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Levitico 18 e i matrimoni tra parenti: la Chiesa Cattolica viola la legge divina dispensando dai suoi divieti?

Abstract

La Chiesa Cattolica sbaglia a dispensare dai divieti di Levitico 18 permettendo matrimoni tra parenti entro il quarto grado? Un amico mi ha posto questa domanda con timore di Dio, sostenendo che la legge divina non può essere soggetta a “interpretazioni cavillose”. Questo articolo analizza la questione con rigore esegetico e teologico.

Scopriamo che:

  • Non tutti i divieti di Levitico 18 sono uguali: alcuni esprimono la legge naturale (incesto tra genitori-figli, tra fratelli), altri sono leggi cerimoniali-giudiziali dell’antico Israele
  • La Chiesa non dispensa dalla legge divina: gli impedimenti di diritto naturale non sono mai dispensabili; quelli di diritto ecclesiastico (come il matrimonio tra zio e nipote, 3° grado collaterale) possono essere dispensati per giuste cause pastorali
  • Tre divieti di Levitico 18 non sono più impedimenti nella Chiesa Cattolica dal 1983: il matrimonio con la moglie del fratello del padre (zia acquisita), con la cognata, e con la sorella della moglie defunta
  • Sorprendentemente, il matrimonio tra zio e nipote non è esplicitamente vietato in Levitico 18: il testo vieta solo il matrimonio tra uomo e zia, non tra donna e zio. L’ebraismo ortodosso lo considera permesso e persino meritorio; la Chiesa Cattolica lo considera impedimento ma dispensabile
  • Le diverse correnti dell’ebraismo contemporaneo hanno approcci molto differenti a Levitico 18: dall’ortodossia (pienamente normativo) al riformato (non più vincolante)

Conclusione: La Chiesa Cattolica non “interpreta cavillosamente” la legge divina, ma esercita la potestà delle chiavi conferita da Cristo per discernere tra ciò che è legge naturale permanente e ciò che è disciplina ecclesiastica modificabile, sempre per il bene dei fedeli.

Introduzione

Nel capitolo diciottesimo del libro veterotestamentario del Levitico troviamo un elenco di divieti sessuali:

6 Nessuno di voi si accosterà ad alcuna sua parente carnale per scoprire la sua nudità. Io sono l’Eterno. 7 Non scoprirai la nudità di tuo padre o la nudità di tua madre; è tua madre; non scoprirai la sua nudità. 8 Non scoprirai la nudità della moglie di tuo padre; è la nudità di tuo padre. 9 Non scoprirai la nudità di tua sorella, la figlia di tuo padre o la figlia di tua madre, sia essa nata in casa o nata fuori. 10 Non scoprirai la nudità della figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia, poiché la loro nudità è la tua stessa nudità. 11 Non scoprirai la nudità della figlia della moglie di tuo padre, generata da tuo padre; è tua sorella; non scoprire la sua nudità. 12 Non scoprirai la nudità della sorella di tuo padre; è parente stretta di tuo padre. 13 Non scoprirai la nudità della sorella di tua madre, perché è parente stretta di tua madre. 14 Non scoprirai la nudità del fratello di tuo padre; non ti accosterai a sua moglie; è tua zia. 15 Non scoprirai la nudità di tua nuora; è la moglie di tuo figlio; non scoprire la sua nudità. 16 Non scoprirai la nudità della moglie di tuo fratello; è la nudità di tuo fratello1. 17 Non scoprirai la nudità di una donna e di sua figlia; non prenderai la figlia del figlio di lei, né la figlia della figlia di lei per scoprirne la nudità; sono parenti stretti di lei; è un incesto. 18 Non prenderai una donna insieme con sua sorella per farne una rivale, scoprendo la sua nudità mentre l’altra è ancora in vita. (Lv 18,6-18)

Poiché il libro del Levitico presuppone l’esercizio della sessualità all’interno di unioni stabili (anche se poligamiche, cfr. Lv 18,8), la tradizione rabbinica (Mishneh Torah di Maimonide, Hilkhot Issurei Biah 1,4-5) interpreta questi divieti come impedimenti matrimoniali e non solo come divieti di atti sessuali occasionali (“scoprire la nudità”).

Lv 18,6-13 copre relazioni fino al 3° grado di parentela, sia in linea retta che collaterale (si veda l’immagine “i cinque gradi di parentela”), includendo sia la consanguineità che l’affinità . Le proibizioni si estendono, poi, anche oltre i gradi di parentela stretta per includere relazioni acquisite tramite matrimonio (vd. Lv 18,14-18).

Sebbene tra le attuali correnti dell’ebraismo solo quella Ortodossa consideri il passo del Levitico pienamente normativo, l’applicazione di Lv 18,6-13 è pressoché letterale anche nelle altre correnti (Conservativa, Riformata e Ricostruzionista). Fa eccezione l’applicazione del versetto 14 operata dalle ultime due correnti dell’ebraismo. Queste permettono il matrimonio tra nipote e zia acquisita poiché considerano la Torah un documento storico con valori morali, ma non legge vincolante.

Aggiungo, per completezza, che per tutte le correnti dell’ebraismo il matrimonio tra zio e nipote consanguineo è permesso poiché non compare nella lista di divieti biblici del Levitico e il versetto che vieta il matrimonio tra zia e nipote consanguineo (v. 14) non è interpretato in senso simmetrico.

Come la Chiesa Cattolica ha recepito Lv 18,6-13?

Per la Chiesa Cattolica la legge levitica, in quanto legge cerimoniale-giudiziale del popolo d’Israele, non vincola i cristiani se non nella misura in cui esprime la legge naturale2. Per cui la Chiesa Cattolica, distinguendo nel brano del Levitico una dimensioni morale ― permanente, universale, espressione della Legge Natura che vieta ciò che è intrinsecamente disordinato e perciò inabrogabile ―, da una dimensione cerimoniale3 relativa alle leggi di purità ― abrogata da Cristo con la sua venuta ― ha escluso ciò che in Lv 18,6-13 era abrogabile e ha mantenuto l’inabrogabile4.

I Divieti Assoluti

La Chiesa non ha mai permesso e non permette mai il matrimonio nella linea retta (genitori-figli, nonni-nipoti, Lv 18,6-8.10) né nel secondo grado della linea collaterale consanguinea (fratelli e sorelle, Lv 18,9.11). Questi rapporti sono considerati incesto in senso stretto.

Questi divieti non derivano solo dalla legge positiva del Levitico, ma anche dalla Legge Naturale, iscritta da Dio nel cuore dell’uomo. Teologicamente, l’incesto in questi gradi distrugge l’ontologia stessa della famiglia: confonde i ruoli fondamentali di autorità, reverenza e donazione. Un padre non può essere contemporaneamente “marito” di sua figlia, perché il rapporto genitoriale implica un’asimmetria di autorità e protezione che è incompatibile con la parità e la donazione reciproca richiesta dal sacramento del matrimonio. San Tommaso d’Aquino spiega che c’è una “naturale repugnanza” a unirsi a chi è “una sola carne” con noi per discendenza diretta.5

Lo stesso rigore assoluto si applica all’affinità in linea retta, cioè ai rapporti con i parenti acquisiti attraverso il matrimonio. Il Levitico proibisce esplicitamente di “scoprire la nudità” della moglie del padre (matrigna, Lv 18,8), della moglie del figlio (nuora, Lv 18,15), e della figlia della moglie o delle sue discendenti (figliastra e nipoti acquisiti, Lv 18,17). La Chiesa Cattolica, pur classificando tecnicamente questo impedimento come di diritto ecclesiastico — poiché il vincolo di affinità nasce da un atto umano libero e non dalla natura biologica — lo tratta con la stessa severità del diritto naturale e non lo dispensa mai (Can. 1092 del Codice di Diritto Canonico: “L’impedimento di affinità in linea retta annulla il matrimonio in qualsiasi grado”).

La motivazione teologica risiede nel principio biblico della “una sola carne” (Gen 2,24): il matrimonio crea un vincolo reale che estende la parentela alle rispettive famiglie, rendendo i rapporti sessuali con gli affini in linea retta moralmente equivalenti all’incesto con i consanguinei. Sebbene questo vincolo non appartenga allo stesso ordine ontologico della consanguineità, la sua gravità intrinseca — che distrugge la dignità della persona e l’ordine familiare — induce la Chiesa a non avvalersi mai del potere tecnico di dispensa che teoricamente possiederebbe. In questo modo, la Chiesa tratta l’affinità in linea retta di fatto come se fosse di diritto naturale, riconoscendo che certi atti sono sempre e comunque contrari alla dignità umana e al disegno di Dio sulla famiglia, indipendentemente dalla classificazione giuridica formale.

I Divieti Relativi

Sebbene Levitico 18,12-13 vietasse il matrimonio tra nipote e zia consanguinea o acquisita, la chiesa non lo ha considerato un precetto vincolante, sia perché non prevedeva il precetto simmetrico, sia perché non viola l’ordine naturale della famiglia nello stesso modo in cui lo violano le unioni in linea retta o tra fratelli. Nonostante ciò la Chiesa ha vietato inizialmente i matrimoni sino al settimo grado di parentela, arrogandosi però il diritto di dispensarli essendo tale legge di origine ecclesiastica.

Il Concilio Lateranense IV (1215), sotto Papa Innocenzo III, ridusse il divieto al 4° grado (i cugini primi), riconoscendo che un divieto così ampio era diventato ingestibile e portava a nullità matrimoniali continue.

Il matrimonio tra zio e nipote (3° grado) e tra cugini primi (4° grado) è tuttora un impedimento dirimente di legge ecclesiastica. Tuttavia, il Vescovo o la Santa Sede possono concedere la dispensa se vi sono “gravi e giuste cause” (storicamente concesse per ragioni dinastiche alle famiglie reali europee, come gli Asburgo, o oggi per gravi motivi pastorali o sociali in piccole comunità isolate).

L’impedimento di affinità (es. sposare la sorella della propria defunta moglie, permesso dal Levitico) era anch’esso soggetto a dispensa fino all’introduzione del Codice di Diritto Canonico del 19836.

Perché vietare e poi dispensare?

La teologia cattolica giustifica l’estensione dei divieti (fino al 4° grado) e il potere di dispensa attraverso tre principi fondamentali:

  • A. La Teologia dell’Esogamia e la “Carità Sociale” (Sant’Agostino). Sant’Agostino, nel De Bono Coniugali, offre la più brillante giustificazione teologica dei divieti di parentela. Se gli uomini si sposassero sempre all’interno della propria famiglia (endogamia), la società rimarrebbe chiusa in clan isolati. Il divieto di sposare i parenti (esogamia) “costringe” gli esseri umani a cercare l’amore al di fuori del proprio nucleo familiare, allargando i legami di fraternità e creando una società più ampia basata sulla carità cristiana.
    Quando la Chiesa concede una dispensa (es. tra cugini), lo fa perché, in quel caso specifico, il bene pastorale o il mantenimento di un nucleo familiare già esistente supera il “danno” sociale dell’endogamia7.
  • B. Il “Potere delle Chiavi”. Cristo ha affidato alla Chiesa il potere di “legare e sciogliere” (Matteo 16:19). Poiché i divieti oltre la linea retta e i fratelli non violano la Legge Naturale (non c’è una repugnanza biologica o ontologica assoluta tra due cugini), essi sono leggi positive create dalla Chiesa per il bene comune. Essendo leggi umane/ecclesiastiche, l’autorità che le ha create (la Chiesa) ha il potere teologico e giuridico di sospenderle (dispensa) quando la legge, in un caso particolare, risulterebbe oppressiva o contraria al bene delle anime (salus animarum suprema lex).
  • C. La tutela della dignità della donna e della famiglia. Nell’enciclica Casti Connubii (1930), Papa Pio XI ribadisce la sacralità del matrimonio e la legge naturale contro l’incesto. Tuttavia, la Chiesa ha storicamente usato le norme sui gradi di parentela per proteggere le donne. Nelle culture antiche, costringere una donna a sposarsi fuori dal proprio clan significava impedirle di essere trattata come “proprietà” o preda di guerra all’interno della propria famiglia estesa, elevando il matrimonio a un patto libero tra famiglie diverse.8

Conclusioni

Di fronte a Levitico 18,6-18, l’approccio cattolico si distingue nettamente da quello delle correnti ebraiche. Mentre l’ebraismo ortodosso considera la norma biblica pienamente normativa e le correnti liberali la interpretano come documento storico, la Chiesa Cattolica opera una distinzione teologica precisa: ciò che è Legge Naturale (incesto in linea retta e tra fratelli, inclusa l’affinità in linea retta) è inabrogabile e mai dispensabile; ciò che è Legge Ecclesiastica (matrimoni tra zii/nipoti e cugini) è dispensabile in vista del bene delle anime.

Questa distinzione non è un “alleggerimento” della norma biblica, ma l’esercizio del “potere delle chiavi” ricevuto da Cristo (Mt 16,19): la Chiesa ha il potere di legare e sciogliere, di conservare ciò che è eterno e di adattare ciò che è disciplinare. Il Levitico esprimeva una legge per il popolo d’Israele; la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, ne ha distinto il nucleo morale permanente, mantenendo l’inabrogabile e dispensando dall’abrogabile quando il bene dei fedeli lo richiedeva.

In questo modo, la Chiesa non contraddice la Scrittura, ma la interpreta alla luce della Rivelazione compiuta in Cristo e della tradizione vivente, esercitando fedelmente la sua autorità magisteriale in materia matrimoniale.

 Note

 

  1. Questo divieto levitico sembra contraddire la legge del levirato (Dt 25,5-10), che imponeva al fratello del defunto di sposarne la vedova per suscitare discendenza. La tradizione ebraica ha risolto questa apparente contraddizione interpretando Lv 18,16 come divieto valido quando il fratello è ancora in vita o quando il levirato non è stato adempiuto. ↩︎
  2. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, I-II, q. 98-105: distinzione sistematica tra precetti morali, cerimoniali e giudiziari della Legge antica;
    Concilio di Firenze, Decretum pro Iudaeis (1442): «Le osservanze cerimoniali della Legge antica […] hanno cessato con la venuta di Cristo»;
    Concilio di Trento, Decretum de iustificatione (1547), can. 11: condanna chi afferma che la Legge mosaica obbliga i cristiani. ↩︎
  3. Concilio di Gerusalemme (Atti 15,19-29): gli Apostoli stabiliscono che i cristiani non sono obbligati alla Legge mosaica, salvo alcune norme minime di diritto naturale;
    San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, I-II, q. 103, a. 3: «Le leggi cerimoniali cessano di essere obbligatorie per la venuta di Cristo»;
    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1963-1964: la Legge antica è santa ma imperfetta, preparatoria alla Legge nuova. ↩︎
  4. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), n. 2388: «L’incesto consiste in relazioni intime tra parenti o affini a un grado che impedisce il matrimonio tra loro. […] L’incesto è un atto gravemente contrario alla legge naturale e alla dignità della persona».
    Cfr. Codice di Diritto Canonico (1983), Can. 1091 § 4: «Non si permette mai il matrimonio se vi è il dubbio che le parti siano consanguinee in qualsiasi grado della linea retta o nel secondo grado della linea collaterale». Nota: la Chiesa usa il metodo romano di calcolo, per cui i fratelli sono di 2° grado. ↩︎
  5. Cfr. Concilio di Trento (1563), Sessione XXIV, Canone 4: «Se qualcuno dirà che la Chiesa non può stabilire impedimenti che rendano il matrimonio irrituo […] sia anatema».
     Cfr. Codice di Diritto Canonico (1983), Can. 1078 § 1: «L’Ordinario del luogo [il Vescovo] può dispensare […] da tutti gli impedimenti di legge ecclesiastica».
     Cfr. Can. 1091 § 2: «Nella linea collaterale [il matrimonio] è invalido fino al quarto grado inclusivo». Ma dispensabile. ↩︎
  6. Codice di Diritto Canonico (1983), can. 1092
    Pontificia Commissione per l’Interpretazione Autentica del Codice di Diritto Canonico, Responsa ad proposita dubia (1984), AAS 76 (1984), 747-748: conferma l’abolizione dell’impedimento di affinità in linea collaterale ↩︎
  7. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-II, q. 88, a. 12, ad 1: la Chiesa può dispensare dai voti e dalle leggi ecclesiastiche quando il bene lo richiede.
    San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-II, q. 120: l’epicheia come virtù che corregge la legge quando questa è difettosa per la sua universalità.
    Giovanni Paolo II, Familiaris consortio (1981), 11: la potestà della Chiesa sul matrimonio è al servizio del bene dei fedeli. ↩︎
  8. Pio XI, Casti connubii (1930), AAS 22 (1930), 539-592: distingue tra impedimenti di diritto divino e di diritto ecclesiastico
    Codice di Diritto Canonico, can. 85-93: dottrina sulle dispense dalle leggi ecclesiastiche
    Codice di Diritto Canonico, can. 1078: potestà di dispensare dagli impedimenti matrimoniali. ↩︎

 

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Hantavirus 2026: tra emergenza reale e strategie globali

Il Focolaio di Maggio 2026: cosa sta succedendo

In queste settimane di maggio 2026, l’attenzione sanitaria mondiale si è spostata improvvisamente sui mari del sud. Un focolaio di Hantavirus è scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, portando a decessi e isolamenti forzati. La dinamica del contagio appare quasi paradossale: il “paziente zero” sarebbe un turista olandese che, durante una sosta a Ushuaia (Argentina), ha visitato la discarica municipale per fare birdwatching.

Lì, inalando polvere contaminata da deiezioni di roditori infetti mentre osservava uccelli rari, ha contratto il virus, portandolo inconsapevolmente a bordo. Questo evento ha trasformato un rischio ambientale localizzato in una sfida epidemiologica globale, sia perché il ceppo coinvolto sembra essere la variante Andes, nota per la sua rara capacità di trasmissione interumana, sia perché i passeggeri coinvolti appartenevano a numerose nazionalità diverse, innescando il rischio di una diffusione multicontinentale al loro rientro.

L’ombra di Bill Gates: previsione o regia?

Parallelamente all’emergenza medica, è riemerso con forza il dibattito sulle attività di Bill Gates. Molti osservatori hanno notato una coincidenza temporale sospetta: tra la fine del 2024 e il 2025, la Gates Foundation aveva intensificato i discorsi sulla “prossima pandemia”, puntando il dito proprio sulla fragilità dei trasporti globali e sulla necessità di monitorare le interfacce tra uomo e fauna selvatica, incluse le aree degradate come le discariche.

A fine 2025, sono stati registrati ingenti movimenti finanziari e partnership strategiche. Non si tratta, come spesso si legge superficialmente, di una “patente della cura” intesa come farmaco miracoloso tenuto nel cassetto, ma di qualcosa di più sottile e strutturato: la registrazione di protocolli di sorveglianza e strumenti diagnostici avanzati.

Il business della diagnostica: quando l’analisi diventa mercato

Il nesso cruciale risiede nella trasformazione dell’emergenza in opportunità commerciale. Bill Gates opera come un “abilitatore di mercato”. Ecco come si chiude il cerchio:

  • Investimenti Preventivi: Entro la fine del 2025, la Fondazione ha finanziato lo sviluppo di kit diagnostici rapidi basati su intelligenza artificiale e biologia molecolare.
  • Creazione della Domanda: Attraverso la sensibilizzazione globale sui rischi dei virus zoonotici, si prepara il terreno culturale e politico per l’adozione di queste tecnologie.
  • Applicazione Reale: Quando scoppia il caso della MV Hondius a maggio 2026, l’infrastruttura tecnologica è già pronta. Le aziende partner (come QuidelOrtho o startup medtech collegate) vedono schizzare la richiesta dei loro prodotti, i cui brevetti sono stati blindati proprio nei mesi precedenti.

Il Nesso Economico: Non si vende la cura, si vende il controllo. In un mondo in preda al panico da contagio, chi detiene la “patente” per dire chi è sano e chi è malato controlla di fatto l’accesso ai trasporti, al lavoro e alla vita sociale.

Conclusione: una preparazione mirata

In sintesi, ciò a cui assistiamo nel maggio 2026 non è necessariamente la creazione di un virus, ma una straordinaria preparazione commerciale. La “registrazione” del 2025 non riguardava una medicina, ma l’intera filiera di analisi che oggi, grazie al focolaio della nave da crociera, trova la sua massima e redditizia applicazione. Il confine tra filantropia e business della biosicurezza appare, oggi più che mai, estremamente sottile.

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Disvelamento dei Fenomeni anomali: verità o inganno?

Introduzione

Nel febbraio 2026, un ordine esecutivo firmato dal Presidente Donald Trump ha imposto al Pentagono e alle agenzie di intelligence di accelerare la declassificazione dei documenti relativi ai Fenomeni Anomali Non Identificati (UAP) e a possibili evidenze di vita extraterrestre1. La mossa ha innescato un’ondata di aspettative pubbliche, ma anche di tensione istituzionale, sollevando una domanda sempre più pressante: cosa succederà quando il velo cadrà?2. Mentre il governo americano prepara il terreno sociale e religioso, un parallelo dibattito teologico e profetico sta emergendo con forza, specialmente all’interno della tradizione cattolica, dove alcuni mistici mettono in guardia da un possibile “inganno cosmico”3 .

Il Governo e la Gestione dello “Shock Ontologico”

Parallelamente alla spinta declassificatoria, Washington ha intensificato i contatti con esponenti di diverse fedi, spesso attraverso canali accademici e programmi di studio finanziati (come quelli promossi in collaborazione con istituzioni quali il Center of Theological Inquiry di Princeton4). L’obiettivo dichiarato è duplice: preparare le istituzioni religiose a gestire un eventuale “shock ontologico” e guidare il dibattito teologico su un piano costruttivo, evitando derive sociali o panico collettivo nel momento in cui i documenti saranno resi pubblici5.

Figure pubbliche come il Vicepresidente JD Vance hanno iniziato a discutere apertamente il tema, offrendo una lettura teologica dei fenomeni UAP. In un’intervista al Benny Johnson Show (marzo 2026), Vance ha dichiarato: “Non penso che siano alieni. Penso che siano demoni, comunque”6. Legando la sua interpretazione alla fede cristiana, ha aggiunto che, di fronte a fenomeni “sovranaturali”, la tradizione cattolica insegna a discernere tra forze del bene e del male, avvertendo che “uno dei grandi trucchi del diavolo è convincere le persone che non esista”7. Questa posizione — pur essendo un’opinione personale e non una dottrina ufficiale — riflette un orientamento crescente in alcuni ambienti conservatori americani, dove l’ipotesi extraterrestre “classica” viene progressivamente sostituita da una chiave di lettura spirituale o demonologica8.

In questo quadro, anche la Chiesa cattolica segue l’evolversi della vicenda con attenzione. Nell’aprile 2026, presso la Pontificia Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano – realtà pastorale interna alle mura vaticane, da non confondere con gli organi ufficiali della Santa Sede – si è tenuto un incontro dedicato alla compatibilità tra fede cattolica ed esistenza di altre intelligenze9. L’iniziativa ha ribadito una posizione già espressa in passato da astronomi e teologi vaticani: la dottrina della Creazione non esclude a priori la possibilità di vita altrove, poiché la libertà creativa di Dio non pone limiti alla Sua opera10.

Anche la Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede diretto dal gesuita Padre Richard Anthony D’Souza, mantiene un approccio di apertura scientifica: in diverse dichiarazioni, il direttore ha affermato che eventuali forme di vita intelligente extraterrestre sarebbero da considerare “figli di Dio”, e che la Chiesa valuterebbe con prudenza teologica questioni come la somministrazione dei sacramenti11. La posizione ufficiale, dunque, non è di esclusione, ma di discernimento: distinguere tra dati scientifici, ipotesi speculative e narrazioni mediatiche rimane la priorità12.

Dati reali, narrazione pubblica e il fattore Hollywood

È utile inoltre precisare che, nonostante l’ordine esecutivo di febbraio 2026 abbia accelerato il processo, la spinta verso la trasparenza UAP è un percorso bipartisan che attraversa più amministrazioni, da Obama a Biden, con Trump che ne ha raccolto e potenziato l’impulso13. La domanda “Abbiamo avuto la grande rivelazione?” trova per ora una risposta sobria: non siamo nella fase dello svelamento storico, ma del “teaser istituzionale”, cioè in quella fase di strategia comunicativa adottata da enti governativi o agenzie pubbliche che: “testano” la reazione dell’opinione pubblica prima di eventuali rivelazioni più sostanziali; rilasciano informazioni parziali, documenti redatti o dichiarazioni ambigue su temi sensibili; creano aspettativa pubblica senza fornire prove definitive o conclusioni chiare14.

Questa sovrapposizione tra attesa pubblica, dati parziali e narrazione mediatica rischia di confondere il confine tra informazione, intrattenimento e mitologia ufologica. Un sintomo evidente è l’uscita, prevista per giugno 2026, di Disclosure Day di Steven Spielberg15, costruito proprio sul tema della rivelazione UFO con una campagna marketing aggressiva (“All will be disclosed”). Più che una regia occulta governo-cinema, si tratta di un classico caso di capitalizzazione culturale: Hollywood ha intercettato un immaginario già caldo, alimentato da audizioni al Congresso, whistleblower e declassificazioni parziali16. Il rischio, però, è che la fiction finisca per sovrascrivere la realtà, rendendo ancora più urgente un approccio critico lontano tanto dal fideismo ufologico (“ci stanno dicendo la verità a pezzi”) quanto dallo scetticismo pigro (“sono tutte sciocchezze”).

Da “alieni” a “intelligenze interdimensionali”: un cambio di linguaggio

Nelle recenti audizioni congressionali e nei briefing riservati, il lessico è cambiato in modo significativo. Non si parla più esclusivamente di civiltà biologiche provenienti da pianeti lontani, ma di entità che potrebbero operare in dimensioni parallele o manipolare lo spazio-tempo in modi non ancora compresi dalla fisica contemporanea17. Questa transizione semantica non è solo tecnica: apre scenari teologici complessi. Se l’ipotesi extraterrestre pone questioni sulla creazione e sull’unicità dell’uomo, quella interdimensionale o spirituale riporta il dibattito su un piano metafisico, dove scienza e teologia si intersecano in modo inedito18.

Il governo non ha ancora rilasciato la “prova definitiva”, ma sta chiaramente preparando il tessuto sociale a un possibile annuncio. L’assenza di conferme empiriche immediate è, per molti analisti, una scelta strategica: evitare il vuoto informativo e costruire, passo dopo passo, una cornice culturale e religiosa capace di assorbire la novità senza fratture19.

Le presunte profezie della mistica cattolica: l’avvertimento sull’“inganno cosmico”

Accanto ai tavoli istituzionali e teologici, un filone profetico sta guadagnando visibilità in ambito devozionale. Diversi mistici cattolici contemporanei, le cui presunte rivelazioni private circolano in testi e messaggi, mettono in guardia da quella che definiscono una “falsa disclosure”. Secondo questi testi, ciò che il mondo identifica come “alieni” sarebbe in realtà la manifestazione di entità demoniache (angeli caduti) che, presentandosi come “fratelli maggiori” o salvatori tecnologici, mirerebbero ad allontanare l’umanità dalla fede cristiana.

Tra le voci più citate spicca il colombiano Enoc (morto il 4 novembre 2021), noto per i “Messaggi del Buon Pastore”. Nei suoi messaggi viene detto che gli “extraterrestri” sono già tra noi ma sono in realtà demoni20. Questi hanno dato la tecnologia di distruzione di massa ai governi e preparano la venuta dell’Anticristo, che utilizzerà tecnologie olografiche21 per chiedere adorazione. Anche padre Michel Rodrigue (Canada) inserisce il fenomeno nel quadro escatologico, sostenendo che gli UFO siano manifestazioni di angeli caduti, strumentali alla propaganda dell’Anticristo, il quale si presenterà come guida di una “nuova era cosmica” per distruggere la fede nella divinità di Cristo.

I punti comuni di queste visioni sono quattro:

  • Natura spirituale, non biologica: le entità non sarebbero creature di altri pianeti, ma spiriti maligni che assumono forme fisiche o tecnologiche.
  • Relativismo religioso: cercherebbero di convincere l’umanità che tutte le fedi sono versioni primitive di una “conoscenza cosmica” superiore.
  • Legame con l’Anticristo: la rivelazione aliena sarebbe la “messa in scena” finale per conferire autorità a un leader mondiale (cfr. Apocalisse 13).
  • Uso della tecnologia: alcuni di questi messaggi profetici accennano alla possibilità che fenomeni celesti spettacolari – descritti come ‘falsi segni’ o ‘illusioni’ – possano essere prodotti artificialmente per simulare interventi divini o l’arrivo di presunti salvatori. Questa visione si inserisce nella tradizione escatologica cattolica che avverte contro i “falsi cristi” e i “segni menzogneri” (cfr. Mt 24,24; 2Ts 2,9), senza necessariamente richiamare modelli cospirazionisti contemporanei22.

Tra Fede, Scienza e Profezia: la Sfida del 2026

Il dibattito teologico si divide tra un’apertura cautelativa, rappresentata da alcuni teologi e dall’Osservatorio Vaticano (che non escludono a priori la possibilità scientifica di vita extraterrestre biologica), e una visione più tradizionale, sostenuta da alcuni mistici e teologi conservatori, che nega la creazione di altre intelligenze biologiche in ragione dell’unicità e universalità dell’Incarnazione di Cristo.

Che si tratti di un contatto reale, di un fenomeno interdimensionale o, come temono alcuni, di un inganno spirituale, la “disclosure” del 2026 si configura come uno spartiacque culturale e religioso. La sfida per le istituzioni, per la Chiesa e per i credenti non sarà solo interpretare i dati o decodificare i linguaggi, ma preservare la coesione sociale e la fedeltà ai propri principi fondanti in un mondo che potrebbe, da un giorno all’altro, non essere più come lo conoscevamo. Mentre i file iniziano a essere declassificati, la preparazione del cuore e della mente rimane, per molti, la vera frontiera da attraversare.


Note

  1. Executive Order on UAP Transparency, Casa Bianca, feb. 2026; quadro normativo di riferimento: National Defense Authorization Act 2024, Sez. 1684-1686. ↩︎
  2. Congressional Research Service, “UAP Disclosure: Legal, Intelligence, and Public Communication Implications”, 2025. ↩︎
  3. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi sulla Chiesa e le Rivelazioni Private, 2023; analisi teologica: J. Corcoran, Faith and the Cosmos, Gregorian University Press, 2024. ↩︎
  4. Princeton CTI, Project on Theology and Extraterrestrial Intelligence, 2023-2025; NASA-funded interdisciplinary dialogues on astrotheology, 2024. ↩︎
  5. ODNI, Annual Report on Unidentified Anomalous Phenomena, 2025; sociologia della religione: P. Berger, The Sacred Canopy, ried. 2024, cap. 7. ↩︎
  6. Benny Johnson Show, Epis. 842, 12 mar. 2026. ↩︎
  7. Ibid.; riferimento teologico: Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 391-395, 2850. ↩︎
  8. Pew Research Center, Religious Attitudes Toward UAP and Cosmology, 2025; analisi: M. Heiser, The Demons Are Not Alien, Lexham Press, 2024; Luis Elizondo, Imminent: Inside the Pentagon’s Hunt for UFOs, William Morrow, New York, 2024. Luis Elizondo è l’ex responsabile del Programma di Identificazione delle Minacce Aerospaziali Avanzate (AATIP), che operava all’interno del Pentagono. ↩︎
  9. Parrocchia Sant’Anna dei Palafrenieri, Comunicato Pastorale, apr. 2026; contesto istituzionale: Direttorio Pastorale per le Attività nelle Diocesi, CEI/Vaticano, 2023. ↩︎
  10. Pontificia Accademia delle Scienze, Proceedings on Astrobiology and Theology, 2024; intervista: P. Guy Consolmagno SJ, Vatican Media, 2023. ↩︎
  11. P. R.A. D’Souza SJ, intervista a L’Osservatore Romano, 14 ott. 2025; dichiarazione pubblica al Congresso di Astrofisica Teologica, Roma, nov. 2025. ↩︎
  12. Pontificia Specola Vaticana, Nota Scientifica su UAP e Discernimento Ecclesiale, 2025; riferimento magisteriale: Fides et Ratio, nn. 43-48. ↩︎
  13. UAP Disclosure Act of 2023, Pub. L. 118-31; Intelligence Authorization Act 2024; analisi comparata: Brookings Institution, The Bip Politics of UAP Transparency, 2025. ↩︎
  14. M. Castells, The Rise of the Network Society, ried. 2024, cap. 4; analisi ODNI su Controlled Disclosure Strategies, 2025. ↩︎
  15. Universal Pictures, Press Release Disclosure Day, gen. 2026; “Hollywood Capitalizes on UAP Cultural Moment”, in Variety, feb. 2026. ↩︎
  16. J. Olmsted, The UFO Conspiracy and Popular Culture, Oxford UP, 2025; dati Nielsen su trend mediatici UAP, 2024-2026. ↩︎
  17. Trascrizioni audizioni Senate UAP Subcommittee, 2024-2025; dichiarazioni testimoni: C. Fravor, D. Grusch, J. Graves; analisi fisica: Physical Review Letters, “Anomalous Propulsion Metrics in UAP Reports”, 2025. ↩︎
  18. Pontificia Università Gregoriana, Theology of Non-Human Intelligences, Atti del Convegno 2024; rivista Theological Studies, vol. 85, n. 2. ↩︎
  19. RAND Corporation, Social Preparedness for Anomalous Phenomena Disclosure, 2025; studio sociologico: A. Giddens, Modernity and Self-Identity, ried. 2024, cap. 3. ↩︎
  20. Cfr. Enoch, Mensajes del Buen Pastor, 25/7/2011; 18/10/2011; 28/12/2011; 7/2/2012; 8/6/2012; 23/11/2012; 3/6/2013; 20/04/2014; 13/7/2017 ecc. ↩︎
  21. Cfr. Enoch, Mensajes del Buen Pastor, 5/6/2012. ↩︎
  22. Vedi per esempio il cosiddetto “Progetto Blue Beam” di cui parlò il giornalista Serge Monast nel suo libro omonimo (1994). In questo libro Monast sosteneva che la NASA, con l’aiuto delle Nazioni Unite, stesse tentando di instaurare una religione New Age con l’Anticristo a capo, avviando un Nuovo Ordine Mondiale tramite una “Seconda Venuta di Cristo” simulata tecnologicamente.
    La teoria descrive un piano in quattro fasi che includerebbe: (1) la creazione di terremoti artificiali per scavare siti archeologici falsi; (2) proiezioni olografiche spaziali per simulare apparizioni religiose; (3) comunicazioni telepatiche elettroni. ↩︎

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Kinesiologia e antropologia cristiana: un discernimento necessario

Introduzione

Il rapporto tra la kinesiologia e l’antropologia cristiana è un tema sempre più rilevante, poiché alcune pratiche contemporanee attingono a visioni del mondo che divergono dalla dottrina cattolica. Questo articolo non intende condannare in blocco le discipline che studiano il movimento umano, ma offrire criteri di discernimento alla luce della Rivelazione e del Magistero, distinguendo tra ciò che è legittima cura del corpo e ciò che veicola un quadro antropologico incompatibile con la fede. Per procedere con chiarezza, partiamo dalle definizioni.

Che cos’è la kinesiologia e quali sono i suoi campi di applicazione?

Il termine kinesiologia deriva dal greco kinesis (movimento) e logos (studio). In ambito scientifico, indica la disciplina che studia il movimento umano sotto il profilo biomeccanico, anatomico, fisiologico e neurologico. È una scienza riconosciuta e costituisce il fondamento della fisioterapia, della medicina dello sport, della riabilitazione posturale e dell’ergonomia.

Accanto a questa accezione accademica, dal secondo dopoguerra si sono diffuse correnti di kinesiologia applicata o olistica, nate in ambito chiropratico e nel settore del benessere alternativo. Queste branche utilizzano il test muscolare manuale (una procedura che valuta la resistenza di un muscolo a una pressione esterna) non solo per misurare forza o tono, ma come strumento diagnostico o riequilibrante, spesso integrandolo con concetti mutuati dalla medicina tradizionale cinese o da modelli psicosomatici non convenzionali.

I principali ambiti odierni si possono distinguere così:

  • Kinesiologia scientifica e riabilitativa: studio del movimento e recupero funzionale. Pienamente integrata nella medicina basata su evidenze, non solleva questioni antropologiche o spirituali.
  • Kinesiologia applicata (Applied Kinesiology): nata negli anni ’60 in ambito chiropratico, utilizza il test muscolare per valutare presunti squilibri strutturali, nutrizionali o emotivi. Non è riconosciuta come pratica diagnostica dalla medicina ufficiale e manca di robusta validazione clinica.
  • Kinesiologia educativa e del benessere: include pratiche come il Brain Gym o il Touch for Health, che propongono esercizi per apprendimento, gestione dello stress e “bilanciamento energetico”. Diffuse in contesti olistici e pedagogici alternativi.
  • Kinesiologia psicoterapeutica o emozionale: correnti come il Codice delle Emozioni (B. Nelson) usano il test muscolare per individuare e “rilasciare” presunte emozioni intrappolate, attribuendo al corpo una funzione di accesso al subconscio. Tali approcci non sono riconosciuti dalla psicologia clinica accademica né rientrano nelle linee guida internazionali per i disturbi emotivi o traumatici.

È fondamentale operare una netta distinzione. La kinesiologia come scienza del movimento è pienamente coerente con la cura responsabile del corpo che la Chiesa promuove. Le analisi critiche che seguiranno riguardano invece specificamente le correnti alternative e psicoterapiche, che introducono modelli energetici, divinatori o sincretici. Il discernimento cristiano non investe la tecnica in sé, ma valuta il quadro filosofico e antropologico che la sostiene.

Il nodo antropologico: energia, corpo e guarigione

La visione della Medicina Tradizionale Cinese (MTC)

Nella cultura cinese classica, l’essere umano è concepito come microcosmo inserito in un macrocosmo ordinato dal Tao (la Via), principio impersonale di armonia universale. La vita è animata dal Qi (o Chi), un soffio vitale che circola attraverso meridiani e organi, mantenendo l’equilibrio dinamico tra Yin e Yang. Questi ultimi non sono categorie morali (bene/male), ma principi complementari e interdipendenti (ricettività/attività, oscurità/luce, terra/cielo). La salute è intesa come libero fluire del Qi; la malattia come ostruzione o squilibrio di questo flusso. L’uomo partecipa dell’energia cosmica attraverso pratiche di armonizzazione (agopuntura, qi gong, dieta, meditazione). Questa visione è olistica (considera la persona come un tutto indivisibile) e correlativa (tende a una rete di interdipendenze sistemiche tra uomo, natura e cosmo), ma di tipo impersonale e funzionale: non si tratta di un incontro tra persone libere, ma di corrispondenze regolate da leggi cosmiche.

Cosa veicola la kinesiologia alternativa


Al di là delle origini culturali, la kinesiologia applicata e le sue derivazioni psicoterapiche non sono mere tecniche neutre. Veicolano strutturalmente una specifica antropologia e cosmologia:

  • Un principio vitale impersonale (il Chi/“energia sottile”) che sostituisce il dono personale della vita da parte del Creatore.
  • Una visione tendenzialmente monista (tutto è un’unica realtà indifferenziata) o panteistica (il divino coincide con l’energia cosmica), che sfuma la distinzione ontologica tra Creatore e creatura.
  • Una concezione meccanica della guarigione, dove il disagio è ridotto a blocco energetico da “ripristinare”, svuotando la libertà personale, la responsabilità morale e il senso redentivo della sofferenza.
  • Un accesso alla verità interiore mediato da protocolli tecnici (test muscolare) che tendono a sostituire il discernimento razionale e spirituale con una risposta corporea automatizzata.

Questi elementi, presenti sia nelle versioni ispirate alla MTC sia in quelle rielaborate in Occidente, configurano un quadro antropologico sostanzialmente incompatibile con il cristianesimo. La fede, infatti, afferma la creazione personale, la distinzione tra Dio e l’uomo, la dignità della libertà e la grazia come incontro vivo, non come flusso da sbloccare.

Antropologia cristiana: unità, libertà e grazia

La Chiesa riconosce elementi di verità e sapienza nelle tradizioni culturali (cf. Nostra Aetate 2), ma propone una visione della persona radicalmente diversa:

  • Unità sostanziale: L’uomo è un’unità inscindibile di corpo e anima spirituale, creata a immagine di Dio (CCC 362-365). Non è un nodo di energie interdipendenti col cosmo, ma una persona chiamata alla relazione libera con il Creatore.
  • Peccato e psicosomatica: Il peccato mortale, rompendo la comunione con Dio, porta la morte dell’anima (CCC 1861). La tradizione cristiana e la moderna psiconeuroimmunologia (scienza che studia le interazioni tra sistema nervoso, immunitario e psiche) convergono nel riconoscere che il senso di colpa (distinto dal senso del peccato) non elaborata, risentimento cronico e passioni disordinate possono logorare la salute fisica nel tempo (vedere qui). La vera guarigione richiede conversione, perdono e riconciliazione.
  • Grazia santificante e malattia: La grazia non è un “flusso energetico”, ma il dono gratuito della vita divina che ristabilisce l’amicizia con Dio e guarisce l’anima. Quando l’Amore di Dio agisce nell’uomo, la trasformazione interiore è certa, anche se la malattia fisica può persistere. La fede non promette l’assenza di dolore, ma la possibilità di viverlo uniti a Cristo, trasformandolo in via di santificazione (cf. 2Cor 12,7-9; Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris).
  • Libertà e relazione: Mentre il modello energetico tende a una visione meccanica (“sbloccare il flusso”), la visione cristiana pone al centro la libertà della persona, la responsabilità morale e la cura come incontro relazionale, non come tecnica di autogestione.

Il confronto, dunque, non è tra “energia” e “grazia” come fluidi alternativi, ma tra due antropologie: una che vede l’uomo come sistema energetico da armonizzare, l’altra che lo vede come persona chiamata all’amore, alla verità e alla comunione con Dio.

Il corpo come “oracolo”: discernere l’uso del test muscolare

Il test muscolare viene talvolta presentato non solo come strumento di valutazione funzionale, ma come mezzo per accedere a una “intelligenza innata” o al subconscio, capace di fornire risposte su verità personali o scelte esistenziali.

Dal punto di vista cristiano, questa prassi può scivolare verso forme di divinazione o superstizione, definite dal Magistero come il tentativo di svelare il futuro o verità nascoste ricorrendo a potenze occulte o a strumenti non razionali, rinunciando alla fiducia nella Provvidenza e al discernimento illuminato dalla fede (CCC 2115-2117). Quando il test è usato per domande che trascendono la sfera fisica (es. “Qual è la mia missione?” o “Questa persona è dannosa per me?”), sostituisce il cammino razionale, spirituale e relazionale con una risposta corporea automatizzata. La Chiesa invita a non affidare a oracoli muscolari ciò che richiede ascolto, preghiera, accompagnamento e, quando necessario, percorsi terapeutici validati.

Kinesiologia e psicoterapia: criteri per un approccio cristiano

Negli ultimi decenni, molte scuole psicoterapeutiche hanno riscoperto il ruolo del corpo nella cura delle ferite traumatiche. Approcci come la Somatic Experiencing (elaborazione del trauma attraverso le sensazioni corporee), la Sensorimotor Psychotherapy o l’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione tramite movimenti oculari) riconoscono che il trauma si “iscrive” nel corpo e che la guarigione richiede di integrare dimensione corporea, cognitiva ed emotiva.

La Chiesa non ha nulla in contrario, in linea di principio, verso una psicoterapia che valorizzi l’unità corpo-anima. Il problema non è l’attenzione al corpo, ma il quadro teorico che sostiene la tecnica. Ecco i criteri per discernere:

Elemento✅ Legittimo in psicoterapia cattolica❌ Problematico / Incompatibile
Concezione del corpoParte costitutiva della persona, sede di memoria e affetti; merita ascolto e rispetto.Sistema energetico manipolabile, ridotto a “campo vibrazionale” o “frequenza”.
Ruolo delle emozioniMovimenti dell’anima sensibile, da accogliere, nominare e integrare nella libertà e nella grazia.“Energie intrappolate” da rilasciare meccanicamente, senza coinvolgimento della libertà.
Metodo di accessoTecniche validate che aiutano a elaborare il trauma in un quadro relazionale e cognitivo.Test muscolare usato come oracolo per interrogare il subconscio o diagnosticare cause occulte.
Obiettivo della curaLibertà interiore, riconciliazione con sé/gli altri/Dio; accettazione del mistero della sofferenza.“Rilascio definitivo” di energie negative; sostituzione della grazia con la tecnica.
Rapporto con la fedePsicoterapia autonoma nel suo ambito, eventualmente integrata con l’accompagnamento spirituale.Tecnica presentata come superiore o alternativa a preghiera, sacramenti o vita ecclesiale.

Uno psicoterapeuta che desidera fedeltà alla visione cristiana dell’uomo può:

  1. Valorizzare approcci corporei scientificamente validati, depurati da riferimenti new age o esoterici.
  2. Distinguere chiaramente i ruoli: lo psicoterapeuta cura le ferite psicologiche; l’accompagnatore spirituale aiuta a discernere l’azione di Dio. I percorsi possono essere paralleli, ma non sovrapposti.
  3. Educare alla “grammatica” cristiana delle emozioni: non nemiche da eliminare, ma doni da educare (CCC 1763-1770); la sofferenza può avere senso espiativo e e redentivo; la guarigione è crescita nella libertà, non solo assenza di sintomi.
  4. Evitare claim assolutistici: non promettere guarigioni “definitive” o “miracolose”, riconoscere i limiti della tecnica e affidare le ferite residue alla grazia.

Per approfondire: P. Timothy Gallagher (Discernimento spirituale e psicologia); P. Jacques Philippe (La guarigione interiore).

Documenti di riferimento e indicazioni pastorali

La Chiesa ha affrontato tematiche affini nel documento Gesù Cristo portatore dell’acqua viva (2003), una riflessione cristiana sul New Age, avvertendo che molte terapie olistiche:

  • Possono indurre una visione riduttiva dell’uomo come entità biologica o energetica, ignorando libertà, coscienza morale e peccato.
  • Possono creare dipendenza da risposte “fisiche” o “energetiche” a problemi che richiedono maturazione morale, spirituale e sacramentale.

A questi si aggiunge la Nota su alcune questioni riguardanti il ministero della guarigione (CDF, 2000), che invita a discernere le pratiche terapeutiche evitando superstizione, magismo o confusione tra ordine naturale e soprannaturale.

In sintesi Il Magistero non vieta le tecniche che coinvolgono il corpo, purché rispettino l’unità della persona e non eccedano la competenza scientifica. La kinesiologia applicata entra in contrasto con l’antropologia cristiana quando:

  • Riduce la persona a un sistema di “energie” manipolabili, svuotando libertà e responsabilità morale.
  • Utilizza il test muscolare come oracolo del subconscio, sconfinando in pratiche divinatorie (CCC 2115-2117).
  • Promette guarigioni “istantanee” o “definitive”, ignorando il senso redentivo della sofferenza in Cristo.
  • Adotta un quadro sincretico o new age che confonde Creatore e creatura, presentando il “Divino” come frequenza da sintonizzare.
  • Applica protocolli non validati a minori, esponendoli a pratiche pastorali irresponsabili.

Il credente – e a maggior ragione l’operatore della salute mentale – è chiamato a un discernimento maturo: distinguere tra legittima cura del corpo e della psiche (dono di Dio e frutto della scienza) e ciò che si presenta impropriamente come via di autoredenzione. La psicologia può accompagnare l’elaborazione del trauma; solo Cristo redime il cuore. I sacramenti, la preghiera e la vita nella Chiesa non sono tecniche da sostituire, ma relazioni vive in cui la grazia opera con libertà.

Chi cerca guarigione non deve affidarsi a oracoli muscolari o a promesse di rilasci energetici, ma camminare con pazienza verso Colui che è medico delle anime e dei corpi, e che fa “tutte le cose nuove” (Ap 21,5).

Fonti Magisteriali

  • Pontificio Consiglio della Cultura & Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (2003). Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Riflessione cristiana sul “New Age”. LEV.
  • Congregazione per la Dottrina della Fede (2000). Nota su alcune questioni riguardanti il ministero della guarigione.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica: nn. 362-368; 1500-1505; 1763-1782; 1854-1864; 1997-2005; 2115-2117; 2288-2291.
  • Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 14; Nostra Aetate 2.
  • Congregazione per la Dottrina della Fede, Orationis Formas (1989); Dominus Iesus (2000), nn. 1, 6, 14-15.
  • Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris (1984).
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Maria, Primavera dello Spirito: Un Viaggio nel Mese di Maggio

Introduzione

Il mese di maggio si apre tradizionalmente con un’esplosione di vita. Per il cattolicesimo, questa rinascita della natura non è che il riflesso di una realtà spirituale più profonda: la presenza di Maria come “aurora della salvezza” dell’umanità1. Dedicare trentuno giorni alla Vergine non è un semplice esercizio di pietà popolare, ma un percorso teologico e umano che affonda le radici nella storia stessa della Chiesa2.

Il Battesimo della Primavera: Dalle Feste Pagane al “Fioretto”

L’origine di questa tradizione è un mirabile esempio di come la fede abbia saputo abitare la cultura. Sebbene la tradizione popolare abbia talvolta accostato maggio all’antica dea Maia e alla celebrazione della fecondità, gli studi storici mostrano come la devozione mariana del mese si sia strutturata tra il XVII e il XVIII secolo, soprattutto per iniziativa dei gesuiti a Roma, trovando poi una potente espressione nella spiritualità della gioia cristiana e del “fioretto”3. La Chiesa, anziché cancellare il bisogno umano di celebrare la vita, lo ha elevato, indicando in Maria la vera “Terra Feconda” che ha donato al mondo il Salvatore.

Nel Medioevo, poeti e santi iniziarono a intrecciare corone di fiori per le statue della Madonna, ma la svolta devozionale si consolidò nei secoli successivi. Figure come San Filippo Neri intuirono che la primavera potesse diventare un tempo di catechesi gioiosa per i giovani, invitandoli a offrire piccoli atti di virtù come omaggi profumati alla Madre di Dio4. Da qui, la devozione si è spostata dalle chiese alle case, trasformando il Rosario in una preghiera domestica che profuma di rose e di quotidianità5.

La Centralità di Maria nel Mistero di Cristo

Per comprendere l’importanza di Maria, bisogna guardare al suo “Sì”. La teologia cattolica non la considera un’attrice comprimaria, ma la collaboratrice libera e necessaria al piano di Dio. Attraverso il suo assenso consapevole all’annuncio dell’Angelo, Maria ha permesso l’unione definitiva tra l’eterno e il tempo6.

Sotto la Croce, questo legame si è esteso a tutta l’umanità: quando Gesù dice a Giovanni “Ecco tua madre”, Egli non sta solo provvedendo al futuro di Maria, ma sta consegnando ogni uomo e donna alla sua cura materna7. Per questo, nel mese di maggio, il cattolico non prega Maria come se fosse una divinità, ma si affida a lei come Mediatrice e Avvocata, colei che, subordinata all’unica mediazione di Cristo, conosce la strada più breve per giungere al cuore di Dio8.

Il Cammino dei Mistici: Incontrare la Madre

Se la dottrina definisce Maria, sono i santi a farcela sentire vicina. Le loro testimonianze sono “scuole di amore” che illuminano il mese mariano:

  • San Bernardo di Chiaravalle vedeva in lei la guida suprema nelle tempeste dell’anima. Egli la invocava come la Stella del Mare, spiegando che nessuno, guardando a Maria, può smarrire la rotta, perché lei riflette sempre la luce di Cristo, anche nelle notti più buie del dubbio9.
  • San Luigi Maria Grignion de Montfort ha portato questa devozione al suo apice spirituale. Per lui, Maria è lo “stampo di Dio”: chi si immerge in lei viene modellato rapidamente a immagine di Gesù, senza la fatica di lunghi e tortuosi sforzi solitari10.
  • Santa Teresa di Lisieux, invece, ha rivoluzionato il modo di guardarla. Teresa non amava le prediche che la rendevano inaccessibile o troppo regale; scriveva che per amarla bisogna vederla nella vita reale, mentre cucina, attinge acqua al pozzo o soffre in silenzio. Maria è “più Madre che Regina”, una sorella maggiore che ci insegna la via dell’umiltà11.
  • San Pio da Pietrelcina e Santa Bernadette ci hanno lasciato il lato più intimo del rapporto con la Vergine. Se Padre Pio non si separava mai dal Rosario, definendolo l’arma contro le tenebre, Bernadette sottolineava la “cortesia” della Signora di Lourdes, che guardava una povera pastorella con una dignità che il mondo le negava12.

Fatima e il Segno dei Tempi

Il mese di maggio è anche il mese del “segno profetico”. Il 13 maggio 1917, a Fatima, Maria è apparsa a tre pastorelli per ricordare al mondo che la storia non è in mano al caso, ma può essere mutata dalla preghiera. Il messaggio di Fatima è il cuore pulsante del maggio moderno: un richiamo alla penitenza, alla conversione e alla recita quotidiana del Rosario per fermare le guerre13.

La promessa del Trionfo del Cuore Immacolato è una dichiarazione di speranza: il male non avrà l’ultima parola. Questo legame con la storia è stato reso plastico da San Giovanni Paolo II, il quale sentì fisicamente la protezione di Maria durante l’attentato del 13 maggio 1981. Quel proiettile, deviato da una mano invisibile e poi incastonato nella corona della Vergine, rimane il simbolo di come Maria agisca concretamente nel tempo degli uomini14.

Conclusione: Il Senso di un Mese

Celebrare il Mese Mariano significa, in ultima analisi, non rassegnarsi all’inverno del cuore. Attraverso il Rosario, i pellegrinaggi ai santuari e la meditazione delle vite dei santi, il fedele riscopre che la fede è un legame vivo. Come recita l’antico adagio Ad Iesum per Mariam, Maria non trattiene nulla per sé, ma è lo specchio che rimanda costantemente alla sorgente della Grazia. In questo mese, ogni Ave Maria è un passo verso la consapevolezza che non siamo mai soli nel cammino della vita15.

Note

  1. Cfr. Paolo VI, Lettera Enciclica Mense Maio, 29 aprile 1965. ↩︎
  2. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, 21 novembre 1964, cap. VIII; Paolo VI, Esortazione Apostolica Marialis Cultus, 2 febbraio 1974, n. 1. ↩︎
  3. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Città del Vaticano, 2001, nn. 185-189; R. Laurentin, Mariologia e devozione mariana nella storia della Chiesa, Ed. Paoline, 1988, pp. 112-118. ↩︎
  4. Cfr. Cacciatori, G., San Filippo Neri: la gioia di essere cristiani, Milano, Edizioni San Paolo, 2013. ↩︎
  5. A. M. Viti, San Filippo Neri e la gioia cristiana, Ed. Studium, 2015, pp. 87-94; Il “fioretto” nella spiritualità italiana del ‘500, in Rivista di Ascetica e Mistica, n. 3, 2009 ↩︎
  6. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Redemptoris Mater, 25 marzo 1987, nn. 13-18; Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), n. 488, 511. ↩︎
  7. Sacra Scrittura, Vangelo secondo Giovanni 19, 26-27; CCC, n. 964. ↩︎
  8. CCC, n. 969; Lumen Gentium, n. 60-62 (sulla mediazione subordinata e partecipata). ↩︎
  9. San Bernardo di Chiaravalle, Omelia II sul “Missus est” (PL 183, 70-72); ed. italiana in Omeli mariane, Ed. Città Nuova, 1998. ↩︎
  10. San Luigi Maria Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, nn. 21-23, 217-221; ed. critica a cura di J.-M. Mayeur, Ed. Monfortane, 2004. ↩︎
  11. Santa Teresa di Lisieux, Manoscritti autobiografici (Ms A, B, C), in Opere complete, OCD, Libreria Editrice Vaticana, 1997, pp. 145-148, 210-213. ↩︎
  12. Padre Pio da Pietrelcina, Lettere spirituali, Ed. San Paolo, 2002; Santa Bernadette Soubirous, Deposizioni canoniche e lettere, Ed. Messaggero, 2007. ↩︎
  13. Congregazione per la Dottrina della Fede, Il Messaggio di Fatima, Città del Vaticano, 2000; testo integrale disponibile su vatican.va. ↩︎
  14. San Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, 16 ottobre 2002, n. 17; Atto di affidamento a Maria, 13 maggio 1982. ↩︎
  15. Montfort, Trattato della vera devozione, n. 1 (formula Ad Iesum per Mariam); Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 188. ↩︎

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Testimonianza di Catalina Rivas sull’adorazione eucaristica e promesse di Gesù agli adoratori


Introduzione

Presentiamo la traduzione di una porzione del cap. XI del libro En adoracion. Testimonio de Catalina (it.: In adorazione. Testimonianza di Catalina) in cui Catalina Riva, mistica cattolica boliviana, racconta una sua visione sui benefici dell’adorazione eucaristica e riporta le promesse che Gesù le ha comunicato per tutti gli adoratori.

Testimonianza di Catalina Rivas

«In diverse occasioni, Gesù mi aveva rivelato che il cammino verso il Paradiso è difficile e pieno di rinunce… che la vita dell’uomo è una continua lotta e che la Porta del Cielo è stretta.
Invece, adesso, dalla sua presenza eucaristica, ci avverte che tutto questo si può trasformare in qualcosa di soave e di facile, “se lo viviamo in Lui, aiutati da Lui”.
In un’occasione, mentre guardavo uno dei nostri fratelli dell’apostolato venire a visitare Gesù sacramentato, il Signore mi spiegò che il primo beneficio di queste visite è l’ottenimento della sua Pace, e così ogni momento difficile delle nostre giornate può essere affrontato con serenità.
Disse che Egli ripaga, con innumerevoli benefici terreni e spirituali, l’anima che risponde al suo invito, all’adorazione eucaristica.
Riconobbi che, effettivamente, quella persona era molto cambiata da quando faceva visite al Santissimo Sacramento.
Ho potuto, veramente, constatare come una persona, solo andando a visitare Gesù, nel tabernacolo può vedere trasformarsi la propria vita.
All’improvviso, vidi questa persona come in un globo di luce e notai che, mentre pregava, questo cresceva, allargandosi e raggiungeva sua moglie e la sua famiglia.
Subito, apparve una macchina che correva ad alta velocità, si scontrava contro qualcosa e rimaneva schiacciata, ma il guidatore ne usciva illeso, circondato da un alone un poco più chiaro di quello che avvolgeva la persona in preghiera, davanti al Signore.
Seppi, allora, che il Signore aveva voluto mostrarmi la protezione di Dio sugli esseri che amiamo.
Così tanta importanza ha per Gesù la preghiera e la compagnia di un essere umano presso il tabernacolo, che, come premio, Egli si prende cura dei suoi cari e di tutto ciò che possiede.
Nel tardo pomeriggio di un giovedì, in un’altra cappella, un sacerdote dirigeva l’adorazione eucaristica con i fedeli.
C’era abbastanza gente in Chiesa.
Io guardavo dall’esterno e vidi uscire dall’edificio un globo simile a quello descritto prima, ma con delle luci rosse e bianche, che roteava lungo la circonferenza della cappella.
La gente pregava con il Sacerdote e quelle luci, come onde in espansione, si estendevano per circa un isolato e mezzo e poi, ancora di più, di più.
Diressi il mio sguardo verso un’altra direzione e notai due Cappelle, relativamente vicine l’una all’altra: da ognuna uscivano queste onde di colore bianco e rosso, che si espandevano fino ad unirsi con quelle dell’altra Cappella.
“Dio mio! – pensai – questo è il modo per proteggere una città e tutta la sua comunità”.

Gesù venne in mio aiuto e mi disse:

Promesse di Gesù agli adoratori

“Scrivi queste promesse che, oggi, ti dico:
Io prometto all’Anima che, con frequenza, viene a visitarmi in questo sacramento dell’amore, di riceverla amorevolmente, insieme a tutti i beati e agli angeli del cielo; che ogni sua visita sarà scritta nel Libro della sua Vita e le concederò:

  1. Tutte le Grazie richieste davanti all’altare di Dio, in favore della Chiesa, del Papa e delle anime consacrate.
  2. L’eliminazione del potere di Satana dalla sua persona e dai suoi cari.
  3. La protezione speciale in caso di terremoti, di uragani e di altri disastri naturali, che potrebbero colpirla.
  4. Sarà tenuta separata dal Mondo e dalle sue attrattive, che sono causa di perdizione.
  5. L’elevazione dell’anima, affinché desideri solo raggiungere la Santificazione, in vista della contemplazione eterna del mio Volto.
  6. La riduzione delle pene del purgatorio dei suoi cari.
  7. La mia Benedizione per tutti i progetti materiali e spirituali che potrà intraprendere, se saranno per il bene della sua anima.
  8. Riceverà la mia visita, in compagnia di mia Madre, nel momento della sua morte.
  9. Sentirà e capirà le necessità delle persone per le quali prega.
  10. L’intercessione dei santi e degli angeli, nell’ora della morte, per diminuire la pena temporale.
  11. Che il mio Amore susciti sante vocazioni consacrate a Dio, tra i suoi cari ed amici.
  12. L’anima, che conserverà una vera devozione alla mia presenza nell’eucaristia, non si dannerà e non morirà senza i Sacramenti della Chiesa.

Ai sacerdoti ed ai religiosi, che propagheranno la devozione all’adorazione, farò ottenere molte Grazie speciali, il riconoscimento totale dei loro peccati e la Grazia per emendarsi. Li aiuterò a formare comunità di fedeli, devoti e santi, e riceveranno molti privilegi.

Prometto queste cose a tutti, a due sole condizioni, frutto dell’Amore sincero verso la mia Presenza Reale nell’Eucaristia, che sono assolutamente imprescindibili (irrinunciabili), per la realizzazione delle mie Promesse:
a) Che lottino per conservare la dignità nei miei Altari.
b) Che siano misericordiosi con il Prossimo”».

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La “fessura verticale”: le esperienze di premorte come apertura alla trascendenza nella società dell’immanenza

Introduzione

In un’epoca dominata dal carattere sociale dell’immanenza, dove il narcisismo e il soluzionismo tecnologico sembrano aver sigillato ogni apertura verso l’Oltre, le esperienze di premorte (EPM) riemergono come una potente “fessura verticale”. Questo saggio esplora, attraverso un’analisi sociologica e fenomenologica, come i pilastri della cultura contemporanea — dal performatismo all’accelerazionismo — abbiano trasformato la ricerca del sacro in una “trascendenza orizzontale” finalizzata al consumo e alla prestazione. Vedremo come le testimonianze di chi ha vissuto un’EPM rappresentino oggi una breccia capace di infrangere la struttura del mondo “chiuso” e restituire all’individuo-progetto la sua originaria dimensione di senso.

L’uomo occidentale contemporaneo

Dal punto di vista della psicologia sociale, dell’antropologia culturale e della sociologia dei processi economici, l’uomo occidentale contemporaneo non è semplicemente un edonista ma è un “atleta del piacere” costantemente impegnato a monitorare le proprie performance, a esibirle per ottenere consenso e a ottimizzare ogni secondo della propria vita, vivendo nel terrore di restare escluso (FOMO – Fear of Missing Out) dal flusso incessante di informazioni e stimoli.

I cinque pilastri fondamentali del carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo

Il Carattere Sociale, secondo il concetto coniato dallo psicanalista Erich Fromm (1964), è il nucleo della struttura caratteriale comune alla maggior parte dei membri di una cultura; non è solo un insieme di idee, ma è la “forma” che la psiche assume per funzionare all’interno di un determinato sistema economico e sociale. Ebbene, i pilastri fondamentali del Carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo sono:

  1. narcisismo[1],
  2. performatismo[2],
  3. accelerazionismo[3]
  4. presentismo[4],
  5. soluzionismo[5].

Se l’edonismo riguarda il “cosa” proviamo (il piacere), il narcisismo riguarda il “chi” vede quel piacere. Christopher Lasch descrisse la “cultura del narcisismo” già decenni fa (1979), ma oggi è diventata sistemica. L’individuo non cerca solo soddisfazione, ma validazione esterna. L’identità non è più un dato interiore, ma una performance costante sui social media. La vita pubblica è diventata una vetrina dove il “Sé” è trattato come un brand da promuovere. Questo porta a una fragilità strutturale: l’autostima dipende dall’algoritmo e dal consenso altrui.

Come teorizzato dal filosofo e sociologo Byung-Chul Han (2012), siamo passati dalla “società disciplinare” (fatta di obblighi e divieti) alla “società della prestazione” (performatismo). Il motto non è più “Tu devi”, ma “Tu puoi”. Questa apparente libertà nasconde una forma di auto-sfruttamento volontario. L’individuo si sente in colpa se non è produttivo, se non si “ottimizza” costantemente (biohacking, formazione continua, fitness estremo). Il risultato è un aumento patologico di depressione e burnout, visti come il fallimento di un soggetto che non riesce a stare al passo con le proprie aspettative di successo.

L’antropologia contemporanea osserva una mutazione nel nostro rapporto con il tempo. Viviamo in un eterno presente. La memoria storica si accorcia e la progettualità a lungo termine svanisce. Tutto deve essere istantaneo. Questo annulla la capacità di tollerare la frustrazione o l’attesa. Se l’edonismo vuole il piacere, il presentismo lo vuole adesso. Questa contrazione del tempo è alimentata dall’accelerazionismo tecnologico: un sistema che, per autosostenersi, deve aumentare costantemente la velocità di produzione, consumo e comunicazione. Non è solo una scelta individuale, ma un imperativo sistemico che travolge i ritmi biologici e psichici dell’uomo. In questa corsa perpetua, l’altro smette di essere un volto da accogliere e diventa un oggetto da consumare rapidamente o, peggio, un intralcio alla nostra efficienza individuale. Quando si corre, la pazienza necessaria per costruire relazioni solide si esaurisce; questo riduce la profondità dei legami sociali, che diventano “liquidi” (Bauman, 2000) e facilmente sostituibili.

Sotto la spinta di questa accelerazione frenetica, la mentalità moderna tende a credere che ogni aspetto dell’esperienza umana sia un problema tecnico da risolvere. Si approda così al soluzionismo: la logica dell’ingegneria applicata alle emozioni, alle relazioni e alla politica. Se c’è un malessere, deve esserci un’app, un farmaco o un protocollo per eliminarlo. Questo porta alla perdita del senso del “tragico” e del mistero. Nella visione classica o religiosa, il “tragico” è la consapevolezza che la vita umana comporta limiti insuperabili: la vecchiaia, il lutto, il fallimento e, infine, la morte. Questi non sono “errori”, ma fanno parte della struttura stessa dell’essere uomo. Oggi, se soffriamo, pensiamo che sia perché non abbiamo ancora trovato la pillola giusta, l’app corretta o il protocollo medico definitivo. Il dolore viene “patologizzato”: non è più un’occasione di riflessione o di crescita interiore, ma un malfunzionamento che la scienza deve riparare. Se la morte è solo un “problema tecnico” non ancora risolto (come sostengono alcuni transumanisti), l’uomo perde la capacità di dare un senso al limite. Il mistero non è qualcosa che non sappiamo ancora, ma qualcosa che, per sua natura, supera la nostra ragione. È l’eccedenza della vita. Il soluzionismo riduce il mistero a un enigma. Un enigma è un segreto di cui non abbiamo ancora la chiave, ma che prima o poi risolveremo con più dati o più calcoli. In questa visione, non c’è spazio per il sacro o per l’ineffabile, perché tutto ciò che esiste deve essere misurabile, spiegabile e controllabile. Tutto, allora, diventa “piatto”. Se non c’è mistero, non c’è stupore; se non c’è stupore, non c’è spazio per Dio o per una dimensione che vada oltre la “cornice immanente”.

La trascendenza nella cultura contemporanea

In questa nostra cultura occidentale contemporanea dominata da narcisismo, performatismo, accelerazionismo, presentismo e soluzionismo tecnologico si è data una mutazione antropologica profonda che ha generato una diversa percezione della trascendenza. Nelle masse occidentali, si assiste a quello che i sociologi definiscono il passaggio dalla “trascendenza verticale” (verso Dio o l’Assoluto) alla “trascendenza orizzontale” o “immanente”.

Nella cultura narcisistica si assiste alla “sacralizzazione del sé”: l’oggetto della venerazione si è spostato da Dio all’io. La trascendenza, un tempo slancio verso l’Oltre, viene ora ricercata esclusivamente nell’espansione dei confini del proprio corpo o della propria mente. Pratiche millenarie come lo yoga o la mindfulness[6], nate originariamente come vie di spogliamento e distacco dall’ego, sono ora vie per potenziare l’ego affinché sia più performante. Non vengono più vissute come aperture al Mistero, ma vengono ridotte a mera tecnica di riduzione dello stress o a protocollo di ottimizzazione psicofisica. Il legittimo desiderio di “stare meglio con se stessi” viene così distorto in una forma di manutenzione tecnica: la mindfulness si trasforma spesso in McMindfulness, “pienezza mentale fast food”, uno strumento soluzionista funzionale all’accelerazionismo, volto a rendere l’individuo più resiliente e produttivo all’interno della “cornice immanente”, privandolo della sua originaria apertura al trascendente, mentre lo yoga rischia di ridursi a una ginnastica estetica finalizzata al potenziamento del “Sé-brand”. In questo scenario, la trascendenza è degradata ad auto-aiuto: non è più un’uscita da sé per incontrare l’Altro, ma un ripiegamento su di sé per funzionare meglio. Il corpo diventa così l’ultimo tempio; la cura maniacale dell’estetica, del biohacking e della longevità rappresenta l’estremo tentativo di trascendere, per via tecnica e non grazia, il limite umano per eccellenza: la morte e il decadimento fisico.

Il bisogno di appartenenza a qualcosa di ‘più grande’ non scompare, ma viene canalizzato in surrogati orizzontali. La politica, l’attivismo, il tifo o le ‘fanbase’ digitali offrono un’esperienza di effervescenza collettiva che mima l’estasi del rito religioso, ma senza richiederne la metanoia: si ottiene il brivido dell’appartenenza senza il sacrificio della conversione. In queste dinamiche, l’individuo sperimenta una trascendenza illusoria che, invece di elevarlo, lo massifica. Queste attività, pur legittime, smarriscono la loro funzione di ‘servizio’ alla vita umana perché cessano di essere ordinate a una trascendenza verticale. Non sono più scale verso l’Eterno, ma camere dell’eco dove l’io cerca conferme invece di verità, trasformando l’impegno civile o sociale in una forma di idolatria immanente.

L’edonismo di massa trasforma il consumo in un’esperienza quasi mistica. I grandi brand (Apple, Tesla, brand di lusso) non vendono oggetti, ma “mondi di significato”. L’acquisto diventa un rito di iniziazione; il possesso dell’oggetto promette una trasfigurazione della propria condizione sociale ed esistenziale. Il viaggio “esperienziale” verso luoghi esotici o eventi spettacolari (concerti, festival) è la ricerca di un momento di estasi che rompa la monotonia del quotidiano performante.

Esiste una parte delle masse che ripone la speranza di trascendenza nella tecnica. Il transumanesimo è la forma più estrema di questa mentalità. È la fede che la tecnologia permetterà di trascendere i limiti biologici, scaricando la coscienza in un supporto digitale o sconfiggendo la vecchiaia. Qui la trascendenza è delegata alla macchina.

Se nel Medioevo, dunque, l’uomo era un viator (un pellegrino verso l’Assoluto) e nell’Illuminismo era un soggetto razionale, oggi è definito come un individuo-progetto: un essere autosufficiente che deve continuamente “costruirsi”, “vendersi” e “godere”. Il narcisismo e il performantismo definiscono l’essenza di questo nuovo uomo.

Riprendendo il pensiero del filosofo Charles Taylor (2009), questi pilastri costituiscono l’impalcatura di un mondo vissuto come “chiuso” verso l’alto. È una struttura mentale che rende la trascendenza verticale non necessariamente “falsa”, ma irrilevante o invisibile per la massa. L’accelerazionismo, il presentismo e il soluzionismo agiscono come una sorta di soffitto basso che impedisce allo sguardo di alzarsi verso il fine ultimo vero (l’Escaton), focalizzandolo invece sul funzionamento immediato della macchina biologica e sociale.

In termini sociologici, questi pilastri sono le “credenze operative” che permettono al sistema economico attuale di riprodurre sé stesso. Il mercato non ha bisogno di anime contemplative, ma di soggetti ansiosi di prestazione e bramosi di gratificazione istantanea. In questo senso, tutti e cinque i pilastri fondamentali del Carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo su menzionati sostengono una liturgia laica quotidiana fatta di scrolling, acquisti, monitoraggio di dati biometrici e ricerca di approvazione sociale.

Nonostante questi surrogati, la psicologia clinica osserva che questa trascendenza orizzontale spesso non placa il “senso di vuoto”. Poiché tutto è finalizzato al consumo o alla prestazione, manca la dimensione del senso ultimo. La trascendenza delle masse oggi è spesso un’evasione temporanea piuttosto che un’ascensione permanente, portando a quella che Gilles Lipovetsky (2004) definisce “l’ipermodernità”: un mondo dove siamo liberati dai “vecchi” dogmi, ma prigionieri di un’ansia costante di rinnovamento.

Le esperienze di premorte

Proprio in questo orizzonte apparentemente sigillato, emerge con forza una realtà di confine che sfida i paradigmi del soluzionismo tecnico: il fenomeno delle esperienze di premorte (EPM). Esse si configurano come vissuti di straordinaria lucidità riportati da individui sopravvissuti a una morte clinica momentanea o a stati di coma profondo, agendo come una fessura rivelatrice nel tessuto del presente. Queste esperienze, che investono direttamente milioni di persone in tutto il mondo e ne raggiungono indirettamente centinaia di milioni attraverso una vastissima letteratura di settore, offrono all’uomo contemporaneo l’opportunità di riappropriarsi di una trascendenza verticale, capace di valicare i confini del tempo terreno, di restituire lo sguardo alla dimensione dell’Eterno creando la condizione necessaria perché l’uomo torni a parlare la lingua dello spirito, rendendo nuovamente udibile quell’annuncio d’Amore che è al cuore della rivelazione cristiana.

Fenomenologia

L’esperienza di premorte (EPM) è un’esperienza spontanea soggettiva di un vissuto intenso e profondo, in condizioni di crisi vitale grave con pericolo di vita. Le condizioni in cui si verificano le EPM sono: a) arresto cardiaco; b) politraumi di diversa origine (folgorazione, cadute in montagna, annegamento, terremoti, incidenti stradali ecc.); c) trauma cranico; d) stati di shock (anafilattico, cardiogeno, emorragico, ipovolemico, settico); e) embolia polmonare; f) anestesia generale; g) il tentato suicidio. Sono associate ad alterazioni dello stato di coscienza e, apparentemente, alla sua completa abolizione (come nel caso dell’arresto cardiaco, del coma o dell’anestesia generale) anche se in realtà viene testimoniato uno speciale stato di consapevolezza accompagnato da percezioni e sensazioni interne.

Nonostante la loro frequenza sia relativamente elevata, fino agli anni settanta del secolo scorso tali esperienze erano pressoché sconosciute nella letteratura scientifica internazionale; a partire da quegli anni si è destato un crescente interesse, che ha portato all’acquisizione di una consistente mole di dati e di conoscenze, tali da rendere oggi le EPM un fenomeno clinico certo, con una chiara epidemiologia e fenomenologia. L’incidenza di EPM è relativamente alta, non inferiore al 10-18% dei pazienti in condizioni critiche, per cui le EPM sono tutt’altro che fatti sporadici e non studiabili con il metodo scientifico. Ciò che ha maggiormente stimolato la ricerca sulle EPM è l’universalità di questi vissuti. Infatti, indipendentemente dalla causa che provoca la crisi vitale grave e nonostante l’estrema eterogeneità dei soggetti, sono state rilevate delle costanti nei contenuti delle EPM.

La International Association for Near-Death Studies (IANDS) evidenzia nove caratteristiche comuni alle EPM:

  1. emozioni intense, prevalentemente positive ma in alcuni casi negative (paura, orrore, senso di perdita);
  2. Esperienza extra corporea (EEC);
  3. movimento attraverso l’oscurità, talvolta verso una luce indescrivibile;
  4. senso di essere altrove, in un paesaggio che può sembrare un mondo spirituale;
  5. pensiero e osservazioni incredibilmente rapidi e acuti;
  6. incontro con persone care defunte, talvolta con figure sacre (giudici, Gesù, un santo) o con esseri sconosciuti, con i quali la comunicazione è mentale;
  7. esame della vita;
  8. in alcuni casi, un flusso di conoscenza circa la vita e la natura dell’universo;
  9. talvolta la decisione di tornare nel corpo.

Come mette in luce la lista dello IANDS, alcuni racconti di EPM contengono esperienze o sensazioni angoscianti, come paura, incontro con diavoli, visione e sperimentazione dell’inferno e dei suoi tormenti. Le prime ricerche, come anche le successive che le hanno seguite, non hanno tenuto in debito conto questi elementi, ma è necessario qui rilevarli. È vero che molti soggetti che hanno vissuto una EPM raccontano che la loro esperienza è stata dominata da sensazioni piacevoli come pace, gioia e beatitudine, ma è altrettanto vero che, seppur meno frequentemente, alcuni soggetti raccontano che la loro esperienza è stata dominata da sensazioni angoscianti ed emozionalmente dolorose come paura, terrore, orrore, rabbia, solitudine, isolamento, colpevolezza.

Greyson e Bush (1996), esaminando cinquanta racconti di EPM dolorose (nella letteratura internazionale: dNDE), hanno intravisto la possibilità di suddividere queste esperienze in tre tipologie:

– Il tipo più comune include le stesse caratteristiche delle EPM piacevoli − come la EEC e il rapido attraversamento di un tunnel o di un vuoto in direzione di una luce − ma solitamente i soggetti sono spaventati a causa del fatto che percepiscono la situazione che stanno vivendo come fuori dal loro controllo.

– Il secondo tipo, meno comune, include un’acuta coscienza di «non esistenza» o di essere completamente soli per sempre in un vuoto assoluto. Qualche volta la persona si sente totalmente convinta che il «mondo reale» − compreso lui stesso − non è mai esistito.

– Il terzo e più raro tipo comprende un immaginario infernale come: un brutto paesaggio che ispira un cattivo presentimento, esseri infernali, rumori forti e fastidiosi, animali feroci e altri esseri estremamente sofferenti. Solo raramente alcuni soggetti si sentono personalmente tormentati.

La dottoressa Barbara Rommer (2000) vi aggiunge un quarto tipo, il più raro di tutti, nel quale il soggetto si sente giudicato negativamente da una Potenza Superiore durante la visione panoramica della propria vita (life review) − nella quale il soggetto rivede e rivive ogni momento della propria vita.

I diversi studi hanno rilevato che il gruppo dei soggetti che hanno vissuto una EPM dolorosa è caratterizzato da una estrema eterogeneità. Sono sia uomini che donne, di qualsiasi livello culturale, orientamento sessuale, credenza spirituale, appartenenza religiosa. Inoltre, le EPM di alcuni soggetti contengono sia elementi dolorosi che piacevoli e tra i soggetti che hanno vissuto EPM multiple, alcuni hanno avuto prima una esperienza piacevole e poi una dolorosa, o viceversa.

L’incidenza delle EPM dolorose è stimata intorno all’1% e al 25% della totalità delle EPM esaminate ma è probabile che possa essere più alta, perché i soggetti che hanno vissuto una EPM dolorosa potrebbero avere delle ragioni inconsce e consce per evitare di parlarne:

  • una possibile ragione della sottovalutazione del fenomeno potrebbe essere il meccanismo psichico della «rimozione», nel quale le esperienze traumatiche sono relegate nell’inconscio.
  • Un’altra ragione potrebbero essere la speranza che il ricordo dell’esperienza possa andarsene evitando di parlarne.
  • Anche il voler evitare di rivivere l’angoscia, che riaffiorerebbe nel raccontare l’esperienza, potrebbe indurre il soggetto a non parlarne,
  • come il provare vergogna per avere sperimentato sentimenti angoscianti durante una EPM mentre molte altre persone hanno vissuto una esperienza piacevole.
  • Infine, anche il timore che gli altri potrebbero giudicarlo «cattivo» o «matto» potrebbe inibire il soggetto.

Per le suddette ragioni, l’esatta frequenza delle EPM dolorose non è attualmente conosciuta.

Ipotesi interpretative delle EPM

Del fenomeno EPM sono state avanzate diverse ipotesi interpretative di natura psicologica, fisiologica o neurofisiologica. Tali ipotesi, per la cui presentazione rimando al mio libro Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza di Gloria Polo e le esperienze di premorte, sono di notevole interesse, ma allo stato attuale rimangono solo ipotesi senza alcuna dimostrazione, né possono spiegare in modo soddisfacente il loro impatto psicologico ed esistenziale su chi le vive in prima persona, impatto che si traduce spesso nell’elaborazione positiva di una nuova visione del mondo e dello stile di vita. Ognuna di queste ipotesi può spiegare «solo una parte» di tutta la complessa fenomenologia delle EPM ma non la globalità del fenomeno. Accettare le ipotesi interpretative suddette equivarrebbe perciò ad accettare una diagnosi che, ignorando la totalità dei sintomi presenti, si basasse su uno solo di essi.

La presenza nelle EPM, però, di percezioni visive, uditive, cinestetiche e olfattive, la cui veridicità in molti casi è suffragata da prove testimoniali, ci spinge a rivedere il modo in cui la coscienza e il cervello si relazionano tra loro (Pim Van Lommel, 2010), superando l’ossimorico dogma scientifico che identifica la coscienza nel cervello, e a formulare una nuova e più esaustiva ipotesi interpretativa delle EPM: l’ipotesi trascendentale o spirituale,  secondo la quale le EPM sono un «indizio» dell’esistenza dell’anima e della sua immortalità, di una vita oltre la vita e di una realtà spirituale trascendente.

Conclusioni

Se il mondo moderno soffre di una “chiusura orizzontale”, l’EPM si pone come una “fessura verticale” improvvisa e non programmata. Nella cultura del Sé-brand, l’individuo è prigioniero della propria immagine. L’EPM opera un ribaltamento radicale. Uno degli elementi costanti delle EPM è il life review (it.: revisione della vita). Il soggetto vede la propria vita non attraverso il successo o la performance (criteri mondani), ma attraverso l’impatto d’amore prodotto sugli altri. In un mondo che idolatra l’ego, l’EPM costringe l’anima a vedersi con gli occhi di Dio, dove l’unico valore è la relazione. In questa prospettiva, anche le EPM dolorose caratterizzate dal vuoto o dall’angoscia restituiscono all’uomo la consapevolezza della possibile tragica conclusione di un’esistenza vissuta senza amare. Il “disturbo” che tali vissuti arrecano alla nostra mentalità soluzionista agisce come una pedagogia necessaria: il vuoto non è una fine, ma il grido di una natura fatta per la comunione che attende di essere colmata.

L’Occidente non è necessariamente ateo, ma vive etsi Deus non daretur (it.: come se Dio non ci fosse). La trascendenza è dimenticata perché non è “utile” alla produzione. L’EPM porta il soggetto a sperimentare una coscienza lucida fuori dal corpo. In un’epoca che riconosce solo ciò che è misurabile, questo fenomeno che sfida le leggi della neurobiologia materialista ridesta il senso del mistero e dell’esistenza dell’anima e della sua sopravvivenza alla morte del corpo. Smascherando l’illusione dell’autosufficienza tecnica, l’EPM prepara il terreno all’annuncio cristiano, rendendo nuovamente udibile la promessa di un Amore che non è solo un sentimento, ma la struttura stessa della realtà.

Abbiamo detto che la massa vive in un eterno presente per fuggire l’angoscia della fine. L’EPM trasforma radicalmente il rapporto con il tempo e la morte. Chi torna da una EPM quasi sempre perde il timore della morte e acquisisce una speranza escatologica incrollabile. È una forma di “anticipazione escatologica” nella quale alcuni “assaggiano” la luce per diventare testimoni della speranza in una società depressa e nichilista. È il passaggio dal Chronos (tempo che divora) al Kairos (momento opportuno della grazia) che apre all’eternità. La società liquida produce solitudine. L’EPM è quasi sempre descritta come un’esperienza di accoglienza, luce e amore incondizionato, che ricorda all’uomo la sua vocazione trinitaria (Hans Urs von Balthasar, 1963). Non siamo fatti per l’autonomia assoluta del narcisista, ma per la comunione. Il “ritorno” del soggetto dall’EPM è spesso accompagnato da un desiderio ardente di servire il prossimo.

Per approfondire il tema delle esperienze di premorte qui appena accennato e in modo particolare per leggere il mio contributo originale alla comprensione del problema dell’eterogeneità religiosa delle esperienze di premorte di grado trascendentale, consiglio la lettura del mio studio Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di premorte (eBook). Inoltre consiglio la lettura dell’esperienza di premorte multipla della dott.sa Gloria Polo: Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo (Seconda edizione).

Bibliografia

  • Bauman, Zygmunt, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002 (ed. orig. 2000).
  • Fromm, Erich, Il cuore dell’uomo, Carocci, Roma, 2022 (ed. orig. 1964).
  • Han, Byung-Chul, La società della stanchezza, Nottetempo, Roma, 2012.
  • Lasch, Christopher, La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano, 1981 (ed. orig. 1979).
  • Lipovetsky, Gilles, Ipermodernità. Dopo la società dei consumi, Datanews, Roma, 2006 (ed. orig. 2004).
  • Patrizi, Flaviano, Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di premorte, (eBook), Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2016.
  • Polo, Gloria con Patrizi, Flaviano, Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, 2a ed., Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2021.
  • Taylor, Charles, L’età secolare, Feltrinelli, Milano, 2009.
  • Van Lommel, Pim, Consciousness Beyond Life: The Science of the Near-Death Experience, HarperOne, New York, 2010.
  • Von Balthasar, Hans Urs, Solo l’amore è credibile, Borla, Milano, 1991 (ed. orig. 1963).
  • Greyson, Bruce e Evans Bush, Nancy, “Distressing near-death experiences”, in Lee Worth Bailey, The near-death experience: A reader, Routledge, New York, 1996.
  • Rommer, Barbara R., Blessing in disguise: Another side of the Neardeath Experience, Llewellyn Publications, Woodbury (MN), 2000.

Note

[1] Sebbene il termine nasca nella psicoanalisi con Freud, è Christopher Lasch nel suo saggio del 1979, La cultura del narcisismo, a trasformarlo in una categoria sociologica. Egli descrive non una patologia individuale, ma un tratto collettivo: l’individuo moderno, privo di radici e di futuro, si ripiega su se stesso cercando gratificazioni immediate e l’approvazione altrui.

[2] Coniato nei primi anni 2000, il termine nasce per descrivere il superamento del postmodernismo. In sociologia, viene adottato per indicare la “dittatura della performance”: l’idea che l’identità sia valida solo se “messa in scena” e misurata tramite risultati concreti. Si raccorda direttamente con la società della prestazione di Byung-Chul Han.

[3] Anche se i concetti base risalgono a Nick Land e agli anni ’90, il termine è stato coniato da Benjamin Noys nel 2010 per descrivere (originariamente in senso critico) la tendenza del capitalismo a velocizzare i processi tecnologici e sociali oltre la capacità di adattamento umana. Nel contesto di questo articolo, si sposa perfettamente con l’idea di una società che “corre” verso il nulla, impedendo la riflessione spirituale.

[4] Lo storico francese François Hartog ha formalizzato il termine nel 2003 nel suo saggio Regimi di storicità. Hartog descrive il presentismo come una condizione in cui l’orizzonte del futuro è scomparso (percepito come minaccioso o inesistente) e il passato è ridotto a mero consumo museale.

[5] Introdotto nel 2013 nel libro To Save Everything, Click Here. Evgeny Morozov definisce il soluzionismo come l’ideologia che interpreta ogni aspetto dell’esistenza come un “problema” con una “soluzione tecnica” ottimale. È il pilastro che nega il mistero e il tragico, cercando di “risolvere” persino la finitudine umana.

[6] Il termine mindfulness definisce una pratica di meditazione derivata dal buddismo (sati), centrata sulla consapevolezza del momento presente.

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L’opera demoniaca nella cultura contemporanea

Estratto dal libro: Gloria Polo con Flaviano Patrizi , Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, Himmel Edizioni, 2011, pp. 73-76.

L’aborto è […] un autèntico sacrifício umano a Sàtana. […] Il sàngue (versato) dei bambini innocenti ha […] una straordinària ripercussione sociale poiché esso è come una chiave che permette al Demònio di aprire le serrature dei portali infernali, dai quali fare uscire ogni tipo di demonî, che oggigiorno infèttano sempre piú l’umanità, allóntanàndola dalla verità, non solo evangèlica e quindi sóprannaturàle ma anche naturale. È a càusa di questo nuovo potere demoníaco che prèndono piú facilmente piede nel mondo quelle ideologie «inclusiviste», che sémbrano promuòvere l’umanità, ma invece la stanno sempre piú rendendo schiava del peccato e la prepàrano all’accoglienza del piú esteso e grave tótalitarísmo della stòria umana. Il piú esteso perché mondiale e il piú grave perché fondato su un nuovo umanésimo àteo post-cristiano e transumano. I propugnatori di esso sono i componenti dell’élite mondialista, illusi di potér un giorno regnare con Sàtana, se lo aiùtano a realizzare i suoi piani nel mondo. Saranno invece da lui torturati in eterno, se non si convertiranno. Questa élite ― che si àutopercepísce, però, «illuminata» e «progressista» ― per diffóndere il nuovo umanésimo àteo postcristiano, utilizza organismi internazionali, come ad esémpio l’Unione Europea (EU) e l’Órganizzazióne delle Nazioni Unite (ONU); sono queste, infatti, che, utilizzando una retòrica luciferina, hanno cercato con i loro documenti di convíncere il mondo della bontà dei nuovi e ingannévoli valori sessuali e riproduttivi ― valori che sono in línea con ciò che loro chiàmano «sviluppo sosteníbile» ― e poi tèntano di introdurre i nuovi diritti sessuali e riproduttivi. La retòrica con cui viene divulgato il nuovo modello àntropològico è la medésima retòrica che il serpente luciferino ha utilizzato nel giardino dell’Eden, per convíncere Eva a disobbedire al comando di Dio. Considerate bene: il serpente disse a Eva che, siccome sarebbe diventata come Dio ― ecco il distorto valore ― avrebbe potuto mangiare del frutto dell’àlbero della conoscenza del bene e del male ― ecco il distorto diritto ― omettendo loro che, se avéssero disobbedito a Dio, avrébbero introdotto ínevitabilménte il dolore e la morte nel mondo. ¡Non lasciàmoci ingannare da questa retòrica luciferina! Facciamo attenzione ai falsi valori/diritti sessuali e riproduttivi e ai loro presupposti morali anticristiani, e cioè: la diffusione sempre piú estesa del relativismo morale; l’énfatizzazióne del piacere della sessualità umana, a discàpito della sua finalità riproduttiva; la contraccezione; il processo di normalízzazióne (già avviato negli anni settanta) ed esaltazione dell’òmosessualità (vedi le parate dei Gay Pride); la svalutazione della maternità; la promozione di matrimonî tardivi e modelli di famíglia ridotti, per mezzo dell’àssolutizzazióne dei valori della cultura, del lavoro e della carriera, del buono stipèndio e del buon tenore di vita, dei viaggî e del divertimento, che indúcono ― data la precarietà lavorativa attuale ― a far posticipare a tempo indefinito la costruzione di una famíglia, la quale difficilmente potrà èssere súfficienteménte prolífica da non contribuire all’ínvecchiaménto della popolazione; la confusione dei ruoli di gènere all’interno delle famíglie tradizionali; la diffusione dell’aborto líbero, gratúito, senza tèrmini e condizioni, presentato come réalizzazióne del processo di èmancipazióne e àutodeterminazióne della donna, che dovrebbe èssere sostenuto dal ríconoscimènto dell’aborto come «diritto» della donna; e l’imposizione dell’ideologia di gènere, che vuole scardinare l’identità di gènere dell’èssere umano dal sesso biològico, come premessa per il trànsumanésimo.
Troppi pènsano erroneamente che tali cambiamenti culturali síano frutto di un progresso naturale dell’umanità. Essi sono, invece, scientemente introdotti nella società dai governi delle nazioni firmatàrie delle risoluzioni ONU. Sono introdotti come strumenti di ingegneria sociale, miranti, in última anàlisi ― pur nella mancanza di cónsapevolézza di molti suoi attori ―, a generare una nuova coscienza púbblica universale post-cristiana e a ridurre la popolazione mondiale. ¡Questa è la terríbile e attuale omissione luciferina!

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Introduzione

L’importanza del perdono cristiano: cuore del Vangelo e via di santità

Il perdono è uno dei pilastri fondamentali della fede cristiana. Non si tratta soltanto di un atto morale o di una scelta personale, ma di un vero e proprio comandamento che nasce dall’amore di Dio e trova la sua espressione più alta nella vita e nelle parole di Gesù Cristo. Il perdono, nel cristianesimo, non è debolezza: è forza trasformante, capace di guarire il cuore umano e di ricostruire relazioni spezzate.

Il perdono nel Vangelo

Il perdono nel Vangelo

Il messaggio evangelico è profondamente radicato nel perdono. Gesù stesso insegna ai suoi discepoli a perdonare senza limiti:

“Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Matteo 18,22).

Con queste parole, Gesù invita a superare ogni logica umana di misura e calcolo. Il perdono deve essere continuo, gratuito, radicale, proprio come quello che Dio offre all’umanità.

Ancora più potente è l’esempio che Cristo offre sulla croce:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

In questo momento estremo, Gesù non solo predica il perdono, ma lo vive fino in fondo, mostrando che l’amore può vincere anche l’odio più violento.

Nel Padre Nostro, la preghiera per eccellenza del cristiano, il perdono occupa un posto centrale:

“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Matteo 6,12).

Qui emerge una verità profonda: il perdono ricevuto da Dio è strettamente legato alla nostra capacità di perdonare gli altri. Gesù lo ribadisce con forza:

“Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi” (Matteo 6,14).

Il perdono nella vita dei santi

La storia della Chiesa è costellata di uomini e donne che hanno vissuto il perdono in modo eroico, spesso in situazioni estreme.

Sant’Agostino, riflettendo sulla misericordia divina, afferma:

“Nulla rende l’uomo così simile a Dio quanto il perdono.”

Per Agostino, perdonare significa partecipare alla natura stessa di Dio, diventando riflesso della sua misericordia.

Santa Teresa di Lisieux, con la sua spiritualità semplice e profonda, scrive:

“La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, nel non meravigliarsi delle loro debolezze.”

Nel suo monastero, Teresa imparò a perdonare nelle piccole cose quotidiane, trasformando ogni difficoltà in un atto d’amore.

Testimonianze concrete di perdono

Molti santi hanno offerto testimonianze vive e toccanti di perdono, mostrando che è possibile amare anche nelle situazioni più difficili.

San Giovanni Paolo II

Dopo l’attentato del 1981, San Giovanni Paolo II compì un gesto che fece il giro del mondo: incontrò in carcere il suo attentatore e lo perdonò personalmente. Questo atto dimostrò che il perdono cristiano non è teoria, ma una realtà concreta e possibile, anche di fronte alla violenza più grave.

Santa Maria Goretti

Santa Maria Goretti, una giovane martire italiana, è uno degli esempi più forti di perdono. Prima di morire, dopo essere stata ferita mortalmente, disse:

“Per amore di Gesù, lo perdono… e voglio che venga con me in Paradiso.”

Il suo aggressore, colpito da queste parole, si convertì profondamente. Il perdono di Maria non solo liberò il suo cuore, ma trasformò anche quello di chi le aveva fatto del male.

Santo Stefano, primo martire

Negli Atti degli Apostoli troviamo la figura di Santo Stefano, il primo martire cristiano. Mentre veniva lapidato, pregava:

“Signore, non imputare loro questo peccato” (Atti 7,60).

Queste parole ricordano quelle di Gesù sulla croce e mostrano come il perdono sia stato fin dall’inizio una caratteristica distintiva dei cristiani.

San Francesco d’Assisi

San Francesco visse il perdono come stile di vita. Invitava i suoi frati a non giudicare mai e a rispondere al male con il bene. Diceva:

“Dove è odio, fa’ che io porti amore.”

Per Francesco, perdonare significava diventare strumenti di pace in un mondo ferito.

Santa Faustina Kowalska

Apostola della Divina Misericordia, Santa Faustina ha trasmesso al mondo un messaggio centrale:

“Più grande è il peccatore, più grande è il diritto che ha alla mia misericordia” (Gesù a Faustina, Diario).

Il perdono, secondo questa spiritualità, non ha limiti: Dio non si stanca mai di perdonare, e l’uomo è chiamato a fare lo stesso.

Il perdono come cammino spirituale

Perdonare non è sempre facile. Richiede umiltà, coraggio e spesso un lungo percorso interiore. Non significa dimenticare il male subito o giustificarlo, ma scegliere di non lasciare che esso abbia l’ultima parola.

Il cristianesimo insegna che il perdono è una grazia: nasce dall’incontro con Dio e si alimenta nella preghiera.

Chi perdona:

  • si libera dal peso del rancore;
  • ritrova la pace interiore;
  • costruisce relazioni nuove;
  • diventa testimone credibile del Vangelo.

Al contrario, il rancore e l’odio imprigionano il cuore e impediscono una vera libertà spirituale.

Conclusione

Il perdono cristiano è molto più di un gesto etico: è un atto di fede e di amore che riflette il cuore stesso di Dio. Attraverso le parole del Vangelo e l’esempio luminoso dei santi, comprendiamo che perdonare significa entrare in una logica nuova, quella della misericordia.

In un mondo segnato da conflitti, divisioni e ferite profonde, il perdono rimane una delle testimonianze più potenti della presenza di Dio tra gli uomini. È una via esigente, ma profondamente liberante, capace di trasformare non solo chi lo riceve, ma soprattutto chi lo dona.

Il perdono, in definitiva, è il linguaggio dell’amore cristiano: un amore che non si arrende, che ricomincia sempre, e che apre le porte alla speranza.

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Quando l’anima piange: La tristezza e la depressione nello sguardo dei Santi

Introduzione

Di fronte al dolore interiore, la fede non offre soluzioni magiche, ma una compagnia sicura.
Spesso si pensa che la santità sia riservata a persone immuni dalla sofferenza, sempre gioiose e serene.
La storia della Chiesa, tuttavia, racconta una verità diversa:
molti dei più grandi santi hanno attraversato valli di tristezza profonda, aridità spirituale e quella che oggi chiameremmo depressione. Il loro insegnamento non cancella il dolore, ma offre una mappa per attraversarlo senza perdersi.
Attingendo principalmente dall’Introduzione alla vita devota (Filotea) di San Francesco di Sales, dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, dagli scritti di San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila e dalle testimonianze moderne come quella di Madre Teresa di Calcutta, possiamo tracciare un percorso di luce nell’oscurità.

Che cos’è la tristezza? Il discernimento di San Francesco di Sales

San Francesco di Sales, dottore della carità e della dolcezza, dedica un’attenzione chirurgica alla tristezza nella Filotea (Parte IV, capp. XI-XII). Il suo monito è celebre:
La tristezza è l’arma di Satana.”
Ma il Santo precisa subito: non tutta la tristezza è negativa. Egli distingue due tipi:
La tristezza secondo Dio: Nasce dal dolore per il peccato commesso. Spinge alla conversione e alla speranza. È santa.
La tristezza del mondo: Nasce dall’amor proprio ferito, dalla delusione o dall’angoscia senza motivo.
Questa “opera la morte” (2 Cor 7,10), perché paralizza l’anima, toglie il gusto della preghiera e apre la porta alla disperazione.
Per Francesco di Sales, il nemico usa la tristezza per scoraggiare i buoni, facendo sembrare la virtù pesante e noiosa, mentre rende il peccato allegro e leggero.
La tristezza negativa “toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata”.

La “Notte Oscura” e la Desolazione: non sei abbandonato

Mentre Francesco di Sales parla di tristezza morale, altri mistici affrontano l’aridità spirituale profonda:
Sant’Ignazio di Loyola: Le regole della desolazione
Ignazio definisce la desolazione come “oscurità d’anima, turbamento, mancanza di fede, senza speranza, senza amore”. Il suo consiglio fondamentale è controintuitivo:
Non cambiare decisione: Nella desolazione, non modificare le scelte fatte quando eri in consolazione.
Non agire d’impulso: L’inquietudine offusca il giudizio.
Resistere: Intensificare la preghiera e la pazienza, sapendo che la prova è temporanea.


San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila
Entrambi parlano della “Notte Oscura“. Non è una punizione, ma una purificazione. Dio ritira le consolazioni sensibili (il “gusto” nella preghiera) per insegnare all’anima ad amare Lui per Sé stesso, e non per i benefici che ne riceve.
Come scrive Teresa d’Avila: “Dio guarda il desiderio, non il gusto”. Anche se la preghiera sembra asciutta, se c’è la volontà di stare con Dio, la grazia è presente.

La testimonianza di Madre Teresa di Calcutta
Le lettere private di Madre Teresa hanno rivelato al mondo una “notte” durata quasi 50 anni. Scriveva: “Quando cerco di elevare i miei pensieri al Cielo, c’è un vuoto così convincente… che feriscono la mia anima”.
Eppure, non si fermò. La sua vita insegna che la fede non è un sentimento, ma una scelta di amore e servizio anche nel buio più totale.

La “Farmacia Spirituale”: Rimedi concreti dai Santi

I santi non si limitano alla teoria. Offrono strumenti pratici per combattere la tristezza paralizzante. Ecco una sintesi dei rimedi proposti:
🙏 1. La Preghiera, anche breve
Quando mancano le forze per lunghe meditazioni, San Francesco di Sales consiglia invocazioni brevi e fiduciose: “Gesù, sii Gesù per me”, “O Dio di misericordia”. Sant’Ignazio suggerisce di pregare di più proprio quando si ha meno voglia, per contrastare il nemico.
🍞 2. I Sacramenti: Eucaristia e Confessione
La Santa Comunione è definita “farmaco di immortalità”. Anche se ricevuta senza consolazione sensibile, nutre l’anima oggettivamente. La confessione aiuta a liberarsi dal peso della colpa che spesso alimenta la tristezza.
⚔️ 3. Agire contro l’inerzia
La tristezza invita all’isolamento e all’immobilità. I santi consigliano di:
Variare le occupazioni: Dedicarsi a opere esteriori o caritative per distrarre l’animo dal rimuginio.
Compiere atti esterni di fervore: Baciare un crocifisso, alzare le mani, cantare un inno. Il corpo può aiutare lo spirito a risollevarsi.
👥 4. Non isolarsi: la direzione spirituale
“Se hai la possibilità di scoprire l’inquietudine a colui che dirige l’anima tua, certamente non tarderai a tranquillizzarti” (Francesco di Sales). La tristezza vive nell’ombra; portarla alla luce di una guida fidata ne riduce il potere.
🩺 5. Integrazione con la cura medica
Un punto cruciale, sottolineato anche da San Giovanni Paolo II e dalla tradizione recente (es. Santa Dinfna, patrona delle malattie mentali), è che la grazia non esclude la medicina.
La depressione clinica può avere cause biologiche e psicologiche che richiedono l’intervento di specialisti. Come diceva Santa Teresa d’Avila: “Dio ci ha dato le mani per lavorare”. Cercare aiuto medico è un atto di responsabilità e non di mancanza di fede.


La Chiesa offre anche intercessori specifici per chi lotta contro il dolore interiore:
San Francesco di Sales: Per ansia, scrupoli e tristezza spirituale.
Santa Dinfna: Patrona delle malattie mentali e della depressione.
San Giovanni di Dio: Fondatore di ospedali psichiatrici, patrono dei malati di mente.
Madre Teresa di Calcutta: Per chi vive la fede nell’oscurità e nel silenzio di Dio.

Conclusione

Coraggio, la notte non è la fine
Leggere le vite di questi santi ci libera da un falso senso di colpa: la tristezza non è peccato. È parte della condizione umana, e talvolta una via misteriosa attraverso cui Dio purifica e avvicina a Sé.
Il messaggio comune che emerge dalla Filotea, dagli Esercizi Spirituali e dalle lettere di Madre Teresa è uno solo: non sei solo. Anche quando il cielo sembra di bronzo e il cuore di pietra, la presenza di Dio non dipende dai tuoi sentimenti.
Come scrive San Francesco di Sales:
“Mettiti nelle mani di Dio, rassegnato e pronto a soffrire in pace… e abbi per certo che Dio, dopo averti provato, ti libererà.”
La notte oscura non è una tomba, ma un grembo. Da essa, con pazienza, preghiera e gli aiuti opportuni, può nascere un’aurora di pace più profonda di prima.

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“Cercare il Volto del Signore” senso e attualità di una festa dimenticata

Introduzione

Nel cristianesimo il tema del “volto” non appartiene alla sfera del sentimento religioso, ma a quella della rivelazione. Parlare del volto di Cristo significa affermare che Dio, nell’Incarnazione, si è reso realmente conoscibile, assumendo una fisionomia storica e personale. Il volto non è un dettaglio accessorio, ma il segno concreto della presenza del Figlio nel mondo, luogo visibile di una rivelazione che resta trascendente ma non più invisibile.

Fondamenti biblici e tradizionali

La Sacra Scrittura attesta un lungo itinerario teologico che conduce dalla ricerca del volto di Dio alla sua manifestazione definitiva in Gesù Cristo. Nell’Antico Testamento il “volto” designa la presenza viva e salvifica di Dio, desiderata ma non ancora pienamente accessibile. Il salmista esprime questo movimento fondamentale della fede quando proclama:

«Il mio cuore ripete il tuo invito: “Cercate il mio volto!”. Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8).

Il volto di Dio è qui oggetto di ricerca, promessa di comunione, ma non ancora visione compiuta.

Questa tensione è confermata dal racconto di Esodo 33, dove Mosè chiede di vedere la gloria di Dio, ma riceve come risposta il limite costitutivo della condizione umana:

«Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33,20).

Il volto di Dio rimane segno di una prossimità reale ma velata, che si manifesta come benevolenza e benedizione:

«Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia» (Nm 6,25).

Nel Nuovo Testamento questa attesa trova il suo compimento cristologico. San Paolo afferma in modo decisivo:

«Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2Cor 4,6).

Il volto di Gesù non è più semplice simbolo, ma luogo reale della rivelazione: in esso si rende visibile la gloria divina. Per questo l’Apostolo può definire Cristo «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), fondando teologicamente la possibilità stessa di una contemplazione del Volto.

Questa rivelazione è confermata dalle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni:

«Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9).

Non si tratta di una identificazione figurativa, ma personale: nel volto del Figlio si manifesta la relazione eterna con il Padre. La tradizione ecclesiale ha custodito con attenzione questa consapevolezza, evitando di ridurre il Volto a un semplice oggetto iconografico e riconoscendolo invece come segno teologico della Persona di Cristo, reso accessibile dall’Incarnazione e orientato alla fede.

La dimensione riparatrice

Lo sviluppo moderno della devozione al Santo Volto si inserisce nel quadro della spiritualità della riparazione. Il Volto oltraggiato di Cristo diventa simbolo eloquente del rifiuto dell’uomo verso Dio e, al tempo stesso, testimonianza silenziosa della perseveranza dell’amore redentivo. In questa prospettiva, la devozione non introduce novità dottrinali, ma richiama con forza la serietà del peccato e la centralità della Passione nella vita cristiana.

Il riconoscimento liturgico della Chiesa

Con l’istituzione della festa del Santo Volto nel 1958, sotto il pontificato di Pio XII, la Chiesa ha ricondotto questa devozione all’interno dell’alveo liturgico. La collocazione immediatamente precedente alla Quaresima non è casuale: essa orienta il fedele alla contemplazione del Cristo sofferente, preparando il cammino penitenziale con una prospettiva autenticamente cristologica e non emotiva.

Criterio ecclesiale e vigilanza teologica

La festa del Santo Volto non vincola a identificazioni materiali né legittima derive devozionali incontrollate. Essa chiede piuttosto una contemplazione sobria, radicata nella liturgia e nella dottrina della Chiesa. Il Volto di Cristo non è oggetto di curiosità, ma mistero da adorare; non strumento apologetico, ma richiamo alla verità della Redenzione e alla serietà della fede.

Conclusione

La dimensione devozionale del Santo Volto si innesta in modo coerente sul fondamento biblico e dottrinale, senza costituire un livello parallelo o alternativo alla teologia. Nei secoli moderni, essa ha assunto forme concrete soprattutto come risposta spirituale al mistero della Passione, ponendo al centro non l’immagine in quanto tale, ma la Persona di Cristo umiliata e glorificata.

In questo contesto si colloca la devozione promossa da Leone Dupont, che interpretò il Volto di Cristo come appello alla riparazione morale e alla conversione, in continuità con la grande tradizione penitenziale della Chiesa. Tale linea spirituale troverà un ulteriore sviluppo nel XX secolo attraverso l’esperienza di Maria Pierina De Micheli, la cui proposta devozionale fu accolta e regolata dall’autorità ecclesiastica, evitando derive visionarie o sensazionalistiche.

Il riconoscimento liturgico della festa del Santo Volto, voluto dalla Chiesa, ha definitivamente chiarito il criterio interpretativo corretto: la devozione è autentica solo quando resta ordinata alla liturgia, subordinata alla fede della Chiesa e orientata alla contemplazione del mistero redentivo. In tal senso, il Santo Volto non è oggetto di appropriazione privata, ma linguaggio ecclesiale che rimanda al cuore della Passione di Cristo e alla serietà della risposta cristiana.

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San Valentino: vero amore o opportunismo?

Introduzione


In un mondo che spesso riduce San Valentino a una corsa frenetica tra fiori, cioccolatini e cene costose, si nasconde una domanda scomoda: stiamo celebrando l’amore o semplicemente recitando una parte scritta dal mercato?

Un giovane, preoccupato per il portafoglio vuoto, confessa: «Se uno passa San Valentino da solo, poi Cupido scappa per tutto l’anno!». Dietro questa battuta ironica si cela un’ansia diffusa: la paura di non corrispondere a un copione sociale che identifica l’amore con il gesto eclatante, il regalo costoso, l’apparenza perfetta. Ma questa logica nasconde una trappola: confonde il romanticismo effimero con la sostanza dell’amore autentico.

La memoria perduta di un santo coraggioso

Pochi sanno che dietro questa festa non c’è Cupido con il suo arco, ma il volto di un martire. San Valentino fu un sacerdote romano del III secolo che, in un’epoca di persecuzioni, osò celebrare matrimoni tra giovani cristiani quando l’impero li proibiva.
Non scoccava frecce magiche: costruiva ponti tra cuori con il cemento della fede e del coraggio. Fu Papa Gelasio I, verso la fine del V secolo, a istituire ufficialmente la sua memoria liturgica proprio per offrire un’alternativa cristiana alle “Lupercalia“, antiche celebrazioni pagane caratterizzate da rituali licenziosi e privi di quel rispetto per la dignità della persona che il Vangelo esige.
La Chiesa non voleva semplicemente sostituire una festa con un’altra: intendeva trasformare radicalmente la concezione stessa dell’amore di coppia, strappandola dalla sfera dell’istinto per innalzarla a dimensione spirituale.

Quando l’amore va in bancarotta

La crisi delle relazioni odierne — fragilità degli impegni, superficialità degli incontri, solitudine anche in coppia — non è solo un problema sociale: è il sintomo di un vuoto antropologico. Quando non mettiamo Dio nella nostra vita, le nostre relazioni interpersonali e sociali vanno in bancarotta. Quando l’amore viene separato dalla sua fonte trascendente, diventa merce soggetta alle fluttuazioni del desiderio, dell’interesse, dell’emozione passeggera. Senza un orizzonte più alto che ne orienti la direzione, ogni rapporto rischia di trasformarsi in un contratto revocabile al primo segno di difficoltà.

I Tre Pilastri dell’Amore Cristiano

Celebrare degnamente San Valentino oggi significa riscoprire tre virtù spesso dimenticate: giustizia, purezza e coraggio.

La giustizia come “Sì” quotidiano alla Vocazione: la giustizia non intesa solo come uno sforzo di volontà, ma come la risposta continua a una chiamata. Per una coppia, significa trasformare l’emozione passeggera in una scelta spirituale da compiersi, se fidanzati, o da mantenere, se già sposi. È la decisione di edificare una “piccola chiesa domestica” o un progetto di vita solido, dove la stabilità non dipende dall’entusiasmo del momento, ma dalla volontà di custodire il bene dell’altro, riflettendo la fedeltà instancabile di Cristo verso l’umanità.

La purezza come custodia dell’altro: lungi dall’essere solamente l’espressione del divieto enunciato nel sesto comandamento, la purezza è la virtù che permette di vedere l’altro con gli occhi di Dio. Significa riconoscere che la persona amata non ci appartiene, ma è un tempio dello Spirito Santo con una dignità inviolabile. La castità, che si esprime nell’astinenza durante il fidanzamento e nell’esercizio ordinato al bene della coppia e alla procreazione nel coniugio, trasforma il modo di amare: insegna a rifiutare ogni forma di possesso o egoismo per mettersi al servizio della bellezza dell’anima e del corpo dell’altro, riconoscendovi il riflesso di un amore più grande, quello di Dio. È l’amore che si fa accoglienza dell’altro, trasformando l’attrazione in un dono totale, gratuito e rispettoso.

Il coraggio della testimonianza e della fecondità: Il coraggio è l’eredità più preziosa di San Valentino: in un’epoca che idolatra il “monouso” e la gratificazione istantanea, osare di porre le basi per un legame indissolubile o combattere per mantenerlo è un atto profetico. Per i fidanzati e gli sposi, il coraggio significa difendere la stabilità del proprio legame contro la cultura del provvisorio perché questo è il bene della coppia voluto da Dio. La vera libertà non sta nel cambiare rotta a ogni tempesta, ma nel gettare l’ancora in un amore che aspira all’eternità, certi che la grazia divina sostiene ogni passo del cammino comune.

Un San Valentino indimenticabile

Un San Valentino veramente indimenticabile non si misura dal costo del regalo o dalla perfezione della scenografia. Si riconosce dalla profondità dello sguardo con cui ci si incontra, dalla sincerità con cui ci si chiede: «Sto amando come Cristo ha amato?». Non è il giorno in cui si finge di essere galanti per paura della solitudine, ma l’occasione per rinnovare un proposito: vivere ogni rapporto con quella fedeltà che trasforma il tempo in eternità, il gesto quotidiano in sacramento, l’incontro tra due persone in eco dell’incontro con l’Amore stesso.

Conclusione

San Valentino, il santo, non ci invita a comprare di più, ma ad amare meglio: con impegno che non teme la fatica, purezza che rispetta l’altro, coraggio che sfida la cultura dello scarto. E forse, solo allora, Cupido — o meglio, la grazia — non scapperà per tutto l’anno, ma abiterà stabilmente nei cuori che hanno scelto di amare senza condizioni.

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Perché il tuo libretto cattolico è un “piccolo missionario”

Introduzione


In un mondo dove siamo sommersi da notizie che corrono veloci sui cellulari, spesso confuse, inutili, sensazionalistiche o cariche di pessimismo, c’è uno strumento antico eppure modernissimo che Dio ha messo nelle nostre mani: la stampa cattolica.
Molti pensano che diffondere un libro religioso, un foglietto parrocchiale o un giornale cattolico sia un “hobby” per pochi appassionati. In realtà, è una vera e propria missione, un comando che arriva da lontano e che riguarda ognuno di noi.

Un ordine che viene da Dio

Se apriamo la Bibbia, scopriamo che Dio non ha solo parlato, ma ha voluto che le Sue parole fossero scritte. Già nell’Antico Testamento diceva a Mosè e ai profeti:

“Scrivi questo per ricordo nel libro” (Esodo 17,14)

e

“incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro” (Isaia 30,8).

Perché scrivere? Perché la voce passa, ma lo scritto resta. La stampa è come un’eco della voce di Dio che sfida il tempo e arriva a chi oggi è lontano. Persino Gesù, nell’Apocalisse, ordina a Giovanni:

“Quello che vedi, scrivilo e mandalo alle sette Chiese”.

La scrittura è il mezzo scelto da Dio per far arrivare la Sua carezza e il Suo ammonimento a tutti i suoi figli.

Un’arma di bene nelle nostre case

I santi hanno capito questa verità molto prima di noi. San Giovanni Bosco, un uomo che sapeva parlare ai giovani e al popolo, diceva chiaramente:

“Bisogna opporre stampa a stampa”.

Don Bosco sapeva che il male usa i giornali per confondere le persone; per questo noi dobbiamo usare la buona stampa per difendere e diffondere la verità.

Egli diceva una cosa bellissima che ci riguarda da vicino:

“Un buon libro entra nelle case dove il sacerdote non può entrare”.

Pensateci: un libro cattolico o una rivista lasciata sul tavolo può essere letta da un figlio che non va più in chiesa, da un vicino curioso o da un malato che cerca conforto. Non si offende se viene messo da parte; resta lì, in attesa, come un piccolo missionario silenzioso.

La “Chiesa” che non ha mura

Anche il Beato Giacomo Alberione, che ha dedicato tutta la vita a questo, ci ha insegnato che la macchina da stampa e la libreria sono come un nuovo “pulpito”. Non si tratta di fare commercio, ma di predicare. Per lui, diffondere la Parola attraverso la carta stampata è come dare Dio alle anime.

E non dimentichiamo il coraggio di San Massimiliano Kolbe. In un’epoca di grandi errori, lui fondò una vera “Città dell’Immacolata” con rotative giganti. Diceva:

“Se non usiamo la stampa per il bene, saremo dei traditori della causa di Dio”.

Per lui, ogni copia di una rivista cattolica era un soldato di Maria inviato a portare luce nelle tenebre.

Cosa possiamo fare noi oggi?

Oggi siamo chiamati a non lasciare il campo libero a chi diffonde solo valori contrari al Vangelo. La stampa cattolica ha bisogno di “gambe”: le nostre.

Fare apostolato di stampa è semplice:

  1. Leggere per formarsi: non si può donare ciò che non si ha.
  2. Sostenere e diffondere: sostenere l’apostolato di stampa, regalare un libro, un opuscolo, un pieghevole che ci ha fatto bene o lasciarlo in una sala d’attesa.
  3. Condividere la Verità: In un’epoca di sovrabbondanza di informazione inutile e fuorviante dalle verità ultime che danno senso a tutta l’esistenza terrena, la stampa cattolica ci aiuta a guardare il mondo con gli occhi di Dio.

Conclusione

Come diceva il Concilio Vaticano II, è necessario che esista una stampa che informi e giudichi gli avvenimenti con “spirito cattolico”. Non è solo carta: è un pezzetto di cielo che entra nelle case degli uomini.

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Ciò che i Padri della Chiesa e sant’Alfonso Maria de’ Liguori hanno detto sull’abuso della Divina Misericordia

Introduzione

La Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa insegnano con chiarezza che Dio è infinitamente misericordioso, ma anche infinitamente giusto. Quando la misericordia viene separata dalla conversione e dal timore di Dio, essa viene trasformata in una falsa sicurezza che conduce l’uomo alla rovina. Questo pericolo è stato denunciato con forza da Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo e, in epoca più recente, da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Sant’Agostino: la speranza che diventa presunzione

Sant’Agostino affronta il tema della praesumptio, ovvero la falsa speranza che induce a peccare confidando nel perdono futuro. Nel suo celebre Sermone 351, mette in guardia chi rimanda la penitenza:

“Non dire: la misericordia di Dio è grande, egli perdonerà la moltitudine dei miei peccati. […] Perché la sua misericordia e la sua ira sono vicine, e la sua collera si riversa sui peccatori.”
(Sermo 351, 5, 12; PL 39, 1542)

Egli ribadisce che la misericordia è un rifugio per chi fugge dal peccato, non un’autorizzazione a commetterlo:

“Guai a chi spera nella misericordia per peccare.”
(Enarrationes in Psalmos, Salmo 50, 14)

Infine, nel Sermone 87, pronuncia una delle sue massime più famose sul tempo della conversione:

“Dio ha promesso il perdono a chi si pente; non ha promesso il domani a chi pecca.”(Sermo 87, 11, 14)

San Giovanni Crisostomo: l’inganno della falsa pietà

San Giovanni Crisostomo, nelle sue omelie, sottolinea come l’idea di una misericordia che “scusa” il peccatore impenitente non venga da Dio, ma sia una strategia del male per rendere l’uomo audace nel vizio.

Nella sua Omelia 22 sul Vangelo di Matteo, spiega:

“Il diavolo ci promette la misericordia di Dio per farci peccare, e dopo il peccato ci mostra la sua giustizia per farci disperare” (In Matthaeum, Hom. 22, 1).

Inoltre, parlando della giustizia divina nelle Omelie ad populum Antiochenum, precisa che non si può guardare a un solo attributo di Dio ignorando l’altro:

“Non dire: Dio è buono, dunque non punirà. È buono, certo, ma è anche giusto; se non punisse, non sarebbe più giudice” (De Statuis ad populum Antiochenum, Hom. 3, 3).

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la sintesi pastorale

Sant’Alfonso raccoglie l’eredità dei Padri e la organizza in un sistema ascetico di rara efficacia, specialmente nella sua opera più diffusa, le Massime Eterne.

“Dice il peccatore: ‘Dio è di misericordia’. Rispondo: ‘Chi lo nega?’. Ma con tutto che Dio è misericordioso, quanti ogni giorno ne manda all’inferno! Dio è misericordioso, ma è ancora giusto” (Le Massime Eterne, Cap. VIII, 1).

Nel trattato Apparecchio alla morte, egli chiarisce che l’abuso della grazia è il peccato che più allontana dalla salvezza:

“Chi pecca confidando nella misericordia di Dio abusa della misericordia stessa, e chi offende la giustizia può ricorrere alla misericordia, ma chi offende la misericordia, a chi ricorrerà?” (Apparecchio alla morte, Considerazione XVIII, 2).

Conclusione: L’ordine corretto della vita spirituale

L’insegnamento dei tre santi definisce un “ordine del tempo” fondamentale per il cristiano:

  1. Prima del peccato: deve regnare il timore della giustizia, per evitare la caduta.
  2. Dopo il peccato: deve regnare la speranza nella misericordia, per ottenere il perdono.

Come conclude Sant’Alfonso citando implicitamente Agostino: la misericordia è promessa a chi teme Dio, non a chi si serve di essa per disprezzarLo.

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Perché la Chiesa non accetta i Vangeli apocrifi ma, in qualche modo, li utilizza?

La questione dei Vangeli apocrifi è più complessa e affascinante di quanto possa sembrare a prima vista. Dire semplicemente che la Chiesa “non li accetta” rischia di essere riduttivo. In realtà, la Chiesa non li riconosce come testi ispirati da Dio per la fede pubblica e universale della Chiesa, ma non li ignora, né li considera automaticamente falsi o inutili.
Il termine apocrifo deriva dal greco apókryphos, che significa nascosto. Sotto l’etichetta di “apocrifi” non troviamo testi tutti uguali. Gli studiosi e la Chiesa li distinguono in base alla loro natura, origine e attendibilità.

Le principali categorie di Vangeli apocrifi

1. Apocrifi dell’Infanzia

Sono testi nati per colmare i “silenzi” dei Vangeli canonici sulla nascita e l’infanzia di Gesù e di Maria.
Spesso contengono elementi favolistici, simbolici o leggendari.
Esempi principali: Protovangelo di Giacomo, Vangelo dell’infanzia di Tommaso.
Da questi scritti derivano tradizioni molto amate, come: i nomi dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna)il bue e l’asinello nel presepe.

2. Apocrifi Gnostici

Questi testi presentano un Gesù diverso da quello dei Vangeli canonici:
non tanto il Figlio di Dio incarnato e sofferente, ma un maestro di conoscenze segrete riservate a pochi “iniziati”. Spesso negano la vera umanità di Cristo, minimizzano o rifiutano la sua sofferenza reale
Esempi: Vangelo di Tommaso (copto), Vangelo di Maria Maddalena, Vangelo di Giuda.

3. Apocrifi Giudeo-Cristiani

Sono testi molto vicini alla tradizione ebraica delle prime comunità cristiane.
Ci sono giunti solo in forma frammentaria, ma sono importanti per comprendere le origini del cristianesimo.
Esempi: Vangelo dei Nazarei, Vangelo degli Ebrei.

Perché la Chiesa non li ha inclusi nel Canone?

La Chiesa cattolica non ha escluso gli apocrifi per censura arbitraria, ma attraverso un lungo e rigoroso processo di discernimento, basato su tre criteri fondamentali:

  • Origine apostolica: Il testo doveva risalire agli Apostoli o ai loro diretti collaboratori. Gli apocrifi sono quasi sempre tardi (dal II secolo in poi), quando i testimoni diretti non erano più in vita.
  • Ortodossia (Regola della Fede): Il contenuto doveva essere coerente con l’insegnamento di Gesù trasmesso dalla Tradizione viva della Chiesa. Molti apocrifi contenevano dottrine incompatibili con la fede cristiana.
  • Uso liturgico universale: I testi canonici erano già letti nelle celebrazioni liturgiche delle comunità cristiane di tutto il mondo conosciuto. Gli apocrifi, invece, erano spesso limitati a gruppi ristretti o a correnti particolari.

Il valore degli apocrifi oggi

Pur non essendo “Parola di Dio”, gli apocrifi non sono inutili. Aiutano a comprendere cosa pensavano i cristiani dei primi secoli, quali domande e sfide teologiche affrontavano. Hanno plasmato profondamente l’immaginario cristiano, l’arte sacra, la pietà popolare. L’esempio del ramo (o bastone) fiorito di San Giuseppe è emblematico.
Questo episodio non si trova nei Vangeli canonici, ma proviene dal Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del II secolo.
Secondo questo racconto, per individuare lo sposo di Maria, i sacerdoti chiesero ai pretendenti di presentare un bastone: quello di Giuseppe fiorì miracolosamente, segno della scelta divina.
Questo simbolo è diventato così potente da entrare stabilmente:

  • nell’iconografia cristiana
  • nella scultura e pittura sacra
  • nella devozione popolare

Anche nell’opera mistica di Maria Valtorta, il prodigio del bastone fiorito viene narrato con grande ricchezza di dettagli, mostrando come questa tradizione abbia continuato a vivere nella spiritualità cristiana, pur restando fuori dal Canone biblico.

Conclusione

La Chiesa considera i Vangeli apocrifi testi umani, talvolta ricchi di intuizioni, poesia e tradizioni antiche, ma privi della garanzia divina necessaria per fondare la fede di tutti i credenti. Per questo non li accoglie nel Canone, ma li studia, li distingue e, quando opportuno, ne riconosce il valore culturale e spirituale.
Il ramo fiorito di San Giuseppe ne è un esempio perfetto: non dogma, ma simbolo vivo di una tradizione che ha parlato al cuore dei fedeli per secoli.

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La Sincronia Perfetta. Perché Gesù è nato il 21 dicembre dell’1 a.C.

Fede, mistica e scienza smettono di contraddirsi: ecco la prova che la “Luce del Mondo” è nata nella “Festa delle Luci”, nel punto di sincronia perfetta tra i calendari lunare e solare.

Introduzione

La datazione della nascita di Gesù è da secoli uno dei rompicapi più affascinanti della storia. Nonostante la tradizione ci abbia consegnato il 25 dicembre dell’anno 1 a.C., il consenso accademico moderno ha progressivamente spostato questo evento all’indietro, tra il 7 e il 4 a.C., nel tentativo di armonizzare i Vangeli con le cronologie romane. Tuttavia, questa retrodatazione ha spesso creato nuovi conflitti storiografici anziché risolverli.

Esiste un’altra via per risalire al giorno esatto? Un contributo sorprendente giunge dall’opera di Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato. Sebbene non nasca come fonte storiografica, i ricchissimi dettagli climatici, liturgici e astronomici contenuti nelle sue visioni offrono indizi di una precisione millimetrica.

Incrociando queste descrizioni con i rigorosi calcoli astronomici dei cicli metonici1 e delle effemeridi2, emerge una verità che sfida le convenzioni accademiche: Gesù è nato il 25 Kislev (la festa ebraica delle Luci) dell’anno 3761 del calendario ebraico, corrispondete all’anno 753 Ab Urbe Condita (it.: dalla fondazione di Roma) e al 21 dicembre 1 a.C. del calendario giuliano3. Questa data non è solo una coincidenza, ma il punto di intersezione perfetto in cui il racconto mistico, il dato storico e la meccanica celeste si fondono in un’unica, inattaccabile testimonianza.

Vediamo insieme il percorso di ricerca che mi ha portato alle conclusioni appena espresse.

La data del 25 Kislev nell’opera valtortiana

La data del 25 kislev come data di nascita di Gesù emerge in due brani dell’opera valtortiana e si offre per mezzo delle parole di Maria Santissima e di Gesù alla comprensione di chi conosce il calendario liturgico ebraico.

Maria Santissima dice:

«Ma io sapevo, questo lo sapevo, che nella festa delle luci la Luce del mondo sarebbe nata» (Cap. 207). E Gesù dice: «Quest’anno le Encenie si fanno qui, Mamma! Raggiungo l’età perfetta qui al tuo fianco. Sei contenta?» (Cap. 303).

La festa delle Luci a cui fa riferimento Maria Santissima è la festa della Dedicazione, detta in ebraico Hanukka e in greco Encenìe4 che inizia proprio il 25 Kislev e si protrae per otto giorni. Gesù conferma questa data parlando del suo compleanno coincidente con le Encenìe. “L’eta perfetta” è all’ 1 a.C., corrispondente al da Gesù raggiunta perché alle Encenìe del secondo anno solare di vita pubblica compie 32 anni e inizia i 33.

Il calendario ebraico e il calendario solare

A che giorno dell’anno del calendario giuliano, quello cioè che avrebbe utilizzato un funzionario del censimento per segnare il giorno e il mese della nascita di Gesù, corrisponde il 25 Kislev?

Non è possibile rispondere alla domanda senza conoscere l’anno della nascita di Gesù, poiché il calendario ebraico non coincide con il calendario giuliano. L’anno del calendario giuliano, che segue il ciclo solare, conta un totale di circa 365,2422 giorni (precisamente: 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi). L’anno ebraico (luni-solare), invece, è composto di dodici mesi regolati sulle fasi lunari (della durata media di 29,5 giorni), per un totale di circa 354 giorni.

Vi è quindi tra i due sistemi uno scarto annuale di circa 11 giorni. Per riallineare il calendario alle stagioni e mantenere le festività nei periodi prescritti dalla Torah, gli ebrei introducono un mese intercalare (Adar II) sette volte ogni 19 anni. A causa di questo sfasamento, il 25 di Kislev cade in giorni diversi del calendario giuliano a seconda dell’anno. Per identificare il giorno esatto della nascita di Gesù secondo il calendario giuliano, è dunque indispensabile stabilire con precisione l’anno in cui essa è avvenuta.

L’anno di nascita di Gesù secondo l’opera valtortiana

Un riferimento climatico sottolineato da Maria Valtorta nella sua narrazione della nascita di Gesù e dell’apparizione angelica ai pastori ci permette di avvicinarci al capire in che mese dell’anno solare cadeva quel particolare 25 Kislev:

«Giuseppe si scuote. Vede quasi morto il fuoco e quasi tenebrosa la stalla. Getta una manata di eriche fini fini e la fiamma risfavilla; vi unisce rametti più grossi, e poi ancora più grossi, perché il freddo deve esser pungente. Il freddo della notte invernale e serena che penetra da tutte le parti di quella rovina» (Cap. 29). «(I pastori) vanno per sentieri campestri, fra siepi di pruni spogliati dall’inverno. […] (rivolgendosi a Maria e Giuseppe): “Ma qui non potete rimanere. Fa freddo e vi è umido”».

Dunque, secondo la narrazione valtortiana, il 25 Kislev dell’anno della nascita di Gesù cadeva in uno dei giorni dell’anno solare in cui a Betlemme si verificano veri picchi di freddo invernale pungente5 . Gli anni in cui questa ricorrenza cade in stretta prossimità del solstizio d’inverno sono il 5 a.C. (13 dicembre), il 3 a.C. (20 dicembre) e l’1 a.C. (21 dicembre).

Tuttavia, l’ipotesi che colloca la nascita di Gesù nel 5 a.C. (13 dicembre) si scontra violentemente con il dato meteorologico e biologico della regione. A metà dicembre, infatti, la Giudea è solitamente nel pieno delle piogge torrenziali (Ioreh), un periodo caratterizzato da cieli stabilmente coperti e tempeste che renderebbero il viaggio da Nazaret a Betlemme quasi impossibile per una donna al nono mese di gravidanza. Inoltre, è solo verso la fine di dicembre che le colline di Betlemme, rigenerate dalle piogge autunnali, vedono la piena rinascita del pascolo verdeggiante, giustificando la presenza dei pastori all’aperto con le greggi di razza Awassi, capaci di resistere al freddo intenso ma non al fango delle tempeste di metà mese.

Al contrario, il 20 dicembre del 3 a.C. e il 21 dicembre dell’1 a.C. offrono quella combinazione di freddo intenso e cielo sereno tipica del solstizio. Questa stabilità atmosferica è l’unica a permettere la piena visibilità dei fenomeni luminosi descritti (come lo sfolgorare della luce angelica) e la veglia dei pastori all’aperto, rendendo il racconto coerente con la realtà climatica della Giudea.
Come dimostrerò nei prossimi paragrafi, sebbene gli anni della possibile nascita di Cristo coerente con la narrazione valtortiana siano rimasti due, l’unico giorno che supera la prova degli studi accademici è l’1 a.C. per cui il giorno della nascita di Gesù è il 21 dicembre.

L’anno di nascita di Gesù secondo di studi accademici

Sebbene il nostro sistema di datazione (Era Volgare) sia stato introdotto nel 525 d.C. dal monaco Dionigi il Piccolo per far iniziare il computo degli anni dalla nascita di Gesù — fissandola secondo i suoi calcoli tra l’1 a.C. e l’1 d.C.; nel suo sistema, infatti, l’anno 1 d.C. seguiva immediatamente l’1 a.C., poiché la matematica dell’epoca ignorava ancora il concetto di “zero”6, introdotto in Occidente solo secoli più tardi attraverso la mediazione araba — l’odierno consenso accademico maggioritario colloca la Natività in un intervallo compreso tra il 7 e il 4 a.C. Questa retrodatazione nasce come tentativo di far coincidere i racconti evangelici con la cronologia storica documentata e in particolare con la morte di Erode il Grande. prima della Pasqua del medesimo anno. Tuttavia, tale datazione non è unanime: una parte della critica storica moderna7 la contesta. L’identificazione dell’eclissi lunare citata dallo storico ebreo contemporaneo di Gesù, Yosef ben Matityahu, o Giuseppe Flavio8, in occasione della morte di Erode è il principale punto di scontro tra la cronologia accademica dominante e quella che, invece, sostiene la nascita di Gesù nell’1 a.C.

La testimonianza di Giuseppe Flavio

Leggiamo, allora, cosa scrisse Giuseppe Flavio nel capitolo XVII del suo Antichità Giudaiche:

«[167] Erode privò del sommo sacerdozio questo Mattia, e bruciò vivo l’altro Mattia, che aveva suscitato la sedizione, insieme ai suoi compagni. E proprio in quella notte vi fu un’eclissi di luna. [168] Ma la malattia di Erode divenne sempre più grave, poiché Dio gli infliggeva la punizione per i suoi crimini: un fuoco lento lo consumava… aveva un desiderio insaziabile di cibo, ulcerazioni all’intestino e dolori terribili al colon».

«[171] Poiché i medici non riuscivano in alcun modo a domare la violenza del male, Erode si fece trasportare al di là del Giordano, nelle terme di Calliroe. Queste acque si gettano nel lago Asfaltite (il Mar Morto) e per la loro dolcezza sono anche potabili. [172] Qui i medici decisero di riscaldare tutto il suo corpo immergendolo in un tino pieno di olio caldo. Ma, appena vi fu calato, i suoi occhi si rovesciarono ed egli svenne come un morto. [173] Per le grida dei servitori rinvenne; ma ormai, disperando della guarigione, ordinò di distribuire cinquanta dramme a testa ai soldati e somme ingenti ai comandanti e ai suoi amici».

Giuseppe Flavio continua a descrive come Erode, non sopportando più i dolori, cercò di colpirsi con un coltello ma fu fermato (184). Subito dopo ordinò l’esecuzione del figlio primogenito Antipatro, che era in prigione. Cinque giorni dopo questa esecuzione, Erode morì (191). Il racconto di Giuseppe Flavio giunge poi al punto cruciale per il calcolo del tempo, visto che elenca una serie di azioni che richiedono settimane:

“[196] Archelao fece tutto il necessario per i funerali del padre, non badando a spese… [197] Il corpo era trasportato su una lettiga d’oro, tempestata di pietre preziose… [199] Accompagnavano il feretro le sue guardie del corpo, i Traci, i Germani e i Galli, tutti in assetto di guerra… Seguivano cinquecento dei suoi servi e liberti che portavano aromi. Camminarono per otto stadi fino a Herodion; perché là, secondo le sue disposizioni, doveva avvenire la sepoltura… [200] Archelao osservò il lutto per sette giorni in onore del padre… “

Sebbene Giuseppe Flavio scriva “otto stadi”, molti storici ritengono si riferisse alla distanza percorsa ogni giorno, poiché Gerico dista da Herodion circa 25 miglia, un tragitto che con un corteo funebre di quelle dimensioni richiedeva molti giorni.

Infine ci offre il riferimento temporale finale della Pasqua:

“[213] Ed essendo ormai vicina la festa degli azzimi, che gli Ebrei chiamano Pasqua, una festa che viene celebrata con un numero enorme di sacrifici… una gran massa di popolo si radunò per piangere i due Mattia che Erode aveva fatto uccidere (quelli citati all’inizio, durante l’eclissi).”

Critica della retrodatazione della nascita di Gesù

Come abbiamo analizzato, Giuseppe Flavio colloca la morte di Erode il Grande tra un’eclissi lunare (Ant. Giud. XVII, 167) e la Pasqua ebraica (Ant. Giud. XVII, 213), lasciando intendere che tra i due eventi trascorsero diverse settimane di complessi avvenimenti politici e rituali.

L’identificazione tradizionale dal XIX secolo di questa eclissi con quella parziale del 13 marzo 4 a.C. — pilastro su cui poggia la retrodatazione della Nascita di Gesù tra il 7 e il 4 a.C. — risulta tuttavia tecnicamente inverosimile. È infatti impossibile comprimere nell’esiguo intervallo di soli 29 giorni (dal 13 marzo all’11 aprile, data della Pasqua del 4 a.C.) la densa successione di eventi riportata minuziosamente da Giuseppe Flavio.

Se sommiamo i tempi necessari per:

  • l’agonia finale: il viaggio alle terme di Calliroe, il fallimento delle cure e il faticoso ritorno a Gerico (almeno due settimane);
  • le ultime disposizioni: il tentativo di suicidio, l’esecuzione del figlio Antipatro e la redazione del testamento finale (circa una settimana);
  • le onoranze funebri: la preparazione della salma e la monumentale processione funebre da Gerico all’Herodion che, procedendo a ritmi solenni, richiedeva circa 25 giorni per coprire la distanza;
  • il lutto rituale: i sette giorni di lutto stretto osservati da Archelao e le successive udienze pubbliche,

il computo totale, anche con una stima molto prudente, supera i sessanta giorni, rendendo la cronologia del 4 a.C. storicamente insostenibile.

Al contrario, identificando l’evento astronomico con l’eclissi del 28 ottobre 3 d.C., si ottiene un intervallo di circa cinque mesi (novembre-marzo). Questo tempo permette di coprire agevolmente il lungo cerimoniale e i tumulti politici descritti dalle fonti, giungendo alla Pasqua del 4 d.C. in perfetta armonia con il testo di Giuseppe Flavio.

Perché la cronologia del 1 a.C. prevale su quella del 3 a.C.

Dopo aver dimostrato l’insostenibilità della datazione al 4 a.C., il campo si restringe a due sole possibilità: il 3 a.C. e l’1 a.C. Sebbene entrambi gli anni offrano un intervallo temporale sufficiente rispetto alla morte di Erode (da noi identificata nel 4 d.C.), la scelta dell’1 a.C. risulta l’unica in grado di armonizzare il racconto evangelico, il dato storico e la testimonianza mistica.

  1. .Il censimento di Augusto: L’evangelista Luca nomina un censimento, che fu il motivo della nascita di Gesù a Betlemme (cfr. Lc 2,1-3). Tale evento trova un riscontro storico preciso nel giuramento di fedeltà e nel censimento universale indetto per il conferimento del titolo di Pater Patriae all’imperatore Augusto, avvenuto nel 2 a.C.
    La coerenza dell’1 a.C.: collocare la Natività nel dicembre dell’1 a.C. permette a questa macchina burocratica imperiale di essere già pienamente operativa in Giudea, giustificando il viaggio della Sacra Famiglia.
    L’anacronismo del 3 a.C: se Gesù fosse nato nel dicembre del 3 a.C., la sua nascita sarebbe antecedente all’indizione stessa del censimento. Il racconto di Luca perderebbe così il suo presupposto logico: Giuseppe non avrebbe avuto alcun motivo legale per recarsi a Betlemme un anno prima che il decreto imperiale venisse emanato.
  2. L’età di Gesù alla visita dei Magi: Il vangelo di Matteo suggerisce che alla venuta dei Magi Gesù non fosse più un neonato (cfr. Mt 2,11). Utilizza, infatti, il termine greco paidíon (fanciullo/bambino) al posto di brephos utilizzato da Luca per il neonato nella mangiatoia.
    L’opera valtortiana conferma questa distinzione. In essa alla venuta dei Magi Gesù aveva tra i nove mesi e l’anno di vita (vd. Cap. 34) e compie il suo primo anno di vita quando già era a Matarea9 (vd. Cap. 133).
    Se la nascita avviene nel dicembre dell’1 a.C., i Magi arrivano verso la fine dell’1 d.C. Questo lascia lo spazio temporale perfetto per la successiva fuga in Egitto (cfr. Mt 2.13-14) e una permanenza di circa due anni e mezzo10, permettendo alla Sacra Famiglia di rientrare in Israele esattamente alla morte di Erode nel 4 d.C (cfr. Mt 2,19-20).
  3. L’efficacia dell’editto: Secondo Matteo (Mt 2,16), Erode ordinò l’uccisione dei bambini “dai due anni in giù”, basandosi sul tempo riferito dai Magi. Se Gesù fosse nato nel dicembre del 3 a.C., alla visita dei Magi (fine dell’1 d.C.) avrebbe avuto 3 anni. In tal caso, un editto limitato ai bambini di due anni sarebbe stato inutile, poiché Gesù sarebbe già stato fuori dalla fascia d’età colpita.
  4. I tempi della Fuga in Egitto: Se Gesù fosse nato nel 3 a.C., l’esilio in Egitto sarebbe durato circa sei anni. Un periodo di esilio così lungo non trova riscontro né nella narrazione valtortiana né nell’urgenza drammatica del Vangelo, che descrive una fuga legata a una minaccia immediata e un ritorno pronto non appena morto il re.

Scegliere l’1 a.C. significa dunque riconoscere un incastro perfetto: Gesù nasce quando Erode è ancora nel pieno del suo potere e della sua lucidità criminale, fugge poco prima che il re cada nella terribile agonia descritta da Giuseppe Flavio e rientra quando il trono passa ad Archelao, proprio come riportato nel testo biblico.

La Chiave di Volta: perché l’1 a.C. mette in ordine la storia

La collocazione della Natività al 21 dicembre dell’1 a.C. (25 Kislev) non è una semplice ipotesi isolata, ma l’unica “chiave di volta” capace di armonizzare quattro livelli di verità che, fino ad oggi, la storiografia accademica ha faticato a conciliare: i livelli astronomico, storico, evangelico e mistico.

1. Il Livello Astronomico: La Sincronia della “Luce Vera”

L’identificazione del giorno di nascita nel 25 Kislev (data indicata nell’opera valtortiana) trova nell’anno 1 a.C. una conferma astronomica sbalorditiva. Attraverso il calcolo delle effemeridi e dei cicli metonici, emerge infatti che nell’intero decennio analizzato (dal 7 a.C. al 2 d.C.), solo in quell’anno la festa ebraica delle Luci (Hanukkah) coincide perfettamente con il Solstizio d’Inverno (21 dicembre) e con il significato profondo della festa romana del Sol Invictus11 (25 dicembre) che cederà la data per il Natale12.

  • La vittoria della Luce: Questa straordinaria sincronia si dà nell’istante cosmico in cui l’oscurità terrestre tocca il suo apice e inizia a retrocedere: il 21 dicembre è infatti il punto di svolta in cui le giornate ricominciano ad allungarsi. Siamo nel cuore della notte più lunga, le tenebre hanno iniziato a retrocedere. La nascita di Gesù nel 25 Kislev dell’1 a.C. (21 dicembre) serve a far comprendere a noi umani come quella nascita non sia un semplice evento storico, ma la venuta nel mondo della Luce Vera. Solo l’Eterno Ordinatore poteva incastonare nel ritmo stesso del creato in modo così perfetto questo evento e far testimoniare così il cosmo stesso. La sincronia astronomica non è, dunque, un caso, ma un linguaggio pedagogico del Creatore per rivelare l’identità del Figlio.
  • Sincronia dei Tre Calendari: questo evento rappresenta l’unico momento storico in cui il calendario lunare (Hanukkah), quello solare (Solstizio) e la successiva tradizione liturgica del Natale si fondono in un’unica, perfetta armonia cronologica.
  • Coerenza Climatica: la stabilità metereologica solstiziale garantisce inoltre il riscontro ambientale di una notte “serena e pungente”, distinguendosi nettamente dalle date degli anni precedenti, meteorologicamente più instabili e soggette a forti piogge.

2. Il Livello Storico: Risolvere il Paradosso di Erode

Spostando la morte di Erode al 4 d.C. (basandosi sull’eclisse del 28 ottobre 3 d.C.), il modello dell’1 a.C. scioglie nodi storici altrimenti inestricabili:

  • Il Censimento: Permette di identificare il censimento di Luca con il giuramento di fedeltà ad Augusto del 2-1 a.C., distinguendolo da quello puramente fiscale di Quirinio del 6 d.C.
  • La Successione: Spiega la coreggenza dei figli di Erode (iniziata nel 4 a.C.) senza dover anticipare la morte del “Vecchio Re”, che rimase formalmente in vita, seppur malato, fino al 4 d.C.
  • L’Esilio in Egitto: Offre lo spazio temporale necessario per la visita dei Magi (avvenuta secondo Valtorta quando Gesù aveva circa 9-12 mesi, ovvero fine dell’1 d.C.), la successiva strage degli innocenti e i circa due anni e mezzo di esilio, con il ritorno alla morte del tiranno.

3. Il Livello Evangelico: La precisione di Luca

La cronologia dell’1 a.C. è l’unica a rispettare rigorosamente il testo di Luca (3,1-2.23):

«Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare […] la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. […] Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni».

  • La missione di Giovanni ha preceduto quella di Gesù, fornendo il necessario spazio temporale perché il Precursore scuotesse le coscienze e preparasse la via al Messia. Se Giovanni inizia il suo ministero nel 15° anno di Tiberio (tra il 19 agosto 28 d.C. e il 18 agosto 29 d.C.) e Gesù viene battezzato dopo un congruo lasso di tempo (dicembre 30 d.C.) che giustifichi storicamente la vasta risonanza che la predicazione del Battista aveva già ottenuto prima della comparsa del Cristo, la dicitura “aveva circa trent’anni” riferita a Gesù gli calza a pennello, visto che alla fine del 30 d.C. stava per compiere trent’anni.
  • Una nascita nel 7 a.C., al contrario, porterebbe Gesù a circa 36 anni nel 30 d.C., rendendo il dato di Luca cronologicamente incoerente.
  • La conferma definitiva dell’inizio della missione nel dicembre del 30 d.C. ci viene offerta dagli scritti valtortiani in relazione alla festa delle Encenìe del secondo anno di vita pubblica (Cap. 303). In quell’occasione, Gesù dichiara di raggiungere l’«età perfetta»: avendo appena compiuto 32 anni ed entrando nel Suo trentatreesimo anno di vita, Egli conferma implicitamente la nascita nel dicembre dell’1 a.C. Questa cronologia conduce linearmente alla Pasqua del 34 d.C., quando il Redentore concluderà la Sua missione terrena a 33 anni e 3 mesi, dopo tre anni e mezzo di predicazione. Questa struttura non solo “salva” il dato storico e quello biblico, ma nobilita il testo valtortiano mostrandone una coerenza cronologica interna che rasenta la perfezione matematica.

4. Il Livello Mistico: Integrazione con l’Opera Valtortiana

Infine, questo modello conferma integralmente le indicazioni cronologiche che emergono dalla narrazione di Maria Valtorta, risolvendo aporie che la storiografia classica non riesce a sciogliere:

  • La Nascita al 25 Kislev: Confermata dalla coincidenza tra il calendario lunare (Hanukkah) e quello solare (Solstizio) nell’1 a.C., fornisce quella base astronomica necessaria per la sincronia liturgica descritta nell’opera.
  • La Durata della Vita: Con la nascita nel dicembre 1 a.C. e la morte nella Pasqua del 34 d.C. (data in cui il 14 Nisan cade di Venerdì, rispettando la tradizione del Venerdì Santo), Gesù vive esattamente 33 anni e 3 mesi. Questa durata non è soltanto un numero simbolico, ma il risultato esatto del computo dei giorni dal 25 Kislev 1 a.C . (21 dicembre) al 14 Nisan 34 d.C. (19 marzo): i due piani simbolico e reale si integrano vicendevolmente, proprio come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, dove il valore reale del cibo moltiplicato sussiste insieme al suo altissimo significato eucaristico13.
  • Il Ritmo delle Pasque: La missione di tre anni e mezzo (da dicembre 30 a Pasqua 34) si dipana attraverso l’osservanza di quattro Pasque (31, 32, 33 e 34 d.C.). Questo ritmo non solo rispecchia fedelmente la struttura del Vangelo di Giovanni, ma permette di distribuire con realismo l’immenso corpus di insegnamenti e viaggi riportati dalla Valtorta, che risulterebbero altrimenti compressi in modo inverosimile.
  • Cronologia dei Magi: La struttura storica permette di collocare l’arrivo dei Magi alla fine dell’1 d.C. (un anno dopo la nascita), rispettando il dato valtortiano che vede il Bambino già capace di muovere i primi passi e la famiglia stabilita in una casa, non più nella grotta.

Conclusione

La data del 21 dicembre 1 a.C. rappresenta il punto di intersezione in cui la fede, la mistica e la scienza astronomica smettono di contraddirsi per diventare un’unica testimonianza storica. Ogni tassello — dal censimento di Quirinio al freddo di Betlemme, dall’apparizione della Stella alla morte di Erode, dalla missione del Precursore nel 15° anno di Tiberio alla durata triennale del Ministero di Gesù — trova in questo anno la sua collocazione logica definitiva. In questa perfetta sincronia, la vita del Redentore si dispiega con assoluta precisione fino alla Pasqua del 34 d.C., compiendo nei suoi trentatré anni e tre mesi di vita terrena il disegno millenario della Redenzione.

Note

  1. I cicli metonici prendono il nome dall’astronomo greco Metone di Atene (V secolo a.C.), che osservò una coincidenza matematica straordinaria tra il moto del Sole e quello della Luna. Metone scoprì che 19 anni solari corrispondono quasi esattamente a 235 mesi lunari. Cosa significa in termini pratici? Significa che dopo un periodo di 19 anni, le fasi lunari tornano a cadere esattamente negli stessi giorni dell’anno solare. ↩︎
  2. Le effemeridi (dal greco ephemeris, che significa “giornaliero”) sono delle tabelle o dei database che indicano la posizione precisa degli astri (Sole, Luna, pianeti) in un determinato momento e per un determinato luogo di osservazione. ↩︎
  3. Il calendario gregoriano (quello che usiamo oggi) è stato introdotto solo nel 1582. Prima di allora si usava il calendario giuliano (istituito da Giulio Cesare nel 46 a.C.). Quando calcoliamo le date della nascita di Gesù, noi stiamo guardando a un’epoca in cui vigeva il calendario giuliano. Tra i due calendari c’è uno scarto di giorni che aumenta nel tempo, per questo non utilizzo il calendario gregoriano prolettico, che proietta le sue date a ritroso. ↩︎
  4. La festa della Dedicazione è detta anche festa delle Luci perché il rito centrale di Hanukkah è accendere ogni sera una candela del candelabro a nove bracci detto hanukkiah. Questo ricorda il miracolo dell’olio: quando i Maccabei ridedicarono il Tempio a seguito della profanazione operata nel 167 a.C. da Antioco IV Epifane, un piccolo vaso di olio puro durò otto giorni invece di uno solo, sufficiente per alimentare la lampada del Menorah (lampada a sette braccia) fino a nuova preparazione dell’olio consacrato. Quindi il nome riflette la luce simbolica e miracolosa che illuminò il Tempio.  ↩︎
  5. È il momento in cui le correnti fredde provenienti dall’Europa orientale o dalla Russia possono far crollare la temperatura notturna vicino allo zero (0-3°C). ↩︎
  6. Lo zero come numero posizionale fu introdotto in Occidente solo nel Medioevo (grazie alla traduzione delle opere di al-Khwarizmi e alla diffusione da parte di Fibonacci), mentre Dionigi il Piccolo utilizzava i numeri romani, che non prevedono lo zero. ↩︎
  7. Tra i principali sostenitori di una revisione della cronologia erodiana si segnalano: W.E. Filmer (The Chronology of the Reign of Herod the Great, 1966), che per primo propose lo slittamento della morte di Erode all’1 a.C.; Andrew E. Steinmann (From Abraham to Paul: A Biblical Chronology, 2011), che analizza l’eclissi del 10 gennaio 1 a.C. come quella citata da Giuseppe Flavio; e Gerard Gertoux (The Birth of Jesus Christ: Biblical and Historical Analysis, 2023), che ricostruisce la successione dei figli di Erode ipotizzando una coreggenza che risolve le incongruenze tra le fonti romane e giudaiche. Anche lo studioso Ernest L. Martin (The Star that Astonished the World) ha fornito ampie prove astronomiche e storiche a favore di una natività tra il 3 e l’1 a.C. ↩︎
  8. Lo storico ebreo Yosef ben Matityahu, appartenente al gruppo dei farisei, prese il nome latino Flavius Iosephus (it.: Giuseppe Flavio) quando l’imperatore gli concesse la cittadinanza romana. Come era norma comune in questi casi la persona conservava il proprio nome (cognomen) e assumeva il nome della famiglia (l’equivalente del nostro cognome) del suo protettore. ↩︎
  9. Matarea (o al-Matariyyah) è il luogo dove, secondo la tradizione millenaria e i racconti di Maria Valtorta, la Sacra Famiglia trovò accoglienza e protezione durante la fuga in Egitto. Matarea è oggi un distretto situato nella parte settentrionale del Cairo, in Egitto. Anticamente faceva parte della città di Eliopoli, uno dei centri religiosi più importanti dell’Antico Egitto. Vd. Shaker, Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Sulle tracce della Santa Famiglia nella valle del Nilo [VIDEO ONLINE]. ↩︎
  10. Sia i Vangeli canonici (Matteo 2,13-23) che l’opera valtortiana non specificano la durata esatta dell’esilio egiziano. L’opera della Valtorta, però, fornisce gli indizi per desumerla. all’interno dei quali collocare l’esilio egiziano della Santa Famiglia. Maria nella visione riguardante l’esilio egiziano scrive: “Mi pare (che Gesù) abbia un due anni, o due e mezzo al massimo” (Cap. 36), e quando descrive la successiva visione riguardante la prima lezione di lavoro impartita a Nazaret da san Giuseppe al piccolo Gesù scrive: “Vedo apparire, dolce come un raggio di sole in una giornata piovosa, il mio Gesù, piccolo bambino di un cinque anni circa” (Cap. 37). Questo intervallo di crescita (da 1 a circa 5 anni) copre esattamente lo spazio temporale che porta alla morte di Erode nel 4 d.C., confermando la solidità della mia intuizione e la durata dell’esilio egiziano in circa due anni e mezzo. ↩︎
  11. Il culto del Sol Invictus (“Sole Invitto”) celebrava la vittoria della luce sulle tenebre nel momento in cui i giorni ricominciavano ad allungarsi. Sebbene la festa ufficiale del Dies Natalis Solis Invicti sia stata formalizzata dall’imperatore Aureliano solo nel 274 d.C. (fissandola al 25 dicembre), il concetto del sole come divinità vittoriosa era radicato da secoli nel mondo romano e orientale. ↩︎
  12. Il Natale liturgico fu fissato al 25 dicembre per la prima volta a Roma nella prima metà del IV secolo.
    Sebbene esistano riferimenti isolati più antichi (come quello attribuito a sant’Ippolito di Roma intorno al 204 d.C., la cui autenticità è però dibattuta), la datazione ufficiale e documentata segue queste tappe principali:
    1. La prima testimonianza: Il Cronografo del 354
    Il documento fondamentale è il Cronografo del 354 (noto anche come Calendario Filocaliano). In esso, in un elenco di festività che risale probabilmente al 336 d.C., si legge per la prima volta: “VIII kal. Ian. natus Christus in Betleem Iudeae” (L’ottavo giorno prima delle Calende di gennaio — ovvero il 25 dicembre — Cristo è nato a Betlemme di Giudea).
    2. Le ragioni della scelta
    La scelta del 25 dicembre è oggetto di due teorie principali che spesso si intrecciano:
    La teoria del “Sole Invitto”: La Chiesa voleva “cristianizzare” la festa pagana del Dies Natalis Solis Invicti, istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. per celebrare il solstizio d’inverno. Identificando Cristo come il vero “Sole di Giustizia”, la liturgia sostituì il culto solare.
    Il calcolo dei “9 mesi”: Un’altra tradizione (sostenuta da autori come Sesto Giulio Africano) partiva dal presupposto che Gesù fosse morto lo stesso giorno del suo concepimento, fissato al 25 marzo (Equinozio di primavera). Aggiungendo nove mesi di gestazione, si arrivava naturalmente al 25 dicembre.
    3. La diffusione in Oriente
    Mentre Roma celebrava il 25 dicembre, le Chiese d’Oriente preferivano inizialmente il 6 gennaio (Epifania). Fu solo verso la fine del IV secolo (circa il 380-390 d.C.) che figure come san Giovanni Crisostomo e san Gregorio Nazianzeno promossero l’adozione del 25 dicembre anche a Costantinopoli e Antiochia, uniformando gran parte del mondo cristiano. ↩︎
  13. Si è infiltrata la tendenza a leggere i miracoli evangelici in chiave simbolica escludendone il valore reale. Ma Dio non fa finta e il reale coesiste con il valore simbolico. ↩︎
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Centenario dell’apparizione di Pontevedra a suor Lucia

“Il 10 dicembre 1925, la diciottenne Dolores (Lucia), che dal 25 ottobre era divenuta una postulante coadiutrice nel convento delle suore dorotee a Pontevedra, Galizia (Spagna), ebbe una nuova visione. La Santissima Vergine, apparendole nella sua stanza con Gesù bambino, le rivelò la nuova devozione al Cuore immacolato di Maria e le diede l’ordine di diffonderla” (Flaviano Patrizi, Cuore Immacolato di Maria. Storia del complesso fenomeno di Fatima. Antidoto contro la sua letteratura sensazionalistica e scandalistica, Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2025 p. 83).

Introduzione al docufilm

Per il centenario dell’apparizione di Pontevedra presentiamo il docufilm Fatima, l’ultimo mistero .
Al di là del titolo sensazionalistico, a cui molta letteratura fatimita ci ha purtroppo abituato, facendoci porre l’attenzione sull’inutile a scapito dell’utile dell’apparizione di Fatima, il docufilm è abbastanza accurato.
È un valido stimolo ad iniziare un serio approfondimento di questa importantissima apparizione . La sua conoscenza imprecisa, infatti, ci priva del supplemento di discernimento necessario per saper correttamente valutare i fenomeni mistici contemporanei, visto che quasi tutte le apparizioni contemporanee si rifanno a Fatima, ma solo quelle autentiche lo fanno in modo proprio. Chi, dunque, di Fatima  e della storia del XX secolo ha solo una conoscenza limitata si destina imprudentemente ad essere facile preda dei falsi profeti.

Approfondimento

Per continuare ad approfondire questa specifica apparizione del ciclo cordimariano fatimita metto a disposizione le pagine 83-89 del mio libro Cuore Immacolato di Maria. Storia del complesso fenomeno di Fatima. Antidoto contro la sua letteratura sensazionalistica e scandalistica (clicca sull’immagina qui a lato).

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La Confessione che ritorna: perché il sacramento più “dimenticato” parla profondamente all’uomo di oggi

Negli ultimi decenni la confessione è diventata uno dei sacramenti meno praticati, spesso percepito come superato, imbarazzante, o addirittura inutile. Eppure, proprio nell’epoca della solitudine digitale, dell’autoterapia e dell’ansia diffusa, la riconciliazione cattolica sta rivelando una sorprendente attualità. Ciò che sembrava fuori moda torna ad essere un punto di riferimento nella ricerca di autenticità, guarigione e misericordia.

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La carità di lucrare l’indulgenza giubilare per i purganti

Nella bolla di indizione dell’anno giubilare che stiamo vivendo (24 dicembre 2024 – 6 gennaio 2026) papa Francesco scriveva:

“l’indulgenza giubilare, in forza della preghiera, è destinata in modo particolare a quanti ci hanno preceduto, perché ottengano piena misericordia” (Spes non confundit, 22).

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Europa sotto pressione: il grido d’allarme della convivenza impossibile

Negli ultimi mesi l’Europa è stata attraversata da una serie di disordini legati — in modo diretto o indiretto — a gruppi provenienti dalle comunità islamiche sunnite presenti sul territorio. In molte città, dalle periferie francesi ai quartieri sensibili del Belgio, fino ai recenti episodi di violenza in Germania e nei Paesi scandinavi — luoghi che hanno in comune una presenza musulmana sunnita numericamente forte e culturalmente coesa — si sono manifestate tensioni sociali che non possono essere liquidate come “casi isolati”.

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L’Europa senza radici: perché la convivenza con l’Islam diventa sempre più difficile

L’Europa vive una crisi che non è sociale, né politica, né economica.
La crisi è spirituale e antropologica.
Finché questo punto non viene riconosciuto, tutto il resto — integrazione, sicurezza, convivenza — diventa un teatro di menzogne.

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Il valore della vita e la cultura dello scarto

La sfida del nostro tempo

Negli ultimi decenni il Magistero della Chiesa ha rivolto un’attenzione crescente al tema del valore della vita umana e alla denuncia di quelle dinamiche sociali che riducono la persona a strumento, merce, numero. Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium (Esortazione apostolica, 24 novembre 2013), parla apertamente di “cultura dello scarto”, una mentalità che emargina i più fragili e considera inutili coloro che non rientrano nei criteri di efficienza del mondo contemporaneo.

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Morte di san Beda il Venerabile

Il Padre e Dottore della Chiesa san Beda il venerabile (673-735), monaco di Jarrow è una delle figure più significative della Chiesa anglosassone e della storia della cultura medievale europea. Teologo, storico e insegnante, trascorse la sua vita immerso nello studio, nella preghiera e nella guida spirituale dei suoi discepoli.
Quando la sua vita terrena giunse al termine, il condiscepolo Cuthbert scrisse una lettera che ci offre una testimonianza diretta e viva degli ultimi giorni di Beda. Il testo non si limita a raccontare la malattia e la morte: descrive la sua costante devozione, il modo in cui distribuiva piccoli doni ai confratelli, il canto dei Salmi e la preghiera continua, trasmettendo con forza la spiritualità e l’affetto che lo legavano ai suoi discepoli.

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La fede nell’epoca dell’indignazione

Viviamo in un tempo in cui l’indignazione è diventata un linguaggio universale. Ogni giorno, tra social network, notizie in tempo reale e discussioni pubbliche accese, siamo immersi in un flusso costante di stimoli emotivi che richiedono una presa di posizione immediata. Tutto sembra urgente, tutto sollecita un giudizio, tutto invita a reagire.

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Le emozioni che feriscono l’anima e invecchiano il cervello

Esistono emozioni capaci di consumare lentamente il cervello, facendolo invecchiare più di quanto non farebbe il semplice scorrere del tempo. Si insinuano dentro di noi senza rumore e non solo si posano sull’anima come una polvere sottile che ne altera la limpidezza, ma lasciano nel cervello un’impronta biologica1. Quando un’emozione negativa resta attiva troppo a lungo, il corpo entra in modalità allerta e rilascia cortisolo, l’ormone dello stress, che danneggia i neuroni e compromette memoria, concentrazione e apprendimento.

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Il destino eterno dei bambini innocenti in Maria Valtorta: tra Limbo e Paradiso

Il destino eterno dei bambini innocenti in Maria Valtorta: tra Limbo e Paradiso_HImmel edizioni

Molte volte vedo citato dai pro-vita cattòlici il seguente brano valtortiano, da loro riferito erroneamente ai feti abortiti e privi di battesimo:

Dice Gesù:
«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.

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Gv 6,53 e la salvezza dei non cattolici secondo l’esperienza di Gloria Polo

Il versetto di Giovanni in cui Gesù afferma:

«In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita» (Gv 6,53. Versione CEI 2008)

è uno dei passaggi più profondi e misteriosi del Vangelo. Mangiare e bere il Figlio dell’uomo significa certamente, come oggi si tende a sottolineare privilegiando una lettura figurata, accogliere la rivelazione del suo sacrificio e credere in lui; ma tale lettura figurata va intesa come complementare alla comprensione del significato reale e sacramentale, con cui l’intero capitolo sesto è stato letto lungo i secoli nella Chiesa cattolica e che resta il criterio normativo della Chiesa. Mangiare e bere il Figlio dell’uomo richiama dunque il dono dell’Eucaristia, il Corpo e il Sangue di Cristo come fonte di vita eterna. Da questa interpretazione nasce spontanea una domanda circa il ruolo della Chiesa nella salvezza dei non cattolici, coloro che non ricevono la Comunione eucaristica.

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«Il peccato offende Dio, ferisce l’anima e ci rende schiavi di satana»

In questa sintesi tratta dalla lettera di padre Pio a Raffaelina Cerase (vd. Epistolario, vol. III, p. 77) vediamo la forza della spiritualità di padre Pio: il peccato non è trattato come un concetto astratto, ma come un dramma reale che coinvolge Dio, l’anima e la lotta spirituale contro il maligno.

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Il Rosario secondo Fulton Sheen: la preghiera che unisce corpo, mente e spirito

Il venerabile vescovo cattolico statunitense Fulton J. Sheen dedica l’intero capitolo V, “The Rosary”, del suo libro The World’s First Love: Mary, Mother of God (McGraw-Hill 1952; Ignatius Press 1996), alla spiegazione profonda di questa preghiera tanto semplice quanto potente. Per Sheen, il Rosario non è una ripetizione meccanica di parole, ma un atto che coinvolge tutto l’essere umano: le dita scorrono i grani, la voce recita le Ave Maria e la mente contempla i misteri della vita di Cristo. Come scrive lo stesso autore:

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La pace di chi appartiene solo a Dio: una pagina dal diario di santa Faustina

Santa Faustina, nel 1934, riscrivendo per obbedienza le parti del suo diario che aveva bruciato, appunta un ricordo relativo ai giorni successivi il suo pronunciamento dei voti perpetui (1 maggio 1933):

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Sant’Alfonso Maria de Liguori e il cuore di Gesù

Il dottore della Chiesa sant’Alfonso Maria de Liguori scrisse spesso sul cuore di Gesù, soprattutto nelle Meditazioni sulla passione di Gesù Cristo. Leggiamo insieme tre citazioni tratte dal testo menzionato. In esse il cuore di Gesù è presentato come luogo dei suoi dolori interiori e del suo amore e troviamo un invito a ricambiare con amore, gratitudine e unione. Si noti che nel testo sant’Alfonso si rivolge a Gesù con il “Voi”.

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La Beata Vergine Maria accenna alla sua natività con la beata Edvige Carboni

«Sognai la S. Vergine. Si avvicinò dicendomi:
“Oggi, 8 Settembre, festa della mia nascita.
Figlia mia, confidate in me: tutte le grazie passano nelle mie mani. La giornata di oggi è la più odiata dal nemico infernale, perché colla mia nascita doveva venire la salvezza del genere umano. Giorno senza notte è il giorno della mia nascita! Ma il mondo poco o niente capisce tali misteri.
Te, assieme a Paola, pregate oggi molto molto; pregate per tutti quelli che non mi conoscono, oppure mi conoscono, ma non mi amano, anzi mi oltraggiano con le più orrende bestemmie”
»

(dal Diario spirituale della beata Edvige Carboni).

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Gloria Polo e il messaggio di Maria: l’esercito del Rosario

Gloria Polo condivide in una video intervista la richiesta che la Vergine Maria le ha fatto di chiamare tutti i gruppi di preghiera e i “soldati” di Maria in tutto il mondo a unirsi nella recita del Santo Rosario per contrastare le crescenti forze del male, in particolare quelle che mirano a distruggere la vita sacerdotale e religiosa e che lavorano per inserire leggi come l’aborto nelle nazioni. Viene descritto un metodo specifico per pregare il rosario, concentrandosi sui dipartimenti e sulle capitali dei paesi, e si racconta un aneddoto inquietante di un sacerdote caduto in una trappola satanica per sottolineare la feroce battaglia spirituale in corso e la necessità di pregare incessantemente per i sacerdoti. L’obiettivo di questa preghiera unificata è l’avanzata e il trionfo del Cuore Immacolato di Maria1.

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Esempio di quanto sia frainteso il messaggio di Fatima, a causa della sua decontestualizzazione storica

” Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio” (Salmo 90(89),12 ), dice il salmista. Con la sua preghiera ricorda a tutti l’importanza della memoria storica. Proprio questa sono andato recuperando per scrivere il mio ultimo libro Cuore Immacolato di Maria, che uscirà il 13 maggio 2025, e cioè: la memoria storica di Fatima e delle vicende del ventesimo secolo, senza la conoscenza delle quali si fraintende quanto la Madonna ci disse.

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Messa nera del Satanic Grotto

La messa nera, a cui aveva accennato Gloria Polo nel suo audio-messaggio del 17 marzo 2025 e per la quale aveva chiesto di intensificare la preghiera del Rosario, si è svolta oggi 28 marzo 2025 alle 11:00, ora locale, sul piazzale esterno lato sud del Campidoglio di Topeka, Kansas (USA), mentre in Italia erano le 17:00.

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Gloria Polo: invito alla costanza nella recita del Rosario per arginare il piano di Satana e dei suoi accoliti

Siccome sta girando un video su Youtube intitolato “MESSAGGIO URGENTE di Gloria Polo: PROFEZIA ATTACCO DEL MALIGNO durante l’anno santo 2025” mi vedo costretto a scrivere un chiarimento. Vi prego di divulgare quanto scrivo: Gloria mi ha fatto sapere che il video pubblicato sul canale Youtube “Cuore di Cristo Prayer” è una mistificazione di un suo audio-messaggio.

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Obbedire ai “veri” sacerdoti, pregare e soffrire per gli altri

La seguente riflessione mariana riguardante l’obbedienza da dare ai “veri” sacerdoti e la preghiera da offrire per gli altri è tratta dall’opera di Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato ed è posta a commento dell’episodio nel quale la neo-mamma Maria e san Giuseppe obbediscono con sacrificio al consiglio di non ritornare al loro paese natio Nazareth e di rimanere a Betlemme, consiglio datogli dal sacerdote Zaccaria, che era venuto a trovarli dalla sua città di Hebron, dopo aver avuto notizia della nascita di Gesù.
Maria Santissima, prendendo spunto dal consiglio di Zaccaria, consiglio fondato solo sul suo limitato buon senso umano per il quale era stato già punito dall’angelo dopo l’annuncio del concepimento di suo figlio Giovanni, dice a tutti noi:

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Màncano solo pochi giorni alla chiusura della petizione

Màncano pochíssimi giorni alla chiusura della petizione intitolata “Chiediamo l’abolizione della Comunione in mano – petizione da inoltrare a papa Francesco”. Il 6 gennàio 2025 sarò l’último giorno in cui sarà possíbile firmarla. Abbiamo raccolto finora 1724 firme, ma vorremmo portarne un maggiór número a papa Francesco, perché la voce della promotrice, la signora Renata Spoto, la mia, la tua e quella di tutti i sottoscrittori sia maggiormente ascoltata a glòria di Dio, che ha voluto questa iniziativa. 

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Padre pio e la Madonna di Pompei

Padre Pio, al sècolo Francesco Forgione1 è uno di quei santi che per tutta la vita, pur rimanendo quasi sempre nello stesso luogo, ha attirato a sé il mondo come il suo seràfico Padre San Francesco, con il suo volto fenomènico che manifestava il buòn paesano di orígini contadine, viso simpàtico, composto, sereno, ravvivato da due occhî dolci e profondi che tutti conquistàvano e spesso sconcertàvano. Lo sconcerto poi era moltiplicato delle sue mani stimmatizzate che egli copriva gelosamente.

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Messàggio urgente di Glòria Polo sulla guerra imminente

Introduzione

Molti rimarranno stupiti nell’apprèndere che Glòria àbbia divulgato un suo messàggio su una possíbile guerra globale imminente e sulla necessità di unirci in preghiera con Maria Santíssima per scongiurare la catastrofe totale. Ma in realtà già solo osservando l’attuale situazione geopolítica ognuno di noi potrebbe dire lo stesso. Nello specífico dell’avvertimento di Glòria, però, non è l’osservazione della situazione geopolítica l’orígine del messàggio, ma una locuzione interiore che lei ha ricevuta dalla Madonna.

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I pòveri del Líbano – Dicembre 2024 n.13

Dall’inízio della guerra, un anno fa, l’80% del Líbano meridionale è stato distrutto. Tantíssimi bambini sono in perícolo, esposti ad attacchi, sfollati dalle loro case e senza potér usufruire del sistema sanitàrio, sovraccàrico e sotto orgànico.

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I pòveri del Líbano – Novembre 2024 n.12

Nel Centro-Sud del Líbano, da una decina di giorni, si assiste a bombardamenti a non finire, insieme all’inízio di un’operazione militare via  terra nel Sud del Paese. L’autostrada è percorsa soltanto in direzione Beirut. La nostra missione si trova in mezzo ad alcune zone bombardate, distanti 15 chilometri in direzione Beirut e Sidone. In una settimana il número degli sfollati è raddoppiato rispetto all’inízio del conflitto. L’alto rappresentante UE Joseph Borrel scrive che coloro che fúggono dalla guerra ad oggi sono circa 1 milione. Hanno bisogno di tutto, acqua, elettricità, cibo, vestiti, perché moltíssimi sono fuggiti soltanto con quello che avévano addosso. 

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La guerra finirà solo quando il sàngue versato dai màrtiri sarà sufficiente a placare la Giustízia Divina

Era il 21 gennàio 1940. L’Itàlia non era ancora entrata in guerra e gli esèrciti di Germània, Rússia, Inghilterra e Frància si trovàvano in una fase di conflitto bellico senza ostilità, chiamato dagli stòrici italiani “strana guerra”. Suor Lucia indirizza a padre Gonçalves una léttera nella quale esprime il suo rammàrico per il dòppio rifiuto di papa Pio XI (1930 e 1937) di consacrare la Rússia al Cuore Immacolata di Maria e chiede che venga rinnovata la richiesta di consacrazione presso Pio XII e conclude:

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I pòveri del Líbano – Ottobre 2024 n.11

In Líbano centinàia di walkie-talkie saltano per ària. Questo incidente, dimostra che esiste un sèrio ríschio di escalation regionale. L’operazione ha provocato in risposta una ondata di solidarietà sul piano ospedaliero paragonàbile a quella che si è registrata all’indomani dell’esplosione al porto di Beirut il 4 agosto 2020. In questo período estivo all’aeroporto di Beirut si contàvano quasi 14.000 arrivi al giorno. Dopo questi fatti il movimento si è invertito. 

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I pòveri del Líbano – Settembre 2024 n.10

Sono queste ore decisive, per trovare un accordo in grado di porre fine ad un conflitto che sta di giorno in giorno lasciando con il fiato in sospeso l’intera regione. Anche in Líbano, sia socialmente che économicaménte, la sicurezza non esiste piú. In certe “zone calde”, chi esce di casa non sa se rientra. I sorvoli di aèrei si susséguono.

Tutti dícono di èssere pronti ad una trègua, ma allo stesso tempo si raffòrzano gli armamenti. Dopo dieci mesi di conflitto armato, lungo il confine meridionale, sono centinàia i morti e enormi i disagî alla vita delle persone. 

Due terzi della popolazione non hanno più la possibilità di garantirsi un mínimo per vívere. 

Piú di 91.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, con gravi danni per il loro benèssere psicològico e la stabilità finanziària.  Sono state distrutte importanti infrastrutture ídriche, anche per acqua potàbile, terreni agrícoli, strutture sanitàrie, scuole e tribunali. 

Il Líbano è ormai ridotto a un “Paese che vive all’èstero”, gràzie soltanto agli aiuti finanziarî di chi emigra nei Paesi del Golfo, negli Stati Uniti e Canada, Sud Amèrica.

La nostra associazione “Oui pour la Vie” contínua ancora con la “cucina” di Damour, l’ambulatòrio e la casa a Beirut per i test sanitari e per AIDS, droga e alcool, il centro di ascolto per le medicine e la scuola. Sempre per bisognosi di ogni appartenenza.

Si chièdono sempre aiuti e pubblicità. 

Il número di rifugiati provenienti dal Líbano meridionale a càusa della guerra aumenta ogni giorno e “Oui pour la Vie” non riesce più a distribuire porzioni di cibo in quantità cosí elevate.

Per questo abbiamo chiesto a chi ci circonda di aiutarci, cucinando i pasti in casa loro per i pròfughi.

Tutti hanno apprezzato l’idea e ognuno contribuisce secondo le pròprie possibilità.

Padre Damiano mostra il controsoffitto riparato

Un pescatore ci offre ogni giorno un terzo del suo pesce, il macellàio ci mette a disposizione quótidianaménte anche un po’ di carne, una donna ci ha fatto avere alcune confezioni di marmellate fresche di quest’anno e ha tenuto per sé quelle dell’anno scorso, dicendo che nella sua vita ne ha già mangiate abbastanza di buone e preferisce ora regalarne un poco ai bambini bisognosi.

Ci ha molto impressionato una nonna di 81 anni, che ha trascorso 3 giorni a lavorare la lana con i ferri per offrire delle scarpine ad un neonato, che aveva visto tra le bràccia della sua sorellina, sempre con i piedi nudi anche di notte.

Quando condividiamo amore riceviamo solo amore. 

Ringraziamo di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato a ripristinare il controsoffitto della scuola della nostra missione a Damour, danneggiato dal “bang supersònico” di aèrei nel mese scorso. Gràzie al vostro pronto sostegno, siamo in grado di riaprire la scuola il mese pròssimo. 

Come inviare un’offerta all’associazione Oui pour la Vie

Puoi inviare un Bonifico
Intestato a: Oui pour la Vie
Banca: Unicredit Cascina (PI).
IBAN: IT94Q0200870951000105404518
BIC-Swift: UNCRITM1G05.
Causale: [inserire la propria email e il proprio telefono o cellulare]

Inviare poi un’email a info@ouipourlavielb.com per avvisare dell’invio dell’offerta

Come invitare padre Damiano Puccini a dare una testimonianza in Italia

  • Chiama il 333.54.73.721
  • Scrivi a pdamianolibano@gmail.com

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«Fratelli miei, vòglio mandarvi tutti in Paradiso». Il Perdono di Assisi

«Fratelli miei, vòglio mandarvi tutti in Paradiso». Cosí diceva il 2 agosto 1216 San Francesco a quanti èrano convenuti alla Porziúncola per il Perdono di Assisi. A distanza di otto sècoli da quel giorno, la tradizione dell’indulgenza, che dalla Basílica di Santa Maria degli Àngeli si estende a tutte le chiese parrocchiali e francescane, si ripete.

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I pòveri del Líbano – Agosto 2024 n.9

I bombardamenti nel Sud del Líbano sono sempre più pesanti e colpíscono ormai ben oltre la línea del fronte. L’ipòtesi di un’escalation sembra sempre più vicina e cresce il número di persone che scèlgono di fuggire in altre àree del Paese. Si stima che l’80% della popolazione libanese viva in situazione di povertà, e circa il 36% al di sotto della sòglia di povertà estrema.

L’82% della popolazione sfollata vive òspite presso altre famíglie, molto spesso in contesti sovraffollati, mentre intanto oltre 70.000 persone vívono ancora nel ràggio di 12 km dal confine con Israele, dove le azioni militari sono più intense. I bombardamenti hanno distrutto importanti infrastrutture ídriche e terreni agrícoli, rendendo crítico l’accesso all’acqua pulita, e costretto a chiúdere strutture sanitàrie, scuole e tribunali, lasciando le persone in condizioni pèssime da un punto di vista igiènico e molto spesso senza lavoro e mezzi di sostentamento.

Al Sud molti bambini sono costretti al lavoro minorile, o ridotti a raccògliere plàstica, ferro per poi vènderli.

La nostra associazione “Oui pour la Vie” contínua ancora con la “cucina” di Damour, l’ambulatòrio e la casa a Beirut per i test sanitari e per AIDS, droga e alcool, il centro di ascolto per le medicine e la scuola. Sempre per bisognosi di ogni appartenenza.

Si chièdono sempre aiuti e pubblicità.

I nostri volontarî fanno arrivare beni di prima necessità e denaro per affrontare l’emergenza alla popolazione siriana e libanese al confine, acquistàndoli anche con le loro rinunce personali.

Padre Damiano e il controsoffitto danneggiato

Una madre che ha sfogato a lungo suoi i sentimenti di paura, ràbbia e disperazione con una nostra volontària l’ha ringraziata dicendo che “l’ascolto vale più di ogni medicina”.

Oui pour la Vie ha ospitato una famíglia di 5 membri tra cui una bambina di 7 anni rimasta sotto la casa distrutta a càusa della guerra nel sud del Líbano, il miràcolo è avvenuto quando dopo le 15 l’hanno ritrovata viva. L’ambulanza ha portato la ragazza alla nostra sede per raggiúngere la sua famíglia dopo le cure mèdiche ricevute.

Ciò che è stato toccante è stato che i cristiani amorévoli hanno accolto questa gióvane ragazza musulmana con musica e danze mentre cercàvano vestiti, cibo e dolci per lei. È vero che l’amore vede solo la persona e il suo bisogno, lontano dalle religioni e dalle altre differenze.

In questi giorni aèrei da guerra hanno sorvolato a grandíssima velocità la nostra zona di Damour, producendo spesso il “bang sònico”: un grande rumore, símile a quello di un’esplosione. Non ci sono mai state conseguenze sui bambini. L’altro ieri queste vibrazioni hanno però fatto crollare il controsoffitto della nostra scuola e della píccola cucina annessa. Per riaprire la scuola a settembre occorrono 6800$.

Come inviare un’offerta all’associazione Oui pour la Vie

Puoi inviare un Bonifico
Intestato a: Oui pour la Vie
Banca: Unicredit Cascina (PI).
IBAN: IT94Q0200870951000105404518
BIC-Swift: UNCRITM1G05.
Causale: [inserire la propria email e il proprio telefono o cellulare]

Inviare poi un’email a info@ouipourlavielb.com per avvisare dell’invio dell’offerta

Come invitare padre Damiano Puccini a dare una testimonianza in Italia

  • Chiama il 333.54.73.721
  • Scrivi a pdamianolibano@gmail.com
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Florinda Romano De Santis e il Volto Santo di Gesú

Florinda Romano De Santis nacque nel 1899 (l’atto di Battesimo riporta la data del 25 gennaio, ma altrove è indicata quella del 17) nel popolare Borgo Sant’Antonio Abate di Napoli, seconda figlia delle quattro nate dalla relazione tra Francesco Romano e Fortuna Dattilo, poi regolarizzata alla morte del marito di lei, affetto da una malattia mentale.

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Messàggio del Cuore Castíssimo di san Giuseppe

07 marzo 1998, h 21:20 ca

Edson Glauber:
San Giuseppe si presentò con un manto di colore fòglia-verde, una túnica cènere-scura e stringeva la mano destra di Gesú. Nostra Signora era vestita con un manto azzurro, àbito bianco con velo bianco. Il Bambino vestiva una túnica di colore giallo chiaro.

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Messaggî di Gesú sul suo Santo Volto alla veneràbile madre Maria Pia Mastena

Madre Maria Pia Mastena nacque a Bovolone (VR) il 7 dicembre 1881 da una famíglia in cui la devozione al Santo Volto aveva già una tradizione, tradotta in pràtiche religiose símili a quelle del Sacro Cuore di Gesú. La bambina, che allora si chiamava Teresa, iniziò fin d’allora l’esercizio della mortificazione e della contemplazione, tanto da anelare al martirio e a darsi penitenze cruente, per riparare le colpe degli altri e sue che vedeva riflesse nel Volto di Gesú, la cui immàgine pendeva da una parete della sua cameretta.

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Messàggio di Nostra Signora e del Cuore Castíssimo di san Giuseppe

5 marzo 1998, 21:15 ca

Edson Glauber:

In questa notte ho ricevuto la vísita della Sacra Famíglia. San Giuseppe era vestito con un manto beige e una túnica azzurro cènere; teneva il Bambino Gesú nelle bràccia e il Bambino vestiva una túnica di colore azzurro molto chiaro. Nostra Signora aveva un velo bianco e un vestito di colore azzurro cènere. I tre stàvano come avvolti da una luce molto forte. In questa notte è stata Nostra Signora a parlare per prima, con una voce maternamente amorosa.

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Messaggî di Gesú sul suo Santo Volto alla serva di Dio Maria Concetta Pantusa

Accenni biogràfici

La serva di Dio Maria Concetta Pantusa (3 febb 1894 – 27 mar 1953) da fanciulla ebbe non poco a soffrire per il duro trattamento del padre, che la condusse con sé in Brasile dove si recava in cerca di lavoro. Qui Concetta andò sposa al giovane ferroviere Vito De Marco che morí nella guerra del 1915-’18.

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Messàggio di Gesú e del Cuore Castíssimo di san Giuseppe

2 marzo 1998, h 21:37

Edson Glauber:
In questa apparizione, San Giuseppe è venuto con il Bambino Gesú, che reclinava la sua testa, come per riposare sul suo Cuore Castíssimo. Il Bambino Gesú teneva nelle sue mani alcuni giglî. San Giuseppe era molto felice e sorrideva. Era vestito con un manto colór marrone e una túnica bianca. In quella notte, durante l’apparizione, è stato il bambino Gesú che ha parlato per primo.

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La lúcida follia suicidària e omicida del guerrafondàio Macron e le sue possíbili conseguenze

A poche ore dalla conferma del trasferimento di truppe francesi in terra ucraina a sostegno del regime di Kiev, mi risuonano nella mente le parole che il ministro degli Èsteri ungherese, Peter Szijjártó, pose a commento di ciò che fino ad oggi era solo una ipòtesi della lúcida follia suicidària e omicida del guerrafondàio Macron:

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PRIMO MERCOLEDÍ DEL MESE IN ONORE DEL CASTÍSSIMO CUORE DI SAN GIUSEPPE

4 marzo 1998, h 21.10 ca

Edson Glauber:
Come al solito, dopo le orazioni, San Giuseppe apparve nella mia stanza per trasmettere il suo santo messaggio. In questa notte egli venne vestito con un manto color violaceo e una tunica color verde. Teneva una cosa come un bastone nella mano destra e mi mostrava il suo Cuore Castissimo che emetteva raggi di luce molto forti:

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Il fastidioso ronzio irriverente de “La zanzara” pro-aborto

Il giorno 4 aprile 2024 Giòrgio Celsi, infermiere che da anni è impegnato nella difesa della vita, è stato òspite telefònico della trasmissione radiofònica di Ràdio 24 “La Zanzara”, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

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Messàggio di Gesú sul Cuore Castíssimo di san Giuseppe

10 marzo 1988

Gesú:

Mio caro fíglio, oggi spargo le gràzie del mio Cuore e benedico tutta l’umanità. Desídero che tutti gli uòmini àbbiano la devozione al Cuore Castíssimo di Giuseppe, mio Padre Vérginale. Coloro che prèstano onore al suo Cuore, mi fanno felice.

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Alexandrina Maria da Costa apòstola dell’Eucaristia

La cooperatrice salesiana e apòstola dell’Eucaristia Alexandrina Maria da Costa (Balazar, 30 marzo 1904 – Balazar, 13 ottobre 1955), beatificata da Giovanni Pàolo II il 25 aprile 2004, rifulge tra i santi «che nell’Eucaristia hanno trovato l’alimento per il loro cammino di perfezione. ¡Quante volte essi hanno versato làcrime di commozione nell’esperienza di cosí  grande mistero ed hanno vissuto indicíbili ore di giòia “sponsale” davanti al Sacramento dell’altare!» (Mane nobiscum 13).

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Messàggio della Santíssima Vérgine Maria sul Cuore Castíssimo di san Giuseppe

9 marzo 1988

Edson Glauber:

San Giuseppe si è presentato con un manto color violàceo e una túnica bianca, Nostra Signora con un manto azzurro e un vestito bianco. Il Bambino Gesú vestito tutto di bianco in bràccio a San Giuseppe.

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La “Ora della Desolata” dettata da Maria Santíssima a Maria Valtorta

Per chi non conoscesse questa pia devozione dell’Ora della Desolata, consíglio di iniziare la lettura dall’Introduzione. A premessa vorrei solo aggiúngere che la meditazione (fondata sui nostri pensieri o su quelli presi in prèstito dallo scritto di un autore), costituendo la fase iniziale della preghiera, la fonte da cui quest’última dovrebbe sgorgare, è già preghiera anche quando non è ancora diàlogo diretto con Dio. La pràtica della meditazione ci insegna che pregare è prima di tutto e soprattutto ascoltare. Solo cosí impariamo a chièdere in preghiera ciò che non potrà mai èsserci rifiutato.

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Offerta delle pròprie sofferenze per i purganti

Dice Gesú:

Il venerdí sia per coloro che vívono la loro crocifissione spirituale nel Purgatòrio cercando Dio e non potèndolo ancora avere.

Tu sai, come Io so, cosa vòglia dire sentirsi separati da Dio[1]. Io so, tu non sai, il giúbilo che rapí in un túrbine di amore i giusti quando lo apparii un lontano venerdí[2] e dissi: “L’attesa è finita. Venite a possedere Iddio”.

Perché ogni venerdí i miei àngeli pòssano dire a molti spíriti purganti questa parola, soffri e offri ogni venerdí. I beati sono le gemme nate dal Sàngue che ho sparso sino all’estrema stilla il venerdí di Parasceve pasquale. Aprire ad un’ànima il Regno e introdurla nella beatitúdine è rèndermi ciò che è mio. Giustízia dunque e amore per Me.

Brano tratto da Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29.5, CEC, Isola del Liri, p. 394-395.


Note

[1] Per la scrittrice: a partire dal 9 aprile, p. 320ss. Per Gesú: Matteo 27,46; Marco 15,34.

[2] Quello della morte e discesa agli ínferi di Gesú.

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Messàggio del Cuore Castíssimo di san Giuseppe

8 marzo 1998, h 21:20 ca

Edson Glauber:
San Giuseppe era vestito con una túnica marrone-scuro e il manto marrone-chiaro, circondato da dódici àngeli con grandi ali.

San Giuseppe:

«Mio caro fíglio, il mio Cuore esulta di giòia per questi incontri. Io desídero infatti spàrgere le gràzie che il Signore mi permette di concèdere. Vòglio, attraverso il mio Cuore, condurre tutti gli uòmini a Dio. Qui, nel mio Cuore, tutti gli uòmini avranno protezione e per mezzo di questo Cuore comprenderanno, nella loro vita, l’amore di Dio. Mio caro fíglio, tutti coloro che propagheranno la devozione al mio Cuore e la praticheranno con amore sincero saranno certi di avere i loro nomi impressi nei Cuori di Gesú e di Maria cosí come la croce del Fíglio mio Gesù e la lettera “M” sono impressi sotto forma di piaghe. Questo è vero anche per tutti i sacerdoti che io amo con predilezione. I sacerdoti che nutriranno la devozione al mio Cuore e la diffonderanno, avranno la gràzia, concessa da Dio, di toccare i cuori più induriti e di convertire i peccatori più ostinati. ¡Pòssano tutti diffóndere la devozione al mio Cuore! È Dio stesso che vuole cosí. A tutti coloro che ascolteranno questo mio appello, la mia benedizione».

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Offerta delle pròprie sofferenze per il sacerdòzio

Dice Gesú:

La doménica, il lunedÍ e martedÍ (offri le tue sofferenze) per il Sacerdòzio. Nel Sacerdòzio includo tutti i consacrati di ogni gènere e categoria. ¿Perché tre giorni per loro soli? Perché, per il bisogno che ne hanno, non basterébbero tutti e sette.

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Offerta delle pròprie sofferenze per i peccatori

Dice Gesú:

Il sàbato è il giorno della Mamma, ed Ella ti ha già chiesto di soffrire per i peccatori. Sia dunque ogni tuo sàbato un fàscio di spine che ti serri sul cuore perché s’infiori di rose da offrire a Maria. Ogni peccatore che torna a Dio è una rosa che tu deponi ai piedi della Madre, una rosa con cui Ella si deterge il pianto che le sgorga dal cíglio da quando la feci Madre dell’umàn gènere così a Me nemico.

E per, te? La settimana è finita e il píccolo Giovanni non ha avuto un’ora di libertà per pensare a sé.
A te ci penso lo. Io e la Mamma. E mentre tu fai quello che puoi, come puoi, malamente nonostante il tuo buòn volere, Io e la Mamma facciamo per te, come Noi sappiamo. Se tu logorassi la vista, le labbra, le ginòcchia e il cuore a pregare, a lavorare per te, non ti faresti che uno stràccio di veste rispetto a quella regale che ti tesse Maria e che il tuo Gesú fa di porpora nel suo sàngue; perché ti amiamo e vediamo che ci ami.

Brano tratto da Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29.5, CEV, Isola del Liri, p. 394-395.

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L’amore speciale di papa Orsini per Cervinara e la Valle Caudina

Pasquale Maria Mainolfi, papa Orsini un pastore santo

Abbiamo già scritto che in questo 2024 ricorre (il 14 febbraio) il 330° anniversario del primo monte frumentario fondato a Benevento da Vincenzo Maria Orsini e ( il 29 maggio) il terzo centenario della sua elezione a pontefice col nome di Benedetto XIII. Ma il 14 febbraio ricorrono anche 330 anni dalla consacrazione della chiesa di S. Adiutore, mia parrocchia di origine, in Cervinara, da parte del cardinale Orsini.

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Introduzione alla passione e morte di Gesú

Dice Gesù:
«Ed ora vieni. Per quanto tu sia questa sera come uno prossimo a spirare, vieni, ché Io ti conduca verso le mie sofferenze. Lungo sarà il cammino che dovremo fare insieme, perché nessun dolore mi fu risparmiato. Non dolore della carne, non della mente, non del cuore, non dello spirito. Tutti li ho assaggiati, di tutti mi sono nutrito, di tutti dissetato, fino a morirne.

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Papa Orsini, dai Monti Frumentarî al Banco Alimentare

Il 14 febbràio 2024 è ricorso il 330° anniversàrio del primo Monte Frumentario fondato a Benevento nel 1694 dal grande Pastore e Operatore sociale, il Cardinale Vincenzo Maria Orsini. Uno tra i ben 172 lasciati in diòcesi, quando fu eletto Papa. Inoltre il pròssimo 29 màggio 2024 ricorre il Terzo Centenàrio della elezione a Pontéfice dell’Orsini, col nome di Benedetto XIII.

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Come Gesú vuole che viviamo i giorni ímmediataménte precedenti la Quarésima

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano» (Mt 7,13).

Molti! Come molti sono coloro che il giovedí grasso, iniziano i sei giorni di festeggiamenti dell’insulsa ricorrenza del Carnevale, che si conclude con un altro giorno detto anch’esso grasso, il martedì, vigilia della Quaresima.

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Famíglia diventa ciò che sei

La famíglia è il núcleo centrale delle più sígnificatíve relazioni all’interno della struttura sia ecclesiale che sociale.
Cicerone definisce la famíglia “Principium urbis ed quasi seminarium rei pubblicae”, cioè: luogo generativo della vita púbblica e laboratòrio di relazioni sociali.

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Il rapporto tra ètica e política e gli òttimi containers valoriali dei sanniti

Il rapporto tra ètica e política è fondamentale. Il problema è antico ed anche tra noi ce lo trasciniamo ormai da molti anni. Sono intervenuti Platone, Machiavelli e Guicciardini. ¿Può forse la politica avere un’ètica tutta sua, che non scaturisce dalla legge naturale o dal profondo dell’uomo, ma nasce dalla «situazione», dagli interessi del «príncipe» o dalle istanze specífiche dello Stato?

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Madre Elisa Martinez Vangelo incarnato prossimamente beata

Doménica 25 giugno, alle ore 9:00, nel Santuàrio di Santa Maria de Finibus Terrae in Leuca, il Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle càuse dei santi, in rappresentanza del Santo Padre, presiederà la celebrazione di Béatificazióne di Madre Elisa Martinez, fondatrice della congregazione delle “Fíglie di Santa Maria di Lèuca”, nella diòcesi di Ugento – Santa Maria di Leuca in província di Lecce.

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Benevento terra di streghe e di santi

Benevento fu terra di streghe

La leggenda delle streghe si diffuse nel capoluogo sannita durante il regno del Duca longobardo Romualdo negli anni 680-683, quando l’imperatore bizantino Costante teneva in assèdio la città. La saga, antica per tradizione, fu recepita dal pòpolo che, suggestionato, credeva nel suo potere màgico. Romualdo, preoccupato della situazione che peggiorava dràmmaticaménte in città, si consultò con il prete Barbato e questi, di caràttere risoluto, dialogò con Costante che desistette dal suo progetto di conquista, ma pretese che Romualdo e il suo pòpolo si convertíssero al cristianésimo. I longobardi si convertírono. Barbato fu acclamato véscovo di Benevento. Il nuovo Pastore sconfessò ogni forma di superstizione spécie quella degli àlberi ai quali i longobardi appendévano pelli di animali sacrificati, abbattendo l’àlbero sacrílego prescelto come símbolo del culto idolàtrico: il noce.

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L’immàgine della Madonna che allatta

L’immàgine della Madonna che allatta ha orígini nel culto ufficiale dell’età faraònica? La riflessione e chiàrificazióne seguente risponderà alla domanda.

L’ illustre egittologo tedesco H.W. Muller, in “Iris mit dem Horuskinde“, ipotizza che l’immàgine della Madonna che allatta il bambino ha profonde radici nella fede popolare e nel culto ufficiale dell’età faraònica. Questo culto, attraverso il processo di ellénizzazióne ha raggiunto una forza così universale, che la religione cristiana si è vista costretta ad assúmerla nel pròprio linguàggio.

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Crocifissione e morte di Gesú

Lettura drammatizzata tratta da Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, vol. X, cap. 609, CEV, Isola del Liri, 2000.
Colonna sonora: John Debney, Lisa Gerrard, Rachel Portman, Gingger Shankar, The passion of the Christ.

Per ascoltare la lettura drammatizzata, clicca sul símbolo bianco del play, posto in basso a destra nel riquadro soprastante.

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Domínica Tèrtia in Quadragésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica Secunda in Quadragésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica in Quadragésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica in Quinquagésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica in Sexagésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica in Septuagésima

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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¿La profezia dei tre papi ricevuta da Conchita di Garabandal si sta compiendo sotto i nostri occhî?

Molto nota è la “profezia dei tre papi“ présumibilménte comunicata dalla Madonna al Conchita González, una delle quattro veggenti della mànifestazióne mariofànica avvenuta tra il 1961 e il 1965 nel villàggio cantàbrico di Garabandal (Spagna). Secondo la profezia, si sarébbero succeduti sul sòglio di Pietro tre papi e poi sarebbe avvenuta la “fine dei tempi“. ¿Si è compiuta questa profezia?

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Domínica secunda post Epiphaníam

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica tertia post Epiphaníam

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica prima post Epiphaníam Sanctae Familiae Iesu, Mariae, Ioseph

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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SS.mi Nominis Jesu et vigilia Epiphania Dómini

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica infra octavam Nativitatis Dómini

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica Quarta Adventus

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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San Menna eremita di Vitulano, testimone luminoso del comandamento dell’amore

Ho il piàcere di recensire il libro “San Menna eremita solitàrio e cittadino della valle di Vitulano” di padre Doménico Tirone al quale, in quanto vegliardo e prolífico studioso, calza a pennello la perícope del Salmo 92 che rècita:

Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Líbano; piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio. Nella vecchiàia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi, per annunciare quanto è retto il Signore, mia ròccia: in lui non c’è malvagità (vv 13-16).

e l’affermazione di Gesú:

Per questo lo scriba, divenuto discépolo del regno dei cieli, è símile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Matteo 13,51).

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Domínica Tertia Adventus

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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In Conceptióne Immaculata Beatæ Mariæ Vírginis

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica Secunda Adventus

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Inumare o cremare i corpi dei defunti. Il culto dei morti attraversa tutte le civiltà

Cremare il corpo dei defunti

Stamattina sono stato invitato a benedire la casa di una famíglia beneventana perché da un certo tempo vi accàdono episodî incresciosi che túrbano la serenità del riposo notturno con segni inquietanti da parte del “príncipe delle tenebre”. Ho notato con grande meravíglia che nella càmera da letto consèrvano le urne con le cèneri dei genitorî e sono rimasto edificato dall’affetto che i figlî manifèstano, baciàndole e abbracciàndole.

Da alcuni anni si è diffusa anche tra noi la pràtica di incenerire i corpi dei defunti invece che inumarli. ¿È una buona pràtica da incoraggiare? ¿La Chiesa cosa dice in propòsito?

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Domínica XXIV et última Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XXIII Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XXII Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XXI Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica Christus Rex, XX Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XIX Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XVIII Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XVII Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XVI Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XV Post Pentecosten

Àudio-commento teològico-spirituàle alle letture e alle preghiere del Missale Romanum ex decreto sacrosancti Concilii Tridentini restitutum[1], (it.: Messale Romano riveduto per decreto del sacrosanto Concílio di Trento), tratto da Maria Valtorta, Il libro di Azaria, CEV.

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Domínica XIV Post Pentecosten

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Domínica XIII Post Pentecosten

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Domínica XII Post Pentecosten

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Domínica XI Post Pentecosten

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Domínica X Post Pentecosten

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Domínica IX Post Pentecosten

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Domínica VIII Post Pentecosten

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Domínica VII Post Pentecosten

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Domínica VI Post Pentecosten

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Domínica V Post Pentecosten

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Domínica IV post Pentecosten

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POLITICI “CATTOLICI” PRO ABORTO E DIRITTO CANONICO. UN CASO DI NON AMMISSIONE ALLA COMUNIONE EUCARISTICA?

Stretta di mano massonica

La Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi, incontra il papa a Roma e nonostante le sue posizione pro aborto riceve la comunione a San Pietro.

Cerchiamo di capire cosa insegna la Chiesa a proposito dell’accesso alla comunione dei politici pro aborto.

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Domínica III post Pentecosten

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Corpus Dómini; Domínica II post Pentecosten

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Festa della SS. Trinità, I Domínica dopo Pentecoste

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Omelia: Pentecoste | Anno C

Letture della messa del giorno

Doménica scorsa abbiamo capito che cosa vuol dire che Gesú «siede alla destra del Padre». Oggi, festa di Pentecoste, comprendiamo che cosa vuol dire un altro artícolo del Credo: «Credo nello Spírito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Fíglio».

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Omelia: Ascensione di nostro Signore Gesú Cristo | Anno C

Letture della messa del giorno

Oggi, cari fratelli e sorelle, comprendiamo bene il valore e il significato delle parole del Credo: «Siede alla destra del Padre», riferite al Fíglio di Dio, dopo che ha concluso la sua missione terrena ed è salito in cielo con il suo corpo glorificato.

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Omelia: VI Doménica di Pasqua | Anno C

Letture della messa del giorno

Cari fratelli e sorelle, se siete interessati alla vera pace, il Vangelo di oggi ci parla di Chi è l’autore di essa e come non vi sia paragone tra essa e la pace che dà il mondo. Gesú ha detto che ci vuole dare la sua pace: «Vi làscio la mia pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non àbbia timore» (Gv 14, v.27).

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Omelia: | V Doménica di Pasqua Anno C

Letture della messa del giorno

Il Salmista oggi ci invitava a esaltare il Signore, perché còmpie meravíglie, con la sua tenerezza che si espande su tutte le sue creature. Invitati alla lode, dunque, i fedeli dèvono parlare della sua potenza, «per far conóscere agli uòmini le sue imprese e la splèndida glòria del suo regno».

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Omelia: IV Doménica del Tempo di Pasqua | Anno C

Letture della messa del giorno

Il Salmo ci diceva: «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo pòpolo e gregge del suo pàscolo» (Sal 99, v.3). E il libro dell’Apocalisse ci faceva vedere come avviene questa appartenenza: «Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro» (Ap.7, v.15), cioè: Dio, l’Onnipotente, che siede come Signore sur un trono eterno, ci ha raggiunti attraverso il Fíglio, la cui tenda è l’umanità di Gesú Cristo. Questa tenda che è diventata dimora del Fíglio di Dio, adesso si stende su tutti coloro che lo ascòltano, gli crédono, lo séguono come Buon Pastore: la sua umanità deve diventare la nostra umanità, perché senza di essa non saremo gregge, né pecorelle, ma capre e caproni. Èssere gregge di Gesú vuol dire che l’io è inserito in Dio; il noi è accettàbile e possíbile a chi si disseta alle stesse sorgenti di acqua viva; la voce del Buon Pastore è sempre riconosciuta perché si persèvera nella gràzia ricevuta.

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Omelia: III Doménica di Pasqua | Anno C

Letture della messa del giorno

Il Vangelo di questa terza Doménica di Pasqua ci parla di fedeltà alle promesse battesimali, ma lo fa in modo non immediato: la chiarezza arriva man mano che osserviamo in profondità ogni cosa riguardante questa terza apparizione del Risorto.

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Omelia: II Doménica di Pasqua o della Divina Misericórdia

Letture della messa del giorno

Nell’único giorno di Pasqua che liturgicamente abbiamo festeggiato fino ad oggi, ottava di Pasqua e festa della Divina Misericòrdia, una richiesta abbiamo rivolto al Signore nella preghiera di colletta, che è bene ripètere: «Accresci in noi la gràzia che ci hai donato, perché tutti comprendiamo l’inestimàbile ricchezza del Battésimo che ci ha purificati, dello Spírito che ci ha rigenerati, del Sàngue che ci ha redenti». ¿Qual è la gràzia donàtaci da Dio? La fede. E con la fede la vita del credente, che non è vita biològica, non è certezza che stiamo respirando e che ci batte il cuore, ma molto di piú: è vita piena della speranza e dell’amore che vèngono da Dio.

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Omelia: Doménica di Pasqua, Resurrezione del Signore

Letture della messa del giorno

Il Maestro e Signore che si è chinato a lavare i piedi ai suoi apòstoli,… il Servo sofferente che si è lasciato torturare e crocifíggere per abbàttere e víncere ogni violenza e ogni demònio,… Colui che ci ha liberati dal peccato con il suo sàngue, non è rimasto in un sepolcro: la Vita infatti non è vinta dalla morte, come la Luce non è vinta dal búio: Gesú è risorto.

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Omelia: Doménica delle palme e della Passione di nostro Signore | Anno C

Letture della messa del giorno

Cari fratelli e sorelle siamo giunti al cúlmine della vita di Gesú, alle battute finali, che rappreséntano, però, un inízio della Chiesa e il compimento di tutte le promesse di Dio, il compimento delle Scritture il compimento della vita del Fíglio di Dio su questa terra.

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Omelia: V Doménica di Quaresima | Anno C

Letture della messa del giorno

San Pàolo ha capito che tutto è una pèrdita, paragonato alla sublimità della conoscenza di Gesú Cristo (Cfr Fil 3, v.8), e nel ripensare alle cose fatte in passato senza Cristo, col prevalere di sé stesso e avendo come fine la pròpria glòria e gratificazione, dice: «Oggi le consídero spazzatura, al fine di guadagnare Cristo».

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Omelia: IV Doménica di Quaresima | Anno C

Letture della messa del giorno

Dice il libro dei Proverbî: «Agli occhî dell’uomo tutte le sue òpere sèmbrano pure, ma chi scruta gli spíriti è il Signore» (Pr 16, v.2). Con queste parole accostiàmoci ai testi di questa Doménica e lasciàmoci scrutare dal Signore, che sa riconóscere bene che tipo di figlî siamo; se e quanto lo amiamo come Padre; se e quanto ci sentiamo a casa nella sua volontà.

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Discorso di Vladimir Putin del 16 marzo 2022

Il 16 marzo 2022 il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nella riunione in videoconferenza riguardante le misure di sostegno socio-economico alle regioni (russe) ha tenuto un discorso di apertura nella cui prima parte ha affrontato il problema della guerra in Ucraina e del coinvolgimento statunitense ed europeo. Ne presentiamo una nostra traduzione dal russo originale, che sarà estremamente útile per tutti quegli italiani che desíderano formarsi un’opinione sulle ragioni di Putin, ragioni non mediate, o mèglio deformate, dai media mainstream occidentali.

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De habitu sancto ovvero la fede fa l’àbito.

Un libro da lèggere e regalare

Il 25 Gennàio 2022, nel giorno della Conversione di san Pàolo, padre Giuseppe Agnello ritorna a fare dono ai lettori di un suo libro, stavolta un sàggio di vita spirituale, di fede vissuta, di ricchezza bíblica, di stòria della Chiesa, di attualità e di verità dei segni, di lavoro certosino per comprèndere tanti problemi ecclesiali visíbili ai piú avvertiti e ignorati dai piú.

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Omelia: II Doménica di Quarésima | Anno C

Letture della messa del giorno

Le tentazioni (viste Doménica scorsa), una volta vinte, ci fanno piú forti; la parola di Dio ascoltata e vissuta, insieme alla preghiera, ci fa piú belli. Il tema della Trasfigurazione non è solo un fatto stòrico, che riguarda la stòria personale di Gesú, Pietro, Giovanni e Giàcomo, ma è un fatto spirituale che riguarda tutti i credenti in Gesú.

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Omelia: I Doménica di Quarésima | Anno C

Letture della messa del giorno

Dice san Tommaso che «tentare l’uomo vuol dire provare la sua virtú», saggiarlo, métterlo alla prova. Ora, se a métterci alla prova è Dio, che è Buono, è certo che egli lo fa per stimolarci al bene, riconoscendo i danni che fa il male;

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¿Chi è il cattivo nella guerra rússo-ucraína: la Rússia di Putin o la NATO?

Forse ad alcuni sembrerebbe corretto confrontare la Rússia di Putin, piuttosto che con la NATO, con l’Ucraina di Volodymyr Zelens’kyj” visto che il conflitto di cui scrivo in questo mio articolo è quello rússo-ucraíno. Ho però déliberataménte escluso il presidente dell’Ucraina e l’Ucraina dal confronto con Putin perché è evidente che lo scontro si svolge sí in territorio ucraino, ma i paesi implicati sono quelli dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (OTAN o NATO). L’Ucraina non avrebbe creato le condizioni per un conflitto con la Rússia se alle sue spalle non avesse le mire espànsionístiche della NATO e i soldi dei suoi paesi membri, specialmente quelli di USA e Canada.

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Discorso di Vladimir Putin del 24 febbraio 2022

Riportiamo qui sotto la traduzione integrale del discorso di Vladimir Putin, trasmesso dalla televisione russa quando in Italia erano le 03:50 di oggi 24 febbraio 2022. Nel discorso Putin annuncia l’operazione militare speciale in difesa della regione del Donbass in cui si trovano le due repubbliche popolari di Donetsk (Dnr) e Lugansk (Lnr) che hanno richiesto l’intervento russo per porre fine al massacro della popolazione della regione operato dalle forze militari ucraine ormai da otto anni.

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Omelia: VII Doménica del T.O. | Anno C

Letture della messa del giorno

La parte conclusiva del discorso della Montagna, che Doménica scorsa ci ha parlato di beatitúdini, oggi ci fa capire come Gesú sia venuto a sottrarci da ogni forma di crudeltà e di violenza, di vita carnale dipendente dal primo Adamo; per èssere invece «uòmini celesti», secondo quello che san Pàolo dice ai Corinzî, ad imitazione dell’Uomo celeste che è Gesú: l’último Adamo.

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Omelia: VI Doménica del T.O. | Anno C

Letture della messa del giorno

Nella preghiera di colletta troviamo il senso e il succo del discorso che Gesú fa ai suoi discèpoli, nell’occasione che il brano del Vangelo di questa Doménica ricorda: Dio promette il regno ai pòveri e agli oppressi.  Se, però, ci fermiamo a questa espressione e dimentichiamo il resto, sembrerebbe che Gesú fàccia l’elògio della misèria, dell’ingiustízia, del sopruso, del dolore.

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Omelia: V Doménica del T.O. – Anno C

Letture della messa del giorno

Oggi la Divina Liturgia ci dà due certezze sulla qualità della fede: quanto vale la parola di Dio (la fides quae; cioè le cose credute perché rivelate da Dio stesso) e quanto vale la nostra obbedienza a quella parola (la fides qua; cioè la fidúcia che accordiamo ai contenuti della fede).

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Omelia: II Doménica del T.O. – Anno C

Gesú contínua a manifestarsi per quello che è e per quello che vuole comunicarci. Oggi si manifesta come Sposo dell’umanità e della Chiesa sua primízia; e ci insegna che la vera e duratura giòia viene dalla sua redenzione e dalla corredenzione di Maria, sua e nostra Madre. Tutte le letture convèrgono nello stesso punto: IL SIGNORE TROVA LA SUA DELÍZIA NELLA SUA SPOSA FEDELE, NELLA SUA SPOSA PURIFICATA, NELLA SUA SPOSA RICCA DI DONI.

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Omelia: Epifania del Signore

Letture della messa del giorno

È nato il Giusto, l’Atteso dalle genti, il Salvatore del Mondo, il Fíglio di Dio che contínua ad èssere descritto come Luce che splende sia nelle profezie sia nel Vangelo. Noi siamo stati riuniti qui da Lui, che è la nostra stella che illúmina la notte, il Signore che si fa adorare Bambino.

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Omelia: II Doménica di Natale – Anno C

Letture della messa del giorno

Oggi san Giovanni evangelista, come nel giorno di Natale, ci riporta a considerare le altezze e le profondità del mistero che coinvolge il Fíglio di Dio fuori del tempoIn princípio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio»); nel tempo stòrico di 2000 anni faIl mondo non lo ha riconosciuto.

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Omelia: Natale di Nostro Signore Gesú Cristo, notte

Letture della messa del giorno

Caríssimi fratelli e sorelle, il Gesú Bambino che è passato in mezzo a voi al canto del Glòria, ci porta sentimenti di tenerezza, di gratitúdine e di commozione. La bellezza di un bambino appena nato è di per sé un annúncio di giòia, di speranza, di vita e di bellezza. Se questo bambino è il Fíglio di Dio, o il Verbo eterno del Padre, di cui parla il pròlogo di san Giovanni, questi sentimenti hanno la loro orígine nell’umiltà di Dio.

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Omelia: III Doménica di Avvento – Anno C

Letture della messa del giorno

Doménica scorsa, se ricordate, abbiamo festeggiato la Doménica “Gaudete” o della giòia; e abbiamo visto la giòia cristiana in che cosa consista: crédere nelle promesse di Dio e fare la volontà di Dio. L’última Doménica di Avvento troviamo questa giòia incarnata in una ragazzina di 14-15 anni che riceve l’annúncio di un àngelo sulla pròpria maternità única e divina; viene a conoscenza delle meravíglie che Dio ha compiuto nell’anziana parente Elisabetta (incinta già di sei mesi); e che cosa fa? «SI ALZÒ e ANDÒ IN FRETTA verso la regione montuosa, in una città di Giuda…nella casa di Zaccaria». Vedete?

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Omelia: III Doménica di Avvento – Anno C

Letture della messa del giorno

L’èsito di ogni conversione è la giòia. Questo è il messàggio che prevale in ogni lettura di questa Doménica di Avvento; questo è anche il messàggio purtroppo ignorato da molti cristiani o, per lo meno, falsato dall’idea di giòia che ci siamo fatti noi, con le nostre anguste vedute.

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Omelia: II Doménica di Avvento – Anno C

Letture della messa del giorno

Il Vangelo di oggi, insieme alle altre letture, ci propone una nuova tappa di preparazione alla venuta di Gesú nella carne e nella glòria. CI VIENE CHIESTA LA CONVERSIONE, SE VOGLIAMO RAGGIÚNGERE LA META DELLA SALVEZZA, della créscita di carità e di conoscenza; se vogliamo distínguere ciò che è mèglio.

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Omelia: I Doménica di Avvento – Anno C

Letture della messa del giorno

Cominciamo insieme un nuovo anno litúrgico, cari fratelli e sorelle, contrassegnato dal colore viola, che per L’AVVENTO ÍNDICA IL TEMPO DELLA NOTTE CHE STA PER FINIRE; il tempo in cui il búio non è un búio pesto, ma il búio pieno di stelle, che dunque è mèglio rappresentato dal colore viola.

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Omelia: XXXIV Doménica del T.O. nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo

Letture della messa del giorno

Il Re dell’Universo che oggi festeggiamo solennemente a conclusione dell’anno litúrgico è nato per dare testimonianza alla verità su Dio e sull’uomo, ricapitolando tutto in sé: ogni creatura, ogni potere, ogni autorità, ogni virtú, ogni destino. Gesú è venuto a parlarci del Padre, della sua volontà, del suo amore, della vita eterna; della difficoltà di entrarvi se non gli diamo il primato.

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Omelia: XXXIII Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

Tutta la stòria va verso il suo compimento, e come la stòria anche l’anno litúrgico va verso la sua conclusione. Siamo nella XXXIII Doménica del Tempo ordinàrio e Doménica pròssima sarà la festa di Cristo Re dell’Universo. Dalle letture abbiamo notato ripètere l’espressione «IN QUEL TEMPO». Un’indicazione indeterminata che si ripete quattro volte nella prima lettura tratta dal libro del profeta Daniele e una volta nel Vangelo.

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Omelia: XXXII Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

La fede di molti è una grande rècita, un apparire quello che non si è. Gesú, in questa sèttima polèmica con gli scribi e i farisei, nell’última settimana della sua vita terrena, ci dà due criterî di giudízio di Dio nel VALUTARE LA VERA RELIGIOSITÀ E LA VERA OFFERTA.

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Omelia: XXXI Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

Gesú, da Gèrico, dove lo abbiamo visto partire Doménica scorsa, arriva a Gerusalemme e qui, dopo l’ingresso trionfale, si trova piú volte circondato da scribi, farisei, anziani, erodiani, sadducei, che cèrcano di métterlo alla prova per avere matèria per accusarlo.

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Omelia: XXX Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

Il Signore parte da Gèrico e va verso Gerusalemme, in vista della Pasqua. GÈRICO È la città delle vacanze degli uòmini facoltosi e potenti, la città delle palme, la città abitata posta geograficamente all’altitúdine piú bassa della Terra. A Gèrico, secondo il Nuovo Testamento, Gesú incontra Zaccheo e guarisce Bartimeo, il cieco di cui oggi ci parla il Vangelo.

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Omelia: XXIX Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

¿Quale ebbrezza c’è nel potere? ¿Quale vertígine o febbre còglie chi ha il grave còmpito di governare qualcuno? Provo a dare una risposta. La sicurezza del benèssere e l’arroganza di èssere i primi o di èssere “reverendi” od “onorévoli”, pòrtano i capi, i príncipi, i governatori e i presidenti al passàggio infernale che da servitori li conduce ad èssere dominatori.

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Omelia: XXVIII Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

¿Che cosa cerca il gióvane ricco che non ha ancora? La domanda che fà a Gesú ci fà pensare che sia in cerca della vita eterna, della salvezza, della sicurezza riguardo al suo destino último. In realtà conosce l’essenziale della legge di Dio, i dieci comandamenti, che ha sempre osservato.

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La CEI e la Certificazione verde

L’1 ottobre 2021 la Segreteria Generale della CEI ha pubblicato la Nota “Certificazione verde e attività di religione e culto. Prime indicazioni circa le attività per cui è necessaria la certificazione verde a partire dal prossimo 15 ottobre“. Il documento, si legge, “contiene alcune prime indicazioni, certamente non esaustive, ma pòssono offrire criterî con cui orientarsi nei casi concreti”.

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Omelia: XXVII Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

SULL’IMPORTANZA DELLA FAMÍGLIA, del matrimònio e della sua indissolubilità, ma anche dell’orígine pura e divina che mèrita di èssere rispettata, GESÚ NON FÀ SCONTI; E LA CHIESA, COME VUOLE IL SUO SIGNORE, CONTÍNUA AD ÈSSERE ESIGENTE.

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Omelia: XXVI Doménica del T.O. anno B

Letture della messa del giorno

La liturgia di oggi ci fà sapere che L’ÒPERA DELLO SPÍRITO SANTO ha una líbera iniziativa, che CONDUCE ALLA LIBERTÀ, senza allontanarci dalla verità, come ci faceva vedere la prima lettura tratta dal libro dei Númeri; CREA COMUNITÀ IN CUI È IMPORTANTE SEGUIRE GESÚ e non le persone che consíderano la fede come un diritto privato, (questo lo vediamo nel Vangelo di oggi;

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La spirale è abortiva?

Nella seconda edizione della Testimonianza della dottoressa Glòria Polo, vi è un accenno al tema della spirale in questi tèrmini:

«Il ginecòlogo non mi aveva […] detto che la spirale svolgeva anche una funzione abortiva, nel caso in cui, non essendo riuscita a impedire la fecondazione dell’òvulo, ne impediva, però, l’annidamento nella parete endomètriàle dell’útero della donna. […] I dispositivi intrauterini sono abortivi, perciò le donne che li utilízzano si màcchiano del peccato di aborto»[1]

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La vera emergenza

Il 7 marzo 2020, ancora non vi èrano che solo alcuni casi di CoViD-19 in Colómbia e i véscovi di quel paese si fécero comunque préndere da un eccesso di “prudenza accecante” o méglio detto: da un pànico (se non dalla mancanza di fede genuina), che li indusse a pubblicare un documento nel quale veniva vietato ai fedeli cattòlici in tutti i territori della loro giurisdizione la comunione sulla lingua.

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Infondatezza mèdico-scientífica e giurídica dell’imposizione della Comunione sulla mano

Testo di don Federico Bórtoli, dottore in Diritto Canonico e cancelliere della diocesi di San Marino – Montefeltro; divisione in titoli e note di Flaviano Patrizi, teologo e scrittore, autore tra l’altro del saggio Distribuzione della comunione con i guanti e imposizione della comunione sulla mano: l’abuso liturgico imposto dalla CEI.

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Vaccino anti COVID-19, riflessione teologica di don Giorgio Ghio

Don Giorgio Ghio nell’adempimento dei suoi doveri di sacerdote cattólico offre la sua riflessioni teológica sulla vaccinazione contro il COVID-19. Chiarisce il valore delle dichiarazioni di papa Francesco sul vaccino e dei pronunciamenti di alcuni òrgani della Santa Sede e tocca rapidamente i seguenti argomenti:

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Visione di padre Fredy Leonardo Herrera Fuentes nella Santa Messa

Durante una Santa Messa celebrata nel mese di febbraio 2021 e trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook della parrocchia Immacolato Cuore di Maria, quartiere Claret, Bogotá (Colombia), il giovane parroco padre Fredy Leonardo Herrera Fuentes (33 anni) ha visto in visione Gesú calpestato dai fedeli che si comunicano sulla mano e in piedi.

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Quando un commento chiarificatore sulle parole del papa ríschia di fare più danno della mistificazione

Tra tanti commenti fatti in difesa di papa Francesco ho trovato interessante quello di Martina Pastorelli. Donna bella di aspetto e fine di mente. Sebbene mi senta di consigliare ai miei lettori di  guardare il suo video commento (vedere qui sotto), consíglio altrettanto di preméttere alla visione la mia seguente crítica nella quale esporrò i punti forti e déboli del suo commento.

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Papa Francesco: le persone omosessuali hanno diritto a formare una famíglia

Dopo l’ennésima affermazione di papa Francesco, che getta nella confusione piú totale il mondo cattòlico (basti vedere la disparità di reazioni alle sue parole), la verità su questo nostro papa, che vuole piacere al mondo a costo di dispiacere a Gesú, il cui vangelo ― ricordiàmolo ― è segno di contraddizione per il mondo (vd. Lc 4,21-30), è ormai nota a tutti quelli che vògliono seguire Gesú.

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Invocazione a Maria Ss. per la Pace

La seguente preghiera è stata dettata alla mistica cattolica Maria Valtorta il 13 agosto 1943 e chiedeva a Maria di ottenere la pace nel mezzo del secondo conflitto mondiale, ma è perfettamente applicabile a quella guerra da troppi oggigiorno inavvertita, nella quale siamo immersi, che genera molte vittime alla grazia e che prende nome di guerra tra bene e male. Le armi impiegate dal nemico infernale del genere umano sono il relativismo morale e l’edonismo, e la stragrande maggioranza degli uomini vi cadono vittima.

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La venuta intermédia di Gesú e il millènnio felice

Sono stato contattato dal Brasile da una giovane donna. Mi ha confidato che da tempo seguiva le rivelazioni di padre Michel Rodrigue, ma era rimasta turbata da un articolo in lingua portoghese che lo accusava di eresia. La giovane donna desiderava conoscere la mia opinione.

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Don Michel Rodrigue e i suoi messaggî catastrofici: se e come divulgarli

In questi giorni si stanno viralizzando nelle pàgine dei social in língua italiana, come già avvenne alcuni mesi fa nelle pàgine dei social in lingua francese, inglese e spagnola, le locuzioni e visioni di contenuto spiccatamente catastròfico presuntamente ricevute dal sacerdote canadese don Michel Rodrigue (vd. immagine di intestazione).  È doverosa una riflessione.

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Criteri di discernimento dei fenomeni mistici

Img.: statue luminose della madonna

Viviamo in un período storico caratterizzato non solo da una cultura post-cristiana ma anche da una esplosione di fenòmeni místici cattolici. Gràzie alle nuove tecnologie informatiche che hanno incredibilmente velocizzato il processo di divulgazione delle informazioni e gràzie al Decreto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede del 1966[1] che ha soppresso la parte del canone 1399 del Còdice di Diritto Canònico allora in vigore (1917), vietante la pubblicazione di «libri che divulgano apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miràcoli, devozioni nuove senza approvazione», facilitava la pubblicazioni di tali testi ― il numero delle esperienze mistiche da allora diffuse è impressionante. Basta vedere i numeri: dal 40 d.C. al 1899 abbiamo conosciuto 687 apparizioni mariane, mentre dal 1900 ad oggi ne abbiamo conosciute 830. Nell’ultimo secolo di storia della Chiesa abbiamo, quindi, conosciuto piú apparizioni mariane che in tutta la storia precedente[2].

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Distribuzione della comunione con i guanti e imposizione della comunione sulla mano: l’abuso liturgico imposto dalla CEI

Introduzione

Il 18 maggio 2020 è entrato in vigore il “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo” predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) d’intesa con il comitato Tecnico-Scientifico del governo italiano e firmato dal card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, Giuseppe Conte, presidente del Consiglio e Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno. Il protocollo prevede «necessarie misure di sicurezza cui ottemperare, nel rispetto della normativa e delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID 19, per la ripresa delle celebrazioni liturgiche» . Due misure del protocollo risultano molto problematiche. Bisogna assolutamente conoscerle.

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Gesú e Maria dícono: “Non vaccinàtevi!”

Introduzione

Nella brevíssima raccolta sottostante composta da stralci di presunti[1] messaggî di Gesú e di Maria possiamo vedere come il cielo pare vòglia avvertirci sul perícolo di alcuni vaccini.

Precisiamo che i messaggî dal 2010 al 2014 non si riferiscono agli attuali 10 vaccini pediàtrici obbligatorî. Questi, infatti, sono tali in Itàlia, ma non in molte altre nazioni del mondo, come, invece, dovrebbe èssere il vaccino menzionato in questi messaggî.
I messaggî dal 2015 al 2017 dovrébbero riferirsi ai vaccini contaminati di cui hanno scritto tra gli altri la virologa americana Judy Ann Mikovits e la dottoressa italiana Loretta Bolgàn.
Gli últimi messaggî del 2020 dovrébbero, invece, riferirsi ai vaccini per debellare il virus SARS-COV-2[2], giornalisticamente ribattezzato per antonomàsia “Coronavirus”, responsàbile della malattia COVID-19 (cioè: Corona virus disease 2019; it: Malattia da corona virus 2019).

Ciò che i presunti messaggî di Gesù e della Madonna comunicano:

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Il coronavirus è un castigo divino?

Molti si domàndano se il coronavirus sia un castigo divino e la risponda che danno dipende da cosa intendono per  “castigo divino”. L’unico modo per dare una risposta sensata è dunque quello di partire dalla spiegazione preliminare, sebbene sintetica, di cosa intenda la rivelazione biblica per “castigo divino”.

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Gesú: Riflessioni sulla Passione di Gesú e di Maria e sulla con-passione di Giovanni

Dice Gesù[1]:

«Tu lo hai visto quanto costi essere Salvatori. Lo hai visto in Me ed in Maria. Le nostre torture le hai tutte conosciute ed hai visto con che generosità, con che eroismo, con che pazienza, con che mitezza, con che costanza, con che fortezza le abbiamo subite per la carità di salvarvi.

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Pizzagate: lo scandalo americano che ha aperto gli occhi del mondo sugli orrori pedo-satanici delle élite progressiste americane?

Introduzione

Del Pizzagate si è scritto tantissimo. Basta digitare il termine in un motore di ricerca o su Youtube per rendersene conto. La stragrande maggioranza delle informazioni in lingua italiana classificano il Pizzagate tra le teorie del complotto o della cospirazione riguardanti la politica interna americana. In parte condivido questo giudizio, perché il Pizzagate, come tutte le teorie del complotto, si basa su ipotesi e congetture nonché sull’oscurità dei fatti in oggetto e delle relazioni tra di essi; pertanto risulta estremamente difficile provare e verificare tali avvenimenti. Si badi bene, però, che il non poter provare in tribunale un crimine non rende inesistente il crimine stesso.

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Comunione in ginocchio. La legge liturgica vigente

Il sacerdote che rifiuta la comunione ad un fedele perché è in ginòcchio commette un abuso di potere poiché tale azione è contrària alla legislazione litúrgica vigente. Qualunque motivazione il sacerdote portasse a giustificazione del suo rifiuto sarebbe quindi arbitrària e illegíttima.
Ecco i documenti che pròvano quanto ho scritto. Continua a leggere Comunione in ginocchio. La legge liturgica vigente

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Matteo Renzi e l’adozione per le còppie gay

La richiesta di firma di una petizione, giúntami per Wathsapp e indirizzata a Matteo Renzi, mirante a sapere dall’ex Primo Ministro della Repubblica Italiana se sia o meno d’accordo con l’apertura all’adozione delle còppie gay del Ministro Èlena Bonetti, Continua a leggere Matteo Renzi e l’adozione per le còppie gay

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La càusa immanente della dilagante idelogia di gènere [seconda parte]

Introduzione

A conclusione della prima parte di questo artícolo scrivevo che per l’ONU è una priorità “ridurre la fertilità” nella popolazione mondiale. La strategia che adotta è la diffusione dell’ideologia di gènere.

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L’azione di Sàtana per screditare l’opera pastorale svolta a Medjugòrje

Il giorno 17 settembre 2019 Ivan, uno dei veggenti di Medjugòrje, è stato invitato all’incontro di preghiera tenútosi a Lonigo (VI). Durante l’incontro la Vèrgine Maria sarebbe apparsa ad Ivan cómunicàndogli un messàggio in parte perfettamente idèntico (parole uguali) e in parte sostanzialmente idèntico (parole differenti ma con lo stesso significato) ad un altro messàggio reso púbblico da Marija il 25 ottobre 2008.

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La càusa immanente della dilagante idelogia di gènere [prima parte]

Introduzione

Molti cristiani intuíscono che nella promulgazione di alcune nuove leggi che hanno a che fare con un nuovo concetto di famíglia, con la comprensione della natura del matrimonio, la genitorialità, l’orientamento sessuale e di gènere, l’educazione, etc., c’è qualcosa di perverso, di ingiusto per definizione e di contràrio alla natura umana, ma confacente ad una nuova antropologia che da orígine ad un nuovo umanésimo anti-cristiano. Nonostante l’evidente comun denominatore dell’ideologia di gènere, che accomuna queste leggi, e l’intuizione che una tale ideologia non possa èssersi imposta a livello globale in modo spontàneo ― come se fosse il normale sviluppo dell’umanità ―, e identificando giustamente in Sàtana la causa trascendente di questo fenòmeno culturale, valoriale e di conseguenza giurídico, non comprendono tuttavia quale possa essere la sua càusa immanente. Non sanno cioè quale gruppo di potere diriga da dietro le quinte questo sfacelo.

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A proposito dell’esegesi atea di Màuro Biglino

Al fine di aiutare tutti colòro che ríschiano di rimanere affascinati dall’esegesi eterodòssa di Màuro Biglino o che da essa sono rimasti già irretiti, pubblichiamo una lèttera che don Giuseppe Agnello, sacerdote della diòcesi di Patti (ME), inviò ad un suo conoscente. Leggendo lo scritto ci si renderà conto che lo sforzo intellettuale e l’amore zelante di don Giuseppe profuso nella lèttera a favore di quell’ànima ingannata non potévano rimanere chiuse nel privato. Invito tutti i lettori a sentirsi i destinatari diretti della sollecitúdine apostólica di don Giuseppe. (Flaviano Patrizi) Continua a leggere A proposito dell’esegesi atea di Màuro Biglino

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Audiolibro della testimonianza di Gloria Polo a puntate

Un nuovo strumento di apostolato si aggiunge al nostro catalogo: l’audiolibro della testimonianza di Gloria Polo a puntate, udibile gratuitamente nel nostro canale Youtube:

Link alla playlist Gloria Polo, Audiolibro della testimonianza  a puntate

Ogni puntata corrisponde ad un paragrafo del libro Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di Samanta Aimi, che ha prestato e sta tuttora prestando la sua voce, il suo tempo e il suo amore per la realizzazione del progetto.

Ci auguriamo che questo strumento possa essere largamente accolto e condiviso, risultando così utile alla conversione personale e all’apostolato.

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Riflessioni sul Transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione e sulla sua Regalità

Se volete farvi del bene, concedetevi il tempo di leggere queste riflessioni sul transito di Maria Santissima, sulla sua Assunzione e sulla sua Regalità. Sono quanto Gesù e la Vergine Maria stessa hanno voluto comunicarci attraverso la mistica cattolica Maria Valtorta[1] al fine di introdurci nell’intimità di questo mistero e svelarci il suo profondo significato.

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Gesù spiega ciò che è l’Inferno

La vita inizia dove si pensa che finisca. Gesù rivela a Maria Valtorta le conseguenze per chi non sceglie l’ardore di Dio nella vita terrena, ma si lascia ingannare da Satana e dalle sue seduzioni. L’inferno esiste ed è l’eredità di coloro che rifiutano il Vero Amore e l’unica Felicità. Continua a leggere Gesù spiega ciò che è l’Inferno

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Cosa dice il cielo sull’apostolato di stampa

Nel brano sottostante tratto dall’opera della mistica cattolica Maria Valtorta vi è ribadito il grave motivo urgente e il dovere dell’apostolato che ogni cristiano dovrebbe esercitare in questi nostri tempi per contribuire alla salvezza dei propri fratelli. In particolare si fa riferimento all’apostolato di stampa dei laici, necessario supporto alla missione sacerdotale. Apostolato che noi della Himmel cerchiamo di svolgere con umiltà, ma indefessaménte, investendo tutte le nostre energie e risorse. L’autentica spinta all’apostolato nasce dall’amore per Dio e il prossimo, ma Dio vuole che si sappia che Continua a leggere Cosa dice il cielo sull’apostolato di stampa

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Elezioni europee. Patroni di Europa, pregate per noi

Il 18 maggio 2019 Matteo Salvini ha tenuto un comizio politico in vista delle elezioni europee 2019 in piazza Duomo a Milano. Dopo aver esposto sinteticamente il lavoro che la Lega si impegna a svolgere in Europa ha così concluso:

«Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a san Benedetto da Norcia, a santa Brigida di Svezia, a santa Caterina da Siena, ai santi Cirillo e Metodio, a santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. Affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli. E io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al Cuore Immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria»[1].

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Identikit dei nuovi évangelizzatóri e della nuova évangelizzazióne

Per Giovanni Pàolo II il mondo aveva bisogno di una nuova évangelizzazióne:

«nuova nel suo ardore, nuova nei suoi metodi, nuova nelle sue espressioni»1.

E riassumeva il contenuto di questa nuova évangelizzazióne nella sua esortazione apostòlica Christifideles Laici con queste parole:

«L’uomo è amato da Dio! È questo il semplicíssimo e sconvolgente annúncio del quale la Chiesa è debitrice all’uomo. La parola e la vita di ciascun cristiano pòssono e devono far risuonare questo annuncio: Dio ti ama, Cristo è venuto per te, per te Cristo è via, verità e vita!»2.

Circa quarant’anni prima di questa parole di Giovanni Paolo II, il Cielo aveva già tracciato un identikit dei nuovi évangelizzatóri e della nuova évangelizzazióne. Tale tràccia si trova incastonata come pietra preziosa in un commento ad alcuni brani dell’apocalisse riportato nel quaderno autògrafo n. 121 della mística cattòlica Maria Valtorta. Le allusioni a condizioni culturali che solo ora vèngono a crearsi e che nel 1950 èrano impensàbili sono a testimonianza del grande valore profètico dello scritto, che riporto integralmente qui sotto per coloro che desíderano avere uno sguardo preciso sui tempi attuali e sul da farsi secondo la volontà di Dio.

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Come ottenere il perdono di Dio?

La risposta alla domanda Come ottenere il perdono di Dio? ce la offre il capitolo 28 del libro biblico sapienziale del Siracide. L’autore biblico si rivolge ad un popolo che ancora non ha ricevuto il sacramento della riconciliazione, ma la sua risposta è validissima anche per noi cristiani perché ci indica la necessaria disposizione per ricevere il perdono sacramentale. Continua a leggere Come ottenere il perdono di Dio?

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“Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”?

Il seguente brano è un messaggio che Gesù diede alla mistica cattolica Maria Valtorta il 16 agosto 1949. Gesù si riferisce a coloro che avrebbero dovuto riconoscere, divulgare e protegge l’Opera affidata da Gesù a Maria Valtorta. Ognuno applichi il messaggio a se stesso e all’opera che il Signore gli ha affidato.

Dice Gesù:
«Quando io sento l’ipocrita e irragionevole frase, che è sfida alla Carità, alla Sapienza, alla Giustizia, e velario a nascondere la loro volontà contraria, audacemente e superbamente ed anche vilmente contraria alla mia: “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”, con un sussulto di santa ira vorrei scendere sulla Terra e ripetere il gesto con cui nettai il Tempio dai barattieri, ladri e mercanti.
Questo dovrei fare. Ma sono la Misericordia, e tale sono sinché l’uomo è sulla terra. Attendo la loro conversione sin che hanno respiro. Ma poi, per i protervi ed i tentatori del loro Signore – e lo tentano perché lo sanno con essi troppo buono – ci sarà il Giudizio primo e secondo, e conosceranno un Volto del Signore diverso da quello contro il quale gettano lo sputo della loro provocante frase.
Che dovrei fare per pensare all’Opera e farla trionfare? Dovrei far operare il tremendo Dio del Sinai, il Dio dei tempi del corruccio e del rigore, e fulminarli dovrei nel loro peccato, nei loro peccati, perché molti sono i peccati contenuti nella loro protervia al mio volere. Che altro, se non questo?
Ho dato, attraverso te, tutte le prove. In te non è peccato di ribellione, di simulazione, di superbia. Sei vittima mansueta del loro volere. Difendi tu stessa il loro volere, perché sono “la Chiesa”, da quelli che lo vorrebbero calpestare. Per la tua crocifissione è sicuro che tu non puoi scrutare libri di dottori. Per la tua coltura è certo che tu non puoi scrivere quelle pagine. E che altro vogliono, se questo a loro non basta per dire: “Si. È lo Spirito di Dio qui presente”? Errore dogmatico non ve ne è, in verità non ve ne è nell’Opera.
Se lo Spirito ha dato luci (luci di grazia) per far luminoso in pieno quanto questa o quella scuola in 20 secoli ha solo illuminato con un raggio in un punto, benedicano Dio per la sua grazia e non dicano: “Ma noi diciamo diverso”. Chi è la Sapienza? È serva o regina loro? Ma per non dirsi ribelli per superbia umana, per nascondere queste loro piaghe, dicono: “Tocca a Dio”.
Dio ha fatto e fa. Ma il principe del mondo impera in esso mondo mentre il Re dei re regna in Cielo e, fedele – Egli si, fedele – alla libertà d’arbitrio che ha lasciata all’uomo, per sua prova, suo premio, e molte volte per sua condanna, non violenta la loro volontà. Ma li attende, e presto, al giudizio. Bene farebbero a meditare la pagina del Vangelo dove io, Maestro dei maestri, Sapienza, Parola e Verità incarnate, dico che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati.
Ed in verità questa è opera dello Spirito dello Spirito di Dio, dell’Amore del Padre e del Figlio, dello Spirito che sa ogni vero e viene a dirlo agli uomini presi nel turbine attuale, nei turbini anzi, perché possano difendersi dalle dottrine infernali». […]

A me poi dice:
«Ai tuoi e miei veri amici dirai di non dire mai più quella frase. Essi la dicono senza malizia.
Ma mi addolora ugualmente. Figli della Verità come vogliono essere, o tacciano in merito o dicano il vero: “Gesù non può trionfare con l’Opera perché gli uomini non lo vogliono”.
La verità va detta in se stessi e coi propri uguali (non coi nemici) così come io sempre la dissi anche ammonendo dei figli della Thorà (i miei apostoli e discepoli) contro il lievito e le colpe dei maestri della Thorà (gli scribi e farisei, fossero pure i sommi fra essi, lo stesso Caifa, lo stesso Anna).
Avvertili. Tutti. Laici e Sacerdote (il mio P. S.). Perché non mi diano questo dolore.
Questo dolore! Che dolore! Vedermi, Io-Dio, conculcato nel volere dagli uomini o non capito al punto da sentirmi dire: “ci devi pensare”. Non riflette nessuno che quel “se l’opera è da Dio, Lui ci deve pensare” è prova del dubbio offensivo, presente in loro, che essa non sia da Dio? Non pensano che offendono la carità verso Me insinuando che Dio dovrebbe fare, per persuaderli, opere straordinarie per far trionfare le già straordinarie, e la carità verso te insinuando, anche incoscientemente, che o tu hai simulato, o tu hai avuto a maestro la Tenebra? Non lo dicano più. Mai più.
Era tanto che volevo dir questo. Perché vedo coprirsi il tuo cuore di ferite, una per ogni volta che la stolta frase vien detta. Ma ora sei troppo ferita, anima mia, perché io possa tacere ancora.
Anima mia, anima mia, anima mia! Vieni a piangere qui, per poter vivere ancora. Vieni a Me. Qui. E piangiamo insieme, perché una volta ancora io venni “alla mia casa e non fui accolto né riconosciuto”; ed ancora una volta “Gerusalemme uccide i suoi profeti fra il tempio e l’altare…”.
Quante, dalla creazione degli Angeli e dell’Uomo, le opere perfette di Dio conculcate o disperse dall’uomo?! E non erano forse da Dio perché non trionfarono? Anzi, proprio perché da Dio, sono conculcate. Io te lo dico, che così è» (Maria Valtolta, I Quaderni del 1945-1950, 16 agosto 1949, CEV – Isola del Liri).

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È solo un grumo di cellule?

Un embrione di 8 settimane è solo un grumo di cellule? È solo una appendice del corpo nel quale si è annidato?

Il video sottostante, che ritrae un essere umano di circa otto settimane – in quel preciso periodo di sviluppo della vita umana che fa da spartiacque tra la fase embrionale e quella fetale – sta mostrando al mondo l’umanità degli embrioni. Continua a leggere È solo un grumo di cellule?

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Sui messaggi apparentemente cristiani corredati da presunte promesse divine

Chiunque utilizzi uno smartphone per comunicare tramite sms, Wathsapp o qualsiasi social network ha ricevuto almeno una volta uno di quegli innumerevoli messaggi apparentemente cristiani corredati da presunte promesse divine che circolano in rete. Poiché tali messaggi purtroppo mischiano pericolosamente verità e menzogna, desidero ad essi dedicare una breve riflessione.

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Morte prenatale e sepoltura: cosa prevede la legge

L’associazione Ciao Lapo Onlus ha sviluppato nel 2008 e aggiornato nell’ottobre 2017 un documento esemplificativo per gli ospedali ed i consultori con la speranza di fare chiarezza sulle leggi che regolano la sepoltura in caso morte prenatale e di poter favorire il passaggio corretto di informazioni tra le istituzioni italiane preposte e gli aventi diritto (la donna, la coppia, i loro rappresentanti).

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Ragazza bruciata viva: breve analisi di una notizia falsa

Da qualche giorno gira nelle reti sociali un video di una ragazza bruciata viva. Il messaggio allegato al video riporta che la ragazza ― o la bambina, a seconda delle versioni ―, indù del Madhya Pradesh (India), è stata bruciata perché aveva partecipato a un incontro di preghiera in una chiesa cristiana. Il messaggio continua esortando a inoltrare il video con relativo messaggio affinché tutto il mondo possa comprendere il vero volto dell’induismo e invitando a pregare perché la libertà religiosa sia riconosciuta da tutti i popoli e nessuno strumentalizzi la religione per giustificare questi crimini. Continua a leggere Ragazza bruciata viva: breve analisi di una notizia falsa

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L’effetto della benedizione sacerdotale

Gesù parlò dell’effetto della benedizione sacerdotale alla stigmatizzata cattolica tedesca Teresa Neumann (Konnersreuth, 8 aprile 1898 – Konnersreuth, 18 settembre 1962), donna da Lui già scelta per essere testimone vivente del sacramento eucaristico. Teresa, infatti, per 36 anni si cibò unicamente dell’Eucaristia quotidiana. Continua a leggere L’effetto della benedizione sacerdotale

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Perché Dio non ha creato Eva con la stessa perfetta integrità di Maria Vergine?

Perché Dio non ha creato Eva con la stessa perfetta integrità di Maria Vergine: immune, cioè, dal fomite della concupiscenza e da qualsiasi ombra di peccato attuale? Lei, a differenza di Eva, sarebbe sempre rimasta la “piena di grazia”(Luca 1,28), non avrebbe cioè commesso il peccato originale e noi, sua discendenza, avremmo conservato una natura umana incorrotta e non avremmo conosciuto la fatica e il dolore.

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Una tesi dottorale ripropone sagacemente i retroscena che hanno portato alla comunione sulla mano

La tesi dottorale in Diritto Canonico di don Federico Bortoli intitolata “La distribuzione della Comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali”, edito dalla Cantagalliche amplia e approfondisce il precedente studio del padre passionista Enrico Zoffoli “Comunione sulla mano? – Il vero pensiero della Chiesa secondo la vera storia del nuovo rito”, ci ripropone i retroscena dell’imposizione della comunione sulla mano e proclama con forza che mentre la ricezione della comunione in bocca è legge universale della Chiesa, la forma che attualmente si accosta alla precedente è solo frutto di una concessione ad un abuso.  Continua a leggere Una tesi dottorale ripropone sagacemente i retroscena che hanno portato alla comunione sulla mano

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Gesù e Maria ci offrono una meditazione per il Natale

In preparazione al prossimo Santo Natale vi segnalo due messaggi che la mistica cattolica Maria Valtorta ricevette il 25 dicembre 1946. Nel primo Gesù ci parla della semplicità e nel secondo la Vergine Maria ci insegna cosa è necessario perché in noi viva Cristo come in lei. La lettura ci aiuta a saper ben valutare le intenzioni di fondo che animano le nostre azioni e se stiamo camminando verso la vera luce. Continua a leggere Gesù e Maria ci offrono una meditazione per il Natale

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Lettera di Dio agli sposi

Il progetto originario di Dio sugli sposi è stupendo. Per tutti coloro che hanno ricevuto la chiamata al matrimonio, Dio da tutta l’eternità ha pensato un essere simile, di sesso opposto che fosse “carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen 2,23)  da  affidarci e al quale affidarci. Ha progettato una comunione di amore che potrebbe essere immagine della Santissima Trinità (cfr. Ef 5, 20-33), la quale è infinito amore reciproco, traboccante di gioiosa fecondità. Ho scritto “potrebbe”, perché il condizionale è d’obbligo visto che Continua a leggere Lettera di Dio agli sposi

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I medici dovrebbero curare con due scienze: quella medica e quella dell’amore

Tante volte ci si imbatte nella tiepidezza e nell’aridità di cuore di troppi medici, incapaci di trasmettere ai loro pazienti nient’altro all’infuori della loro scienza medica.
Non sono, cioè, capaci di andare oltre i loro “camici”, per così dire,  e non riescono a offrire ai loro pazienti la cura completa di cui hanno veramente bisogno. Quella cura che dovrebbe essere fatta certamente di scienza medica, ma anche di carità, sensibilità, empatia, compassione, ascolto, comprensione e conforto. Continua a leggere I medici dovrebbero curare con due scienze: quella medica e quella dell’amore

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Nuova versione del Padre nostro: un’alterazione delle parole di Gesù?

Come tutti sapranno, la Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) ha sottoposto alla Santa Sede il testo della nuova edizione del Messale Romano per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del “Padre Nostro” e del “Gloria”.

In particolare, a mutare sarà la formula del Padre nostro “e non indurci in tentazione”, che sarà sostituita da “e non abbandonarci alla tentazione” e nel Gloria si passerà dalla formula “pace in terra agli uomini di buona volontà” a “pace in terra agli uomini amati dal Signore”.

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La devozione al Santo Volto e i suoi frutti

L’apòstola della devozione al Santo Volto, la beata madre Maria Pierina (Giuseppa Maria) De Micheli, religiosa della Congregazione delle figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires, ebbe il privilegio di ricevere dei messaggi da Gesù e dalla Madonna. Da persona diligente e altruista appuntava nel suo diario le sue esperienze mistiche. Sotto la data del 31 maggio 1938 scrisse:

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La preghiera del Rosario spiegata dalla Vergine Maria

Il 5 maggio 1947 la mistica cattolica Maria Valtorta, mentre nelle ore pomeridiane di quel giorno pregava il rosario completo di 15 misteri[1], ricevette il dono di una soave visione intellettiva, che così descrive brevemente, con immenso stupore, nel suo quaderno N. 116:

[…] ogni perla (del rosario) si è mutata in rosa d’oro, e la Vergine ne stacca una ad ogni Ave che dico e la lascia cadere sul mondo… nei luoghi che ho riconosciuto e sulle nazioni che se lo meritano. Come era bello dire il rosario con Lei!… Non me ne stancavo mai… Ora ho ancora negli occhî la cascata luminosa delle rose d’oro e nel cuore la beatitudine di essere stata con la Madre di Dio per tante ore…[2]

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Le vere radici dell’immigrazione africana

A continuazione del mio artíolo L’aborto porterà l’Itàlia all’auto-aborto sociale ― nel quale denunciavo la puerile e falsa accoglienza degli immigrati, tanto sbandierata da chi non vuole il bene comune né degli europei, né dei migranti ― propongo una video-intervista pubblicata da Byoblu dal titolo “L’Africa può risorgere”. In essa Mohamed Konare, leader del movimento Pànafricanísta, spiega i motivi stòrici degli attuali flussi migratori e denúncia la résponsabilità della Frància. Sì, pròprio di quella Frància che nella persona del suo presidente Emmanuel Macron vuole fare crédere di èssere la paladina degli immigrati nascondendo la verità.

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L’aborto porterà l’Italia all’auto-aborto sociale

È possibile che l’aborto, legalizzato in italia nel 1978, possa portare l’Italia, come nazione composta da cittadini italiani per nascita e cultura, a scomparire, come se alla nostra nazione venisse praticato un “aborto sociale”? Pare proprio che la cecità o la corruzione dei nostri governanti ci stiano effettivamente portando a questo triste epilogo. Vediamo insieme perché giungo a questa conclusione e cosa possiamo fare per invertire il processo auto-aborto sociale.

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Invito all’azione a difesa dei bambini uccisi

 La Himmel associazione ti invita a partecipare agli incontri di preghiera in difesa della Vita davanti ad un ospedale abortista.
Visita la nostra pagina Facebook,
o inviaci una email,indicando il tuo nome e un recapito telefonico e ti contatteremo per darti tutte le info.

Parole da ricordare

Siamo profondamente convinti dell’efficacia della preghiera testimoniata di fronte alle cliniche abortiste, secondo l’insegnamento del compianto don Oreste Benzi, che affermava:
 
«Ho trovato il modo per far cessare gli aborti in tutta Italia: andare a pregare di fronte agli ospedali. […] Noi dobbiamo rendere pubblico quello che avviene nel silenzio degli ospedali. Questa preghiera diventa un segno grande perché noi diciamo: “Se uccidono tuo fratello, tu cosa fai? Corri là, dove questo succede e lo rendi visibile a tutti perché gridi: “Uccidono mio fratello, uccidono mio fratello, aiutatemi!” Il fatto è che la società è anestetizzata. Che cosa accadrebbe se un giornale domani titolasse a sei colonne: “Ieri cinque bambini uccisi nell’ospedale della nostra città” direbbe una cosa vera?»
Milena Arceci
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Gesù ammette che si vada in spiaggia in costume?

Il titolo del presente mio articolo è costituito dalla domanda che un giovane lettore mi ha posto al fine di ottenere dalla dott. sa Gloria Polo una risposta. Voleva avere da lei la conferma alla luminosa risposta che, grazie all’innato senso del pudore proprio di ogni essere umano, già si era intuitivamente data nella propria coscienza, ma che ancora non era ferma luce per illuminare i suoi passi. Il suo buon cuore merita una risposta. È necessario, però, premettere che essendo questo argomento di natura sapienziale, la mia risposta potrà essere compresa appieno solo vivendola.

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Sant’Efrem Nuovo Martire: un esempio e un ammonimento per i cristiani

Il 2 maggio 2011 il Santo Sinodo della Chiesa Greca ortodossa di Costantinopoli presieduto da Sua Santità Bartolomeo ha innalzato agli onori degli altari il santo martire Efrem di Nea Makri, città situata sul litorale Egeo della regione greca della Attica. Pochi anni dopo, il 24 aprile 2014, anche la Metropolia Ortodossa di Aquileia decise, nella Sessione del Santo Sinodo, di onorare Sant’Efrem Nuovo Martire come santo. Veniva così ufficializzato sia nell’oriente che nell’occidente greco ortodosso il culto ad uno dei santi più venerati dai cristiani greco ortodossi negli ultimi quarant’anni, il cui luogo di sepoltura era divenuto ed è tutt’ora meta di pellegrinaggi da Paesi anche lontani.

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Papa Francesco: “I fedeli devono essere per il vescovo ciò che il vitello è per la mucca”

Molti miei lettori, scandalizzati dalla situazione attuale della chiesa cattolica, mi hanno domandato se fosse lecito per un cattolico far presente la propria critica ai sacerdoti, ai vescovi e finanche al papa. È una domanda che mi è stata posta dai più con dolore e disagio, alla quale è giusto rispondere. La risposta a questa domanda è: “certo che sì”. Il Codice di Diritto Canonico vigente, infatti, regola questo diritto/dovere con le seguenti parole:

«In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone» (CIC 212, §3)

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L’omosessualità nei messaggi della Vergine Maria a don Stefano Gobbi

Introduzione

Nei seguenti messaggi tratti dal libro “Ai sacerdoti figli prediletti della Madonna” la Vergine Maria ci parla dell’omosessualità. I messaggi sono perfettamente in linea con i contenuti del magistero cattolico coevo espresso in alcuni documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF)[1].

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“Silence” di Martin Scorsese, ovvero l’anticristica presentazione dell’abiura come atto eroico d’amore

Trama

Il film “Silence” di Martin Scorsese, uscito nelle sale italiane nel 2017, porta sul grande schermo il romanzo omonimo dello scrittore cattolico giapponese Shūsaku Endō ambientato nel diciassettesimo secolo e basato in parte sulla storia di personaggi realmente esistiti come Padre Christovao Ferreira e il gesuita italiano Giuseppe Chiara, su cui Endō ha modellato il personaggio di Padre Rodrigues. Continua a leggere “Silence” di Martin Scorsese, ovvero l’anticristica presentazione dell’abiura come atto eroico d’amore

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Riflessione di Antonio Livi su Amoris Laetitia

Analisi del filosofo e teologo cattolico Antonio Livi sull’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (19 marzo 2016), pubblicata il 4 aprile 2016 sul sito di informazione online La Nuova Bussola Quotidiana. La ripresentiamo perché alla luce dei successivi sviluppi delle posizioni di papa Francesco in merito all’argomento[1], si può apprezzare ancor di più la sua precisione e l’afflato profetico. Continua a leggere Riflessione di Antonio Livi su Amoris Laetitia

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Criteri basici per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia e la lettera di papa Francesco

Mentre i dubia di quattro porporati — Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner — nei confronti di alcuni númeri dell’Esortazione apostòlica post-sinodale Amoris laetitia non erano ancora stati indirizzati al pontefice (19 settembre 2016), papa Francesco aveva già dato indirettamente una risposta con una lèttera indirizzata ai véscovi della regione pastorale di Buenos Aires il 5 settembre 2016 in risposta al documento da loro promulgato intitolato “Criteri bàsici per l’applicazione del capítolo VIII di Amoris laetitia[1]. In essa papa Francesco approva la loro decisione di concèdere i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia a chi continua a vivere una situazione matrimoniale irregolare, cioè in una situazione oggettiva di peccato grave. La lèttera originale è in língua castillana ed è stata pubblicata dapprima nel sito Vaticano e poi negli Acta Apostolicae Sedis (AAS), la Gazzetta ufficiale della Santa Sede, nella sola língua originale.

Credo sia opportuno presentare a tutti i lettori italiani una mia traduzione in língua italiana dei due testi. Come si potrà constatare la lèttera di papa Francesco avvalla l’interpretazione dei véscovi argentini del capítolo VIII di Amoris laetitia, interpretazione in contraddizione con il magistero precedente di san Giovanni Pàolo II espresso nella Familiaris Consortio e in una lèttera[2] della Congregazione per la Dottrina della Fede. Eppure papa Francesco ha voluto che la sua lèttera fosse considerata “magistero autèntico”, il quale, pur non essendo infallibile, richiede comunque a tutti i cristiani «un religioso ossèquio dell’intelletto e della volontà» (CIC 752) anche se non pròprio un assenso di fede .

Il neretto nei due testi seguenti è mio.

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La necessaria coerenza del magistero con la Tradizione. Gli esempi della storia

Di Claudio Pierantoni[1]

In questo intervento, esamineremo brevemente la vicenda di due Papi dell’antichità, Liberio e Onorio, i quali, per diversi motivi, furono accusati di deviare dalla Tradizione della Chiesa, durante la lunga controversia trinitaria e cristologica, che impegnò la Chiesa dal IV fino al VII secolo. Continua a leggere La necessaria coerenza del magistero con la Tradizione. Gli esempi della storia

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Il Card. Joseph Ratzinger e la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati

Al fine di offrire a tutti i lettori i necessari strumenti critici idonei  a renderli capaci di valutare se l’apertura alla ricezione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati contenuta nel capitolo VIII dell’esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia di papa Francesco sia in continuità o in rottura con il precedente magistero ecclesiastico, pubblichiamo un importante testo a firma dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Card. Joseph Ratzinger. In esso l’autorevole autore presenta il punto della discussione teologica inerente la disciplina matrimoniale e risponde a tutte le obiezioni contrarie al magistero riportando non  una sua opinione personale, magari animata da quel relativistico “discernimento” avulso dalla tradizione teologica cattolica tanto oggi sbandierato, ma riportando l’autentico magistero della Chiesa. Dando prova di essere un servitore della Parola e non un suo utilizzatore per i propri fini ideologici. Continua a leggere Il Card. Joseph Ratzinger e la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati

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La grande promessa del Sacro Cuore di Gesù

Breve storia del culto al Sacro Cuore

Il culto al Sacro Cuore di Gesù si può dire che segni il suo inizio il giorno del Venerdì Santo. Gesù, in quel giorno solenne, manifesta il suo Cuore e l’offre come oggetto di culto alle anime buone.

È vero che la Santa Chiesa, nei primi secoli, non ha avuto un culto diretto al Sacro Cuore di Gesù, un culto liturgico, ma essa ha ricordato sempre l’amore infinito del Salvatore che è, poi, l’oggetto principale del culto liturgico, sorto più tardi. Continua a leggere La grande promessa del Sacro Cuore di Gesù

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No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía

Conferencia del Dr. Antonio Caponetto, historiador argentino, en la cual presenta su libro titulado “No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía” sobre papa Francisco.  Se trata de la continuación de su anterior obra “La Iglesia traicionada” – publicada antes de que el Card. Bergoglio ejerciera el ministerio petrino -, obra profética donde las haya porque denunciaba, con el mismo dolor y amargura que nos embargan a todos los católicos de verdad, sus traiciones, falsedades y renuncias.  Continua a leggere No lo conozco. Del iscariotismo a la apostasía
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Ejercisios espirituales por la Pentecostés dictados por Jesús a santa Faustina Kowalska

En vista de la fiesta liturgica de Pentecostés proponemos los ejercisios espirituale de tre dias que Hesús dictó a santa Faustina Kowalska apóstol de la Divina Misericordia, en preparación para el Pentecostés del 5 de junio de 1938. Cuando la santa transcribió bajo la fecha del 2 de junio de 1938 éstos Ejercicios espirituales, se encontraba hospitalizada desde unos seis meses en el sanatorio Pradnik, cerca de Cracovia, para curarse de la tuberculosis. Así lo señaló en su diario: “Bajo la dirección del Maestro, Jesús.  Él Mismo me ordenó hacer estos ejercicios espirituales y Él Mismo estableció los días para hacerlos, es decir tres días antes de la venida del Espíritu Santo y Él Mismo los dirigió “. Continua a leggere Ejercisios espirituales por la Pentecostés dictados por Jesús a santa Faustina Kowalska
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Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro

Fonte: Corrispondenza Romana

Sabato 8 aprile a Deerfield (Illinois) su invito di Catholic Family News e lunedì 10 aprile a Norwalk (Connecticut), ospite di The Society of St Hugh of Cluny, il prof. Roberto de Mattei ha parlato sul tema Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro. Riportiamo il testo della sua conferenza, con leggere modifiche e abbreviazioni.

Ci troviamo di fronte a uno dei momenti più critici che la Chiesa abbia conosciuto nella sua storia, ma sono convinto che la vera devozione alla Cattedra di San Pietro ci può offrire le armi per uscire vittoriosi da questa crisi. Continua a leggere Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro

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La “plenitudo potestatis” del Romano Pontefice

Fonte: Corrispondenza Romana

La relazione di Sua Eminenza il cardinale Raymond Leo Burke al convegno Dove va la Chiesa?, svoltosi il 7 aprile a Roma, costituisce un importante contributo al dibattito sull’attuale pontificato. Il tema trattato dal cardinale americano è quello della plenitudo potestatis, la tradizionale formula con cui i canonisti esprimono la pienezza del potere del Romano Pontefice. Qual’è la natura di questo Primato? E come si armonizza la dottrina secondo cui il Papa esercita un potere supremo, pieno, immediato e universale su tutta la Chiesa, con la possibilità, ammessa dalla buona dottrina, che egli possa cadere in errore, o persino in eresia,? La risposta del cardinale, ampia e documentata, si basa, oltre che sul Vangelo, sull’insegnamento dei teologi e soprattutto dei canonisti. Continua a leggere La “plenitudo potestatis” del Romano Pontefice

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Gesù: è necessario evangelizzare diffondendo i libri cristiani

Nella sua ultima cena, Gesù disse ai suoi apostoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,12-15). Continua a leggere Gesù: è necessario evangelizzare diffondendo i libri cristiani
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Appello della Madonna per mezzo di Gloria Polo

Anche se la dottoressa Gloria Polo dall’ottobre 2017 ha messo in pausa temporaneamente le testimonianze pubbliche mondiali, non ha mai smesso di custodire nel suo cuore tutti coloro verso i quali il Signore l’ha inviata. In questo suo nuovo accorato video Gloria si fa portavoce di un desiderio della Vergine Maria e a suo nome ci convoca ad una azione comune di preghiera.

Dati video
Lingua: castillano (Colombia)
Sottotitoli: castillano, italiano

Se non sai attivare i sottotitoli, guardati i seguenti video-tutorial:
per udenti
per non udenti

Continua a leggere Appello della Madonna per mezzo di Gloria Polo

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Esercizi spirituali per la Pentecoste dettati da Gesù a santa Faustina Kowalska

In vista della festa liturgica di Pentecoste proponiamo gli esercizi spirituali di tre giorni che Gesù dettò  a santa Faustina Kowalska, l’apostolo della Divina Misericordia, per prepararla alla Pentecoste del 5 giugno 1938. Quando la santa trascrisse sotto la data del 2 giugno 1938 questi esercizi spirituali, si trovava ricoverata già da circa sei mesi presso il sanatorio di Pradnik, vicino a Cracovia, per curarsi dalla tubercolosi. Continua a leggere Esercizi spirituali per la Pentecoste dettati da Gesù a santa Faustina Kowalska
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Catechesi di Pedro Regis: chi è il “re tolto dal trono” e lo “xino”

Chi segue le “presunte” apparizione mariane di Anguera [1](Brasile) ricevute dal veggente Pedro Regis molto probabilmente avrà letto due messaggi del 2005 nei quali compaiono due figure enigmatiche: “il re tolto dal trono” e lo “xino”.

Continua a leggere Catechesi di Pedro Regis: chi è il “re tolto dal trono” e lo “xino”
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DALLA MAGIA A GESÙ. Testimonianza di Franco Antonelli

Il 19 maggio 2018, presso la parrocchia di San Biagio a Montecatone (BO), avrò il piacere di accompagnare il signor Franco Antonelli che, accogliendo l’invito rivoltogli dal GRIS della diocesi di Imola nella persona di don Fabio Arlati, darà la sua prima testimonianza orale pubblica intitolata: “Dalla magia a Gesù”.

Avendo scritto la sua biografia ( “Verso il mio splendore. Biografia di Franco Antonelli: un’autentica liberazione dal maleficio”), conosco molto bene Franco Antonelli e la sua timidezza. Questo tratto della sua personalità ha così inciso nel suo carattere da indurlo a tacere la sua vicenda per lunghissimi anni persino con i suoi famigliari. So perciò quanto gli costi esporsi pubblicamente. Mi rallegro, perciò, di questa sua scelta che esprime il lavorio della sua volontà nell’assecondare la grazia divina che lo sprona a vincersi per essere di aiuto a qualcuno. Continua a leggere DALLA MAGIA A GESÙ. Testimonianza di Franco Antonelli

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Perché 13 milioni di italiani cadono vittima della magia?

Un tempo, nel tracciare l’identikit della persona che cadeva vittima di culti e spiritualità magiche, si tendeva a caratterizzarla come tendenzialmente ignorante o comunque di bassa cultura. Siccome la magia e l’occultismo erano considerate frutto di superstizione ― intesa questa nell’accezione di atteggiamento irrazionale dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce erroneamente a cause occulte o a influenze soprannaturali alcuni avvenimenti, per lo più negativi, che in realtà hanno semplici cause naturali ―, pareva logico pensare che solo i sempliciotti e gli ignoranti vi cadevano. Nulla di più lontano dalla realtà. Basti pensare che è proprio durante l’Illuminismo, la cosiddetta “Età della ragione”,  che «diventa pratica diffusa l’occultismo, e nascono società legate all’esoterismo. Quegli stessi pensatori che di giorno predicavano la razionalità, di sera si dedicavano a pratiche oscure»[1]. In Italia sono circa 13 milioni i cittadini italiani che ogni anno almeno una volta si rivolgono a maghi, astrologi, cartomanti e veggenti[2]. Continua a leggere Perché 13 milioni di italiani cadono vittima della magia?
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Nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno

Il 18 marzo 2018 la veggente Mirjana ha reso pubblico il presunto messaggio della Vergine Maria dai lei ricevuto. In esso vi è una frase che per alcuni è sembrata scorretta. È la seguente:  “Sappiate che nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno”. In realtà è una frase corretta e ben lo sanno tutti coloro che, ricordandosi cosa Gesù disse nell’ultima cena, sanno anche cosa significhi appartenere a Dio, e cioè: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Giovanni 15,14).

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L’Ora santa di Gesù: IV. “Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”

«“Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”[1].

Io scendo in voi e mi faccio cibo vostro. Ma, come Centro che Io sono, a Me vi aspiro. “Voi vi nutrite di Me, ma con più ragione Io mi nutro di voi. Le due fami sono insaziabili e continue. La vite nutre i suoi polloni. Ma sono i polloni che fanno la vite. L’acqua nutre i mari, ma sono i mari che nutrono l’acqua, risalendo in evaporazione per scendere di nuovo. Perciò voi dovete rimanere in Me come Io in voi. Divisi, non Io, ma voi morreste.

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L’Ora santa di Gesù: III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”

«“Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”[1].

Dalla cuna alla croce. Da Betlem al monte Oliveto, vi ho amati.
Il freddo e la miseria della prima mia notte nel mondo non mi ha impedito di amarvi collo spirito mio e, annichilendo Me stesso sino a non poter dirvi, Io Verbo: “Vi amo”, vi ho detto quelle parole con lo spirito mio, inscindibile da quello del Padre e con Esso operante in una attività inesausta.

Continua a leggere L’Ora santa di Gesù: III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”
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L’Ora santa di Gesù: II. “Uno di voi mi tra dirà”

« “Uno di voi mi tradirà”[1].

Uno di voi! Sì, nella proporzione di uno a dodici, uno di voi mi tradisce.
Ogni tradimento è più penoso di una lanciata. Guardate l’Umanità del vostro Redentore. Dalla testa ai piedi è tutta una ferita. La flagellazione fa inorridire chi la medita e agonizzare chi la prova. Ma fu strazio di un’ora. Voi che mi tradite mi flagellate il Cuore. Sono secoli che lo fate.

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L’Ora santa di Gesù: I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”

Introduzione

L’Ora santa ha sempre avuto una grande importanza nella devozione cattolica al Cuore di Gesù. Il papa Pio XI l’ha lodata e raccomandata nella Enciclica “Miserentissimus Redemptor”.

Origine dell’Ora santa

L’origine di questa pratica è dovuta a Gesù stesso che, apparendo nella cosiddetta terza apparizione del 1674, domandò a santa Margherita Maria Alacoque di partecipare, tutte le notti tra il giovedì e il venerdì dalle 23 alle 24, alla sua agonia nell’orto degli ulivi. Lo scopo di tale pratica espresso da Gesù è: placare l’ira di Dio, implorare misericordia per i peccatori e consolare lui nel dolore provato per l’abbandono dei discepoli.

L’Ora santa di Gesù dettata a Maria Valtorta

Due giorni prima della festa del Sacro Cuore di Gesù, il 14 giugno 1944, la mistica cattolica Maria Valtorta scrisse una bellissima meditazione da utilizzare per questa pia pratica. Consideriamo che all’epoca della sua stesura l’Italia era coinvolta nel secondo conflitto mondiale. Maria Valtorta si trovava sfollata nel comune toscano di sant’Andrea in Compito (LU). La sua psiche, già fortemente provata da una malattia fisica invalidante che la inchiodava al letto ormai da anni, era ulteriormente gravata non solo dai disagi dello sfollamento, ma ancor più dall’accesissimo dolore mistico della “notte dello spirito”, che si protrarrà per giunta anche dopo la stesura della meditazione. Sono del parere che lo stato spirituale e psicologico nel quale Maria versava non le permetteva di partorire le sublimi pagine spirituali della meditazione. Come allora ha potuto scriverle?
Studiando l’opera valtortiana, mi sono persuaso dell’origine soprannaturale degli scritti, condividendo il parere positivo che su di essi aveva il famoso biblista cattolico e beato padre Gabriele Maria Allegra (ofm).

Mi rendo conto che alcuni non riescono a trovarsi d’accordo con il mio giudizio, ma è bene che questi si rendano conto che la diatriba sull’origine degli scritti valtortiani in alcun modo può influire sulla qualità teologica degli scritti medesimi. Essi risultano essere conformi alla fede e alla molare della Chiesa Cattolica e tale conformità rimane, infatti, invariata nonostante li si considerino frutto dell’eccezionale capacità naturale dell’autrice o dono soprannaturale sotto forma di ispirazione o dettatura divina.
L’Ora Santa riportata ne “I Quaderni del 1944” di Maria Valtorta, come tutti gli scritti valtortiani, oltre ad essere conforme alla morale e alla fede della Chiesa Cattolica, esprime in un linguaggio comprensibile ai più e mai sdolcinato una pregnanza spirituale e teologica eccezionale, capace di delineare esaurientemente il compito della grazia divina  e quello della volontà umana ai fini della salvezza eterna. E in questo tempo in cui si è pastoralmente sbilanciati sull’accentuazione del lavoro della  grazia divina in noi a discapito della necessaria corrispondenza della volontà umana alla grazia divina, a causa del fatto che troppi pastori sono vittima della soteriologia luterana, è veramente necessaria questa delineatura. Per queste ragioni  offro l’ Ora santa di Gesù alla lettura di chi crede nell’origine soprannaturale degli scritti valtortiani e di chi li considera frutto della capacità eccezionale dell’autrice.
Dividerò la meditazione in quattro puntate, tante quante sono le parti in cui Gesù stesso l’ha suddivisa:
I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”.
II. “Uno di voi Mi tradirà”.
III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amato”.
IV. “Se rimanete in Me e rimane in voi la mia Dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”.

I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”

« “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”[1].

Anima che amo, e voi tutti che amo, udite. Io sono che vi parlo, perché voglio passare con voi quest’ora.

Io, Gesù, non vi allontano dal mio altare anche se ad esso venite con l’anima lesa da piaghe e malattie o avvolta in liane di passioni che vi mortificano nella vostra libertà spirituale, dandovi legati in potere della carne e del suo re: Lucifero.

Io sono sempre Gesù, il Rabbi di Galilea, quello che i lebbrosi, i paralitici, i ciechi, gli ossessi, gli epilettici chiamavano a gran voce dicendo: “Figlio di Davide, abbi pietà di me”[2]. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che tende la mano a colui che affoga e gli dice: “Perché dubiti di Me?”[3]. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che dice ai morti: “Alzati e vivi. Lo voglio. Esci dal tuo sonno di morte, dal tuo sepolcro, e cammina”[4] e vi rendo a chi vi ama.

E chi vi ama, o miei diletti? Chi vi ama di amore vero, non egoista, non mutabile? Chi vi ama di un amore non interessato, non avaro, ma unica sua mèta è quella di darvi ciò che per voi ha accumulato e dirvi: “Prendi. È tutto tuo. Tutto questo l’ho fatto per te, perché sia tuo e tu ne goda”? Chi? L’eterno Dio. Ed Io a Lui vi rendo. A Lui che vi ama.

Io non vi allontano dal mio altare. Perché quell’altare è la mia cattedra, è il mio trono, è la dimora del Medico che guarisce ogni male. Da qui Io vi insegno ad avere fede. Da qui, Re di Vita, vi dono la Vita. Da qui mi curvo sulle vostre malattie e le risano con l’alito del mio amore. Faccio più ancora, o figli. Scendo da questo altare e vi vengo incontro. Eccomi che mi faccio alla soglia di queste mie case dove troppo pochi entrano e in meno ancora vi entrano con fede sicura. Eccomi che, figura di pace, mi affaccio sulle vostre vie dove passate accasciati, avvelenati, arsi dal dolore, dall’interesse, dall’odio. Ecco che vi tendo le mani, perché vi vedo vacillare stanchi sotto il peso di macigni che vi siete imposti e che hanno preso il posto di quella croce che lo vi avevo data in mano per ché vi fosse sostegno come lo è il bordone per il pellegrino. Ecco che vi dico: “Entra. Riposa. Bevi”, perché vi vedo esausti, assetati.

Ma voi non mi vedete. Mi passate accosto, mi urtate, talora per malanimo, talora per offuscamento di vista spirituale, mi guardate delle volte. Ma sapete di esser sozzi e non osate accostarvi al mio candore di Ostia divina. Ma questo Candore vi sa compatire. Conoscetemi, uomini, che di Me diffidate perché non mi conoscete.

Udite. Io ho voluto la sciare la Libertà e la Purezza che sono l’atmosfera del Cielo e scendere in questo vostro carcere, in quest’aria impura, per aiutarvi, perché vi amo. Più ancora ho fatto: mi sono privato della mia libertà di Dio e mi sono reso schiavo di una carne, l’Infinità serrata in un pugno di muscoli e ossa, soggetta a sentire le voci di questa carne a cui è pena il freddo e il sole, la fame, la sete, la fatica. Tutto potevo ignorare. Ho voluto conoscere le torture dell’uomo decaduto dal trono di innocente per amarvi di più.

Non mi è bastato ancora. Ho voluto – poiché per compatire bisogna patire ciò che patisce chi si compatisce – ho voluto sentire l’assalto di tutti i sentimenti per sentire le vostre lotte, per capire quale astuta tirannide vi pone nel sangue Satana, per comprendere come è facile rimanere ipnotizzati dal Serpente se si abbassano un solo momento gli occhi sul suo sguardo fascinatore, dimenticando di vivere nella luce. Perché nella luce non vive il serpe. Va nei recessi ombrosi che paiono riposanti e sono unicamente insidiosi. Per voi queste ombre hanno nome: donna, denaro, potere, egoismo, senso, ambizione. Vi eclissano la Luce che è Dio. In mezzo ad esse è il Serpente: Satana. Pare un monile. È la corda per il vostro strangolamento. Ho voluto conoscere ciò perché vi amo.

Non mi è bastato ancora. A Me sarebbe bastato. Ma la Giustizia del Padre poteva dire alla sua Carne: “Tu hai trionfato dell’insidia. L’uomo-carne come Te ora, non sa trionfare, e perciò sia punito perché Io non posso perdonare a chi è sozzo”. Ho preso su Me le vostre sozzure. Quelle passate, quelle del momento e quelle future. Tutte. Più di Giobbe[5] immerso in un letamaio putrido per fare velo alle sue piaghe Io fui, quando sommerso dal peccato di tutto un mondo non osavo neppur più alzare gli occhi a cercare il Cielo, e gemevo sentendo pesare su Me il corruccio del Padre accumulato da secoli, cosciente delle colpe avvenire. Un diluvio di colpe sulla Terra, dalla sua alba alla sua notte. Un diluvio di maledizioni sul Colpevole. Sull’Ostia del Peccato.

O uomini! Più innocente di un pargolo che la madre bacia al ritorno dal suo battesimo Io ero. E di Me inorridì l’Altissimo perché ero il Peccato, avendo preso su Me tutto il peccato del mondo. Ho sudato di ribrezzo. Sangue ho sudato per il ribrezzo di questa lebbra su Me che ero l’Innocente. Il sangue m’ha rotto le vene nello schifo di questo fetido stagno in cui ero sommerso. E a compiere questa tortura, a spremere dal cuore il mio sangue, si è unito l’amaro di esser maledetto, perché non ero in quell’ora il Verbo di Dio: ero l’Uomo. L’Uomo. Il Colpevole.

Posso, Io che ho provato, non comprendere il vostro avvilimento e non amarvi perché siete avviliti? Vi amo per questo. Non ho che ricordare quell’ora per amarvi e chiamarvi: “Fratelli!”. Ma chiamarvi così non basta perché il Padre vi possa chiamare: “Figli”. Ed Io voglio che così vi chiami. Che fratello sarei se non vi volessi meco nella Casa paterna?

Ecco allora che vi dico: “Venite, che Io vi lavi”. Nessuno è tanto lurido che il mio lavacro non lo de terga. Nessuno è tanto puro da non aver bisogno del mio bagno. Venite. Non è acqua questa. Vi sono fonti di miracolo che sanano le piaghe e i morbi della carne. Ma questa è più di esse. Questa fonte sgorga dal mio petto.

Ecco il Cuore squarciato da cui zampilla l’acqua che lava. Il mio Sangue è la più limpida acqua che sia nel creato. In esso si annullano infermità e imperfezioni. E bianca e integra torna la vostra anima, degna del Regno.

Venite. Lasciate che Io vi dica: “Io ti assolvo!”. Apri temi il vostro cuore. In esso sono le radici dei vostri mali. Lasciate che lo entri. Lasciate che Io sleghi le vostre bende. Vi fanno ribrezzo le vostre piaghe? Viste alla mia luce vi appaiono qual sono: brulicanti di vermi schifosi. Non le guardate. Guardate le mie. Lasciatemi fare. Ho mano leggera. Non sentirete che una carezza… e tutto sarà guarito. Non sentirete che un bacio e una lacrima. E tutto sarà mondato.

O come belli sarete, allora, intorno al mio altare! Angeli fra gli angeli del Ciborio. E grande gioia ne avrà il mio Cuore. Perché sono il Salvatore e non disprezzo nessuno. Ma sono anche l’Agnello che si pasce fra i gigli, e d’esser circondato di candore mi beo perché per farvi candidi ho preso vita e ho dato vita.

O come vedo sorridervi il Padre e sfolgorarvi dei suoi fulgori l’Amore, perché non siete più macchiati di peccato!

Venite alla fonte del Salvatore. Il mio Sangue scenda sull’animo contrito e una voce, in cui è la mia, dica: “Io ti assolvo nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo”.

[Continua…]

"
Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio
(San Giovanni Bosco)

Note

[1] Giovanni 13,8.

[2] Per esempio: Matteo 15,22; Marco 10,47.

[3] Matteo 14,31.

[4] Marco 5,41; Luca 7,14; 8,54; Giovanni 11,43.

[5] Giobbe 2,8.

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Il Purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo

Il purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo
L’esperienza della dottoressa Gloria Polo fu limitata al purgatorio. Mi ha confidato che le bastò vedere il fondo di esso per rimanerne positivamente terrorizzata, cioè spronata a vivere secondo la legge di Dio per meritare di non doverci ritornare. Nell’oscura voragine viva in cui cadde a testa in giù, risucchiata come in un vortice, vide aprirsi un’ulteriore voragine viva, verso la quale continuava a precipitare. Quella sì che era la porta dell’Inferno. Continua a leggere Il Purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo
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I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo

I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo
Nella tradizione catechistica cattolica, si utilizza il termine novissimi (dal latino “novissimus“, superlativo di nòvus, e cioè ultimo, estremo) per indicare le quattro ultime cose che si incontrano nell’uomo: morte, giudizio, inferno, paradiso. Il principale compito di Gloria Polo è proprio quello di ricordare i novissimi per svegliarci dal torpore morale e colmare una lacuna pastorale.

Diversi tra i sacerdoti e i laici purtroppo travisano il messaggio della testimonianza di Gloria Polo. Alcuni vedono nella durezza del giudizio particolare a cui lei è stata sottoposta la manifestazione di un Dio giudice eccessivamente severo, quasi spietato, e si scoraggiano. Altri, invece, si sentono spronati dalla durezza del giudizio a fare del terrorismo spirituale, finendo col scoraggiare i deboli e i fragili. In realtà la Continua a leggere I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo

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La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo

La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo
Nel meraviglioso progetto divino l’essere umano è stato dotato di due valori: il corpo e lo spirito, capaci entrambi di meritare il paradiso. Essendo anche il corpo un valore donato da Dio, la sua cura è un dovere morale. Quando però essa prevale sulla cura del nostro spirito e addirittura ci porta a peccare, facciamo del nostro corpo un nostro nemico che ci impedisce di raggiungere il cielo. Amiamo giustamente il nostro corpo quando lo sottomettiamo allo spirito. Purtroppo nella cultura contemporanea assistiamo ad una inversione della gerarchia di questi valori e quando al corpo e al piacere si da il primo posto possiamo parlare di vera e proprio idolatria. Proprio da questo pericolo ci mette in guardia la dottoressa Gloria Polo esponendo nella sua testimonianza i suoi errori al fine di offrirsi come specchio nel quale tanti possano rivedersi e correggersi. Per esempio narra come fin da adolescente aveva imparato a utilizzare il suo corpo come strumento di seduzione[1], convinta che «una donna deve saper mettere in mostra le sue parti migliori»[2]. La Continua a leggere La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo
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La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo

La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo
Gloria esprime, senza mezzi termini, che la dottrina della reincarnazione è frutto di un oscuramento spirituale nelle prime battute della sua testimonianza, quando afferma: «Mentre salivo sempre più in questa luce di amore e gioia vidi mio padre, mia madre, i miei nonni, i miei bisnonni e tutti i miei parenti defunti. Mi resi conto che persi un sacco di soldi per pagarmi le regressioni, nella erronea convinzione di riuscire a sapere se la mia bisnonna si fosse reincarnata. Siccome queste regressioni erano molto care, decisi di non verificare dove si fosse reincarnata la mia bisnonna. Che falsità! Che inganno! La mia bisnonna era lì, davanti a me, fratelli»[1]. L’originaria dottrina orientale della reincarnazione, che considera il ciclo delle rinascite un male, una dura necessità da cui liberarsi è stata recepita contrariamente in occidente – a partire dalle scuole filosofiche e dai movimenti religiosi greci fino ad arrivare i nostri giorni anche tra i cristiani – come un bene e cioè: come possibilità di progresso spirituale indefinito, nel quale mettere a frutto le esperienze fatte in Continua a leggere La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo
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La genitorialità nella testimonianza di Gloria Polo

Lungo il racconto dell’esperienza di premorte della dottoressa Gloria Polo sono diffusi diversi esempi di inadeguata genitorialità. Genitori inadeguati furono il padre e i fratelli di Gloria e Gloria stessa. «Una madre pettegola, odiosa, o un papà infedele e ubriacone hanno un’enorme influenza negativa sui proprî figlî. Il cattivo esempio dei genitori, che genera questo processo di asservimento progressivo dei figlî al Demonio, è agli occhi di Dio una cattiva amministrazione del talento, da Lui stesso donato a loro per essere strumenti di salvezza per i proprî figlî»[1], è quindi vera giustizia che i genitori siano presenti al giudizio particolare dei loro figlî per rispondere a Dio della loro genitorialità, come si evince dalla testimonianza di Gloria. Molti genitori si sentiranno dire le stesse parole che udì il padre di Gloria durante l’esame della vita della figlia: «Ti sei preoccupato di dare a tua figlia la possibilità di studiare, nonostante la tua povertà. Hai fatto molto bene. Ti sei preoccupato di farla crescere e di infonderle la responsabilità del lavoro. Hai fatto molto bene. Guàrdala, però, qui nell’eternità. Guàrdala. Quanti vizî!»[2]. Gloria stessa, guardando nel Libro della vita, non solo si rese conto di avere ucciso la sua anima nei vizi, ma anche di «avere ucciso i suoi figlî»[3] perché – come lei stessa ammette – non dava loro «né amore, né una presenza costante»[4] e soprattutto né lei, né suo marito insegnarono a pregare ai figli. Convinta che la felicità consistesse nel conseguire la ricchezza per pagarsi quelle cose di cui non godette nella sua fanciullezza[5], passava quasi tutto il tempo lavorando[6], e riempiva i figlî di cose materiali: televisione, computer, videogiochi. Nel suo giudizio particolare Gesù le disse: «Hai cresciuto i tuoi figlî nella bambagia… I tuoi figlî hanno avuto genitori elettronici»[7]. Aveva dato tutto ai figli, ma gli aveva fatto mancare ciò di cui, invece, avevano maggiormente bisogno: la presenza di una mamma cristiana attenta che sa amare, educare, correggere, confortare e consigliare. In sua assenza la televisione funse da madre surrogata[8]. Continua a leggere La genitorialità nella testimonianza di Gloria Polo
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Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo

Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo
Il termine divorzio, dal latino divórtium (derivato da divórsus, volto in diversa parte), significa separazione. Il termine indica propriamente lo scioglimento di un matrimonio validamente contratto quando sono ancora in vita i coniugi. Si distingue dalla separazione, che non implica la possibilità di nuove nozze, e dalla dichiarazione di nullità, la quale riconosce che il vincolo coniugale non è mai esistito per la mancanza di alcune condizioni essenziali al suo costituirsi. Il divorzio è una vera piaga della società per questo nel Nuovo Testamento Gesù non concede alcuna possibilità di rompere il vincolo agli sposi[1]. Nell’esperienza di premorte di Gloria la questione del divorzio ha un posto molto rilevante. «Molte persone – dice Gloria -mi hanno detto: “Ma sú, Dio perdona tutto. Se perdona persino un assassino che, pentito, si confessa, perché non dovrebbe perdonare chi felicemente si è rifatto una famiglia?”. Fratelli miei, una nuova unione stabile extraconiugale è un adulterio continuo»[2]. Troppo spesso l’adulterio è creduto un nulla. In realtà con il Continua a leggere Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo
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State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo

State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo
State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo. Abbiamo notato che alcuni – e grazie a Dio solo alcuni –  mal comprendendo il video della chiarificazione di Gloria Polo sul suo anno sabbatico si sono turbati. Siccome la vera pace delle persone ci sta molto a cuore, come ci sta a cuore la Chiesa Cattolica, scriviamo quanto segue. Continua a leggere State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo
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L’aborto e la testimonianza di Gloria Polo

Per giungere a definire l’aborto «omicidio di un essere umano» non occorre fare appello alla fede e alla morale cristiana, ma è sufficiente riconoscere il «diritto naturale» secondo il quale il feto, fino dalla fecondazione naturale, ossia fino dalla costituzione dello zigote o diploide, possiede un diritto oggettivo, primario, inalienabile all’esistenza. Quando la Chiesa nei suoi documenti magisteriali insegna la morale naturale non impone dogmi da credere, ma propone verità razionalmente accessibili a tutti gli uomini[1].

Per cui noi cattolici nel difendere la vita nascente dobbiamo innanzitutto promuovere la morale naturale su cui si fonda il diritto naturale e successivamente presentare a chi ce lo chiede il meraviglioso progetto di Dio per l’uomo. Continua a leggere L’aborto e la testimonianza di Gloria Polo

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L’inganno dei reali effetti preternaturali di magia e maleficio

L’inganno dei reali effetti preternaturali di magia e maleficio

Cristiani state alla larga da magia e maleficio.
Dal punto di vista della teologia morale cattolica, la magia e il maleficio sono due gravi peccati contro la religione e rientrano in quella categoria di peccati, incredibilmente diffusa anche tra i cristiano cattolici, detta “superstizione”. Non induca in errore l’utilizzo del termine superstizione riferito alla magia e al maleficio. È vero che nell’accezione comune il termine superstizione indica semplicemente un atteggiamento irrazionale, dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce erroneamente a cause occulte o a influenze soprannaturali alcuni avvenimenti, per Continua a leggere L’inganno dei reali effetti preternaturali di magia e maleficio

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RILIEVI SULLA FEDE DEI MAGI

Presentiamo un brano stupendo, tratto da L’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, in cui ci vengono offerti dei rilievi sulla fede dei Magi. Vale veramente la pena leggerlo fino in fondo per assimilare quell’insegnamento morale che solo Gesù sa così sapientemente trarre dalla vicenda dei Magi. Continua a leggere RILIEVI SULLA FEDE DEI MAGI
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DIO PADRE: “VORRESTE SOLO PAROLE DI MISERICORDIA”

Se il titolo del presente articolo per molti risulterà tagliente, aspettate di leggere l’articolo, che lo è ancor di più. Ma attenti: è sì tagliente, ma solo come lo è il bisturi, che il chirurgo utilizza per asportare il tumore. Il chirurgo qui è Dio Padre. Le sue parole di fuoco furono consegnate alla mistica cattolica Maria Valtorta della cui opera il beato Gabriele Maria Allegra, esegeta biblico, disse: “… capolavoro della letteratura religiosa italiana e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale”. Continua a leggere DIO PADRE: “VORRESTE SOLO PAROLE DI MISERICORDIA”
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PERCHÉ VISITARE GESÙ NEL TABERNACOLO?

«Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze, ecc. ecc. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o a una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: “Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel tabernacolo” e tutta la famiglia viene a conversare con me, a sedersi di fronte a me e a parlarmi, raccontandomi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, i problemi, le difficoltà e chiedendomi ciò di cui hanno bisogno. Farmi partecipe delle loro faccende. Quante volte? Io so tutto, leggo anche nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come con uno della famiglia, come con l’amico più intimo. Quante grazie perde l’uomo perché non mi dà un posto nella sua vita».

( Tratto da “ Per riscoprire la Santa Messa” distribuito da Himmel Associazione).

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LA POTENZA DELLA BENEDIZIONE SACERDOTALE

«Quando il celebrante stava per dare la benedizione, la santissima Vergine parlò di nuovo e disse: “Fai attenzione, osserva bene. Invece di fare il segno della croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere l’ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l’opportunità che un altro sacerdote ti dia una benedizione. quelle mani consacrate ti stanno dando la benedizione nel nome della santissima Trinità, pertanto, fai il segno della croce con rispetto e come se fosse l’ultimo della tua vita”. Quante cose ci perdiamo al non comprendere la Santa Messa e al non parteciparvi tutti i giorni! Perché non fare uno sforzo e cominciare la giornata mezz’ora prima, per correre alla Santa Messa e ricevere tutte le benedizioni che il Signore vuole riversare su di noi?».

( Tratto dall’opuscolo “Per riscoprire la Santa Messa” distribuito da Himmel Associazione).

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QUAL È IL LUOGO CHE HAI DESTINATO A DIO?

Ospite dolce dell’anima… hai riservato un posto a Dio nel tuo cuore, nel tuo tempo, nella tua casa?Ascoltiamo la confidenza di Gesù alla mistica Catalina Rivas:

« Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni attività: una camera per dormire, l’altra per cucinare, una per mangiare, ecc. ecc. Qual è il luogo che avete destinato a me? Deve essere un luogo nel quale non soltanto tenete un’immagine permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute. Tutti hanno un posto nelle vostre case, eccetto io».

( Tratto da “Per riscoprire la Santa Messa”).

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FERMATI! PERCHÈ CORRI? NON SAI CHE IL CIELO È IN TE?

Ferma la frenesia e l’agitazione!  prenditi tempo ed ascolta: non c’è azione più fruttuosa di quella abbandonata all’Onnipotenza di Dio. Le seguenti parole consegnate da Gesù a don Dolindo Ruotolo, contenute nell’opuscolo “Sulla fiducia in Dio”,  ti indicheranno il segreto per ritrovare la pace:

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PRONTI ALL’APPUNTAMENTO CON GESÙ?

Chi non preparerebbe per tempo l’incontro con chi ama e stima, correndo il rischio di perdersi, magari, “l’incontro della vita”? Probabilmente penserai: “ma, nessuno!”. Eppure, impegni e banalità rischiano di non farci essere pronti “all’incontro degli incontri”, quello cioè con Colui che merita di essere da noi amato e stimato al sommo: Dio, che ci incontra nella Santa Messa per unirsi a noi nella Santa Comunione. Ascoltiamo, allora, l’ammonimento che a tal proposito la Vergine Maria diede alla mistica cattolica Catalina Rivas:

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IL CULTO DEL SILENZIO

Abbiamo tutti bisogno di silenzio. Specialmente noi cristiani perché, per comprendere le parole di Gesù e la sua persona – condizione necessaria per essere cristiani -, è necessario ascoltare il suo silenzio e conoscerlo attraverso di esso. Ma che significa questa enigmatica frase? La risposta ce la offre il papa emerito Benedetto XVI: Continua a leggere IL CULTO DEL SILENZIO

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CHI BUSSA ALLA TUA PORTA?

La nostra libertà è continuamente sollecitata a scegliere. Possiamo aprirci ed accogliere l’invito del Cielo o rimanere chiusi nelle nostre abitudini e idee autoreferenziali dall’orizzonte stretto. Il Signore bussa sempre, gli aprirai? Le parole  tratte dall’esperienza di Gloria Polo ci provocano a essere consapevoli del valore della nostra libertà e a cogliere le testimonianze che Dio ci offre per deciderci per Lui, per scegliere la via della Vita. Continua a leggere CHI BUSSA ALLA TUA PORTA?

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APPRENDISTI DELL’AMORE: TE VERAMENTE FELICE

Ritroviamo il meraviglioso stupore dell’incontro con Dio. Il cammino dell’Avvento appena iniziato riapre i nostri occhi assopiti sulla gratuità dell’amore di Dio. Quale dono più grande della Santa Messa in cui la Trinità chiede ospitalità nei nostri poveri cuori? L’abitudine, l’incoscienza rischia di disperdere il tesoro che ci è affidato, lasciamoci accompagnare dalle parole della mistica cattolica Catalina Rivas che ci racconta una sua personale esperienza nella quale la Madonna le ha insegnato il vero significato della Santa Messa e il giusto modo di partecipare ad essa. Continua a leggere APPRENDISTI DELL’AMORE: TE VERAMENTE FELICE

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IMMACOLATA VERGINE MARIA: MADRE BEATA DEL VERBO

Nel Vangelo di Luca è scritto che, mentre Gesù parlava, una donna disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Al che Gesù rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (vd. Lc 11,27-28). Questa frase viene interpretata dai cristiani più o meno bene. Così la spiega la Vergine Maria alla mistica italiana Maria Valtorta: Continua a leggere IMMACOLATA VERGINE MARIA: MADRE BEATA DEL VERBO

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Sulla fiducia in Dio

Introduzione

Il sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo nella sua autobiografia intitolata Fui chiamato don Dolindo… che significa dolore inserisce un brano che pare essere una locuzione interiore ricevuta da Gesù. Il suo contenuto concerne la natura e la potenzialità della vera fiducia in Dio che Gesù vuole in ogni suo discepolo.

Messaggio

Gesù all’anima – «Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: “pensaci tu”.

È contro l’abbandono – essenzialmente contro – la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. È come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro per il mio amore che dicendomi con queste disposizioni: “pensaci tu”, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l’anima tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali si volge a me, mi guarda e dicendomi: “pensaci tu”chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno. Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura ma che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “Sia santificato il tuo nome”cioè: sii glorificato in questa mia necessità”“venga il tuo regno”cioè: “tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo”“sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”, cioè: disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale”.

Se mi dite davvero: “sia fatta la tua volontà”che è lo stesso che dire: “pensaci tu”io intervengo con tutta la mia onnipotenza, risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: “Sia fatta la tua volontà”… “pensaci tu”Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere ma chiudi gli occhi e dì: “Pensaci tu”Ti dico che io ci penso e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. È questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come desidero da voi questo abbandono per beneficarvi e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me e del nessun pensiero di voi, io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà; se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio. Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell’anima chiusi: “Gesù, pensaci tu” e distráiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fà così per tutte le tue necessità, fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore ed io ci penserò, te lo assicuro.

Pregate sempre con questa disposizione di abbandono e ne avrete grande pace e grande frutto. Anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore… che importa la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e dì con tutta l’anima: “Gesù pensaci tu”Non temere, ci penserò, e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono; ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa: “O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!”».

Pieghevole per l’apostolato di stampa

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Chi dona un libro buono, non avesse altro merito che destare un pensiero di Dio, ha già acquistato un merito incomparabile presso Dio
(San Giovanni Bosco)

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L’ideologia di genere e l’amorevole e ferma resistenza cristiana

Introduzione

Dando uno sguardo al panorama statunitense ci si imbatte con molta frequenza su tematiche che, presenti anche in Itàlia, sono lì ad uno stàdio di sviluppo più avanzato rispetto al nostro. Mi riferisco alla teoria di gènere (ingl.: gender theory).

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L’omosessualità nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nella Bibbia

Introduzione

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 2358-2359 a proposito dell’omosessualità e degli omosessuali afferma che:

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

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Gloria Polo, conclusioni dello studio di Flaviano Patrizi

Nel libro Illusione o realtà, studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di Premorte, Flaviano Patrizi affronta l’affascinante argomento delle Esperienze di Premorte (EPM). Il percorso di studi delineato nel libro «permette di poter rilevare che le EPM sono un reale “indizio” dell’esistenza dell’anima e della sua immortalità, di una vita oltre la vita e di una realtà spirituale trascendente (ipotesi trascendentale)». Inoltre lo studio evidenzia che le EPM «risultano essere “rivelazioni” più o meno parziali dell’amore di Dio e un invito a vivere nell’amore incondizionato». Continua a leggere Gloria Polo, conclusioni dello studio di Flaviano Patrizi

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L’arte del soffrire

Siamo felici di presentare il nuovo video integrale di Flaviano Patrizi: “L’arte del soffrire”. L’autore, ben lungi da volere fare un inno al masochismo, affronta il problema della sofferenza inevitabile raccontando una squarcio della propria vita e di quella di suo padre, malato di SLA. È una testimonianza molto commovente. Sarà utili a tutti: non solo a coloro che, non cristiani, sono influenzati da quella parte della cultura che erroneamente considera l’accettazione della sofferenza (la croce) “una stoltezza” (cfr. 1Cor 17,23), ma anche a tanti cristiani che indotti da una pseudo spiritualità del comfort  rifiutano  le sofferenze della vita e dimenticano che Gesù disse:

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La Misericordia divina è la corretta chiave interpretativa della testimonianza di Gloria Polo

Come ogni autentico profeta di Dio, Gloria ha il compito di far risplendere le verità del deposito della fede Cattolica sottaciute o dimenticate dalla cultura contemporanea, e mettere in guardia dalle nefaste conseguenze da ciò derivanti. Nello specifico il principale compito di Gloria è quello di ricordare l’aldilà col suo premio e il suo castigo per svegliarci dal torpore morale e colmare una lacuna pastorale. Continua a leggere La Misericordia divina è la corretta chiave interpretativa della testimonianza di Gloria Polo

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Testimonianza di veggenti su papa Francesco

Molte voci profetiche all’interno della chiesa cattolica si sono levate per indurre i cattolici ad allontanarsi dal “falso” papa Francesco e il loro intento è andato a buon fine in molti cuori. È bene sapere, però, che non tutte le voci profetiche sono concordi. Evidentemente non hanno la medesima origine. Nel video seguente sono presentate alcune di queste voci favorevoli a papa Francesco.

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Lettera aperta di Gloria Polo

Fonte: Sito italiano di riferimento dedicato a  Gloria Polo

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno […] Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,51.54).

Sono ormai passati oltre venti anni da quella mia bellissima esperienza che, come regalo di Dio lungo il mio itinerario esistenziale, mi diede la possibilità  di abbracciare la fede della Chiesa Cattolica. Quanto mi dolgono quegli anni anteriori nei quali ero una cattolica dietetica; rendo ora grazie a Dio per mia madre, la Chiesa Cattolica.
Amo profondamente il papa, i miei sacerdoti e le mie religiose. Obbedisco loro ciecamente perché Cristo, nostro Signore, mi diede quest’ordine, quando mi concedette di ritornare.
Nella mia esperienza di adorazione del Santissimo io, miserabile serva, ho trovato i diletti, la pace e l’amore, anticipo di Paradiso.
Prima di parlare male della Chiesa Cattolica, fratelli vi invito tutti a conoscerla, a sperimentare l’adorazione eucaristica. Chi visita quotidianamente Gesù sacramentato, infatti, non sarà mai confuso perché Lui stesso imprimerà dentro le sue creatura in adorazione l’amore e la gratitudine per la Santa Madre Chiesa Cattolica.
Vi amo nell’amore di Cristo Gesù.
Gloria Polo

Libri consigliati

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Il piano della Boldrini per la grande invasione

Dalla presentazione del servizio “Il piano della Boldrini per la grande invasione” andato in onda nel programma la Gabbia su La7:

“Io sono Nessuno e voglio ringraziare di cuore Laura Boldrini, perché ha finalmente svelato che cosa si nasconde dietro la retorica buonista sull’immigrazione. Perché la Boldrini ci tiene tanto che l’Europa accolga i migranti? Lo ha spiegato pochi giorni fa. È andata in visita a Palermo e ha spiegato che l’integrazione degli stranieri è la cosa più bella del mondo”.

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Le promesse di Gesù agli adoratori del Santissimo Sacramento

Dagli scritti di Catalina Rivas:

Gesù mi disse:
“Io prometto all’Anima che, con frequenza, viene a visitarMi in questo Sacramento dell’Amore, di riceverla amorevolmente, insieme a tutti i Beati e agli Angeli del Cielo; che ogni sua visita sarà scritta nel Libro della sua Vita e le concederò: Continua a leggere Le promesse di Gesù agli adoratori del Santissimo Sacramento