra il giovedì e il venerdì dalle 23 alle 24, alla sua agonia nell’orto degli ulivi. Lo scopo di tale pratica espresso da Gesù è: placare l’ira di Dio, implorare misericordia per i peccatori e consolare lui nel dolore provato per l’abbandono dei discepoli.

L’Ora santa di Gesù dettata a Maria Valtorta

Due giorni prima della festa del Sacro Cuore di Gesù, il 14 giugno 1944, la mistica cattolica Maria Valtorta scrisse una bellissima meditazione da utilizzare per questa pia pratica. Consideriamo che all’epoca della sua stesura l’Italia era coinvolta nel secondo conflitto mondiale. Maria Valtorta si trovava sfollata nel comune toscano di sant’Andrea in Compito (LU). La sua psiche, già fortemente provata da una malattia fisica invalidante che la inchiodava al letto ormai da anni, era ulteriormente gravata non solo dai disagi dello sfollamento, ma ancor più dall’accesissimo dolore mistico della “notte dello spirito”, che si protrarrà per giunta anche dopo la stesura della meditazione. Sono del parere che lo stato spirituale e psicologico nel quale Maria versava non le permetteva di partorire le sublimi pagine spirituali della meditazione. Come allora ha potuto scriverle?
Studiando l’opera valtortiana, mi sono persuaso dell’origine soprannaturale degli scritti, condividendo il parere positivo che su di essi aveva il famoso biblista cattolico e beato padre Gabriele Maria Allegra (ofm).

Mi rendo conto che alcuni non riescono a trovarsi d’accordo con il mio giudizio, ma è bene che questi si rendano conto che la diatriba sull’origine degli scritti valtortiani in alcun modo può influire sulla qualità teologica degli scritti medesimi. Essi risultano essere conformi alla fede e alla molare della Chiesa Cattolica e tale conformità rimane, infatti, invariata nonostante li si considerino frutto dell’eccezionale capacità naturale dell’autrice o dono soprannaturale sotto forma di ispirazione o dettatura divina.
L’Ora Santa riportata ne “I Quaderni del 1944” di Maria Valtorta, come tutti gli scritti valtortiani, oltre ad essere conforme alla morale e alla fede della Chiesa Cattolica, esprime in un linguaggio comprensibile ai più e mai sdolcinato una pregnanza spirituale e teologica eccezionale, capace di delineare esaurientemente il compito della grazia divina  e quello della volontà umana ai fini della salvezza eterna. E in questo tempo in cui si è pastoralmente sbilanciati sull’accentuazione del lavoro della  grazia divina in noi a discapito della necessaria corrispondenza della volontà umana alla grazia divina, a causa del fatto che troppi pastori sono vittima della soteriologia luterana, è veramente necessaria questa delineatura. Per queste ragioni  offro l’ Ora santa di Gesù alla lettura di chi crede nell’origine soprannaturale degli scritti valtortiani e di chi li considera frutto della capacità eccezionale dell’autrice.
Dividerò la meditazione in quattro puntate, tante quante sono le parti in cui Gesù stesso l’ha suddivisa:
I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”.
II. “Uno di voi Mi tradirà”.
III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”.
IV. “Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”.

I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”

« “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”[1].

Anima che amo, e voi tutti che amo, udite. Io sono che vi parlo, perché voglio passare con voi quest’ora.

Io, Gesù, non vi allontano dal mio altare anche se ad esso venite con l’anima lesa da piaghe e malattie o avvolta in liane di passioni che vi mortificano nella vostra libertà spirituale, dandovi legati in potere della carne e del suo re: Lucifero.

Io sono sempre Gesù, il Rabbi di Galilea, quello che i lebbrosi, i paralitici, i ciechi, gli ossessi, gli epilettici chiamavano a gran voce dicendo: “Figlio di Davide, abbi pietà di me”[2]. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che tende la mano a colui che affoga e gli dice: “Perché dubiti di Me?”[3]. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che dice ai morti: “Alzati e vivi. Lo voglio. Esci dal tuo sonno di morte, dal tuo sepolcro, e cammina”[4] e vi rendo a chi vi ama.

E chi vi ama, o miei diletti? Chi vi ama di amore vero, non egoista, non mutabile? Chi vi ama di un amore non interessato, non avaro, ma unica sua mèta è quella di darvi ciò che per voi ha accumulato e dirvi: “Prendi. È tutto tuo. Tutto questo l’ho fatto per te, perché sia tuo e tu ne goda”? Chi? L’eterno Dio. Ed Io a Lui vi rendo. A Lui che vi ama.

Io non vi allontano dal mio altare. Perché quell’altare è la mia cattedra, è il mio trono, è la dimora del Medico che guarisce ogni male. Da qui Io vi insegno ad avere fede. Da qui, Re di Vita, vi dono la Vita. Da qui mi curvo sulle vostre malattie e le risano con l’alito del mio amore. Faccio più ancora, o figli. Scendo da questo altare e vi vengo incontro. Eccomi che mi faccio alla soglia di queste mie case dove troppo pochi entrano e in meno ancora vi entrano con fede sicura. Eccomi che, figura di pace, mi affaccio sulle vostre vie dove passate accasciati, avvelenati, arsi dal dolore, dall’interesse, dall’odio. Ecco che vi tendo le mani, perché vi vedo vacillare stanchi sotto il peso di macigni che vi siete imposti e che hanno preso il posto di quella croce che lo vi avevo data in mano per ché vi fosse sostegno come lo è il bordone per il pellegrino. Ecco che vi dico: “Entra. Riposa. Bevi”, perché vi vedo esausti, assetati.

Ma voi non mi vedete. Mi passate accosto, mi urtate, talora per malanimo, talora per offuscamento di vista spirituale, mi guardate delle volte. Ma sapete di esser sozzi e non osate accostarvi al mio candore di Ostia divina. Ma questo Candore vi sa compatire. Conoscetemi, uomini, che di Me diffidate perché non mi conoscete.

Udite. Io ho voluto la sciare la Libertà e la Purezza che sono l’atmosfera del Cielo e scendere in questo vostro carcere, in quest’aria impura, per aiutarvi, perché vi amo. Più ancora ho fatto: mi sono privato della mia libertà di Dio e mi sono reso schiavo di una carne, l’Infinità serrata in un pugno di muscoli e ossa, soggetta a sentire le voci di questa carne a cui è pena il freddo e il sole, la fame, la sete, la fatica. Tutto potevo ignorare. Ho voluto conoscere le torture dell’uomo decaduto dal trono di innocente per amarvi di più.

Non mi è bastato ancora. Ho voluto – poiché per compatire bisogna patire ciò che patisce chi si compatisce – ho voluto sentire l’assalto di tutti i sentimenti per sentire le vostre lotte, per capire quale astuta tirannide vi pone nel sangue Satana, per comprendere come è facile rimanere ipnotizzati dal Serpente se si abbassano un solo momento gli occhi sul suo sguardo fascinatore, dimenticando di vivere nella luce. Perché nella luce non vive il serpe. Va nei recessi ombrosi che paiono riposanti e sono unicamente insidiosi. Per voi queste ombre hanno nome: donna, denaro, potere, egoismo, senso, ambizione. Vi eclissano la Luce che è Dio. In mezzo ad esse è il Serpente: Satana. Pare un monile. È la corda per il vostro strangolamento. Ho voluto conoscere ciò perché vi amo.

Non mi è bastato ancora. A Me sarebbe bastato. Ma la Giustizia del Padre poteva dire alla sua Carne: “Tu hai trionfato dell’insidia. L’uomo-carne come Te ora, non sa trionfare, e perciò sia punito perché Io non posso perdonare a chi è sozzo”. Ho preso su Me le vostre sozzure. Quelle passate, quelle del momento e quelle future. Tutte. Più di Giobbe[5] immerso in un letamaio putrido per fare velo alle sue piaghe Io fui, quando sommerso dal peccato di tutto un mondo non osavo neppur più alzare gli occhi a cercare il Cielo, e gemevo sentendo pesare su Me il corruccio del Padre accumulato da secoli, cosciente delle colpe avvenire. Un diluvio di colpe sulla Terra, dalla sua alba alla sua notte. Un diluvio di maledizioni sul Colpevole. Sull’Ostia del Peccato.

O uomini! Più innocente di un pargolo che la madre bacia al ritorno dal suo battesimo Io ero. E di Me inorridì l’Altissimo perché ero il Peccato, avendo preso su Me tutto il peccato del mondo. Ho sudato di ribrezzo. Sangue ho sudato per il ribrezzo di questa lebbra su Me che ero l’Innocente. Il sangue m’ha rotto le vene nello schifo di questo fetido stagno in cui ero sommerso. E a compiere questa tortura, a spremere dal cuore il mio sangue, si è unito l’amaro di esser maledetto, perché non ero in quell’ora il Verbo di Dio: ero l’Uomo. L’Uomo. Il Colpevole.

Posso, Io che ho provato, non comprendere il vostro avvilimento e non amarvi perché siete avviliti? Vi amo per questo. Non ho che ricordare quell’ora per amarvi e chiamarvi: “Fratelli!”. Ma chiamarvi così non basta perché il Padre vi possa chiamare: “Figli”. Ed Io voglio che così vi chiami. Che fratello sarei se non vi volessi meco nella Casa paterna?

Ecco allora che vi dico: “Venite, che Io vi lavi”. Nessuno è tanto lurido che il mio lavacro non lo de terga. Nessuno è tanto puro da non aver bisogno del mio bagno. Venite. Non è acqua questa. Vi sono fonti di miracolo che sanano le piaghe e i morbi della carne. Ma questa è più di esse. Questa fonte sgorga dal mio petto.

Ecco il Cuore squarciato da cui zampilla l’acqua che lava. Il mio Sangue è la più limpida acqua che sia nel creato. In esso si annullano infermità e imperfezioni. E bianca e integra torna la vostra anima, degna del Regno.

Venite. Lasciate che Io vi dica: “Io ti assolvo!”. Apri temi il vostro cuore. In esso sono le radici dei vostri mali. Lasciate che lo entri. Lasciate che Io sleghi le vostre bende. Vi fanno ribrezzo le vostre piaghe? Viste alla mia luce vi appaiono qual sono: brulicanti di vermi schifosi. Non le guardate. Guardate le mie. Lasciatemi fare. Ho mano leggera. Non sentirete che una carezza… e tutto sarà guarito. Non sentirete che un bacio e una lacrima. E tutto sarà mondato.

O come belli sarete, allora, intorno al mio altare! Angeli fra gli angeli del Ciborio. E grande gioia ne avrà il mio Cuore. Perché sono il Salvatore e non disprezzo nessuno. Ma sono anche l’Agnello che si pasce fra i gigli, e d’esser circondato di candore mi beo perché per farvi candidi ho preso vita e ho dato vita.

O come vedo sorridervi il Padre e sfolgorarvi dei suoi fulgori l’Amore, perché non siete più macchiati di peccato!

Venite alla fonte del Salvatore. Il mio Sangue scenda sull’animo contrito e una voce, in cui è la mia, dica: “Io ti assolvo nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo”.

[Continua…]

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Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio
(San Giovanni Bosco)

Note

[1] Giovanni 13,8.

[2] Per esempio: Matteo 15,22; Marco 10,47.

[3] Matteo 14,31.

[4] Marco 5,41; Luca 7,14; 8,54; Giovanni 11,43.

[5] Giobbe 2,8.

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RILIEVI SULLA FEDE DEI MAGI

Presentiamo un brano stupendo, tratto da L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, in cui ci vengono offerti dei rilievi sulla fede dei Magi. Vale veramente la pena leggerlo fino in fondo per assimilare quell’insegnamento morale che solo Gesù sa così sapientemente trarre dalla vicenda dei Magi. Continua a leggere RILIEVI SULLA FEDE DEI MAGI
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DIO PADRE: “VORRESTE SOLO PAROLE DI MISERICORDIA”

Se il titolo del presente articolo per molti risulterà tagliente, aspettate di leggere l’articolo, che lo è ancor di più. Ma attenti: è sì tagliente, ma solo come lo è il bisturi, che il chirurgo utilizza per asportare il tumore. Il chirurgo qui è Dio Padre. Le sue parole di fuoco furono consegnate alla mistica cattolica Maria Valtorta della cui opera il beato Gabriele Maria Allegra, esegeta biblico, disse: “… capolavoro della letteratura religiosa italiana e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale”. Continua a leggere DIO PADRE: “VORRESTE SOLO PAROLE DI MISERICORDIA”
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PERCHÉ VISITARE GESÙ NEL TABERNACOLO?

«Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze, ecc. ecc. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o a una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: “Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel tabernacolo” e tutta la famiglia viene a conversare con me, a sedersi di fronte a me e a parlarmi, raccontandomi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, i problemi, le difficoltà e chiedendomi ciò di cui hanno bisogno. Farmi partecipe delle loro faccende. Quante volte? Io so tutto, leggo anche nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come con uno della famiglia, come con l’amico più intimo. Quante grazie perde l’uomo perché non mi dà un posto nella sua vita».

( Tratto da “ Per riscoprire la Santa Messa” distribuito da Himmel Associazione).

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FERMATI! PERCHÈ CORRI? NON SAI CHE IL CIELO È IN TE?

Ferma la frenesia e l’agitazione!  prenditi tempo ed ascolta: non c’è azione più fruttuosa di quella abbandonata all’Onnipotenza di Dio. Le seguenti parole consegnate da Gesù a don Dolindo Ruotolo, contenute nell’opuscolo “Sulla fiducia in Dio”,  ti indicheranno il segreto per ritrovare la pace:

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IL CULTO DEL SILENZIO

Abbiamo tutti bisogno di silenzio. Specialmente noi cristiani perché, per comprendere le parole di Gesù e la sua persona – condizione necessaria per essere cristiani -, è necessario ascoltare il suo silenzio e conoscerlo attraverso di esso. Ma che significa questa enigmatica frase? La risposta ce la offre il papa emerito Benedetto XVI: Continua a leggere IL CULTO DEL SILENZIO

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APPRENDISTI DELL’AMORE: TE VERAMENTE FELICE

Ritroviamo il meraviglioso stupore dell’incontro con Dio. Il cammino dell’Avvento appena iniziato riapre i nostri occhi assopiti sulla gratuità dell’amore di Dio. Quale dono più grande della Santa Messa in cui la Trinità chiede ospitalità nei nostri poveri cuori? L’abitudine, l’incoscienza rischia di disperdere il tesoro che ci è affidato, lasciamoci accompagnare dalle parole della mistica cattolica Catalina Rivas che ci racconta una sua personale esperienza nella quale la Madonna le ha insegnato il vero significato della Santa Messa e il giusto modo di partecipare ad essa. Continua a leggere APPRENDISTI DELL’AMORE: TE VERAMENTE FELICE

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Sulla fiducia in Dio

Introduzione

Il sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo nella sua autobiografia intitolata Fui chiamato don Dolindo… che significa dolore inserisce un brano che pare essere una locuzione interiore ricevuta da Gesù. Il suo contenuto concerne la natura e la potenzialità della vera fiducia in Dio che Gesù vuole in ogni suo discepolo.

Messaggio

Gesù all’anima – «Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: “pensaci tu”.

È contro l’abbandono – essenzialmente contro – la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. È come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro per il mio amore che dicendomi con queste disposizioni: “pensaci tu”, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l’anima tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali si volge a me, mi guarda e dicendomi: “pensaci tu”chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno. Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura ma che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “Sia santificato il tuo nome”cioè: sii glorificato in questa mia necessità”“venga il tuo regno”cioè: “tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo”“sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”, cioè: disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale”.

Se mi dite davvero: “sia fatta la tua volontà”che è lo stesso che dire: “pensaci tu”io intervengo con tutta la mia onnipotenza, risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: “Sia fatta la tua volontà”… “pensaci tu”Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere ma chiudi gli occhi e dì: “Pensaci tu”Ti dico che io ci penso e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. È questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come desidero da voi questo abbandono per beneficarvi e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me e del nessun pensiero di voi, io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà; se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio. Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell’anima chiusi: “Gesù, pensaci tu” e distráiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fà così per tutte le tue necessità, fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore ed io ci penserò, te lo assicuro.

Pregate sempre con questa disposizione di abbandono e ne avrete grande pace e grande frutto. Anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore… che importa la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e dì con tutta l’anima: “Gesù pensaci tu”Non temere, ci penserò, e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono; ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa: “O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!”».

Pieghevole per l’apostolato di stampa

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(San Giovanni Bosco)

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L’arte del soffrire

Siamo felici di presentare il nuovo video integrale di Flaviano Patrizi: “L’arte del soffrire”. L’autore, ben lungi da volere fare un inno al masochismo, affronta il problema della sofferenza inevitabile raccontando una squarcio della propria vita e di quella di suo padre, malato di SLA. È una testimonianza molto commovente. Sarà utili a tutti: non solo a coloro che, non cristiani, sono influenzati da quella parte della cultura che erroneamente considera l’accettazione della sofferenza (la croce) “una stoltezza” (cfr. 1Cor 17,23), ma anche a tanti cristiani che indotti da una pseudo spiritualità del comfort  rifiutano  le sofferenze della vita e dimenticano che Gesù disse:

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Le promesse di Gesù agli adoratori del Santissimo Sacramento

Dagli scritti di Catalina Rivas:

Gesù mi disse:
“Io prometto all’Anima che, con frequenza, viene a visitarMi in questo Sacramento dell’Amore, di riceverla amorevolmente, insieme a tutti i Beati e agli Angeli del Cielo; che ogni sua visita sarà scritta nel Libro della sua Vita e le concederò: Continua a leggere Le promesse di Gesù agli adoratori del Santissimo Sacramento