Lungo il racconto dell’esperienza di premorte della dottoressa Gloria Polo sono diffusi diversi esempi di inadeguata genitorialità. Genitori inadeguati furono il padre e i fratelli di Gloria e Gloria stessa. «Una madre pettegola, odiosa, o un papà infedele e ubriacone hanno un’enorme influenza negativa sui proprî figlî. Il cattivo esempio dei genitori, che genera questo processo di asservimento progressivo dei figlî al Demonio, è agli occhi di Dio una cattiva amministrazione del talento, da Lui stesso donato a loro per essere strumenti di salvezza per i proprî figlî»
[1], è quindi vera giustizia che i genitori siano presenti al giudizio particolare dei loro figlî per rispondere a Dio della loro genitorialità, come si evince dalla testimonianza di Gloria. Molti genitori si sentiranno dire le stesse parole che udì il padre di Gloria durante l’esame della vita della figlia:
«Ti sei preoccupato di dare a tua figlia la possibilità di studiare, nonostante la tua povertà. Hai fatto molto bene. Ti sei preoccupato di farla crescere e di infonderle la responsabilità del lavoro. Hai fatto molto bene. Guàrdala, però, qui nell’eternità. Guàrdala. Quanti vizî!»[2]. Gloria stessa, guardando nel Libro della vita, non solo si rese conto di avere ucciso la sua anima nei vizi, ma anche di «avere ucciso i suoi figlî»
[3] perché – come lei stessa ammette – non dava loro «né amore, né una presenza costante»
[4] e soprattutto né lei, né suo marito insegnarono a pregare ai figli. Convinta che la felicità consistesse nel conseguire la ricchezza per pagarsi quelle cose di cui non godette nella sua fanciullezza
[5], passava quasi tutto il tempo lavorando
[6], e riempiva i figlî di cose materiali: televisione, computer, videogiochi. Nel suo giudizio particolare Gesù le disse:
«Hai cresciuto i tuoi figlî nella bambagia… I tuoi figlî hanno avuto genitori elettronici»[7]. Aveva dato tutto ai figli, ma gli aveva fatto mancare ciò di cui, invece, avevano maggiormente bisogno: la presenza di una mamma cristiana attenta che sa amare, educare, correggere, confortare e consigliare. In sua assenza la televisione funse da madre surrogata
[8].
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