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Hantavirus 2026: tra emergenza reale e strategie globali

Il Focolaio di Maggio 2026: cosa sta succedendo

In queste settimane di maggio 2026, l’attenzione sanitaria mondiale si è spostata improvvisamente sui mari del sud. Un focolaio di Hantavirus è scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, portando a decessi e isolamenti forzati. La dinamica del contagio appare quasi paradossale: il “paziente zero” sarebbe un turista olandese che, durante una sosta a Ushuaia (Argentina), ha visitato la discarica municipale per fare birdwatching.

Lì, inalando polvere contaminata da deiezioni di roditori infetti mentre osservava uccelli rari, ha contratto il virus, portandolo inconsapevolmente a bordo. Questo evento ha trasformato un rischio ambientale localizzato in una sfida epidemiologica globale, sia perché il ceppo coinvolto sembra essere la variante Andes, nota per la sua rara capacità di trasmissione interumana, sia perché i passeggeri coinvolti appartenevano a numerose nazionalità diverse, innescando il rischio di una diffusione multicontinentale al loro rientro.

L’ombra di Bill Gates: previsione o regia?

Parallelamente all’emergenza medica, è riemerso con forza il dibattito sulle attività di Bill Gates. Molti osservatori hanno notato una coincidenza temporale sospetta: tra la fine del 2024 e il 2025, la Gates Foundation aveva intensificato i discorsi sulla “prossima pandemia”, puntando il dito proprio sulla fragilità dei trasporti globali e sulla necessità di monitorare le interfacce tra uomo e fauna selvatica, incluse le aree degradate come le discariche.

A fine 2025, sono stati registrati ingenti movimenti finanziari e partnership strategiche. Non si tratta, come spesso si legge superficialmente, di una “patente della cura” intesa come farmaco miracoloso tenuto nel cassetto, ma di qualcosa di più sottile e strutturato: la registrazione di protocolli di sorveglianza e strumenti diagnostici avanzati.

Il business della diagnostica: quando l’analisi diventa mercato

Il nesso cruciale risiede nella trasformazione dell’emergenza in opportunità commerciale. Bill Gates opera come un “abilitatore di mercato”. Ecco come si chiude il cerchio:

  • Investimenti Preventivi: Entro la fine del 2025, la Fondazione ha finanziato lo sviluppo di kit diagnostici rapidi basati su intelligenza artificiale e biologia molecolare.
  • Creazione della Domanda: Attraverso la sensibilizzazione globale sui rischi dei virus zoonotici, si prepara il terreno culturale e politico per l’adozione di queste tecnologie.
  • Applicazione Reale: Quando scoppia il caso della MV Hondius a maggio 2026, l’infrastruttura tecnologica è già pronta. Le aziende partner (come QuidelOrtho o startup medtech collegate) vedono schizzare la richiesta dei loro prodotti, i cui brevetti sono stati blindati proprio nei mesi precedenti.

Il Nesso Economico: Non si vende la cura, si vende il controllo. In un mondo in preda al panico da contagio, chi detiene la “patente” per dire chi è sano e chi è malato controlla di fatto l’accesso ai trasporti, al lavoro e alla vita sociale.

Conclusione: una preparazione mirata

In sintesi, ciò a cui assistiamo nel maggio 2026 non è necessariamente la creazione di un virus, ma una straordinaria preparazione commerciale. La “registrazione” del 2025 non riguardava una medicina, ma l’intera filiera di analisi che oggi, grazie al focolaio della nave da crociera, trova la sua massima e redditizia applicazione. Il confine tra filantropia e business della biosicurezza appare, oggi più che mai, estremamente sottile.

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Disvelamento dei Fenomeni anomali: verità o inganno?

Introduzione

Nel febbraio 2026, un ordine esecutivo firmato dal Presidente Donald Trump ha imposto al Pentagono e alle agenzie di intelligence di accelerare la declassificazione dei documenti relativi ai Fenomeni Anomali Non Identificati (UAP) e a possibili evidenze di vita extraterrestre1. La mossa ha innescato un’ondata di aspettative pubbliche, ma anche di tensione istituzionale, sollevando una domanda sempre più pressante: cosa succederà quando il velo cadrà?2. Mentre il governo americano prepara il terreno sociale e religioso, un parallelo dibattito teologico e profetico sta emergendo con forza, specialmente all’interno della tradizione cattolica, dove alcuni mistici mettono in guardia da un possibile “inganno cosmico”3 .

Il Governo e la Gestione dello “Shock Ontologico”

Parallelamente alla spinta declassificatoria, Washington ha intensificato i contatti con esponenti di diverse fedi, spesso attraverso canali accademici e programmi di studio finanziati (come quelli promossi in collaborazione con istituzioni quali il Center of Theological Inquiry di Princeton4). L’obiettivo dichiarato è duplice: preparare le istituzioni religiose a gestire un eventuale “shock ontologico” e guidare il dibattito teologico su un piano costruttivo, evitando derive sociali o panico collettivo nel momento in cui i documenti saranno resi pubblici5.

Figure pubbliche come il Vicepresidente JD Vance hanno iniziato a discutere apertamente il tema, offrendo una lettura teologica dei fenomeni UAP. In un’intervista al Benny Johnson Show (marzo 2026), Vance ha dichiarato: “Non penso che siano alieni. Penso che siano demoni, comunque”6. Legando la sua interpretazione alla fede cristiana, ha aggiunto che, di fronte a fenomeni “sovranaturali”, la tradizione cattolica insegna a discernere tra forze del bene e del male, avvertendo che “uno dei grandi trucchi del diavolo è convincere le persone che non esista”7. Questa posizione — pur essendo un’opinione personale e non una dottrina ufficiale — riflette un orientamento crescente in alcuni ambienti conservatori americani, dove l’ipotesi extraterrestre “classica” viene progressivamente sostituita da una chiave di lettura spirituale o demonologica8.

In questo quadro, anche la Chiesa cattolica segue l’evolversi della vicenda con attenzione. Nell’aprile 2026, presso la Pontificia Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano – realtà pastorale interna alle mura vaticane, da non confondere con gli organi ufficiali della Santa Sede – si è tenuto un incontro dedicato alla compatibilità tra fede cattolica ed esistenza di altre intelligenze9. L’iniziativa ha ribadito una posizione già espressa in passato da astronomi e teologi vaticani: la dottrina della Creazione non esclude a priori la possibilità di vita altrove, poiché la libertà creativa di Dio non pone limiti alla Sua opera10.

Anche la Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede diretto dal gesuita Padre Richard Anthony D’Souza, mantiene un approccio di apertura scientifica: in diverse dichiarazioni, il direttore ha affermato che eventuali forme di vita intelligente extraterrestre sarebbero da considerare “figli di Dio”, e che la Chiesa valuterebbe con prudenza teologica questioni come la somministrazione dei sacramenti11. La posizione ufficiale, dunque, non è di esclusione, ma di discernimento: distinguere tra dati scientifici, ipotesi speculative e narrazioni mediatiche rimane la priorità12.

Dati reali, narrazione pubblica e il fattore Hollywood

È utile inoltre precisare che, nonostante l’ordine esecutivo di febbraio 2026 abbia accelerato il processo, la spinta verso la trasparenza UAP è un percorso bipartisan che attraversa più amministrazioni, da Obama a Biden, con Trump che ne ha raccolto e potenziato l’impulso13. La domanda “Abbiamo avuto la grande rivelazione?” trova per ora una risposta sobria: non siamo nella fase dello svelamento storico, ma del “teaser istituzionale”, cioè in quella fase di strategia comunicativa adottata da enti governativi o agenzie pubbliche che: “testano” la reazione dell’opinione pubblica prima di eventuali rivelazioni più sostanziali; rilasciano informazioni parziali, documenti redatti o dichiarazioni ambigue su temi sensibili; creano aspettativa pubblica senza fornire prove definitive o conclusioni chiare14.

Questa sovrapposizione tra attesa pubblica, dati parziali e narrazione mediatica rischia di confondere il confine tra informazione, intrattenimento e mitologia ufologica. Un sintomo evidente è l’uscita, prevista per giugno 2026, di Disclosure Day di Steven Spielberg15, costruito proprio sul tema della rivelazione UFO con una campagna marketing aggressiva (“All will be disclosed”). Più che una regia occulta governo-cinema, si tratta di un classico caso di capitalizzazione culturale: Hollywood ha intercettato un immaginario già caldo, alimentato da audizioni al Congresso, whistleblower e declassificazioni parziali16. Il rischio, però, è che la fiction finisca per sovrascrivere la realtà, rendendo ancora più urgente un approccio critico lontano tanto dal fideismo ufologico (“ci stanno dicendo la verità a pezzi”) quanto dallo scetticismo pigro (“sono tutte sciocchezze”).

Da “alieni” a “intelligenze interdimensionali”: un cambio di linguaggio

Nelle recenti audizioni congressionali e nei briefing riservati, il lessico è cambiato in modo significativo. Non si parla più esclusivamente di civiltà biologiche provenienti da pianeti lontani, ma di entità che potrebbero operare in dimensioni parallele o manipolare lo spazio-tempo in modi non ancora compresi dalla fisica contemporanea17. Questa transizione semantica non è solo tecnica: apre scenari teologici complessi. Se l’ipotesi extraterrestre pone questioni sulla creazione e sull’unicità dell’uomo, quella interdimensionale o spirituale riporta il dibattito su un piano metafisico, dove scienza e teologia si intersecano in modo inedito18.

Il governo non ha ancora rilasciato la “prova definitiva”, ma sta chiaramente preparando il tessuto sociale a un possibile annuncio. L’assenza di conferme empiriche immediate è, per molti analisti, una scelta strategica: evitare il vuoto informativo e costruire, passo dopo passo, una cornice culturale e religiosa capace di assorbire la novità senza fratture19.

Le presunte profezie della mistica cattolica: l’avvertimento sull’“inganno cosmico”

Accanto ai tavoli istituzionali e teologici, un filone profetico sta guadagnando visibilità in ambito devozionale. Diversi mistici cattolici contemporanei, le cui presunte rivelazioni private circolano in testi e messaggi, mettono in guardia da quella che definiscono una “falsa disclosure”. Secondo questi testi, ciò che il mondo identifica come “alieni” sarebbe in realtà la manifestazione di entità demoniache (angeli caduti) che, presentandosi come “fratelli maggiori” o salvatori tecnologici, mirerebbero ad allontanare l’umanità dalla fede cristiana.

Tra le voci più citate spicca il colombiano Enoc (morto il 4 novembre 2021), noto per i “Messaggi del Buon Pastore”. Nei suoi messaggi viene detto che gli “extraterrestri” sono già tra noi ma sono in realtà demoni20. Questi hanno dato la tecnologia di distruzione di massa ai governi e preparano la venuta dell’Anticristo, che utilizzerà tecnologie olografiche21 per chiedere adorazione. Anche padre Michel Rodrigue (Canada) inserisce il fenomeno nel quadro escatologico, sostenendo che gli UFO siano manifestazioni di angeli caduti, strumentali alla propaganda dell’Anticristo, il quale si presenterà come guida di una “nuova era cosmica” per distruggere la fede nella divinità di Cristo.

I punti comuni di queste visioni sono quattro:

  • Natura spirituale, non biologica: le entità non sarebbero creature di altri pianeti, ma spiriti maligni che assumono forme fisiche o tecnologiche.
  • Relativismo religioso: cercherebbero di convincere l’umanità che tutte le fedi sono versioni primitive di una “conoscenza cosmica” superiore.
  • Legame con l’Anticristo: la rivelazione aliena sarebbe la “messa in scena” finale per conferire autorità a un leader mondiale (cfr. Apocalisse 13).
  • Uso della tecnologia: alcuni di questi messaggi profetici accennano alla possibilità che fenomeni celesti spettacolari – descritti come ‘falsi segni’ o ‘illusioni’ – possano essere prodotti artificialmente per simulare interventi divini o l’arrivo di presunti salvatori. Questa visione si inserisce nella tradizione escatologica cattolica che avverte contro i “falsi cristi” e i “segni menzogneri” (cfr. Mt 24,24; 2Ts 2,9), senza necessariamente richiamare modelli cospirazionisti contemporanei22.

Tra Fede, Scienza e Profezia: la Sfida del 2026

Il dibattito teologico si divide tra un’apertura cautelativa, rappresentata da alcuni teologi e dall’Osservatorio Vaticano (che non escludono a priori la possibilità scientifica di vita extraterrestre biologica), e una visione più tradizionale, sostenuta da alcuni mistici e teologi conservatori, che nega la creazione di altre intelligenze biologiche in ragione dell’unicità e universalità dell’Incarnazione di Cristo.

Che si tratti di un contatto reale, di un fenomeno interdimensionale o, come temono alcuni, di un inganno spirituale, la “disclosure” del 2026 si configura come uno spartiacque culturale e religioso. La sfida per le istituzioni, per la Chiesa e per i credenti non sarà solo interpretare i dati o decodificare i linguaggi, ma preservare la coesione sociale e la fedeltà ai propri principi fondanti in un mondo che potrebbe, da un giorno all’altro, non essere più come lo conoscevamo. Mentre i file iniziano a essere declassificati, la preparazione del cuore e della mente rimane, per molti, la vera frontiera da attraversare.


Note

  1. Executive Order on UAP Transparency, Casa Bianca, feb. 2026; quadro normativo di riferimento: National Defense Authorization Act 2024, Sez. 1684-1686. ↩︎
  2. Congressional Research Service, “UAP Disclosure: Legal, Intelligence, and Public Communication Implications”, 2025. ↩︎
  3. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi sulla Chiesa e le Rivelazioni Private, 2023; analisi teologica: J. Corcoran, Faith and the Cosmos, Gregorian University Press, 2024. ↩︎
  4. Princeton CTI, Project on Theology and Extraterrestrial Intelligence, 2023-2025; NASA-funded interdisciplinary dialogues on astrotheology, 2024. ↩︎
  5. ODNI, Annual Report on Unidentified Anomalous Phenomena, 2025; sociologia della religione: P. Berger, The Sacred Canopy, ried. 2024, cap. 7. ↩︎
  6. Benny Johnson Show, Epis. 842, 12 mar. 2026. ↩︎
  7. Ibid.; riferimento teologico: Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 391-395, 2850. ↩︎
  8. Pew Research Center, Religious Attitudes Toward UAP and Cosmology, 2025; analisi: M. Heiser, The Demons Are Not Alien, Lexham Press, 2024; Luis Elizondo, Imminent: Inside the Pentagon’s Hunt for UFOs, William Morrow, New York, 2024. Luis Elizondo è l’ex responsabile del Programma di Identificazione delle Minacce Aerospaziali Avanzate (AATIP), che operava all’interno del Pentagono. ↩︎
  9. Parrocchia Sant’Anna dei Palafrenieri, Comunicato Pastorale, apr. 2026; contesto istituzionale: Direttorio Pastorale per le Attività nelle Diocesi, CEI/Vaticano, 2023. ↩︎
  10. Pontificia Accademia delle Scienze, Proceedings on Astrobiology and Theology, 2024; intervista: P. Guy Consolmagno SJ, Vatican Media, 2023. ↩︎
  11. P. R.A. D’Souza SJ, intervista a L’Osservatore Romano, 14 ott. 2025; dichiarazione pubblica al Congresso di Astrofisica Teologica, Roma, nov. 2025. ↩︎
  12. Pontificia Specola Vaticana, Nota Scientifica su UAP e Discernimento Ecclesiale, 2025; riferimento magisteriale: Fides et Ratio, nn. 43-48. ↩︎
  13. UAP Disclosure Act of 2023, Pub. L. 118-31; Intelligence Authorization Act 2024; analisi comparata: Brookings Institution, The Bip Politics of UAP Transparency, 2025. ↩︎
  14. M. Castells, The Rise of the Network Society, ried. 2024, cap. 4; analisi ODNI su Controlled Disclosure Strategies, 2025. ↩︎
  15. Universal Pictures, Press Release Disclosure Day, gen. 2026; “Hollywood Capitalizes on UAP Cultural Moment”, in Variety, feb. 2026. ↩︎
  16. J. Olmsted, The UFO Conspiracy and Popular Culture, Oxford UP, 2025; dati Nielsen su trend mediatici UAP, 2024-2026. ↩︎
  17. Trascrizioni audizioni Senate UAP Subcommittee, 2024-2025; dichiarazioni testimoni: C. Fravor, D. Grusch, J. Graves; analisi fisica: Physical Review Letters, “Anomalous Propulsion Metrics in UAP Reports”, 2025. ↩︎
  18. Pontificia Università Gregoriana, Theology of Non-Human Intelligences, Atti del Convegno 2024; rivista Theological Studies, vol. 85, n. 2. ↩︎
  19. RAND Corporation, Social Preparedness for Anomalous Phenomena Disclosure, 2025; studio sociologico: A. Giddens, Modernity and Self-Identity, ried. 2024, cap. 3. ↩︎
  20. Cfr. Enoch, Mensajes del Buen Pastor, 25/7/2011; 18/10/2011; 28/12/2011; 7/2/2012; 8/6/2012; 23/11/2012; 3/6/2013; 20/04/2014; 13/7/2017 ecc. ↩︎
  21. Cfr. Enoch, Mensajes del Buen Pastor, 5/6/2012. ↩︎
  22. Vedi per esempio il cosiddetto “Progetto Blue Beam” di cui parlò il giornalista Serge Monast nel suo libro omonimo (1994). In questo libro Monast sosteneva che la NASA, con l’aiuto delle Nazioni Unite, stesse tentando di instaurare una religione New Age con l’Anticristo a capo, avviando un Nuovo Ordine Mondiale tramite una “Seconda Venuta di Cristo” simulata tecnologicamente.
    La teoria descrive un piano in quattro fasi che includerebbe: (1) la creazione di terremoti artificiali per scavare siti archeologici falsi; (2) proiezioni olografiche spaziali per simulare apparizioni religiose; (3) comunicazioni telepatiche elettroni. ↩︎

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Kinesiologia e antropologia cristiana: un discernimento necessario

Introduzione

Il rapporto tra la kinesiologia e l’antropologia cristiana è un tema sempre più rilevante, poiché alcune pratiche contemporanee attingono a visioni del mondo che divergono dalla dottrina cattolica. Questo articolo non intende condannare in blocco le discipline che studiano il movimento umano, ma offrire criteri di discernimento alla luce della Rivelazione e del Magistero, distinguendo tra ciò che è legittima cura del corpo e ciò che veicola un quadro antropologico incompatibile con la fede. Per procedere con chiarezza, partiamo dalle definizioni.

Che cos’è la kinesiologia e quali sono i suoi campi di applicazione?

Il termine kinesiologia deriva dal greco kinesis (movimento) e logos (studio). In ambito scientifico, indica la disciplina che studia il movimento umano sotto il profilo biomeccanico, anatomico, fisiologico e neurologico. È una scienza riconosciuta e costituisce il fondamento della fisioterapia, della medicina dello sport, della riabilitazione posturale e dell’ergonomia.

Accanto a questa accezione accademica, dal secondo dopoguerra si sono diffuse correnti di kinesiologia applicata o olistica, nate in ambito chiropratico e nel settore del benessere alternativo. Queste branche utilizzano il test muscolare manuale (una procedura che valuta la resistenza di un muscolo a una pressione esterna) non solo per misurare forza o tono, ma come strumento diagnostico o riequilibrante, spesso integrandolo con concetti mutuati dalla medicina tradizionale cinese o da modelli psicosomatici non convenzionali.

I principali ambiti odierni si possono distinguere così:

  • Kinesiologia scientifica e riabilitativa: studio del movimento e recupero funzionale. Pienamente integrata nella medicina basata su evidenze, non solleva questioni antropologiche o spirituali.
  • Kinesiologia applicata (Applied Kinesiology): nata negli anni ’60 in ambito chiropratico, utilizza il test muscolare per valutare presunti squilibri strutturali, nutrizionali o emotivi. Non è riconosciuta come pratica diagnostica dalla medicina ufficiale e manca di robusta validazione clinica.
  • Kinesiologia educativa e del benessere: include pratiche come il Brain Gym o il Touch for Health, che propongono esercizi per apprendimento, gestione dello stress e “bilanciamento energetico”. Diffuse in contesti olistici e pedagogici alternativi.
  • Kinesiologia psicoterapeutica o emozionale: correnti come il Codice delle Emozioni (B. Nelson) usano il test muscolare per individuare e “rilasciare” presunte emozioni intrappolate, attribuendo al corpo una funzione di accesso al subconscio. Tali approcci non sono riconosciuti dalla psicologia clinica accademica né rientrano nelle linee guida internazionali per i disturbi emotivi o traumatici.

È fondamentale operare una netta distinzione. La kinesiologia come scienza del movimento è pienamente coerente con la cura responsabile del corpo che la Chiesa promuove. Le analisi critiche che seguiranno riguardano invece specificamente le correnti alternative e psicoterapiche, che introducono modelli energetici, divinatori o sincretici. Il discernimento cristiano non investe la tecnica in sé, ma valuta il quadro filosofico e antropologico che la sostiene.

Il nodo antropologico: energia, corpo e guarigione

La visione della Medicina Tradizionale Cinese (MTC)

Nella cultura cinese classica, l’essere umano è concepito come microcosmo inserito in un macrocosmo ordinato dal Tao (la Via), principio impersonale di armonia universale. La vita è animata dal Qi (o Chi), un soffio vitale che circola attraverso meridiani e organi, mantenendo l’equilibrio dinamico tra Yin e Yang. Questi ultimi non sono categorie morali (bene/male), ma principi complementari e interdipendenti (ricettività/attività, oscurità/luce, terra/cielo). La salute è intesa come libero fluire del Qi; la malattia come ostruzione o squilibrio di questo flusso. L’uomo partecipa dell’energia cosmica attraverso pratiche di armonizzazione (agopuntura, qi gong, dieta, meditazione). Questa visione è olistica (considera la persona come un tutto indivisibile) e correlativa (tende a una rete di interdipendenze sistemiche tra uomo, natura e cosmo), ma di tipo impersonale e funzionale: non si tratta di un incontro tra persone libere, ma di corrispondenze regolate da leggi cosmiche.

Cosa veicola la kinesiologia alternativa


Al di là delle origini culturali, la kinesiologia applicata e le sue derivazioni psicoterapiche non sono mere tecniche neutre. Veicolano strutturalmente una specifica antropologia e cosmologia:

  • Un principio vitale impersonale (il Chi/“energia sottile”) che sostituisce il dono personale della vita da parte del Creatore.
  • Una visione tendenzialmente monista (tutto è un’unica realtà indifferenziata) o panteistica (il divino coincide con l’energia cosmica), che sfuma la distinzione ontologica tra Creatore e creatura.
  • Una concezione meccanica della guarigione, dove il disagio è ridotto a blocco energetico da “ripristinare”, svuotando la libertà personale, la responsabilità morale e il senso redentivo della sofferenza.
  • Un accesso alla verità interiore mediato da protocolli tecnici (test muscolare) che tendono a sostituire il discernimento razionale e spirituale con una risposta corporea automatizzata.

Questi elementi, presenti sia nelle versioni ispirate alla MTC sia in quelle rielaborate in Occidente, configurano un quadro antropologico sostanzialmente incompatibile con il cristianesimo. La fede, infatti, afferma la creazione personale, la distinzione tra Dio e l’uomo, la dignità della libertà e la grazia come incontro vivo, non come flusso da sbloccare.

Antropologia cristiana: unità, libertà e grazia

La Chiesa riconosce elementi di verità e sapienza nelle tradizioni culturali (cf. Nostra Aetate 2), ma propone una visione della persona radicalmente diversa:

  • Unità sostanziale: L’uomo è un’unità inscindibile di corpo e anima spirituale, creata a immagine di Dio (CCC 362-365). Non è un nodo di energie interdipendenti col cosmo, ma una persona chiamata alla relazione libera con il Creatore.
  • Peccato e psicosomatica: Il peccato mortale, rompendo la comunione con Dio, porta la morte dell’anima (CCC 1861). La tradizione cristiana e la moderna psiconeuroimmunologia (scienza che studia le interazioni tra sistema nervoso, immunitario e psiche) convergono nel riconoscere che il senso di colpa (distinto dal senso del peccato) non elaborata, risentimento cronico e passioni disordinate possono logorare la salute fisica nel tempo (vedere qui). La vera guarigione richiede conversione, perdono e riconciliazione.
  • Grazia santificante e malattia: La grazia non è un “flusso energetico”, ma il dono gratuito della vita divina che ristabilisce l’amicizia con Dio e guarisce l’anima. Quando l’Amore di Dio agisce nell’uomo, la trasformazione interiore è certa, anche se la malattia fisica può persistere. La fede non promette l’assenza di dolore, ma la possibilità di viverlo uniti a Cristo, trasformandolo in via di santificazione (cf. 2Cor 12,7-9; Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris).
  • Libertà e relazione: Mentre il modello energetico tende a una visione meccanica (“sbloccare il flusso”), la visione cristiana pone al centro la libertà della persona, la responsabilità morale e la cura come incontro relazionale, non come tecnica di autogestione.

Il confronto, dunque, non è tra “energia” e “grazia” come fluidi alternativi, ma tra due antropologie: una che vede l’uomo come sistema energetico da armonizzare, l’altra che lo vede come persona chiamata all’amore, alla verità e alla comunione con Dio.

Il corpo come “oracolo”: discernere l’uso del test muscolare

Il test muscolare viene talvolta presentato non solo come strumento di valutazione funzionale, ma come mezzo per accedere a una “intelligenza innata” o al subconscio, capace di fornire risposte su verità personali o scelte esistenziali.

Dal punto di vista cristiano, questa prassi può scivolare verso forme di divinazione o superstizione, definite dal Magistero come il tentativo di svelare il futuro o verità nascoste ricorrendo a potenze occulte o a strumenti non razionali, rinunciando alla fiducia nella Provvidenza e al discernimento illuminato dalla fede (CCC 2115-2117). Quando il test è usato per domande che trascendono la sfera fisica (es. “Qual è la mia missione?” o “Questa persona è dannosa per me?”), sostituisce il cammino razionale, spirituale e relazionale con una risposta corporea automatizzata. La Chiesa invita a non affidare a oracoli muscolari ciò che richiede ascolto, preghiera, accompagnamento e, quando necessario, percorsi terapeutici validati.

Kinesiologia e psicoterapia: criteri per un approccio cristiano

Negli ultimi decenni, molte scuole psicoterapeutiche hanno riscoperto il ruolo del corpo nella cura delle ferite traumatiche. Approcci come la Somatic Experiencing (elaborazione del trauma attraverso le sensazioni corporee), la Sensorimotor Psychotherapy o l’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione tramite movimenti oculari) riconoscono che il trauma si “iscrive” nel corpo e che la guarigione richiede di integrare dimensione corporea, cognitiva ed emotiva.

La Chiesa non ha nulla in contrario, in linea di principio, verso una psicoterapia che valorizzi l’unità corpo-anima. Il problema non è l’attenzione al corpo, ma il quadro teorico che sostiene la tecnica. Ecco i criteri per discernere:

Elemento✅ Legittimo in psicoterapia cattolica❌ Problematico / Incompatibile
Concezione del corpoParte costitutiva della persona, sede di memoria e affetti; merita ascolto e rispetto.Sistema energetico manipolabile, ridotto a “campo vibrazionale” o “frequenza”.
Ruolo delle emozioniMovimenti dell’anima sensibile, da accogliere, nominare e integrare nella libertà e nella grazia.“Energie intrappolate” da rilasciare meccanicamente, senza coinvolgimento della libertà.
Metodo di accessoTecniche validate che aiutano a elaborare il trauma in un quadro relazionale e cognitivo.Test muscolare usato come oracolo per interrogare il subconscio o diagnosticare cause occulte.
Obiettivo della curaLibertà interiore, riconciliazione con sé/gli altri/Dio; accettazione del mistero della sofferenza.“Rilascio definitivo” di energie negative; sostituzione della grazia con la tecnica.
Rapporto con la fedePsicoterapia autonoma nel suo ambito, eventualmente integrata con l’accompagnamento spirituale.Tecnica presentata come superiore o alternativa a preghiera, sacramenti o vita ecclesiale.

Uno psicoterapeuta che desidera fedeltà alla visione cristiana dell’uomo può:

  1. Valorizzare approcci corporei scientificamente validati, depurati da riferimenti new age o esoterici.
  2. Distinguere chiaramente i ruoli: lo psicoterapeuta cura le ferite psicologiche; l’accompagnatore spirituale aiuta a discernere l’azione di Dio. I percorsi possono essere paralleli, ma non sovrapposti.
  3. Educare alla “grammatica” cristiana delle emozioni: non nemiche da eliminare, ma doni da educare (CCC 1763-1770); la sofferenza può avere senso espiativo e e redentivo; la guarigione è crescita nella libertà, non solo assenza di sintomi.
  4. Evitare claim assolutistici: non promettere guarigioni “definitive” o “miracolose”, riconoscere i limiti della tecnica e affidare le ferite residue alla grazia.

Per approfondire: P. Timothy Gallagher (Discernimento spirituale e psicologia); P. Jacques Philippe (La guarigione interiore).

Documenti di riferimento e indicazioni pastorali

La Chiesa ha affrontato tematiche affini nel documento Gesù Cristo portatore dell’acqua viva (2003), una riflessione cristiana sul New Age, avvertendo che molte terapie olistiche:

  • Possono indurre una visione riduttiva dell’uomo come entità biologica o energetica, ignorando libertà, coscienza morale e peccato.
  • Possono creare dipendenza da risposte “fisiche” o “energetiche” a problemi che richiedono maturazione morale, spirituale e sacramentale.

A questi si aggiunge la Nota su alcune questioni riguardanti il ministero della guarigione (CDF, 2000), che invita a discernere le pratiche terapeutiche evitando superstizione, magismo o confusione tra ordine naturale e soprannaturale.

In sintesi Il Magistero non vieta le tecniche che coinvolgono il corpo, purché rispettino l’unità della persona e non eccedano la competenza scientifica. La kinesiologia applicata entra in contrasto con l’antropologia cristiana quando:

  • Riduce la persona a un sistema di “energie” manipolabili, svuotando libertà e responsabilità morale.
  • Utilizza il test muscolare come oracolo del subconscio, sconfinando in pratiche divinatorie (CCC 2115-2117).
  • Promette guarigioni “istantanee” o “definitive”, ignorando il senso redentivo della sofferenza in Cristo.
  • Adotta un quadro sincretico o new age che confonde Creatore e creatura, presentando il “Divino” come frequenza da sintonizzare.
  • Applica protocolli non validati a minori, esponendoli a pratiche pastorali irresponsabili.

Il credente – e a maggior ragione l’operatore della salute mentale – è chiamato a un discernimento maturo: distinguere tra legittima cura del corpo e della psiche (dono di Dio e frutto della scienza) e ciò che si presenta impropriamente come via di autoredenzione. La psicologia può accompagnare l’elaborazione del trauma; solo Cristo redime il cuore. I sacramenti, la preghiera e la vita nella Chiesa non sono tecniche da sostituire, ma relazioni vive in cui la grazia opera con libertà.

Chi cerca guarigione non deve affidarsi a oracoli muscolari o a promesse di rilasci energetici, ma camminare con pazienza verso Colui che è medico delle anime e dei corpi, e che fa “tutte le cose nuove” (Ap 21,5).

Fonti Magisteriali

  • Pontificio Consiglio della Cultura & Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (2003). Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Riflessione cristiana sul “New Age”. LEV.
  • Congregazione per la Dottrina della Fede (2000). Nota su alcune questioni riguardanti il ministero della guarigione.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica: nn. 362-368; 1500-1505; 1763-1782; 1854-1864; 1997-2005; 2115-2117; 2288-2291.
  • Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes 14; Nostra Aetate 2.
  • Congregazione per la Dottrina della Fede, Orationis Formas (1989); Dominus Iesus (2000), nn. 1, 6, 14-15.
  • Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris (1984).
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La “fessura verticale”: le esperienze di premorte come apertura alla trascendenza nella società dell’immanenza

Introduzione

In un’epoca dominata dal carattere sociale dell’immanenza, dove il narcisismo e il soluzionismo tecnologico sembrano aver sigillato ogni apertura verso l’Oltre, le esperienze di premorte (EPM) riemergono come una potente “fessura verticale”. Questo saggio esplora, attraverso un’analisi sociologica e fenomenologica, come i pilastri della cultura contemporanea — dal performatismo all’accelerazionismo — abbiano trasformato la ricerca del sacro in una “trascendenza orizzontale” finalizzata al consumo e alla prestazione. Vedremo come le testimonianze di chi ha vissuto un’EPM rappresentino oggi una breccia capace di infrangere la struttura del mondo “chiuso” e restituire all’individuo-progetto la sua originaria dimensione di senso.

L’uomo occidentale contemporaneo

Dal punto di vista della psicologia sociale, dell’antropologia culturale e della sociologia dei processi economici, l’uomo occidentale contemporaneo non è semplicemente un edonista ma è un “atleta del piacere” costantemente impegnato a monitorare le proprie performance, a esibirle per ottenere consenso e a ottimizzare ogni secondo della propria vita, vivendo nel terrore di restare escluso (FOMO – Fear of Missing Out) dal flusso incessante di informazioni e stimoli.

I cinque pilastri fondamentali del carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo

Il Carattere Sociale, secondo il concetto coniato dallo psicanalista Erich Fromm (1964), è il nucleo della struttura caratteriale comune alla maggior parte dei membri di una cultura; non è solo un insieme di idee, ma è la “forma” che la psiche assume per funzionare all’interno di un determinato sistema economico e sociale. Ebbene, i pilastri fondamentali del Carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo sono:

  1. narcisismo[1],
  2. performatismo[2],
  3. accelerazionismo[3]
  4. presentismo[4],
  5. soluzionismo[5].

Se l’edonismo riguarda il “cosa” proviamo (il piacere), il narcisismo riguarda il “chi” vede quel piacere. Christopher Lasch descrisse la “cultura del narcisismo” già decenni fa (1979), ma oggi è diventata sistemica. L’individuo non cerca solo soddisfazione, ma validazione esterna. L’identità non è più un dato interiore, ma una performance costante sui social media. La vita pubblica è diventata una vetrina dove il “Sé” è trattato come un brand da promuovere. Questo porta a una fragilità strutturale: l’autostima dipende dall’algoritmo e dal consenso altrui.

Come teorizzato dal filosofo e sociologo Byung-Chul Han (2012), siamo passati dalla “società disciplinare” (fatta di obblighi e divieti) alla “società della prestazione” (performatismo). Il motto non è più “Tu devi”, ma “Tu puoi”. Questa apparente libertà nasconde una forma di auto-sfruttamento volontario. L’individuo si sente in colpa se non è produttivo, se non si “ottimizza” costantemente (biohacking, formazione continua, fitness estremo). Il risultato è un aumento patologico di depressione e burnout, visti come il fallimento di un soggetto che non riesce a stare al passo con le proprie aspettative di successo.

L’antropologia contemporanea osserva una mutazione nel nostro rapporto con il tempo. Viviamo in un eterno presente. La memoria storica si accorcia e la progettualità a lungo termine svanisce. Tutto deve essere istantaneo. Questo annulla la capacità di tollerare la frustrazione o l’attesa. Se l’edonismo vuole il piacere, il presentismo lo vuole adesso. Questa contrazione del tempo è alimentata dall’accelerazionismo tecnologico: un sistema che, per autosostenersi, deve aumentare costantemente la velocità di produzione, consumo e comunicazione. Non è solo una scelta individuale, ma un imperativo sistemico che travolge i ritmi biologici e psichici dell’uomo. In questa corsa perpetua, l’altro smette di essere un volto da accogliere e diventa un oggetto da consumare rapidamente o, peggio, un intralcio alla nostra efficienza individuale. Quando si corre, la pazienza necessaria per costruire relazioni solide si esaurisce; questo riduce la profondità dei legami sociali, che diventano “liquidi” (Bauman, 2000) e facilmente sostituibili.

Sotto la spinta di questa accelerazione frenetica, la mentalità moderna tende a credere che ogni aspetto dell’esperienza umana sia un problema tecnico da risolvere. Si approda così al soluzionismo: la logica dell’ingegneria applicata alle emozioni, alle relazioni e alla politica. Se c’è un malessere, deve esserci un’app, un farmaco o un protocollo per eliminarlo. Questo porta alla perdita del senso del “tragico” e del mistero. Nella visione classica o religiosa, il “tragico” è la consapevolezza che la vita umana comporta limiti insuperabili: la vecchiaia, il lutto, il fallimento e, infine, la morte. Questi non sono “errori”, ma fanno parte della struttura stessa dell’essere uomo. Oggi, se soffriamo, pensiamo che sia perché non abbiamo ancora trovato la pillola giusta, l’app corretta o il protocollo medico definitivo. Il dolore viene “patologizzato”: non è più un’occasione di riflessione o di crescita interiore, ma un malfunzionamento che la scienza deve riparare. Se la morte è solo un “problema tecnico” non ancora risolto (come sostengono alcuni transumanisti), l’uomo perde la capacità di dare un senso al limite. Il mistero non è qualcosa che non sappiamo ancora, ma qualcosa che, per sua natura, supera la nostra ragione. È l’eccedenza della vita. Il soluzionismo riduce il mistero a un enigma. Un enigma è un segreto di cui non abbiamo ancora la chiave, ma che prima o poi risolveremo con più dati o più calcoli. In questa visione, non c’è spazio per il sacro o per l’ineffabile, perché tutto ciò che esiste deve essere misurabile, spiegabile e controllabile. Tutto, allora, diventa “piatto”. Se non c’è mistero, non c’è stupore; se non c’è stupore, non c’è spazio per Dio o per una dimensione che vada oltre la “cornice immanente”.

La trascendenza nella cultura contemporanea

In questa nostra cultura occidentale contemporanea dominata da narcisismo, performatismo, accelerazionismo, presentismo e soluzionismo tecnologico si è data una mutazione antropologica profonda che ha generato una diversa percezione della trascendenza. Nelle masse occidentali, si assiste a quello che i sociologi definiscono il passaggio dalla “trascendenza verticale” (verso Dio o l’Assoluto) alla “trascendenza orizzontale” o “immanente”.

Nella cultura narcisistica si assiste alla “sacralizzazione del sé”: l’oggetto della venerazione si è spostato da Dio all’io. La trascendenza, un tempo slancio verso l’Oltre, viene ora ricercata esclusivamente nell’espansione dei confini del proprio corpo o della propria mente. Pratiche millenarie come lo yoga o la mindfulness[6], nate originariamente come vie di spogliamento e distacco dall’ego, sono ora vie per potenziare l’ego affinché sia più performante. Non vengono più vissute come aperture al Mistero, ma vengono ridotte a mera tecnica di riduzione dello stress o a protocollo di ottimizzazione psicofisica. Il legittimo desiderio di “stare meglio con se stessi” viene così distorto in una forma di manutenzione tecnica: la mindfulness si trasforma spesso in McMindfulness, “pienezza mentale fast food”, uno strumento soluzionista funzionale all’accelerazionismo, volto a rendere l’individuo più resiliente e produttivo all’interno della “cornice immanente”, privandolo della sua originaria apertura al trascendente, mentre lo yoga rischia di ridursi a una ginnastica estetica finalizzata al potenziamento del “Sé-brand”. In questo scenario, la trascendenza è degradata ad auto-aiuto: non è più un’uscita da sé per incontrare l’Altro, ma un ripiegamento su di sé per funzionare meglio. Il corpo diventa così l’ultimo tempio; la cura maniacale dell’estetica, del biohacking e della longevità rappresenta l’estremo tentativo di trascendere, per via tecnica e non grazia, il limite umano per eccellenza: la morte e il decadimento fisico.

Il bisogno di appartenenza a qualcosa di ‘più grande’ non scompare, ma viene canalizzato in surrogati orizzontali. La politica, l’attivismo, il tifo o le ‘fanbase’ digitali offrono un’esperienza di effervescenza collettiva che mima l’estasi del rito religioso, ma senza richiederne la metanoia: si ottiene il brivido dell’appartenenza senza il sacrificio della conversione. In queste dinamiche, l’individuo sperimenta una trascendenza illusoria che, invece di elevarlo, lo massifica. Queste attività, pur legittime, smarriscono la loro funzione di ‘servizio’ alla vita umana perché cessano di essere ordinate a una trascendenza verticale. Non sono più scale verso l’Eterno, ma camere dell’eco dove l’io cerca conferme invece di verità, trasformando l’impegno civile o sociale in una forma di idolatria immanente.

L’edonismo di massa trasforma il consumo in un’esperienza quasi mistica. I grandi brand (Apple, Tesla, brand di lusso) non vendono oggetti, ma “mondi di significato”. L’acquisto diventa un rito di iniziazione; il possesso dell’oggetto promette una trasfigurazione della propria condizione sociale ed esistenziale. Il viaggio “esperienziale” verso luoghi esotici o eventi spettacolari (concerti, festival) è la ricerca di un momento di estasi che rompa la monotonia del quotidiano performante.

Esiste una parte delle masse che ripone la speranza di trascendenza nella tecnica. Il transumanesimo è la forma più estrema di questa mentalità. È la fede che la tecnologia permetterà di trascendere i limiti biologici, scaricando la coscienza in un supporto digitale o sconfiggendo la vecchiaia. Qui la trascendenza è delegata alla macchina.

Se nel Medioevo, dunque, l’uomo era un viator (un pellegrino verso l’Assoluto) e nell’Illuminismo era un soggetto razionale, oggi è definito come un individuo-progetto: un essere autosufficiente che deve continuamente “costruirsi”, “vendersi” e “godere”. Il narcisismo e il performantismo definiscono l’essenza di questo nuovo uomo.

Riprendendo il pensiero del filosofo Charles Taylor (2009), questi pilastri costituiscono l’impalcatura di un mondo vissuto come “chiuso” verso l’alto. È una struttura mentale che rende la trascendenza verticale non necessariamente “falsa”, ma irrilevante o invisibile per la massa. L’accelerazionismo, il presentismo e il soluzionismo agiscono come una sorta di soffitto basso che impedisce allo sguardo di alzarsi verso il fine ultimo vero (l’Escaton), focalizzandolo invece sul funzionamento immediato della macchina biologica e sociale.

In termini sociologici, questi pilastri sono le “credenze operative” che permettono al sistema economico attuale di riprodurre sé stesso. Il mercato non ha bisogno di anime contemplative, ma di soggetti ansiosi di prestazione e bramosi di gratificazione istantanea. In questo senso, tutti e cinque i pilastri fondamentali del Carattere Sociale dell’uomo occidentale contemporaneo su menzionati sostengono una liturgia laica quotidiana fatta di scrolling, acquisti, monitoraggio di dati biometrici e ricerca di approvazione sociale.

Nonostante questi surrogati, la psicologia clinica osserva che questa trascendenza orizzontale spesso non placa il “senso di vuoto”. Poiché tutto è finalizzato al consumo o alla prestazione, manca la dimensione del senso ultimo. La trascendenza delle masse oggi è spesso un’evasione temporanea piuttosto che un’ascensione permanente, portando a quella che Gilles Lipovetsky (2004) definisce “l’ipermodernità”: un mondo dove siamo liberati dai “vecchi” dogmi, ma prigionieri di un’ansia costante di rinnovamento.

Le esperienze di premorte

Proprio in questo orizzonte apparentemente sigillato, emerge con forza una realtà di confine che sfida i paradigmi del soluzionismo tecnico: il fenomeno delle esperienze di premorte (EPM). Esse si configurano come vissuti di straordinaria lucidità riportati da individui sopravvissuti a una morte clinica momentanea o a stati di coma profondo, agendo come una fessura rivelatrice nel tessuto del presente. Queste esperienze, che investono direttamente milioni di persone in tutto il mondo e ne raggiungono indirettamente centinaia di milioni attraverso una vastissima letteratura di settore, offrono all’uomo contemporaneo l’opportunità di riappropriarsi di una trascendenza verticale, capace di valicare i confini del tempo terreno, di restituire lo sguardo alla dimensione dell’Eterno creando la condizione necessaria perché l’uomo torni a parlare la lingua dello spirito, rendendo nuovamente udibile quell’annuncio d’Amore che è al cuore della rivelazione cristiana.

Fenomenologia

L’esperienza di premorte (EPM) è un’esperienza spontanea soggettiva di un vissuto intenso e profondo, in condizioni di crisi vitale grave con pericolo di vita. Le condizioni in cui si verificano le EPM sono: a) arresto cardiaco; b) politraumi di diversa origine (folgorazione, cadute in montagna, annegamento, terremoti, incidenti stradali ecc.); c) trauma cranico; d) stati di shock (anafilattico, cardiogeno, emorragico, ipovolemico, settico); e) embolia polmonare; f) anestesia generale; g) il tentato suicidio. Sono associate ad alterazioni dello stato di coscienza e, apparentemente, alla sua completa abolizione (come nel caso dell’arresto cardiaco, del coma o dell’anestesia generale) anche se in realtà viene testimoniato uno speciale stato di consapevolezza accompagnato da percezioni e sensazioni interne.

Nonostante la loro frequenza sia relativamente elevata, fino agli anni settanta del secolo scorso tali esperienze erano pressoché sconosciute nella letteratura scientifica internazionale; a partire da quegli anni si è destato un crescente interesse, che ha portato all’acquisizione di una consistente mole di dati e di conoscenze, tali da rendere oggi le EPM un fenomeno clinico certo, con una chiara epidemiologia e fenomenologia. L’incidenza di EPM è relativamente alta, non inferiore al 10-18% dei pazienti in condizioni critiche, per cui le EPM sono tutt’altro che fatti sporadici e non studiabili con il metodo scientifico. Ciò che ha maggiormente stimolato la ricerca sulle EPM è l’universalità di questi vissuti. Infatti, indipendentemente dalla causa che provoca la crisi vitale grave e nonostante l’estrema eterogeneità dei soggetti, sono state rilevate delle costanti nei contenuti delle EPM.

La International Association for Near-Death Studies (IANDS) evidenzia nove caratteristiche comuni alle EPM:

  1. emozioni intense, prevalentemente positive ma in alcuni casi negative (paura, orrore, senso di perdita);
  2. Esperienza extra corporea (EEC);
  3. movimento attraverso l’oscurità, talvolta verso una luce indescrivibile;
  4. senso di essere altrove, in un paesaggio che può sembrare un mondo spirituale;
  5. pensiero e osservazioni incredibilmente rapidi e acuti;
  6. incontro con persone care defunte, talvolta con figure sacre (giudici, Gesù, un santo) o con esseri sconosciuti, con i quali la comunicazione è mentale;
  7. esame della vita;
  8. in alcuni casi, un flusso di conoscenza circa la vita e la natura dell’universo;
  9. talvolta la decisione di tornare nel corpo.

Come mette in luce la lista dello IANDS, alcuni racconti di EPM contengono esperienze o sensazioni angoscianti, come paura, incontro con diavoli, visione e sperimentazione dell’inferno e dei suoi tormenti. Le prime ricerche, come anche le successive che le hanno seguite, non hanno tenuto in debito conto questi elementi, ma è necessario qui rilevarli. È vero che molti soggetti che hanno vissuto una EPM raccontano che la loro esperienza è stata dominata da sensazioni piacevoli come pace, gioia e beatitudine, ma è altrettanto vero che, seppur meno frequentemente, alcuni soggetti raccontano che la loro esperienza è stata dominata da sensazioni angoscianti ed emozionalmente dolorose come paura, terrore, orrore, rabbia, solitudine, isolamento, colpevolezza.

Greyson e Bush (1996), esaminando cinquanta racconti di EPM dolorose (nella letteratura internazionale: dNDE), hanno intravisto la possibilità di suddividere queste esperienze in tre tipologie:

– Il tipo più comune include le stesse caratteristiche delle EPM piacevoli − come la EEC e il rapido attraversamento di un tunnel o di un vuoto in direzione di una luce − ma solitamente i soggetti sono spaventati a causa del fatto che percepiscono la situazione che stanno vivendo come fuori dal loro controllo.

– Il secondo tipo, meno comune, include un’acuta coscienza di «non esistenza» o di essere completamente soli per sempre in un vuoto assoluto. Qualche volta la persona si sente totalmente convinta che il «mondo reale» − compreso lui stesso − non è mai esistito.

– Il terzo e più raro tipo comprende un immaginario infernale come: un brutto paesaggio che ispira un cattivo presentimento, esseri infernali, rumori forti e fastidiosi, animali feroci e altri esseri estremamente sofferenti. Solo raramente alcuni soggetti si sentono personalmente tormentati.

La dottoressa Barbara Rommer (2000) vi aggiunge un quarto tipo, il più raro di tutti, nel quale il soggetto si sente giudicato negativamente da una Potenza Superiore durante la visione panoramica della propria vita (life review) − nella quale il soggetto rivede e rivive ogni momento della propria vita.

I diversi studi hanno rilevato che il gruppo dei soggetti che hanno vissuto una EPM dolorosa è caratterizzato da una estrema eterogeneità. Sono sia uomini che donne, di qualsiasi livello culturale, orientamento sessuale, credenza spirituale, appartenenza religiosa. Inoltre, le EPM di alcuni soggetti contengono sia elementi dolorosi che piacevoli e tra i soggetti che hanno vissuto EPM multiple, alcuni hanno avuto prima una esperienza piacevole e poi una dolorosa, o viceversa.

L’incidenza delle EPM dolorose è stimata intorno all’1% e al 25% della totalità delle EPM esaminate ma è probabile che possa essere più alta, perché i soggetti che hanno vissuto una EPM dolorosa potrebbero avere delle ragioni inconsce e consce per evitare di parlarne:

  • una possibile ragione della sottovalutazione del fenomeno potrebbe essere il meccanismo psichico della «rimozione», nel quale le esperienze traumatiche sono relegate nell’inconscio.
  • Un’altra ragione potrebbero essere la speranza che il ricordo dell’esperienza possa andarsene evitando di parlarne.
  • Anche il voler evitare di rivivere l’angoscia, che riaffiorerebbe nel raccontare l’esperienza, potrebbe indurre il soggetto a non parlarne,
  • come il provare vergogna per avere sperimentato sentimenti angoscianti durante una EPM mentre molte altre persone hanno vissuto una esperienza piacevole.
  • Infine, anche il timore che gli altri potrebbero giudicarlo «cattivo» o «matto» potrebbe inibire il soggetto.

Per le suddette ragioni, l’esatta frequenza delle EPM dolorose non è attualmente conosciuta.

Ipotesi interpretative delle EPM

Del fenomeno EPM sono state avanzate diverse ipotesi interpretative di natura psicologica, fisiologica o neurofisiologica. Tali ipotesi, per la cui presentazione rimando al mio libro Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza di Gloria Polo e le esperienze di premorte, sono di notevole interesse, ma allo stato attuale rimangono solo ipotesi senza alcuna dimostrazione, né possono spiegare in modo soddisfacente il loro impatto psicologico ed esistenziale su chi le vive in prima persona, impatto che si traduce spesso nell’elaborazione positiva di una nuova visione del mondo e dello stile di vita. Ognuna di queste ipotesi può spiegare «solo una parte» di tutta la complessa fenomenologia delle EPM ma non la globalità del fenomeno. Accettare le ipotesi interpretative suddette equivarrebbe perciò ad accettare una diagnosi che, ignorando la totalità dei sintomi presenti, si basasse su uno solo di essi.

La presenza nelle EPM, però, di percezioni visive, uditive, cinestetiche e olfattive, la cui veridicità in molti casi è suffragata da prove testimoniali, ci spinge a rivedere il modo in cui la coscienza e il cervello si relazionano tra loro (Pim Van Lommel, 2010), superando l’ossimorico dogma scientifico che identifica la coscienza nel cervello, e a formulare una nuova e più esaustiva ipotesi interpretativa delle EPM: l’ipotesi trascendentale o spirituale,  secondo la quale le EPM sono un «indizio» dell’esistenza dell’anima e della sua immortalità, di una vita oltre la vita e di una realtà spirituale trascendente.

Conclusioni

Se il mondo moderno soffre di una “chiusura orizzontale”, l’EPM si pone come una “fessura verticale” improvvisa e non programmata. Nella cultura del Sé-brand, l’individuo è prigioniero della propria immagine. L’EPM opera un ribaltamento radicale. Uno degli elementi costanti delle EPM è il life review (it.: revisione della vita). Il soggetto vede la propria vita non attraverso il successo o la performance (criteri mondani), ma attraverso l’impatto d’amore prodotto sugli altri. In un mondo che idolatra l’ego, l’EPM costringe l’anima a vedersi con gli occhi di Dio, dove l’unico valore è la relazione. In questa prospettiva, anche le EPM dolorose caratterizzate dal vuoto o dall’angoscia restituiscono all’uomo la consapevolezza della possibile tragica conclusione di un’esistenza vissuta senza amare. Il “disturbo” che tali vissuti arrecano alla nostra mentalità soluzionista agisce come una pedagogia necessaria: il vuoto non è una fine, ma il grido di una natura fatta per la comunione che attende di essere colmata.

L’Occidente non è necessariamente ateo, ma vive etsi Deus non daretur (it.: come se Dio non ci fosse). La trascendenza è dimenticata perché non è “utile” alla produzione. L’EPM porta il soggetto a sperimentare una coscienza lucida fuori dal corpo. In un’epoca che riconosce solo ciò che è misurabile, questo fenomeno che sfida le leggi della neurobiologia materialista ridesta il senso del mistero e dell’esistenza dell’anima e della sua sopravvivenza alla morte del corpo. Smascherando l’illusione dell’autosufficienza tecnica, l’EPM prepara il terreno all’annuncio cristiano, rendendo nuovamente udibile la promessa di un Amore che non è solo un sentimento, ma la struttura stessa della realtà.

Abbiamo detto che la massa vive in un eterno presente per fuggire l’angoscia della fine. L’EPM trasforma radicalmente il rapporto con il tempo e la morte. Chi torna da una EPM quasi sempre perde il timore della morte e acquisisce una speranza escatologica incrollabile. È una forma di “anticipazione escatologica” nella quale alcuni “assaggiano” la luce per diventare testimoni della speranza in una società depressa e nichilista. È il passaggio dal Chronos (tempo che divora) al Kairos (momento opportuno della grazia) che apre all’eternità. La società liquida produce solitudine. L’EPM è quasi sempre descritta come un’esperienza di accoglienza, luce e amore incondizionato, che ricorda all’uomo la sua vocazione trinitaria (Hans Urs von Balthasar, 1963). Non siamo fatti per l’autonomia assoluta del narcisista, ma per la comunione. Il “ritorno” del soggetto dall’EPM è spesso accompagnato da un desiderio ardente di servire il prossimo.

Per approfondire il tema delle esperienze di premorte qui appena accennato e in modo particolare per leggere il mio contributo originale alla comprensione del problema dell’eterogeneità religiosa delle esperienze di premorte di grado trascendentale, consiglio la lettura del mio studio Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di premorte (eBook). Inoltre consiglio la lettura dell’esperienza di premorte multipla della dott.sa Gloria Polo: Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo (Seconda edizione).

Bibliografia

  • Bauman, Zygmunt, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002 (ed. orig. 2000).
  • Fromm, Erich, Il cuore dell’uomo, Carocci, Roma, 2022 (ed. orig. 1964).
  • Han, Byung-Chul, La società della stanchezza, Nottetempo, Roma, 2012.
  • Lasch, Christopher, La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano, 1981 (ed. orig. 1979).
  • Lipovetsky, Gilles, Ipermodernità. Dopo la società dei consumi, Datanews, Roma, 2006 (ed. orig. 2004).
  • Patrizi, Flaviano, Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di premorte, (eBook), Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2016.
  • Polo, Gloria con Patrizi, Flaviano, Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, 2a ed., Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2021.
  • Taylor, Charles, L’età secolare, Feltrinelli, Milano, 2009.
  • Van Lommel, Pim, Consciousness Beyond Life: The Science of the Near-Death Experience, HarperOne, New York, 2010.
  • Von Balthasar, Hans Urs, Solo l’amore è credibile, Borla, Milano, 1991 (ed. orig. 1963).
  • Greyson, Bruce e Evans Bush, Nancy, “Distressing near-death experiences”, in Lee Worth Bailey, The near-death experience: A reader, Routledge, New York, 1996.
  • Rommer, Barbara R., Blessing in disguise: Another side of the Neardeath Experience, Llewellyn Publications, Woodbury (MN), 2000.

Note

[1] Sebbene il termine nasca nella psicoanalisi con Freud, è Christopher Lasch nel suo saggio del 1979, La cultura del narcisismo, a trasformarlo in una categoria sociologica. Egli descrive non una patologia individuale, ma un tratto collettivo: l’individuo moderno, privo di radici e di futuro, si ripiega su se stesso cercando gratificazioni immediate e l’approvazione altrui.

[2] Coniato nei primi anni 2000, il termine nasce per descrivere il superamento del postmodernismo. In sociologia, viene adottato per indicare la “dittatura della performance”: l’idea che l’identità sia valida solo se “messa in scena” e misurata tramite risultati concreti. Si raccorda direttamente con la società della prestazione di Byung-Chul Han.

[3] Anche se i concetti base risalgono a Nick Land e agli anni ’90, il termine è stato coniato da Benjamin Noys nel 2010 per descrivere (originariamente in senso critico) la tendenza del capitalismo a velocizzare i processi tecnologici e sociali oltre la capacità di adattamento umana. Nel contesto di questo articolo, si sposa perfettamente con l’idea di una società che “corre” verso il nulla, impedendo la riflessione spirituale.

[4] Lo storico francese François Hartog ha formalizzato il termine nel 2003 nel suo saggio Regimi di storicità. Hartog descrive il presentismo come una condizione in cui l’orizzonte del futuro è scomparso (percepito come minaccioso o inesistente) e il passato è ridotto a mero consumo museale.

[5] Introdotto nel 2013 nel libro To Save Everything, Click Here. Evgeny Morozov definisce il soluzionismo come l’ideologia che interpreta ogni aspetto dell’esistenza come un “problema” con una “soluzione tecnica” ottimale. È il pilastro che nega il mistero e il tragico, cercando di “risolvere” persino la finitudine umana.

[6] Il termine mindfulness definisce una pratica di meditazione derivata dal buddismo (sati), centrata sulla consapevolezza del momento presente.

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Europa sotto pressione: il grido d’allarme della convivenza impossibile

Negli ultimi mesi l’Europa è stata attraversata da una serie di disordini legati — in modo diretto o indiretto — a gruppi provenienti dalle comunità islamiche sunnite presenti sul territorio. In molte città, dalle periferie francesi ai quartieri sensibili del Belgio, fino ai recenti episodi di violenza in Germania e nei Paesi scandinavi — luoghi che hanno in comune una presenza musulmana sunnita numericamente forte e culturalmente coesa — si sono manifestate tensioni sociali che non possono essere liquidate come “casi isolati”.

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L’Europa senza radici: perché la convivenza con l’Islam diventa sempre più difficile

L’Europa vive una crisi che non è sociale, né politica, né economica.
La crisi è spirituale e antropologica.
Finché questo punto non viene riconosciuto, tutto il resto — integrazione, sicurezza, convivenza — diventa un teatro di menzogne.

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Messa nera del Satanic Grotto

La messa nera, a cui aveva accennato Gloria Polo nel suo audio-messaggio del 17 marzo 2025 e per la quale aveva chiesto di intensificare la preghiera del Rosario, si è svolta oggi 28 marzo 2025 alle 11:00, ora locale, sul piazzale esterno lato sud del Campidoglio di Topeka, Kansas (USA), mentre in Italia erano le 17:00.

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La lúcida follia suicidària e omicida del guerrafondàio Macron e le sue possíbili conseguenze

A poche ore dalla conferma del trasferimento di truppe francesi in terra ucraina a sostegno del regime di Kiev, mi risuonano nella mente le parole che il ministro degli Èsteri ungherese, Peter Szijjártó, pose a commento di ciò che fino ad oggi era solo una ipòtesi della lúcida follia suicidària e omicida del guerrafondàio Macron:

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Discorso di Vladimir Putin del 16 marzo 2022

Il 16 marzo 2022 il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nella riunione in videoconferenza riguardante le misure di sostegno socio-economico alle regioni (russe) ha tenuto un discorso di apertura nella cui prima parte ha affrontato il problema della guerra in Ucraina e del coinvolgimento statunitense ed europeo. Ne presentiamo una nostra traduzione dal russo originale, che sarà estremamente útile per tutti quegli italiani che desíderano formarsi un’opinione sulle ragioni di Putin, ragioni non mediate, o mèglio deformate, dai media mainstream occidentali.

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¿Chi è il cattivo nella guerra rússo-ucraína: la Rússia di Putin o la NATO?

Forse ad alcuni sembrerebbe corretto confrontare la Rússia di Putin, piuttosto che con la NATO, con l’Ucraina di Volodymyr Zelens’kyj” visto che il conflitto di cui scrivo in questo mio articolo è quello rússo-ucraíno. Ho però déliberataménte escluso il presidente dell’Ucraina e l’Ucraina dal confronto con Putin perché è evidente che lo scontro si svolge sí in territorio ucraino, ma i paesi implicati sono quelli dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (OTAN o NATO). L’Ucraina non avrebbe creato le condizioni per un conflitto con la Rússia se alle sue spalle non avesse le mire espànsionístiche della NATO e i soldi dei suoi paesi membri, specialmente quelli di USA e Canada.

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Discorso di Vladimir Putin del 24 febbraio 2022

Riportiamo qui sotto la traduzione integrale del discorso di Vladimir Putin, trasmesso dalla televisione russa quando in Italia erano le 03:50 di oggi 24 febbraio 2022. Nel discorso Putin annuncia l’operazione militare speciale in difesa della regione del Donbass in cui si trovano le due repubbliche popolari di Donetsk (Dnr) e Lugansk (Lnr) che hanno richiesto l’intervento russo per porre fine al massacro della popolazione della regione operato dalle forze militari ucraine ormai da otto anni.

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Pizzagate: lo scandalo americano che ha aperto gli occhi del mondo sugli orrori pedo-satanici delle élite progressiste americane?

Introduzione

Del Pizzagate si è scritto tantissimo. Basta digitare il termine in un motore di ricerca o su Youtube per rendersene conto. La stragrande maggioranza delle informazioni in lingua italiana classificano il Pizzagate tra le teorie del complotto o della cospirazione riguardanti la politica interna americana. In parte condivido questo giudizio, perché il Pizzagate, come tutte le teorie del complotto, si basa su ipotesi e congetture nonché sull’oscurità dei fatti in oggetto e delle relazioni tra di essi; pertanto risulta estremamente difficile provare e verificare tali avvenimenti. Si badi bene, però, che il non poter provare in tribunale un crimine non rende inesistente il crimine stesso.

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Matteo Renzi e l’adozione per le còppie gay

La richiesta di firma di una petizione, giúntami per Wathsapp e indirizzata a Matteo Renzi, mirante a sapere dall’ex Primo Ministro della Repubblica Italiana se sia o meno d’accordo con l’apertura all’adozione delle còppie gay del Ministro Èlena Bonetti, Continua a leggere Matteo Renzi e l’adozione per le còppie gay

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La càusa immanente della dilagante idelogia di gènere [prima parte]

Introduzione

Molti cristiani intuíscono che nella promulgazione di alcune nuove leggi che hanno a che fare con un nuovo concetto di famíglia, con la comprensione della natura del matrimonio, la genitorialità, l’orientamento sessuale e di gènere, l’educazione, etc., c’è qualcosa di perverso, di ingiusto per definizione e di contràrio alla natura umana, ma confacente ad una nuova antropologia che da orígine ad un nuovo umanésimo anti-cristiano. Nonostante l’evidente comun denominatore dell’ideologia di gènere, che accomuna queste leggi, e l’intuizione che una tale ideologia non possa èssersi imposta a livello globale in modo spontàneo ― come se fosse il normale sviluppo dell’umanità ―, e identificando giustamente in Sàtana la causa trascendente di questo fenòmeno culturale, valoriale e di conseguenza giurídico, non comprendono tuttavia quale possa essere la sua càusa immanente. Non sanno cioè quale gruppo di potere diriga da dietro le quinte questo sfacelo.

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Elezioni europee. Patroni di Europa, pregate per noi

Il 18 maggio 2019 Matteo Salvini ha tenuto un comizio politico in vista delle elezioni europee 2019 in piazza Duomo a Milano. Dopo aver esposto sinteticamente il lavoro che la Lega si impegna a svolgere in Europa ha così concluso:

«Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a san Benedetto da Norcia, a santa Brigida di Svezia, a santa Caterina da Siena, ai santi Cirillo e Metodio, a santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. Affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli. E io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al Cuore Immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria»[1].

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Morte prenatale e sepoltura: cosa prevede la legge

L’associazione Ciao Lapo Onlus ha sviluppato nel 2008 e aggiornato nell’ottobre 2017 un documento esemplificativo per gli ospedali ed i consultori con la speranza di fare chiarezza sulle leggi che regolano la sepoltura in caso morte prenatale e di poter favorire il passaggio corretto di informazioni tra le istituzioni italiane preposte e gli aventi diritto (la donna, la coppia, i loro rappresentanti).

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Ragazza bruciata viva: breve analisi di una notizia falsa

Da qualche giorno gira nelle reti sociali un video di una ragazza bruciata viva. Il messaggio allegato al video riporta che la ragazza ― o la bambina, a seconda delle versioni ―, indù del Madhya Pradesh (India), è stata bruciata perché aveva partecipato a un incontro di preghiera in una chiesa cristiana. Il messaggio continua esortando a inoltrare il video con relativo messaggio affinché tutto il mondo possa comprendere il vero volto dell’induismo e invitando a pregare perché la libertà religiosa sia riconosciuta da tutti i popoli e nessuno strumentalizzi la religione per giustificare questi crimini. Continua a leggere Ragazza bruciata viva: breve analisi di una notizia falsa

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Le vere radici dell’immigrazione africana

A continuazione del mio artíolo L’aborto porterà l’Itàlia all’auto-aborto sociale ― nel quale denunciavo la puerile e falsa accoglienza degli immigrati, tanto sbandierata da chi non vuole il bene comune né degli europei, né dei migranti ― propongo una video-intervista pubblicata da Byoblu dal titolo “L’Africa può risorgere”. In essa Mohamed Konare, leader del movimento Pànafricanísta, spiega i motivi stòrici degli attuali flussi migratori e denúncia la résponsabilità della Frància. Sì, pròprio di quella Frància che nella persona del suo presidente Emmanuel Macron vuole fare crédere di èssere la paladina degli immigrati nascondendo la verità.

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Il piano della Boldrini per la grande invasione

Dalla presentazione del servizio “Il piano della Boldrini per la grande invasione” andato in onda nel programma la Gabbia su La7:

“Io sono Nessuno e voglio ringraziare di cuore Laura Boldrini, perché ha finalmente svelato che cosa si nasconde dietro la retorica buonista sull’immigrazione. Perché la Boldrini ci tiene tanto che l’Europa accolga i migranti? Lo ha spiegato pochi giorni fa. È andata in visita a Palermo e ha spiegato che l’integrazione degli stranieri è la cosa più bella del mondo”.

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