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Radiografia di un’anima: Gloria Polo e la pedagogia divina

Una testimonianza ultraterrena per illuminare la crisi educativa e il vuoto della scuola contemporanea italiana

Introduzione

Essendo l’EPM multipla di Gloria Polo non solo un racconto dell’aldilà – così come Gloria lo ha potuto comprendere, ricordare e riportare1 – ma anche una radiografia ontologica della sua vita che mette in luce le conseguenze della sua crisi formativa, per gli educatori cattolici, chiamati dall’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) a servire la verità e la formazione integrale della persona, la sua vicenda può essere letta come un drammatico e luminoso “itinerario pedagogico”. Itinerario che illumina in qualche modo l’attuale crisi dell’itinerario formativo scolastico italiano.

Identità e credibilità di Gloria Polo

Gloria Polo2 è una donna del nostro tempo. Una odontoiatra affermata, immersa nelle dinamiche di una società metropolitana e globale come quella di Bogotá.

Il 5 maggio 1995, un fulmine la colpisce, lasciandola clinicamente morta. Nei tre distinti lassi di tempo in cui il suo cuore rimase fermo – ovvero in seguito alla folgorazione, durante l’intervento chirurgico e nella degenza ospedaliera – Gloria vive una rara esperienza di premorte (EPM). Rara perché multipla, veridica, prima piacevole e poi dolorosa.

L’EPM di Gloria si dà in tre distinti momenti tra essi collegati. Alcune delle sue percezioni visive, uditive e cinestetiche3 avute durante l’esperienza extracorporea, anche a diversi chilometri dal suo corpo giacente esanime, sono state confermate da testimoni4: la figlia confermò di aver sentito l’abbraccio invisibile della madre proprio mentre Gloria la stava abbracciando; la cognata confermò di essere svenuta, come Gloria le avevo visto fare; e infine il marito confermò di avere visto le sembianze spirituali di Gloria salire verso l’alto nella prima fase della sua EPM.

L’esperienza extracorporea di Gloria non è però limitata alla dimensione terrena. Non solo si ritrovò fuori dal suo corpo, nella nostra abituale dimensione terrena, sebbene libera dai limiti del tempo e dello spazio e avvolta da un amore indescrivibile che l’attirava irresistibilmente, ma sperimentò anche una terrificante caduta a capofitto lungo un luogo ultraterreno che l’immaginario cattolico identifica con il purgatorio. Passò per i suoi vari livelli. Incontrò i suoi genitori defunti. Infine vide nel libro della vita tutte le vicende della sua esperienza terrena. Comprese il valore spirituale delle sue libere scelte di azione o omissione alla luce dei Dieci Comandamenti. Rimase esterrefatta nel constatare le smisurate conseguenze delle sue scelte e di essersi auto condannata per esse. Dopo aver chiesto a Gesù di salvarla, ricevette il perdono dei suoi peccati e la missione di testimoniare mille volte mille la sua esperienza ultraterrena.

Anche per queste ultime narrazioni di Gloria circa il suo viaggio in una dimensione ultraterrena abbiamo un autorevole testimone che sostiene la loro credibilità. Anzi abbiamo il piú autorevole: Gesù. Non che sia apparso ad un gruppo di persone per dare la sua testimonianza, ma ha agito miracolosamente secondo la medesima logica che utilizzò un giorno quando era in Terra. Gesù un giorno a Cafarnao perdonò tutti i peccati ad un paralitico. Il paralitico sentiva il perdono divino concessogli. Come lo sente ogni cattolico che si confessa sacramentalmente con vera fede e scaccia con forza dal proprio cuore il patologico senso di colpa, pur conversando il senso del peccato. Ma i farisei astanti dubitavano di questa azione, invisibile ai loro occhi. Per dimostrare di avere il potere reale, efficace ma invisibile all’occhio umano di rimettere i peccati, Gesù allora guarì fisicamente il paralitico. Compì cioè un miracolo di sanazione visibile, tangibile e oggettivamente indubitabile a sostegno del suo potere invisibile. «”Che cosa […] è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? […] Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua”. Ed egli si alzò e andò a casa sua». Ebbene, in Gloria Gesù, perché si potesse credere il suo invisibile viaggio ultraterreno, ha compiuto la miracolosa rivitalizzazione delle sue gambe, per le quali era già stata decisa l’amputazione; la miracolosa ricrescita nottetempo del suo seno, svuotatosi per la folgorazione; e la miracolosa ripresa della funzionalità delle sue gonadi bruciate dal fulmine, ripresa che le permise di concepire, gestare e partorire la sua terzogenita. Io mi auguro ognuno comprenda che con questi fatti miracolosi, appena elencati e che solo Dio può compiere, Gesù gli sta dicendo: «Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di far sperimentare un viaggio nell’aldilà mentre si è ancora in vita sulla terra: “Alzati, Gloria, prendi tua figlia e allattala». Gesù non pretende quindi che si creda a Gloria sulla base delle sue sole parole. Avendoci creato come esseri razionali, vuole che noi ci si regoli secondo ragione per giungere a credere alla sua narrazione ed essere, allora, non creduloni, ma credenti.

La testimonianza di Gloria Polo

Le radici della deriva: l’abbandono della formazione cristiana

Nessuno cade nel vuoto esistenziale all’improvviso; vi si scivola per gradi, attraverso piccole e grandi infedeltà. Gloria nasce in un contesto di fede. Sua madre è una donna di profondissima pietà, ma la piccola Gloria, nonostante alcune grazie mistiche straordinarie e una spiccata sensibilità religiosa infantile, inizia a lasciarsi influenzare dal padre, che criticava la religiosità di sua moglie.

«Sarei stata beata – racconta Gloria –, se avessi messo in pratica l’insegnamento esemplare di mia madre. Mi feci, invece, sempre più rassomigliante a mio padre. Anzi, da imitatrice di mia mamma, mi convertii nell’imitatrice della spietatezza e maldicenza di mio padre, divenendo col tempo la figlia più somigliante: non perdonavo le offese ricevute e avevo preso la sua abitudine di sparlare dei miei nemici con lui. Quanto gli piaceva accomodarsi in veranda e, tra una tirata di sigaretta e una sorsata di aguardiente, ascoltare le mie maldicenze e sparlare del suo parroco a volontà»5.

La piccola Gloria, poi, si lascia risucchiare dal vortice della mondanità, quando si trasferisce da una zona rurale della Colombia nella metropoli colombiana Bogotà e inizia a frequentare, nonostante le sue umili origini, un collegio per bambine ricche gestito da suore cattoliche. L’influenza delle coetanee, in particolare della ricca amica Estela, si rivela letale per il suo spirito. Estela non è un demone, è una bambina ricca e cosciente del potere che la ricchezza le dà; è perfettamente integrata nei valori del secolo e non si fa scrupolo a non seguire i valori della fede cattolica. Gloria si avvicina a questa bambina perché come lei subisce un’iniziale discriminazione, sebbene per motivi diversi: Gloria, perché povera; Estela, perché nuova e cacciata da un altro collegio. Estela è estroversa e non solo vince rapidamente la discriminazione, ma riesce a farsi amiche delle “dive” del collegio. Gloria vede in Estela il suo biglietto di ingresso nella nuova società a cui appartiene e non si avvede a sufficienza che tale frequentazione mina progressivamente la sua spiritualità, facendole percepire la fede come un limite alla sua affermazione sociale.

«Quando la mia mamma si rese conto del mio cambiamento, me lo fece subito notare, dicendomi: “Figlia mia, stai cambiando. I tuoi occhi sono diversi. Ricordati del peccato mortale. Non lasciarti uccidere l’anima”. Non volli ammetterle il mio cambiamento. Non solo tacqui ciò che le era nascosto, e cioè: che ero diventata bugiarda per nascondere i vizi del fumo di sigaretta, dell’alcol e della visione di film pornografici, le mie pratiche occulte e la frequentazione di feste collegiali nel tempo in cui avrei dovuto applicarmi al doveroso studio; ma non ammisi nemmeno l’evidenza e che cioè, avendo perso la purezza – sebbene ancora non la verginità –, si era affievolito in me il senso del pudore e avevo smarrito la modestia. Feci ancora peggio: continuai a simulare la mia religiosità e il mio stato di grazia. Partecipavo, allora, alla Santa Messa e mi comunicavo, omettendo, però, la necessaria previa confessione sacramentale. Le mie comunioni sacrileghe mi sigillarono nel peccato e fecero sì che la mia anima di bambina beneficata da una profonda relazione con Dio potesse rimanere morta. La Voce meravigliosa a commento di questa scena impietosa «scritta» nel libro della vita tuonò: “Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue indegnamente… mangia e beve la propria condanna” (cfr. 1Cor 11,27.29). I peccati non confessati, come virus letali, iniziarono a vivere stabilmente in me fino a indurmi a dire con sfacciataggine alla mia mamma: “Ma come puoi mamma pensare che sia cambiata e che non sia in grazia? Vedi che continuo a comunicarmi?”. Mia mamma non si lasciava, però, persuadere da queste mie menzogne, perché aveva davanti agli occhi gli evidenti segni del mio cambiamento. Mi giocai, allora, la carta del giuramento imprecatorio per avallare le mie menzogne. Baciando i miei indici posti a croce, le dissi: “Te lo giuro! Che mi colpisca un fulmine se sto dicendo bugie!” e la Voce meravigliosa, che presiedeva all’esame della mia vita nell’orrida voragine in cui mi trovavo ancora a testa in giù, mi indicò che la mia parola aveva avuto un potere e che essa si era pienamente realizzata nella mia folgorazione»6.

È il primo, silenzioso fallimento di un itinerario formativo, un naufragio a cui concorrono sia l’incapacità di chi avrebbe dovuto impartire una guida spirituale salda (il padre e le figure scolastiche), sia il rifiuto di chi doveva farsi docile per accoglierla. L’effetto di questa doppia defezione fu il dissolversi di Gloria nella – solo apparentemente – felice omologazione.

Gli idoli del successo e il vuoto mortale

Gloria diventa ciò che la società le aveva insegnato a desiderare: una professionista di successo, ricca, ammirata. Ma la sua è una trionfale sconfitta spirituale. Avendo abbandonato Dio, si prostra davanti ai suoi surrogati: gli idoli del denaro, del successo e dello status sociale.

Nel libro della vita, che le verrà mostrato durante la sua EPM, Gloria comprende l’illusione di questa scalata. La sua vita, apparentemente piena, è in realtà un sepolcro imbiancato. Sperimenta un vuoto mortale, un’aridità che nessuna cena di lusso, nessun abito firmato, nessun riconoscimento professionale possono colmare. È la tragedia dell’uomo contemporaneo: aver conquistato il mondo, ma aver smarrito la propria anima (cfr. Mc 8,36).

«Il Signore mi aveva molto benedetta. La benedizione, però, opera e dura sugli uomini, se gli animi rimangono fedeli al decalogo e alla dottrina di Gesù. In me, dunque, infedele, che avevo lasciato aumentare le mie colpe di peso col loro numero, la benedizione si volatilizzò. E fu giusto. Se è vero che Dio dà sole e aria tanto ai buoni come ai cattivi (cfr. Mt 5,45) perché vivano – e se buoni si facciano migliori, se cattivi si convertano –, fu anche giusto che la protezione del Padre si volgesse altrove, a castigo, cioè purificazione, della mia malvagità. Fu così che si compirono le conseguenze penose dei miei peccati. Esse avrebbero dovuto fungere da richiamo a ricordarmi di Dio e a fare il bene per meritare la sua protezione. Le mie pene temporali furono, dunque, “grazia” e “pietà” di Dio.

Io – come ogni uomo sulla faccia della terra – trovai molto difficile soffrire le mie pene temporali. Il dolore terreno, non voluto da Dio, ma conseguenza del peccato d’origine e dei peccati temporali, durerebbe sempre poco tempo, anche se durasse tutta la vita. Ed è meglio soffrire per poco tempo che per sempre. Meglio soffrire in terra che nel purgatorio, perché il tempo là è misteriosamente moltiplicato.

Sebbene io non fossi giusta e di conseguenza subii le mie pene temporali con disperazione e ribellione – senza offrirle e senza offrirmi con rassegnazione, come sacrificio di espiazione per le mie manchevolezze e le colpe del mondo, perdendo così la possibilità di aumentare i miei meriti – le mie pene furono, comunque, redenzione.

La prima avvisaglia della mancanza di protezione di Dio era il mio terribile vuoto esistenziale, vuoto che i miei successi e la mia agiatezza economica non potevano colmare. Quel vuoto era dovuto, infatti, all’assenza di Dio nel mio cuore e solo lui, dunque, avrebbe potuto colmarlo, null’altro. Ma il primo grande segno della mancanza di protezione di Dio fu il fallimento dell’allevamento bestiame di mio marito Luis Fernando. La nostra famiglia dovette attraversare una grave crisi economica. Senza l’illusoria sicurezza derivante dal denaro mi sentivo persa. Ero disperata. Sebbene non ne avessi consapevolezza, poiché il mio demonio custode aveva indebolito la mia capacità di discernimento, la mia disperazione provava che il dio a cui avevo reso culto era proprio il denaro, che avevo sempre rincorso da quando avevo tredici anni: “Signore, ho la rata del mutuo dell’appartamento. Signore, i soldi. Guarda che mi pignorano tutto, non ho soldi…”. Quando la domenica andavo in chiesa, mi avvicinavo alla statua del bambino Gesù, gli sfregavo la manina aperta e farfugliavo quella che a me sembrava una preghiera: “Ascolta… sgancia i soldi che ne ho bisogno”. Questa divenne la mia relazione con Dio: una relazione totalmente economica. Dio non era il mio bene, ma semplicemente l’intermediario che avrebbe potuto ottenermi il denaro, che pensavo essere il mio vero bene»7.

Il baratro della disperazione e il tradimento del ministero

Il crollo psicologico ed esistenziale di Gloria tocca il suo apice in un episodio che merita di essere citato per intero per la sua terribile attualità. Schiacciata dal peso del suo stesso vuoto, Gloria arriva a tentare il suicidio. Pentita si reca in una chiesa per confessarsi, temendo per il suo destino eterno:

«“Padre, mi perdoni. Ho appena tentato il suicidio… se morissi in questo istante senza la sua assoluzione… mi condannerei e finirei per sempre all’inferno”. Il giovane sacerdote dietro la grata del confessionale scoppiò a ridere e mi rispose: “Mi meraviglio di lei signora, sembra una donna intelligente e di cultura. Come fa, dunque, a credere al diavolo e all’inferno, se né il diavolo, né l’inferno esistono?”. Ero scioccata! “L’inferno e il diavolo non esistono? Mi hanno fatto credere a una menzogna? Ma se non c’è l’inferno e quindi andiamo tutti in paradiso, l’opera redentiva di Gesù è una baggianata, perché totalmente inutile. Per quale motivo sarebbe dovuto morire inchiodato al legno di una croce?”. Non pensai che l’eresia di quel giovane sacerdote conservasse ancora un residuo di utilità alla morte in croce di Cristo, e cioè: la liberazione dal peccato originale perché avevo da tempo perduto questa fondamentale nozione della teologia cristiana e non seppi far altro, di conseguenza, che diventare da quel giorno completamente atea. Così mi trovò il fulmine. Il mio demonio custode si era servito di un sacerdote cattolico infedele per dare l’ultima spallata alla mia moribonda fede (cfr. Gc 2, 26)»8.

L’incontro con il “Paziente Pedagogo”

Nelle Conclusioni dell’opera testimoniale, Conclusioni che ho elaborato come sintesi teologica dell’intera vicenda narrata, ho definito questa dinamica come l’incontro con Dio, il “paziente pedagogo”. Dio non si limita a giudicare; Dio educa. Egli permette a Gloria di varcare la soglia dell’eternità per mostrarle la verità delle sue scelte, non per umiliarla, ma per guarirla:

«La mia testimonianza, in ultima analisi, è il resoconto della sapiente pedagogia che Dio, senza mai ledere la mia libertà, ha utilizzato con me per infondere in me – donna persa nel peccato e convinta di meritare il paradiso – la consapevolezza del mio stato di peccato e il desiderio del vero paradiso. Ripercorrendo il mio itinerario pedagogico, vediamo che Dio prima mi fece sperimentare un assaggio dell’indescrivibile premio eterno dei giusti, da me sottovalutato e autoassegnatomi; poi mi apparve all’ospedale pubblico “Simón Bolívar” per invitarmi a sentirmi bisognosa della sua misericordia al fine di ottenere da lui il perdono e la salvezza; infine, essendone io incapace, Dio stesso provvide a rendermene capace, facendomi vedere nel libro della vita, durante la mia seconda esperienza di premorte dolorosa, il reale stato della mia anima. Quando, infine, mi riconobbi bisognosa della sua misericordia, mi venne data la possibilità di confessarmi sacramentalmente e di iniziare il mio cammino di conversione e di sequela di Gesù. […] Riassumendo la mia vicenda terrena precedente la folgorazione, debbo ammettere che corsi dietro agli interessi umani, mi spersi su percorsi di umano piacere, sviai dietro ingannevoli dottrine, mi abbagliai in troppi miraggi di scienza umana. Giunse la sera della mia vita e mi ritrovai lontana da Dio. Lui, che mi aveva creata per amore, desiderava stare con me, ma io non desiderai stare con Lui. Stanca, nauseata, corrosa, non ebbi più forza di accostarmi al Signore. Già fu molto se restò in me un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di fede che mi fecero gettare il grido degli antichi lebbrosi: «Gesù, maestro, abbi pietà di me» (Lc 17,13); il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il nome di Gesù. Lui, che vegliava in attesa d’esser chiamato, accorse presso di me che lo invocavo e per il suo nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e di terrore gli abissi, operò il miracolo»9.

Dio dunque si rivela a Gloria non come un giudice spietato, ma come un paziente pedagogo. L’esperienza alle porte dell’eternità è l’estremo tentativo di un Padre per recuperare una figlia che si è smarrita. Attraverso la visione del libro della vita, Dio le mostra la verità ontologica delle sue azioni, smascherando gli idoli a cui si è sacrificata.

La responsabilità educativa

È in questo contesto pedagogico che si inserisce la rivelazione più dura per noi educatori e genitori. Il padre defunto di Gloria, presente con la madre di Gloria, anch’essa defunta, all’esame di vita della loro figlia, si sente dire dalla Voce di Gesù:

«Ti sei preoccupato di dare a tua figlia la possibilità di studiare, nonostante la tua povertà. Hai fatto molto bene. Ti sei preoccupato di farla crescere e di infonderle la responsabilità del lavoro. Hai fatto molto bene. Guardala, però, qui nell’eternità. Guardala. Quanti vizi!»10.

Il padre di Gloria si stava purgando in purgatorio:

«In questa dimensione ultraterrena in cui tutto è misteriosamente presente ciò che provocava in mio padre maggior tormento era la vista delle conseguenze del suo comportamento adulterino sui suoi figli maschi. Vedere, cioè, che tutti i suoi figli si comportavano esattamente come lui: intrattenevano relazioni extraconiugali; sperperavano i soldi del mantenimento familiare nelle gozzoviglie; riducevano la propria famiglia in ristrettezze economiche, come chiunque si abbandoni ai vizi; rincasavano completamente ubriachi, dopo giorni di gozzoviglie e di violazione dei doveri familiari; e maltrattavano, per giunta, i propri figli, già provati dal temporaneo abbandono. Ogni volta che i miei fratelli facevano questo, mio padre piangeva e gridava di dolore.

Per inciso, l’uomo deve essere capo della casa ma non despota, né della sposa né dei figli (cfr. Ef 5,21-6,6) e nello stesso tempo deve essere il re nel senso biblico della parola (cfr. Mc 10,42-45). Guai a quei padri che mancano al loro ufficio. Un bambino avrà l’infanzia segnata dal ricordo degli abusi subiti – e anche la restante vita, se non perdona, una volta divenuto adulto – da un padre ubriaco, perché il bambino non è in grado di comprendere le richieste di scuse che il proprio padre gli rivolge una volta tornato sobrio. A causa del suo stato di «essere in formazione» è connaturale al bambino percepire il padre come colui che «deve» provvedere, «deve» difenderlo, «deve» indirizzarlo. Il padre «non può», dunque, che conformarsi a ciò se non vuole lo smarrimento dell’anima dei propri figli, smarrimento che potrebbe essere anche mortale. Al genitore che disperde e uccide l’anima di un figlio Dio, padrone e giudice di tutto ciò che è, con inesorabile verdetto comminerà eterna pena. E mio padre l’ha rischiata! Si salvò perché, grazie alle preghiere di mia madre, si convertì otto anni prima di morire, si confessò sacramentalmente e ricevette l’assoluzione»11.

Anche Gloria, che pure aveva provveduto a ogni comfort materiale per i suoi figli, si sente rivolgere un rimprovero simile dalla Voce di Gesù:

«Hai cresciuto i tuoi figli nella bambagia, ma i tuoi figli hanno avuto genitori elettronici» […]. I miei figli, infatti, dopo l’uscita dall’asilo o dalla scuola alle 16:00, venivano educati dai «genitori surrogati» che si erano trovati, e cioè: la televisione, il computer e i videogiochi. Ero, dunque, colpevole di averli esposti, senza protezione, all’influsso negativo di questi mezzi ed ero responsabile delle conseguenze da loro subite»12.

Questa espressione, “genitori elettronici”, non è una mera critica sociologica, ma una condanna teologica della delega educativa. Dio ci chiede conto del “talento” della genitorialità e del magistero educativo.

Oltre la paura: la fiducia nel premio

Come si conclude, dunque, questo itinerario? Nelle mie Conclusioni, tengo a precisare che il fine della pedagogia divina non è il terrore, ma l’amore.

«Facendomi vivere questa mia esperienza e dandomi il comando di raccontarla, il Signore non ha voluto tanto che venisse diretta la nostra attenzione all’abisso nero, ma all’Abisso luminoso. Perché, se la paura di un castigo può trattenere dal fare il male tre volte su dieci, la certezza di un premio slancia a fare il bene sette volte su dieci. Perciò, più che la paura del castigo fa la fiducia nel premio. E Gesù vuole che tale fiducia noi l’abbiamo piena, sicura, per potere fare non sette parti di bene su dieci, ma dieci parti su dieci e conquistare questo premio santissimo del cielo»13.

La misericordia di Dio è un abisso luminoso, infinitamente più grande del nostro peccato, ma essa non può essere accolta se non nella verità. Gloria è tornata per dirci che il tempo della misericordia è ora, che non possiamo rimandare la conversione, e che ogni anima ha un valore inestimabile, tanto che il Figlio di Dio ha versato per essa il suo sangue.

Dalle macerie di Gloria alle macerie della scuola: i quattro pilastri della crisi formativa

Cari lettori, se abbiamo avuto il coraggio di guardare nell’abisso luminoso e oscuro dell’anima della dott.sa Polo, dobbiamo ora avere il coraggio di usare la sua vicenda come uno spietato specchio per la nostra realtà educativa.

La crisi dell’attuale itinerario formativo scolastico italiano non è un semplice problema di risorse, ma una crisi antropologica. I quattro pilastri di questa crisi si intrecciano direttamente con le rivelazioni emerse nel Libro della Vita di Gloria.

1. La deriva tecnicistica: dall’Educazione all’Addestramento

La scuola italiana, sotto la pressione di logiche aziendalistiche e di classifiche internazionali (come le rilevazioni INVALSI o PISA), ha progressivamente sacrificato la dimensione sapiente del sapere a favore di quella strumentale. Si formano “competenze” per il mercato del lavoro, ma si trascura la formazione del carattere, della coscienza morale e del senso critico. Come notava don Lorenzo Milani, istruire senza educare è come costruire un’auto potente senza insegnare a guidare: il risultato è un incidente. Gli studenti escono spesso con un bagaglio di informazioni, ma con un profondo “vuoto esistenziale”, esattamente come descriveva Gloria Polo riguardo alla sua vita di apparente successo.

2. La rottura dell’Alleanza Educativa e i “Genitori Elettronici”

Questo è il punto di contatto più diretto con la testimonianza di Gloria. La scuola non può più contare su una solida “alleanza educativa” con le famiglie. Molti genitori, presi dalla frenesia della vita moderna o illusi di poter comprare il benessere dei figli, hanno delegato la formazione affettiva e valoriale a “genitori surrogati”: tablet, social media, influencer e algoritmi.

La scuola si trova così a dover combattere una battaglia impari: mentre un insegnante cerca di trasmettere il valore della fatica, della pazienza o della verità, l’algoritmo premia l’immediatezza, l’indignazione e l’apparenza. Quando la famiglia abdica al suo ruolo primario di “prima scuola”, la scuola istituzionale diventa un’agenzia di contenimento, non di formazione.

3. La crisi della figura del “Maestro” e dell’Autorità

Nel linguaggio pedagogico contemporaneo, si è fatta strada l’idea tossica che l’autorità dell’insegnante sia intrinsecamente oppressiva. Il docente è stato progressivamente ridotto a “facilitatore”, “erogatore di servizi” o, peggio, a burocrate sommerso da adempimenti.

Tuttavia, come ci ricorda la pedagogia classica e cristiana, non c’è vera educazione senza la figura del testimone. L’autorità vera non è imposizione, ma auctoritas: è la credibilità di una persona adulta che ha già percorso un tratto di strada, che incarna dei valori e che accompagna l’allievo con fermezza e misericordia. La negazione di questa figura lascia i ragazzi in balia di se stessi o in preda a nuovi “guru” digitali, replicando la dinamica di Gloria che, nel momento del suo massimo bisogno, trovò un sacerdote che, negando il male, le tolse ogni punto di riferimento.

4. Il vuoto di orizzonti ultimi e la “Pedagogia del Neutro”

La scuola italiana soffre di una forma di relativismo valoriale che, nel nome di una presunta neutralità, evita di porsi le domande ultime: Chi è l’uomo? Qual è il fine della sua vita? Che cos’è il bene?

Tuttavia, la natura aborre il vuoto. Se la scuola non offre un orizzonte di senso, di bellezza e di verità, quel vuoto verrà riempito dalle ideologie dominanti, dal nichilismo o dalle nuove forme di superstizione (dallo yoga New Age al benessere “fai-da-te”, per restare al tema di Gloria). Un itinerario formativo che non si interroga sul trascendente o sul senso della sofferenza, del limite e della morte, è un itinerario monco, incapace di preparare i giovani alle vere sfide della vita.

Conclusione: La prospettiva di speranza

Ritornare al “paziente Pedagogo”

Di fronte a questo scenario, la risposta non è un semplice “ritorno al passato” o un inasprimento delle regole. La risposta è una nuova alleanza educativa fondata sulla presenza.

Come educatori cattolici e maestri, siamo chiamati a recuperare la “pazienza del Pedagogo” di cui parlavo nelle Conclusioni del libro. Dobbiamo avere il coraggio di:

  1. Rivendicare la centralità della persona contro la logica della performance.
  2. Ricostruire il patto con le famiglie, non per delegare, ma per corresponsabilizzare, aiutando i genitori a riprendersi il loro ruolo (anche sfidando delicatamente la logica dei “genitori elettronici”).
  3. Tornare a essere testimoni, non solo trasmettitori di nozioni, mostrando che la verità e la bellezza valgono la fatica di essere perseguite.

La crisi è profonda, ma proprio per questo la necessità di una pedagogia che abbia il coraggio della Verità e la tenerezza della Misericordia non è mai stata così urgente. La testimonianza di Gloria Polo, in questo senso, non è un monito per spaventare, ma una mappa per ritrovare la strada smarrita.

Saluto all’AIMC

Cari lettori, cari educatori dell’AIMC, la testimonianza di Gloria Polo, nella sua versione integrale e supervisionata, è un appello urgente. Ci chiede di tornare a essere veri figli del Padre, veri padri e vere madri, veri maestri e vere guide. Ci chiede di non negare l’inferno per falsa pietà e di annunciare il Paradiso con la vita. Ci chiede di prendere davanti alla società e soprattutto davanti a Dio le nostre responsabilità della cura delle anime affidateci, di accompagnarle, con pazienza e verità, verso l’Abisso Luminoso dell’Amore di Dio che si manifesta in tutto ciò che è conoscibile.


Note

  1. Si veda Flaviano Patrizi, Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le Esperienze di Premorte, [eBook], Parte II, Conclusioni, Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2026. ↩︎
  2. In questi anni, la vicenda della dott.ssa Gloria Polo è stata frammentata, distorta e banalizzata sul web. Il testo che qui assumo come riferimento, e che invito a leggere integralmente, è l’edizione letteraria da me scritta. Si tratta dell’unica versione contenente narrazioni inedite, riscritta in forma letteraria e, fatto di assoluta rilevanza, l’unica direttamente supervisionata e approvata dalla stessa Gloria Polo, a garanzia dell’integrità teologica, biografica e comunicativa del messaggio: Gloria Polo con Flaviano Patrizi, Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, Himmel Edizioni, Colli al Metauro, 2021. ↩︎
  3. Le percezioni cinestetiche sono percezioni coscienti della posizione e dei movimenti delle varie parti del proprio corpo. ↩︎
  4. Nella letteratura scientifica internazionale per queste particolari percezioni dimostratesi reali viene adottata la terminologia utilizzata da Janice Miner Holden: Apparently non-physical Veridical NDE Perception, il cui acronimo è AVP. ↩︎
  5. Polo – Patrizi, Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno, p. 58. ↩︎
  6. Ibid, pp. 65-66. ↩︎
  7. Ibid, pp. 110-111. ↩︎
  8. Ibid, pp. 115-116. ↩︎
  9. Ibid, pp. 142-143. ↩︎
  10. Ibid, p. 107. ↩︎
  11. Ibid, pp. 26-27. ↩︎
  12. Ibid, p. 94. ↩︎
  13. Ibid, p. 143. ↩︎
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L’opera demoniaca nella cultura contemporanea

Estratto dal libro: Gloria Polo con Flaviano Patrizi , Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, Himmel Edizioni, 2011, pp. 73-76.

L’aborto è […] un autèntico sacrifício umano a Sàtana. […] Il sàngue (versato) dei bambini innocenti ha […] una straordinària ripercussione sociale poiché esso è come una chiave che permette al Demònio di aprire le serrature dei portali infernali, dai quali fare uscire ogni tipo di demonî, che oggigiorno infèttano sempre piú l’umanità, allóntanàndola dalla verità, non solo evangèlica e quindi sóprannaturàle ma anche naturale. È a càusa di questo nuovo potere demoníaco che prèndono piú facilmente piede nel mondo quelle ideologie «inclusiviste», che sémbrano promuòvere l’umanità, ma invece la stanno sempre piú rendendo schiava del peccato e la prepàrano all’accoglienza del piú esteso e grave tótalitarísmo della stòria umana. Il piú esteso perché mondiale e il piú grave perché fondato su un nuovo umanésimo àteo post-cristiano e transumano. I propugnatori di esso sono i componenti dell’élite mondialista, illusi di potér un giorno regnare con Sàtana, se lo aiùtano a realizzare i suoi piani nel mondo. Saranno invece da lui torturati in eterno, se non si convertiranno. Questa élite ― che si àutopercepísce, però, «illuminata» e «progressista» ― per diffóndere il nuovo umanésimo àteo postcristiano, utilizza organismi internazionali, come ad esémpio l’Unione Europea (EU) e l’Órganizzazióne delle Nazioni Unite (ONU); sono queste, infatti, che, utilizzando una retòrica luciferina, hanno cercato con i loro documenti di convíncere il mondo della bontà dei nuovi e ingannévoli valori sessuali e riproduttivi ― valori che sono in línea con ciò che loro chiàmano «sviluppo sosteníbile» ― e poi tèntano di introdurre i nuovi diritti sessuali e riproduttivi. La retòrica con cui viene divulgato il nuovo modello àntropològico è la medésima retòrica che il serpente luciferino ha utilizzato nel giardino dell’Eden, per convíncere Eva a disobbedire al comando di Dio. Considerate bene: il serpente disse a Eva che, siccome sarebbe diventata come Dio ― ecco il distorto valore ― avrebbe potuto mangiare del frutto dell’àlbero della conoscenza del bene e del male ― ecco il distorto diritto ― omettendo loro che, se avéssero disobbedito a Dio, avrébbero introdotto ínevitabilménte il dolore e la morte nel mondo. ¡Non lasciàmoci ingannare da questa retòrica luciferina! Facciamo attenzione ai falsi valori/diritti sessuali e riproduttivi e ai loro presupposti morali anticristiani, e cioè: la diffusione sempre piú estesa del relativismo morale; l’énfatizzazióne del piacere della sessualità umana, a discàpito della sua finalità riproduttiva; la contraccezione; il processo di normalízzazióne (già avviato negli anni settanta) ed esaltazione dell’òmosessualità (vedi le parate dei Gay Pride); la svalutazione della maternità; la promozione di matrimonî tardivi e modelli di famíglia ridotti, per mezzo dell’àssolutizzazióne dei valori della cultura, del lavoro e della carriera, del buono stipèndio e del buon tenore di vita, dei viaggî e del divertimento, che indúcono ― data la precarietà lavorativa attuale ― a far posticipare a tempo indefinito la costruzione di una famíglia, la quale difficilmente potrà èssere súfficienteménte prolífica da non contribuire all’ínvecchiaménto della popolazione; la confusione dei ruoli di gènere all’interno delle famíglie tradizionali; la diffusione dell’aborto líbero, gratúito, senza tèrmini e condizioni, presentato come réalizzazióne del processo di èmancipazióne e àutodeterminazióne della donna, che dovrebbe èssere sostenuto dal ríconoscimènto dell’aborto come «diritto» della donna; e l’imposizione dell’ideologia di gènere, che vuole scardinare l’identità di gènere dell’èssere umano dal sesso biològico, come premessa per il trànsumanésimo.
Troppi pènsano erroneamente che tali cambiamenti culturali síano frutto di un progresso naturale dell’umanità. Essi sono, invece, scientemente introdotti nella società dai governi delle nazioni firmatàrie delle risoluzioni ONU. Sono introdotti come strumenti di ingegneria sociale, miranti, in última anàlisi ― pur nella mancanza di cónsapevolézza di molti suoi attori ―, a generare una nuova coscienza púbblica universale post-cristiana e a ridurre la popolazione mondiale. ¡Questa è la terríbile e attuale omissione luciferina!

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Gloria Polo e il messaggio di Maria: l’esercito del Rosario

Gloria Polo condivide in una video intervista la richiesta che la Vergine Maria le ha fatto di chiamare tutti i gruppi di preghiera e i “soldati” di Maria in tutto il mondo a unirsi nella recita del Santo Rosario per contrastare le crescenti forze del male, in particolare quelle che mirano a distruggere la vita sacerdotale e religiosa e che lavorano per inserire leggi come l’aborto nelle nazioni. Viene descritto un metodo specifico per pregare il rosario, concentrandosi sui dipartimenti e sulle capitali dei paesi, e si racconta un aneddoto inquietante di un sacerdote caduto in una trappola satanica per sottolineare la feroce battaglia spirituale in corso e la necessità di pregare incessantemente per i sacerdoti. L’obiettivo di questa preghiera unificata è l’avanzata e il trionfo del Cuore Immacolato di Maria1.

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Messa nera del Satanic Grotto

La messa nera, a cui aveva accennato Gloria Polo nel suo audio-messaggio del 17 marzo 2025 e per la quale aveva chiesto di intensificare la preghiera del Rosario, si è svolta oggi 28 marzo 2025 alle 11:00, ora locale, sul piazzale esterno lato sud del Campidoglio di Topeka, Kansas (USA), mentre in Italia erano le 17:00.

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Messàggio urgente di Glòria Polo sulla guerra imminente

Introduzione

Molti rimarranno stupiti nell’apprèndere che Glòria àbbia divulgato un suo messàggio su una possíbile guerra globale imminente e sulla necessità di unirci in preghiera con Maria Santíssima per scongiurare la catastrofe totale. Ma in realtà già solo osservando l’attuale situazione geopolítica ognuno di noi potrebbe dire lo stesso. Nello specífico dell’avvertimento di Glòria, però, non è l’osservazione della situazione geopolítica l’orígine del messàggio, ma una locuzione interiore che lei ha ricevuta dalla Madonna.

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La spirale è abortiva?

Nella seconda edizione della Testimonianza della dottoressa Glòria Polo, vi è un accenno al tema della spirale in questi tèrmini:

«Il ginecòlogo non mi aveva […] detto che la spirale svolgeva anche una funzione abortiva, nel caso in cui, non essendo riuscita a impedire la fecondazione dell’òvulo, ne impediva, però, l’annidamento nella parete endomètriàle dell’útero della donna. […] I dispositivi intrauterini sono abortivi, perciò le donne che li utilízzano si màcchiano del peccato di aborto»[1]

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Audiolibro della testimonianza di Gloria Polo a puntate

Un nuovo strumento di apostolato si aggiunge al nostro catalogo: l’audiolibro della testimonianza di Gloria Polo a puntate, udibile gratuitamente nel nostro canale Youtube:

Link alla playlist Gloria Polo, Audiolibro della testimonianza  a puntate

Ogni puntata corrisponde ad un paragrafo del libro Sono stata alle porte del cielo e dell’inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di Samanta Aimi, che ha prestato e sta tuttora prestando la sua voce, il suo tempo e il suo amore per la realizzazione del progetto.

Ci auguriamo che questo strumento possa essere largamente accolto e condiviso, risultando così utile alla conversione personale e all’apostolato.

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Appello della Madonna per mezzo di Gloria Polo

Anche se la dottoressa Gloria Polo dall’ottobre 2017 ha messo in pausa temporaneamente le testimonianze pubbliche mondiali, non ha mai smesso di custodire nel suo cuore tutti coloro verso i quali il Signore l’ha inviata. In questo suo nuovo accorato video Gloria si fa portavoce di un desiderio della Vergine Maria e a suo nome ci convoca ad una azione comune di preghiera.

Dati video
Lingua: castillano (Colombia)
Sottotitoli: castillano, italiano

Se non sai attivare i sottotitoli, guardati i seguenti video-tutorial:
per udenti
per non udenti

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Il Purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo

Il purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo
L’esperienza della dottoressa Gloria Polo fu limitata al purgatorio. Mi ha confidato che le bastò vedere il fondo di esso per rimanerne positivamente terrorizzata, cioè spronata a vivere secondo la legge di Dio per meritare di non doverci ritornare. Nell’oscura voragine viva in cui cadde a testa in giù, risucchiata come in un vortice, vide aprirsi un’ulteriore voragine viva, verso la quale continuava a precipitare. Quella sì che era la porta dell’Inferno. Continua a leggere Il Purgatorio nella testimonianza di Gloria Polo
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I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo

I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo
Nella tradizione catechistica cattolica, si utilizza il termine novissimi (dal latino “novissimus“, superlativo di nòvus, e cioè ultimo, estremo) per indicare le quattro ultime cose che si incontrano nell’uomo: morte, giudizio, inferno, paradiso. Il principale compito di Gloria Polo è proprio quello di ricordare i novissimi per svegliarci dal torpore morale e colmare una lacuna pastorale.

Diversi tra i sacerdoti e i laici purtroppo travisano il messaggio della testimonianza di Gloria Polo. Alcuni vedono nella durezza del giudizio particolare a cui lei è stata sottoposta la manifestazione di un Dio giudice eccessivamente severo, quasi spietato, e si scoraggiano. Altri, invece, si sentono spronati dalla durezza del giudizio a fare del terrorismo spirituale, finendo col scoraggiare i deboli e i fragili. In realtà la Continua a leggere I Novissimi nella testimonianza di Gloria Polo

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La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo

La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo
Nel meraviglioso progetto divino l’essere umano è stato dotato di due valori: il corpo e lo spirito, capaci entrambi di meritare il paradiso. Essendo anche il corpo un valore donato da Dio, la sua cura è un dovere morale. Quando però essa prevale sulla cura del nostro spirito e addirittura ci porta a peccare, facciamo del nostro corpo un nostro nemico che ci impedisce di raggiungere il cielo. Amiamo giustamente il nostro corpo quando lo sottomettiamo allo spirito. Purtroppo nella cultura contemporanea assistiamo ad una inversione della gerarchia di questi valori e quando al corpo e al piacere si da il primo posto possiamo parlare di vera e proprio idolatria. Proprio da questo pericolo ci mette in guardia la dottoressa Gloria Polo esponendo nella sua testimonianza i suoi errori al fine di offrirsi come specchio nel quale tanti possano rivedersi e correggersi. Per esempio narra come fin da adolescente aveva imparato a utilizzare il suo corpo come strumento di seduzione[1], convinta che «una donna deve saper mettere in mostra le sue parti migliori»[2]. La Continua a leggere La cura del corpo nella testimonianza di Gloria Polo
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La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo

La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo
Gloria esprime, senza mezzi termini, che la dottrina della reincarnazione è frutto di un oscuramento spirituale nelle prime battute della sua testimonianza, quando afferma: «Mentre salivo sempre più in questa luce di amore e gioia vidi mio padre, mia madre, i miei nonni, i miei bisnonni e tutti i miei parenti defunti. Mi resi conto che persi un sacco di soldi per pagarmi le regressioni, nella erronea convinzione di riuscire a sapere se la mia bisnonna si fosse reincarnata. Siccome queste regressioni erano molto care, decisi di non verificare dove si fosse reincarnata la mia bisnonna. Che falsità! Che inganno! La mia bisnonna era lì, davanti a me, fratelli»[1]. L’originaria dottrina orientale della reincarnazione, che considera il ciclo delle rinascite un male, una dura necessità da cui liberarsi è stata recepita contrariamente in occidente – a partire dalle scuole filosofiche e dai movimenti religiosi greci fino ad arrivare i nostri giorni anche tra i cristiani – come un bene e cioè: come possibilità di progresso spirituale indefinito, nel quale mettere a frutto le esperienze fatte in Continua a leggere La reincarnazione nella testimonianza di Gloria Polo
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La genitorialità nella testimonianza di Gloria Polo

Lungo il racconto dell’esperienza di premorte della dottoressa Gloria Polo sono diffusi diversi esempi di inadeguata genitorialità. Genitori inadeguati furono il padre e i fratelli di Gloria e Gloria stessa. «Una madre pettegola, odiosa, o un papà infedele e ubriacone hanno un’enorme influenza negativa sui proprî figlî. Il cattivo esempio dei genitori, che genera questo processo di asservimento progressivo dei figlî al Demonio, è agli occhi di Dio una cattiva amministrazione del talento, da Lui stesso donato a loro per essere strumenti di salvezza per i proprî figlî»[1], è quindi vera giustizia che i genitori siano presenti al giudizio particolare dei loro figlî per rispondere a Dio della loro genitorialità, come si evince dalla testimonianza di Gloria. Molti genitori si sentiranno dire le stesse parole che udì il padre di Gloria durante l’esame della vita della figlia: «Ti sei preoccupato di dare a tua figlia la possibilità di studiare, nonostante la tua povertà. Hai fatto molto bene. Ti sei preoccupato di farla crescere e di infonderle la responsabilità del lavoro. Hai fatto molto bene. Guàrdala, però, qui nell’eternità. Guàrdala. Quanti vizî!»[2]. Gloria stessa, guardando nel Libro della vita, non solo si rese conto di avere ucciso la sua anima nei vizi, ma anche di «avere ucciso i suoi figlî»[3] perché – come lei stessa ammette – non dava loro «né amore, né una presenza costante»[4] e soprattutto né lei, né suo marito insegnarono a pregare ai figli. Convinta che la felicità consistesse nel conseguire la ricchezza per pagarsi quelle cose di cui non godette nella sua fanciullezza[5], passava quasi tutto il tempo lavorando[6], e riempiva i figlî di cose materiali: televisione, computer, videogiochi. Nel suo giudizio particolare Gesù le disse: «Hai cresciuto i tuoi figlî nella bambagia… I tuoi figlî hanno avuto genitori elettronici»[7]. Aveva dato tutto ai figli, ma gli aveva fatto mancare ciò di cui, invece, avevano maggiormente bisogno: la presenza di una mamma cristiana attenta che sa amare, educare, correggere, confortare e consigliare. In sua assenza la televisione funse da madre surrogata[8]. Continua a leggere La genitorialità nella testimonianza di Gloria Polo
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Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo

Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo
Il termine divorzio, dal latino divórtium (derivato da divórsus, volto in diversa parte), significa separazione. Il termine indica propriamente lo scioglimento di un matrimonio validamente contratto quando sono ancora in vita i coniugi. Si distingue dalla separazione, che non implica la possibilità di nuove nozze, e dalla dichiarazione di nullità, la quale riconosce che il vincolo coniugale non è mai esistito per la mancanza di alcune condizioni essenziali al suo costituirsi. Il divorzio è una vera piaga della società per questo nel Nuovo Testamento Gesù non concede alcuna possibilità di rompere il vincolo agli sposi[1]. Nell’esperienza di premorte di Gloria la questione del divorzio ha un posto molto rilevante. «Molte persone – dice Gloria -mi hanno detto: “Ma sú, Dio perdona tutto. Se perdona persino un assassino che, pentito, si confessa, perché non dovrebbe perdonare chi felicemente si è rifatto una famiglia?”. Fratelli miei, una nuova unione stabile extraconiugale è un adulterio continuo»[2]. Troppo spesso l’adulterio è creduto un nulla. In realtà con il Continua a leggere Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo
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State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo

State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo
State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo. Abbiamo notato che alcuni – e grazie a Dio solo alcuni –  mal comprendendo il video della chiarificazione di Gloria Polo sul suo anno sabbatico si sono turbati. Siccome la vera pace delle persone ci sta molto a cuore, come ci sta a cuore la Chiesa Cattolica, scriviamo quanto segue. Continua a leggere State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo
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L’aborto e la testimonianza di Gloria Polo

Per giungere a definire l’aborto «omicidio di un essere umano» non occorre fare appello alla fede e alla morale cristiana, ma è sufficiente riconoscere il «diritto naturale» secondo il quale il feto, fino dalla fecondazione naturale, ossia fino dalla costituzione dello zigote o diploide, possiede un diritto oggettivo, primario, inalienabile all’esistenza. Quando la Chiesa nei suoi documenti magisteriali insegna la morale naturale non impone dogmi da credere, ma propone verità razionalmente accessibili a tutti gli uomini[1].

Per cui noi cattolici nel difendere la vita nascente dobbiamo innanzitutto promuovere la morale naturale su cui si fonda il diritto naturale e successivamente presentare a chi ce lo chiede il meraviglioso progetto di Dio per l’uomo. Continua a leggere L’aborto e la testimonianza di Gloria Polo

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CHI BUSSA ALLA TUA PORTA?

La nostra libertà è continuamente sollecitata a scegliere. Possiamo aprirci ed accogliere l’invito del Cielo o rimanere chiusi nelle nostre abitudini e idee autoreferenziali dall’orizzonte stretto. Il Signore bussa sempre, gli aprirai? Le parole  tratte dall’esperienza di Gloria Polo ci provocano a essere consapevoli del valore della nostra libertà e a cogliere le testimonianze che Dio ci offre per deciderci per Lui, per scegliere la via della Vita. Continua a leggere CHI BUSSA ALLA TUA PORTA?

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Gloria Polo, conclusioni dello studio di Flaviano Patrizi

Nel libro “Illusione o realtà, studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di Premorte”, Flaviano Patrizi affronta l’affascinante argomento delle Esperienze di Premorte (EPM). Il percorso di studi delineato nel libro «permette di poter rilevare che le EPM sono un reale “indizio” dell’esistenza dell’anima e della sua immortalità, di una vita oltre la vita e di una realtà spirituale trascendente (ipotesi trascendentale)». Inoltre lo studio evidenzia che le EPM «risultano essere “rivelazioni” più o meno parziali dell’amore di Dio e un invito a vivere nell’amore incondizionato». Continua a leggere Gloria Polo, conclusioni dello studio di Flaviano Patrizi

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La Misericordia divina è la corretta chiave interpretativa della testimonianza di Gloria Polo

Come ogni autentico profeta di Dio, Gloria ha il compito di far risplendere le verità del deposito della fede Cattolica sottaciute o dimenticate dalla cultura contemporanea, e mettere in guardia dalle nefaste conseguenze da ciò derivanti. Nello specifico il principale compito di Gloria è quello di ricordare l’aldilà col suo premio e il suo castigo per svegliarci dal torpore morale e colmare una lacuna pastorale. Continua a leggere La Misericordia divina è la corretta chiave interpretativa della testimonianza di Gloria Polo

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Lettera aperta di Gloria Polo

Fonte: Sito italiano di riferimento dedicato a  Gloria Polo

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno […] Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,51.54).

Sono ormai passati oltre venti anni da quella mia bellissima esperienza che, come regalo di Dio lungo il mio itinerario esistenziale, mi diede la possibilità  di abbracciare la fede della Chiesa Cattolica. Quanto mi dolgono quegli anni anteriori nei quali ero una cattolica dietetica; rendo ora grazie a Dio per mia madre, la Chiesa Cattolica.
Amo profondamente il papa, i miei sacerdoti e le mie religiose. Obbedisco loro ciecamente perché Cristo, nostro Signore, mi diede quest’ordine, quando mi concedette di ritornare.
Nella mia esperienza di adorazione del Santissimo io, miserabile serva, ho trovato i diletti, la pace e l’amore, anticipo di Paradiso.
Prima di parlare male della Chiesa Cattolica, fratelli vi invito tutti a conoscerla, a sperimentare l’adorazione eucaristica. Chi visita quotidianamente Gesù sacramentato, infatti, non sarà mai confuso perché Lui stesso imprimerà dentro le sue creatura in adorazione l’amore e la gratitudine per la Santa Madre Chiesa Cattolica.
Vi amo nell’amore di Cristo Gesù.
Gloria Polo

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