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Corpus Domini

Maria Valtorta, I Quadernetti, 4 giugno 1953

Maria Ss.:

«Troppo poco mi si ricorda in questa Festa alla quale io sono tanto congiunta, perché, se io non fossi stata, non avreste avuto il Corpo del Verbo Divino Gesù Cristo, Signore, Re, Redentore e Salvatore vostro in eterno. I mari non potrebbero essere se l’acqua non fosse. Il firmamento non brillerebbe se non ci fossero gli astri. La terra non darebbe frutto se non ci fossero semi. Ma più ancora l’Eucarestia, che si moltiplica infinitamente da secoli e millenni, non ci sarebbe se io non avessi generato Gesù.

Vorrei che mi si rappresentasse come mi ti mostro ora. Col mio Immacolato Cuore splendente di luce paradisiaca nel quale appare l’Ostia Ss., con entro raffigurato il Divin Pargolo, e sotto la scritta:

Dal Sangue e dal Cuore
Verginal di Maria
il dono supremo d’Amore:
Gesù-Eucarestia».

La Madonna stava seduta su un trono luminosissimo, vestita di lino candidissimo, con le mani che, alzate verso le spalle, tenevano socchiuso il manto di un azzurro delicatissimo che le velava anche il capo. Al centro del petto appariva il suo Cuore tra raggi splendissimi con visibile, come fosse stato quel Cuore un ciborio di cristallo, l’Ostia grande e, in essa, con luce d’oro, il bel visino di Gesù Infante.

Maria Valtorta, Il Libro di Azaria, 20 giugno 1946

Parla Azaria:

«Vieni, sali, perché più che meditazione questa spiegazione sarà contemplazione e adorazione, e sarà immedesimazione col nostro pensiero angelico che differisce molto dalle usuali spiegazioni del mistero. E vi differisce sin dall’Introito. Ascolta.

Si dice che il fior del frumento e il miele con cui l’Introito richiama alle dolcezze eucaristiche siano detti a ricordo della Manna: il pane piovuto dal cielo, simile a rugiada e a seme di coriandolo e dal sapore di fior di farina con miele, simbolo dell’Eucarestia, dato al popolo ebreo.

Ma io, io, angelo, voglio che tu sappia ciò che noi pensiamo guardando il Figlio e la Madre: il Figlio divenuto Pane, e la Madre, beata, che voi, cibandovi di Lui, di Lei anche vi cibate. Perché, oh! veramente è così! Perché voi di che vi nutrite, se non del Pane che è il Figlio di Maria, da Lei, Purissima e dolcissima, formato Uomo col meglio di Sé Stessa: col suo sangue vergine, col suo latte di Madre Vergine, col suo amore di Sposa Vergine?

Sì. Dio vi nutre col puro fiore del frumento. L’intatta spiga, nata in terreno eletto, nell’Orto chiuso di Dio, maturata nell’ardore del Sole Dio, si è fatta farina, fior di farina per darvi il Pane Gesù.

Si è fatta fior di farina. Non è un modo di dire! Per vostro amore, per amor degli uomini, si è immolata, si è ridotta in polvere fra le mole dell’ubbidienza e del dolore, Lei, l’Intatta che non le nozze, non il Parto e non la Morte, hanno potuto incidere, violare, o ridurre in polvere come ogni mortale. Solo l’amore. Esso l’ha consegnata alla macina in cui la Corredentrice è divenuta, da spiga, fior di frumento…

Il Figlio ha detto: “Se il granello non muore non diviene spiga futura”. Quale mortale più di Maria: la non moritura, ha saputo morire a sé stessa, ai suoi affetti, per darvi il Pane di Vita? Colei che non conobbe la morte, ha gustato tutte le morti delle rinunce per darvi il frutto opimo del Salvatore e del Redentore.

E poi, come Madre, ve lo ha cresciuto col meglio di Sé, col suo Latte verginale, perciò ancora col suo sangue che dava moto al Cuore che pulsava per Dio solo, col suo sangue divenuto materno amore. Ve lo ha cresciuto col suo calore, con le sue cure, con tutto il miele tratto dalla rupe intatta, alta contro il Cielo, baciata dal SoleDio, e infine ve lo ha dato a mangiare, insaporito non solo dal miele del suo amore, ma anche dal sale del suo pianto.

Oh! Santa! Santa Madre e Nutrice del Genere Umano! Granaio eletto! Giardino colmo di fiori e api d’oro! Orto chiuso e fonte soave!

Veramente il Pane vero è Gesù, ma è ancor Maria, è ancor Colei che ha della Parola fatto un Uomo per darlo agli uomini, a redenzione e nutrimento. Sapienza, Vita, Forza è questo Pane.

Ma ancor è Purezza, Grazia, Umiltà. Perché se questo Pane è Gesù, questo pane è ancor Maria che ha fatto Gesù col fiore del suo corpo e col miele del suo Cuore. Pane che ricorda la Passione divina, Pane che ricorda il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù Cristo, ma Pane che, per aiutarvi ad esser degni di fruire della Redenzione, che è la Consumazione dell’Agnello sull’Altare della Croce deve pure ricordarvi la Deipara che quel Pane formò nel suo Seno.

Ora quale è quel fedele che fa oltraggio al suo Signore? E quale quel suddito che fa offesa al suo Re? E quale quel discepolo che beffeggia il suo Maestro? E quale quel figlio che offende sua Madre? É il fedele, il suddito, il discepolo, il figlio peccatore, duro di cuore, degno di castigo. Quello che da sé stesso si crea la condanna, le condanne anzi. Perché nel tempo è la perdita dell’aiuto di Gesù e Maria, nell’eternità è la perdita del possesso di Dio.

Eppure molti, dimentichi dell’ammonimento di Paolo, vanno alla Mensa Santa senza “provare sé stessi” e mangiano di quel Pane, si abbeverano di quel Sangue, con l’anima impura, e Pane e Sangue, che sono Redenzione, condanna diventano, essendo sacrílegaménte ricevuti dal peccatore.

Non per questo Egli, il Divino, si è fatto Uomo e si è dato. Ma affinché l’uomo diventi dio. Non si è fatto Pane per darvi morte, ma per darvi Vita. Folle d’amore, dopo avervi salvati e redenti, volle vivere in voi, crocifissori, e farvi dèi, perché l’amore sublime ha di questi sublimi paradossi. Da Dio si fece Uomo, e gli uomini lo uccisero, ed Egli, degli uomini, volle fare degli dei. E dei vi fa con l’Eucarestia che, bene ricevuta, vi transustanzia in Lui, come dice Paolo: “Non vivo io, ma vive Cristo in me”.

Morituri eterni morituri, perché la colpa di origine tiene in voi sempre attive le tossine di morte, e ad ogni momento potete perire, nonostante la Grazia che il Redentore vi ha resa con l’immolazione sua e coi Sacramenti, da Lui creati e vivificati coi suoi meriti  voi potete combattere la morte con la Vita; con l’Eucarestia.

Egli lo ha detto: “Se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno”. E ancora: “Io sono venuto perché abbiano la Vita e l’abbiano con sovrabbondanza. Per questo do la mia vita…”.

Ma guai a quelli che scientemente fanno del Pane del Cielo la loro condanna, il tossico che uccide, usando del Sacramento più sublime con sacrilega maniera. E male anche a chi ne limita la potenza trasformatrice ricevendolo con indifferenza e con tiepidezza, senza verace volontà di trasformarsi, in Dio e con l’aiuto di Dio, per essere sempre più degni di riceverlo.

Vita eucaristica: vita di fusione. La Comunione non cessa quando uscite dalla Chiesa o quando le Specie si sono consumate in voi. Essa “vive”. Non più materialmente. Ma pure vive, con i suoi frutti, con i suoi ardori, con la coabitazione, anzi con l’inabitazione di Cristo in Voi, con la vostra fruttificazione in Cristo, perché “il tralcio che resta unito alla vite porta frutto”, e “Coloro che restano in Me e nei quali lo rimango, costoro portano molto frutto”.

Vita eucaristica: vita d’amore. E per quello che l’Eucarestia, memoriale d’amore, e d’amore sorgente e fornace, trasmette in chi la riceve  ― ed è innegabile che là dove è buona volontà, anche se la creatura è debole e informe, si vede che l’Eucarestia porta aumento di formazione, irrobustimento di volontà, trasformazione del sentimento da tiepido in ardente, del desiderio da debole in forte, dell’ubbidienza al precetto di comunicarsi nelle Feste a fame di farlo ogni giorno ―  e per quello che l’anima vi mette di suo, sempre più aiutata dalla grazia del Sacramento.

L’Eucarestia tiene presente il Cristo in tutte le sue operazioni di Cristo. La sua incarnazione: l’Eucarestia è una perpetua Incarnazione del Cristo. La sua vita nascosta: il Tabernacolo è una continua casa di Nazareth. La sua vita di operaio: Gesù Eucarestia è l’artefice instancabile che lavora le anime. La sua missione di Sacerdote presso chi muore o chi soffre: come presso il letto di Giuseppe morente e presso tutti quelli che a Lui andavano per essere consolati, così ora Gesù è là per consolare, consigliare, fortificare, domandare, come ai due di Emmaus: “perché siete così tristi?” e rimanere con voi, Amico e Cireneo, mentre si fa sera e il giorno declina, mentre si consuma la via della Croce e l’estrema immolazione. Egli è là come quando evangelizzava le turbe e diceva: “Ho pietà di questo popolo. Diamogli del pane acciò non perisca per via”, e come allora vi evangelizza nelle virtù della carità, dell’umiltà, della pazienza, della mitezza. Agnello, più che mai Agnello che non apre la sua bocca davanti a quelli che lo percuotono, Egli, nel suo silenzio esteriore, vi parla con i torrenti di scintille divine che escono dall’Ostia Ss. in cui la sua Divinità si annichila e vi dice: “Siate miei imitatori nella generosità, nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia”. E, come dalla sera del Giovedì all’ora di Nona, vi insegna ad essere redentori…

Maria, una volta ti ho detto che Gesù Cristo é “il compendio dell’amore dei Tre”. Ora ti dico che l’Eucarestia “è il compendio dell’amore di Gesù in cui è già il compendio del Trino Amore Perfetto”. E questo tutto ti dica. Gesù Eucarestia vi insegna a parlare e a tacere, a operare e a contemplare, a soffrire e umiliarvi, e soprattutto ad amare, amare, amare. Lo Spirito Santo dà i lumi per comprendere. Ma il Verbo incarnato e divenuto Eucarestia dà i fuochi per parlare e convertire per la carità, che è quella che abbatte le eresie, sana i cuori, li fa dotti di Dio e a Dio li guida. E dà gli ardori per essere martiri. Dalle labbra della creatura eucaristica fluisce la Sapienza, perché vita eucaristica è anche vita di Sapienza, e dal suo cuore esce l’eroismo, perché l’Eucarestia comunica Cristo, l’Eroe Ss. e perfettissimo. E vita eucaristica è vita apostolica, perché Gesù dentro di voi, in apostoli vi muta, e mai è disgiunto, dal grado di vita eucaristica raggiunta, il grado di apostolo più o meno potente.

E infine, vita eucaristica è vita deificata dalla Carne e Sangue, Anima e Divinità di Gesù che scende in voi, a fare in voi dimora. Dite “sacri” i vasi eucaristici, sacri i tabernacoli, sacro tutto ciò che tocca il Ss. Sacramento. Ma non è che un contenere o un essere toccato. Azione perciò esteriore. Eppure imprime un carattere sacro all’oggetto che ha la sorte di contenere o di toccare l’Eucarestia perché la S. Ostia è il Corpo del Signore Gesù. Ma allora che diverrà il vostro corpo nel cui intimo scende il Corpo Ss. e si annulla nelle Specie, assorbite, come ogni cibo dell’uomo, dai succhi che lo mutano in sangue vostro? Capite? In sangue vostro. Il vostro sangue, di voi che vi cibate della Ss. Eucarestia, contiene non metaforicamente ciò che fu Specie del Corpo Ss., così come lo spirito vostro trattiene la grazia che da questo Corpo completo ― dotato di Carne, Sangue, Anima come quello di ogni uomo, e in più di Divinità essendo il Corpo del Verbo Divino ― si emana. Se il corpo vostro santo dovrebbe essere, perché tempio allo Spirito Santo, che in voi discende e alita, ¿che dovrebbe divenire per essere degno tabernacolo al Dio che viene ad abitarvi ― più: a fondersi a voi, a divenire voi  e, poiché il Maggiore non può essere assorbito dal minore: ad assorbirvi, a farvi divenire Lui, ossia dèi come Egli è Dio ―? Io ve lo dico: dovreste con ogni sforzo imitare la Vergine alla quale il Verbo si unì tanto da farsi Carne della sua carne e Sangue del suo sangue, e ricevere vita da Lei, ubbidendo ai moti del cuore materno, alle leggi vitali materne, per formarsi ed essere Gesù. Il Cristo concepito ubbidì alla Madre. ¡Ma la Madre a che superabbondante purezza portò Sé stessa ― Ella, la già Tutta Pura ― per mettere intorno al Divino un Santo dei Santi ancor più eletto di quello splendente sul Moria! Maria fece di Sé un tabernacolo celeste, un celeste trono onde Dio vivesse ancora in un Cielo, il più a lungo possibile, avanti di soffrire dei contatti del mondo. Gli amanti di Gesù così devono fare. Fare di sé dei recessi di Cielo perché l’Eucarestia in loro viva ancora in un palpitante, adorante Cielo, preservata dai fetori e dalle bestemmie del Mondo. E in questo piccolo Cielo ― nel vostro piccolo Cielo nel quale, se tale è, realmente nulla manca perché nell’Eucarestia sono presenti i Tre, inscindibili anche se Tre sono, formando la sublime Unità che Trinità si chiama, e non è assente la carità di Maria e dei Santi, adorante sempre là dove è il Signore, né assenti sono gli angelici cori coi loro inni che ti portano al Cielo ― sappiate lodare. Non con le parole, ma con l’amore. Sappiate lodare. Non temete di lodare troppo. Gesù Eucaristia merita lodi senza misura perché il suo miracolo di potenza e di amore è superiore ad ogni lode umana.

Io non ti commento, anima mia, la perfetta sequenza del grande e santo Tommaso. Semplice e profonda come tutte le cose che da Dio vengono, essa si fa intendere da sé. Questo però ti dico: che Tommaso, l’innamorato dell’Eucarestia, sua Luce e sua Maestra nel comprendere e rendere comprensibili le verità teologiche, mentre la componeva non faceva che ascoltare ciò che dal suo spirito saliva con voce di luce. Ossia Tommaso Aquinate era allora una “voce” che trasmetteva quanto l’Amato Divino diceva, a gioia del suo adoratore.

Ma è sempre così, anima mia. Quando Egli vi parla lo fa per vostra gioia. Quando un “nulla” dice ciò che a malapena possono esprimere gli angeli, è perché Egli parla o dà ad un cittadino dei Cieli di parlarvi, per vostra istruzione e istruzione dei fratelli. É il Buon Pastore che vi conduce ai pascoli fioriti di fiori di verità e di sapienza. É l’Amore che vi satolla e vi dà le parole. Sé Stesso: Parola e Cibo.

Oh! esultiamo! Non c’è, no, non c’è in me, angelo, che esultanza per vedere te nutrita del Celeste Pane e della Divina Parola. Mi accosto, e odo la Parola. Mi accosto, e sento la fragranza del Pane paradisiaco. Hai detto sublime la mia musica iniziale? Ma no. Questa! Questa Voce del mio e tuo Signore che ti parla, questa è la musica che solo una grazia speciale concede di udire senza morire di gioia, o mortali tutti! Questa Parola è quella che ci fa cantare, noi angeli, di gioia grande… E questa si dà per essere data e, come per il Pane Eucaristico, questa Parola è Pane, pane sapienziale che sotto diverse specie, che son parvenze e non sostanze, nasconde cose sublimi. Infatti dettati o visioni sono forme (specie); ma la sostanza è il Verbo che insegna. Si dà, e produce frutti diversi sempre, come l’Eucarestia, a seconda che sia ricevuta da buoni o non buoni. E giusto è che ciò sia perché il Verbo è Eucarestia e Eucarestia è ancora il Verbo sotto diversa forma ma con uguale santità divina. Essendo quindi una sola cosa, uguali sono i doni e frutti che produce: Vita, Sapienza, Santità, Grazia.

Comunione può dirsi la Parola e può dirsi il Pane. Ché la prima è Comunione di DioSpirito allo spirito ed intelletto dell’uomo, e l’altra è Comunione di Dio Carne e Sangue all’uomo tutto, per trasformarlo in Dio per operazione di grazia Ss. e di infinito amore.

Come per la Comunione del Pane Angelico io ti dico anche per la Parola: non riceverla mai indegnamente onde non ti sia “morte”, ma con spirito retto, umile, ubbidiente, tutta amore, di essa e dell’Eucarestia saziati nel tempo per esserne pingue per l’eternità. Perché questi Cibi, che dal Cielo vengono, fra loro si aiutano e si completano, dando la completa ed eterna Vita secondo la promessa del Verbo Gesù: “Chi custodisce le mie parole non vedrà la morte in eterno” e “Chi mangia questo Pane vivrà in eterno”.

Alleluia! Alleluia! Alleluia!!».

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