Introduzione
Mentre al Senato della Repubblica si discute il disegno di legge 1552 che vorrebbe aumentare la pressione venatoria, modificando la legge dell’ 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio, l’associazione “Rispetto per tutti gli animali” ha indetto un Referendum abrogativo contro la caccia.
Cosa dice la Chiesa Cattolica nel suo Catechismo
La Chiesa non è contraria alla caccia. Ha dato ai cacciatori un loro patrono: Sant’Uberto. Ma nell’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica (1993) e piú precisamente nel contesto della trattazione del VII Comandamento: “Non rubare”, la Chiesa insegna anche che il settimo comandamento esige il rispetto dell’integrità della creazione. Gli animali sono creature di Dio. Egli le circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono dunque loro benignità (cfr. CCC, n. 2416). Sebbene gli animali, come anche le piante e gli esseri inanimati, sono naturalmente destinati al bene comune dell’umanità passata, presente e futura (cfr. CCC, n. 2415), e la Chiesa quindi non sia contraria all’uso degli animali per scopi alimentari o per confezionare indumenti (cfr. CCC, n. 2417), la Chiesa è contraria a far soffrire inutilmente gli animali e a disporre indiscriminatamente della loro vita (cfr. CCC, n. 2418). Ciò sarebbe anche contrario alla dignità umana.
Ecco perché, come ha fatto scrivere dalla Segreteria di Stato Vaticana papa Leone XIV, quella della caccia è per la Chiesa una questione di grande rilevanza sociale e morale.
Il papa non ha preso posizione in merito al decreto legge 1552 e al Referendum abrogativo, come è prassi della Santa Sede rispetto alle tematiche legislative degli Stati, ma nei suoi insegnamenti di rispetto e tutela del creato, dono incomparabile di Dio, appellano i cattòlici italiani a fare il pròprio dovere.
Per cui segui i link che ho inserito in questo mio breve artícolo per informarti e, se vuoi, firma i quesiti referendari.
Testimonianza mistica
Come chicca finale, riporto un brano tratto dall’Evangelo come mi è stato rivelato di Maria Valtorta, nel quale si vede la delicatezza di Maria Vergine per un agnellino:
I pastori guardano Gesù come fosse già Dio nella sua gloria. I più giovani poi sono proprio beati, e sembra vogliano stamparsi nella mente ogni particolare di Gesù e di Maria, che si è curvata ad accarezzare degli agnelli venuti a drizzare il musetto, belando, contro i suoi ginocchi.
«Ce ne era uno, in casa di Elisabetta mia parente, che mi leccava le trecce ogni volta che mi vedeva. Lo chiamavo “amico” perché mi era proprio amico come un fanciullo e appena poteva correva da me. Questo me lo ricorda tutto, con questi occhi di due colori. Non lo uccidete! Anche l’altro fu lasciato vivere per questo suo amore per me».
«È un’agnella, Donna, e la volevamo vendere perché ha gli occhi di due colori e credo che da uno poco ci veda. Ma la terremo se tu vuoi».
«Oh! sì! Già io non vorrei mai che fosse ucciso nessun agnellino… Sono così innocenti e con una voce da bambino che chiama la mamma. Mi parrebbe di uccidere un bambino a uccidere uno di questi».
«Ma allora, Donna, non ci sarebbe più posto per noi sulla terra se vivessero tutti gli agnellini», dice il pastore più anziano.
«Lo so. Ma io penso al loro dolore e a quello delle pecore madri. Piangono tanto quando si levano a loro i figli. Sembrano proprio madri come noi. E io non posso vedere soffrire nessuno, ma ho strazio per una madre straziata. È un dolore diverso da ogni altro, perché a noi si lacerano non solo cuore e cervello per la percossa della morte di un figlio, ma fino le viscere stesse. Noi madri rimaniamo unite col figlio, sempre. Ed è lacerarci tutte il levarcelo».
Non sorride più Maria, ma ha un luccichio di pianto nell’occhio azzurro e guarda il suo Gesù che l’ascolta e la guarda, e gli posa una mano sul braccio, come se temesse che Egli fosse per esserle strappato dal fianco.
(Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 248.4).