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Papa Orsini, dai Monti Frumentarî al Banco Alimentare

Il 14 febbràio 2024 è ricorso il 330° anniversàrio del primo Monte Frumentario fondato a Benevento nel 1694 dal grande Pastore e Operatore sociale, il Cardinale Vincenzo Maria Orsini. Uno tra i ben 172 lasciati in diòcesi, quando fu eletto Papa. Inoltre il pròssimo 29 màggio 2024 ricorre il Terzo Centenàrio della elezione a Pontéfice dell’Orsini, col nome di Benedetto XIII.

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Famíglia diventa ciò che sei

La famíglia è il núcleo centrale delle più sígnificatíve relazioni all’interno della struttura sia ecclesiale che sociale.
Cicerone definisce la famíglia “Principium urbis ed quasi seminarium rei pubblicae”, cioè: luogo generativo della vita púbblica e laboratòrio di relazioni sociali.

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Il rapporto tra ètica e política e gli òttimi containers valoriali dei sanniti

Il rapporto tra ètica e política è fondamentale. Il problema è antico ed anche tra noi ce lo trasciniamo ormai da molti anni. Sono intervenuti Platone, Machiavelli e Guicciardini. ¿Può forse la politica avere un’ètica tutta sua, che non scaturisce dalla legge naturale o dal profondo dell’uomo, ma nasce dalla «situazione», dagli interessi del «príncipe» o dalle istanze specífiche dello Stato?

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Madre Elisa Martinez Vangelo incarnato prossimamente beata

Doménica 25 giugno, alle ore 9:00, nel Santuàrio di Santa Maria de Finibus Terrae in Leuca, il Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle càuse dei santi, in rappresentanza del Santo Padre, presiederà la celebrazione di Béatificazióne di Madre Elisa Martinez, fondatrice della congregazione delle “Fíglie di Santa Maria di Lèuca”, nella diòcesi di Ugento – Santa Maria di Leuca in província di Lecce.

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Il beneventano san Giuseppe Moscati antesignano e patrono del 118

Benevento “capitale della santità”

Resto sempre più convinto che la Provvidenza, nei secoli passati come nel presente, assegna a Benevento un ruolo straordinario, strategico e sorprendente. Un rapido viaggio nella memoria della Terra Sannita aiuta a cogliere le ragioni di questo disegno superiore tracciato dalla Provvidenza: Benevento colonia romana, la via Appia, regina delle strade verso l’Oriente, la via Traiana, monumenti prestigiosi che la rendono ancora oggi uno straordinario museo all’aperto, culto di Iside e le sculture egiziane, nuova gloria con la dominazione longobarda, Principato nel 744 con Arechi II, la conversione dei longobardi al cattolicesimo con Teodorata , moglie del duca Romualdo, e San Barbato, la presenza di angioini, aragonesi, barbari e francesi, fino al lungo dominio dello Stato Pontificio, un feeling ben saldo, durato 800 anni, fino al 1860 con l’annessione al Regno d’Italia, la missione impareggiabile svolta dal cardinale Orsini, futuro Benedetto XIII, la Janua Major, il corpo dell’Apostolo San Bartolomeo, il culto della Madonna delle Grazie, la cultura, il Seminario regionale Pio XI, e poi la moltitudine di martiri e testimoni della fede che fanno di Benevento la “capitale della santità “. Benevento è veramente “Terra di santi ” dal vescovo beneventano San Gennaro a San Pio da Pietrelcina.

San Giuseppe Moscati

A Benevento nacque il 25 luglio 1880 il laico San Giuseppe Moscati, clinico di fama internazionale che operò e poi morì a Napoli il 12 aprile 1927, canonizzato al termine del sinodo sui laici il 25 ottobre 1987, testimone mirabile della “nuova alleanza” tra Scienza e Fede, tra medicina e preghiera, tra rigore scientifico e amabile carità espressa persino dal messaggio accanto al cestino posto all’ingresso del suo studio:

“Chi ne ha ne metta, chi non ne ha ne prenda”.

Patrono del 118

Ora, da un anno, il medico santo beneventano, è patrono del sistema di Emergenza Territoriale 118 : “un vero antesignano del 118”, ha affermato Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana sistema 118 (SIS 118), nel suo recente incontro col Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, presso la sede romana della Conferenza Episcopale Italiana. È stata la Santa Sede, nell’aprile 2022, in piena pandemia, a proclamare San Giuseppe Moscati, santo patrono del Sistema di Emergenza Territoriale 118, a coronamento di un iter triennale attivato in seguito ad una iniziativa dello stesso SIS 118, che ha visto la raccolta di 7.000 firme in tutto il territorio nazionale. Il presidente della CEI ha auspicato:

” San Giuseppe Moscati diventi nella vita di tutti i giorni, motivo di ispirazione per tutti gli operatori del Sistema 118, cui va il nostro ringraziamento per il loro operato, che si traduce in rapidità ed efficacia del soccorso “.

Antesignano del 118

San Giuseppe Moscati è considerato antesignano del 118 : per mentalità e stile di vita, era lui ad accorrere tempestivamente, il prima possibile, presso gli ammalati uscendo dall’ospedale degli “incurabili” per soccorrere soprattutto quelli che versavano in condizioni più critiche. Ancora oggi dunque il nostro amato scienziato rimane un faro nella notte per la sanità che versa in condizioni sempre più critiche e in questo particolare momento storico ha sempre più bisogno di intensificare i percorsi di umanizzazione delle cure e non solo a livello nazionale, soprattutto nel settore specifico dell’emergenza sanitaria.

Iniziative lodevoli sotto il patrocinio e in onore di san Giuseppe Moscati

Lo scorso 12 aprile, giorno della memoria liturgica di San Giuseppe Moscati, si è svolto presso la sede romana della CEI e online  la riunione del Tavolo degli Hospice Cattolici dal titolo  “Il Senso della Cura: la Cura del Senso” e presso l’Università Campus Biomedico di Roma si è tenuta una tavola rotonda dal titolo: “Il nostro buon Moscati, Medicina e Santità nella Napoli d’inizio Novecento “, un appuntamento che segue anche l’avvio e la preparazione del centenario della morte di San Giuseppe Moscati (1880-1927). Ci chiediamo: per questo storico evento la “Dormiente del Sannio” si sveglierà? Ce lo auguriamo con tutto il cuore.

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Benevento terra di streghe e di santi

Benevento fu terra di streghe

La leggenda delle streghe si diffuse nel capoluogo sannita durante il regno del Duca longobardo Romualdo negli anni 680-683, quando l’imperatore bizantino Costante teneva in assèdio la città. La saga, antica per tradizione, fu recepita dal pòpolo che, suggestionato, credeva nel suo potere màgico. Romualdo, preoccupato della situazione che peggiorava dràmmaticaménte in città, si consultò con il prete Barbato e questi, di caràttere risoluto, dialogò con Costante che desistette dal suo progetto di conquista, ma pretese che Romualdo e il suo pòpolo si convertíssero al cristianésimo. I longobardi si convertírono. Barbato fu acclamato véscovo di Benevento. Il nuovo Pastore sconfessò ogni forma di superstizione spécie quella degli àlberi ai quali i longobardi appendévano pelli di animali sacrificati, abbattendo l’àlbero sacrílego prescelto come símbolo del culto idolàtrico: il noce.

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L’immàgine della Madonna che allatta

L’immàgine della Madonna che allatta ha orígini nel culto ufficiale dell’età faraònica? La riflessione e chiàrificazióne seguente risponderà alla domanda.

L’ illustre egittologo tedesco H.W. Muller, in “Iris mit dem Horuskinde“, ipotizza che l’immàgine della Madonna che allatta il bambino ha profonde radici nella fede popolare e nel culto ufficiale dell’età faraònica. Questo culto, attraverso il processo di ellénizzazióne ha raggiunto una forza così universale, che la religione cristiana si è vista costretta ad assúmerla nel pròprio linguàggio.

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San Menna eremita di Vitulano, testimone luminoso del comandamento dell’amore

Ho il piàcere di recensire il libro “San Menna eremita solitàrio e cittadino della valle di Vitulano” di padre Doménico Tirone al quale, in quanto vegliardo e prolífico studioso, calza a pennello la perícope del Salmo 92 che rècita:

Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Líbano; piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri del nostro Dio. Nella vecchiàia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi, per annunciare quanto è retto il Signore, mia ròccia: in lui non c’è malvagità (vv 13-16).

e l’affermazione di Gesú:

Per questo lo scriba, divenuto discépolo del regno dei cieli, è símile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Matteo 13,51).

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Inumare o cremare i corpi dei defunti. Il culto dei morti attraversa tutte le civiltà

Cremare il corpo dei defunti

Stamattina sono stato invitato a benedire la casa di una famíglia beneventana perché da un certo tempo vi accàdono episodî incresciosi che túrbano la serenità del riposo notturno con segni inquietanti da parte del “príncipe delle tenebre”. Ho notato con grande meravíglia che nella càmera da letto consèrvano le urne con le cèneri dei genitorî e sono rimasto edificato dall’affetto che i figlî manifèstano, baciàndole e abbracciàndole.

Da alcuni anni si è diffusa anche tra noi la pràtica di incenerire i corpi dei defunti invece che inumarli. ¿È una buona pràtica da incoraggiare? ¿La Chiesa cosa dice in propòsito?

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